I Silenti

La comunitá virtuale di un gruppo di balordi

IL FANATISMO DELL’ATEISMO

religiolus

“Quando l’ateismo raggiunge vertici di fanatismo
paragonabile solo a quello dei bigotti religiosi.”

E’ stata questa la mia reazione dopo aver visto il film: “religiolus”.

Dare del “pazzo” ad un credente,
qualsiasi sia il suo credo,
è un altro modo per essere fanatici

In pratica, tutto quello che dice il conduttore è LA verità,
e chi dice il contrario viene ridicolizzato…

Mah…se vi va di perdere un oretta nel vedere questo film,
ovviamente osteggiato dalla stampa nazionale,
questo è il titolo: religiolus.

Nel film si affrontano i temi essoterici come se fossero gli unici insegnamenti,
anche se fin troppa gente ci crede ciecamente! ;)

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Dialogo tra un moribondo e un prete – Marchese De Sade

PRETE – Arriva dunque per te l’ora fatale in cui gli orpelli si dissipano dinnanzi agli occhi degli illusi, e viene rivelata la crudeltà dei loro errori e dei loro vizi – dimmi, figliolo, non provi pentimento adesso per essere stato trascinato nell’abisso del peccato dalla umana debolezza e fragilità?

MORIBONDO – Sì, amico mio, mi pento amaramente.

PRETE – Rallegrati allora per questi sentimenti di rimorso, durante il breve tempo che ti rimane approfittatene per ottenere dal Cielo la completa assoluzione per i tuoi peccati, e fallo con cura, poiché essa ti sarà garantita dall’Altissimo solo attraverso la mediazione del santissimo sacramento del Pentimento.

MORIBONDO – Non capisco cosa stai dicendo, almeno quanto tu non capisci cosa stia dicendo io.

PRETE – Eh?

MORIBONDO – Ti ho detto che mi sono pentito.

PRETE – L’ho sentito.

MORIBONDO – Sì, ma senza capirlo.

… CONTINUA A LEGGERE …

http://novocainamagazine.blogspot.com/

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AREZZO: Parte Copyleft Festival 2009, prima giornata con Palumbo, software libero, Scuola Diaz, G foss

Copyleft

Prima giornata del Copyleft Festival. Oggi (11 settembre) al via gli appuntamenti della tre giorni dedicata all’accesso libero alla cultura, grazie al sistema delle licenze in Creative Commons. Tanti i temi che verranno trattati in quello che è l’appuntamento più importante del settore in Italia. Dibattiti, tavole rotonde, letture, performance subito dalla prima giornata, dopo la grande preview del festival stasera nella Sala Rosa del Comune di Arezzo, con la proiezione di Zeitgeist, il web film no-profit, diretto da Peter Joseph nel 2007, sui temi più spinosi del nostro tempo.

Domani, dunque, il via alla tre giorni: già dalla mattina, quando piazza San Francesco a partire dalle 12, ospiterà la presentazione del nuovo sistema di accesso alla rete wireless comunale, uno dei fiori all’occhiello dell’Assessorato all’Innovazione, un “dicastero” fra i più attenti e attivi nella produzione del Copyleft Festival, insieme all’Associazione InProspettiva, organizzatrice dell’evento. Collegarsi ad Internet ad Arezzo, da oggi, sarà per tutti i cittadini, i turisti e i visitatori, più facile che mai: basterà inviare un sms al numero (345-3132056) e il gioco è fatto. Arriverà in automatico la password per collegarsi ad internet in città.

Ma gli appuntamenti della prima giornata sono appena iniziati: da domani, anche il workshop “Karemasky, questo sconosciuto”, in piazza Risorgimento (location unica del festival) dalle 16 alle 20. Un lavoro che darà una vera e propria storia ad un personaggio che per adesso è solamente la faccia e il nome di uno dei locali di musica dal vivo più amati della nostra città (per iscrizioni press@copyleftfestival.net, indicando, nome, cognome, recapito telefonico e provenienza). In compagnia del fumettista Giuseppe Palumbo (Diabolik, Martin Myster) e dello sceneggiatore della Marvel, Matteo Casali, in collaborazione con la Scuola Internazione di Comics di Firenze, a questo strano personaggio verrà resa una vera storia da raccontare. Ecco l’incipit del “canovaccio” su cui tutti i partecipanti lavoreranno durante il seminario: “Aleksandr Ilic Karemaski, la cui vita travagliata e dimenticata dai libri di testo è ancora mistero,  è un personaggio di cui la Storia ha scelto di dimenticarsi, come accade spesso a chi sta fuori dal coro, ai coraggiosi, alle menti libere e brillanti ma poco inclini al compromesso”.  Ci sarà da divertirsi.

Nel frattempo, dalle 17 alle 20, un altro workshop: “Dati Geografici Liberi”, in collaborazione con Gfoss (per iscrizioni press@copyleftfestival.net, indicando, nome, cognome, recapito telefonico e provenienza). E sempre a partire dalle 17, al via la tavola rotonda “Software liberi nella quotidianità”. Quindi di scena saranno i software open source, una questione d’attualità imposta alla società dalla modernità che stiamo vivendo: se ne parlerà con Vincenzo d’Andrea (professore di sistemi informativi all’Università di Trento), con Paolo Cavallini (presidente di Gfoss), Emiliano Cecchini (Assessore all’Innovazione del Comune di Arezzo), con il suo collega Piero Ducci (Assessore all’innovazione della Provincia di Arezzo) e con Gianfranco Cutini (della Byte Elaborazioni).

A partire dalle 19, invece, la presentazione del volume “Scuola Diaz, Vergogna di Stato” (Edizione Alegre), in compagnia di Cecchino Antonini (curatore del libro e giornalista di Liberazione) e di Dario Rossi (legale di parte civile del Genoa Social Forum). Modera Marco Paolucci. Un momento per ripercorrere la notte del 21 luglio del 2001 e il tragico giorno dell’assalto alla sede del Genoa Social Forum, una delle pagine più buie della recente storia d’Italia. Ultimo appuntamento della prima giornata del Copyleft Festival, con Action30, a partire dalle 22, insieme al fumettista Giuseppe Palumbo (Martin Mystere, Diabolik..) , Alberto Casati e Luca Acito. Un gruppo multivocale composto da grafici, fotografi, disegnatori, video-maker, ricercatori, giornalisti e attivisti, residenti in Italia e in Francia, il cui obiettivo è percepire le “nuove” forme di razzismo e di fascismo usando gli anni 30 del XX secolo come una lente d’ingrandimento. La tragica lucidità di quegli anni servirà a rendere meno opachi i paesaggi di oggi e a stimolare nuove posture critiche e creative. La performance, sarà intessuta come un miscuglio informe di parole, immagini e musica, cercando di stimolare dei momenti di riflessione comune e di dibattito.

FROM: http://www.copyleftfestival.net/

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RIAPPROPRIAMOCI DELLA NOSTRA E-DENTITÁ

E-dentity

Facebook ce l’ha tolta, con la scusa di ritrovare vecchi compagni di classe, persone lontane, gente che per un motivo o per l’altro abbiamo perso di vista. Ma se c’era un motivo, allora che bisogno avevamo di ritrovare quella gente?

I Social Network sono il presente di Internet. Non ho molta simpatia per queste piattaforme, ma le uso perché è l’unica maniera per rimanere in contatto con la maggior parte dei miei conoscenti che navigano in rete. In realtà le funzioni importanti dei social network, condividere, scrivere, rappresentarsi, mandare messaggi, pensieri, caricare foto e video, erano già tutte alla portata del precedente fenomeno dei blog. Per quanto riguarda invece i giochi, le applicazioni, i test e i quiz, beh… stendiamo un velo pietoso. Abbiamo davvero bisogno di sapere “che personaggio dei Simson sei”? Sappiamo bene che tutta questa roba è la ragione per la quale ci viene dato gratuitamente l’uso di questi dispositivi. Informazione…

Ma a parte il discorso della pubblicità mirata e delle ricerche di mercato (oltre che a una giustificata paranoia da Grande Fratello), quello che più mi disturba di questo fenomeno di massa è la perdita della propria identità di navigatore dell’etere. Partendo dal presupposto che nessuno riuscirà mai a rappresentare pienamente se stesso neanche attraverso centomila funzioni, quello che ci rimane è un gigantesco equivoco di personalità. Crediamo di avere settemila amici, ma in realtà non ne abbiamo neanche uno. È il nostro personaggio, quello fatto di immagini, link, interventi, pensieri e note che ha tutti quei contatti. Se non distinguiamo i due mondi, rimaniamo perduti nel limbo tra la realtá e il ciberspazio.

Quello che siamo in rete non siamo noi. Dobbiamo ricordarcelo sempre questo, prima di metterci davanti alla tastiera. Riconoscere la nostra E-dentità è un passo fondamentale per l’utente che socializza dietro lo schermo.

Che fare allora? A questo punto abbiamo ritrovato i vecchi amici, ce ne siamo fatti di nuovi, viviamo una seconda vita dietro lo schermo, inconsapevoli di essere diversi da come realmente siamo. Chi siamo davvero? Questa è la domanda. Chi siamo realmente in rete? La persona che lavora, che va scuola, che alleva i suoi figli, che va in birreria o in discoteca, oppure l’avatar con il ciuffo e lo skateboard che abbiamo simpaticamente battezzato Frankie007? Rispondetevi e riappropriatevi della vostra e-dentità.

Fatto questo vi basterà solo comunicare ai vostri settemila amici chi siete realmente. Cancellate il vostro account e ricreatene un altro, col vostro vero nome, Frankie007 per essere chiari. Quello è ciò che siete e ciò che sarete sempre dentro il più grande gioco di ruolo mai esistito.

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IL CORPO DELLE DONNE

Alle donne di tutto il mondo,
ripeto la domanda:

“DI CHE COSA AVETE PAURA?”

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PIRATE BAY COLPEVOLE!

Un triste giorno tutti quelli (e sono tantissimi) che come me crede nel file-sharing quale mezzo per abbattere istituzioni obsolete come il copyright, e contrastare le influenze delle corporation sulle correnti artistiche e su tutta l’industria dell’intrattenimento. Per chi non avesse chiaro bene questo concetto, che non ha niente a che vedere con manie di protagonismo o sotterfugi criminali ma abbraccia filosofie di scoperta e di comunicazione paragonabili alla scoperta della stampa, consiglio di vedere i due documentari già indicati da questo sito “Steal this Film”.

È stato appena dato il verdetto contro Pirate Bay, forse il più importante sito di indicazione dei Torrent (gli indirizzi che ti permettano di scaricare musica, film e altro), e i quattro imputati sono stati dichiarati colpevoli di aver infranto le leggi sul copyright e sono stati condannati ad un anno di prigione (oltre che a un multa di oltre 3 milioni di dollari). Peter Sunde, uno degli imputati, ha dichiarato di non essere molto sorpreso dal verdetto, e che comunque tutto dovrà decidersi in appello. Lui, come molti, si augurano che per allora l’opinione pubblica incominci a capire cosa in effetti ci sia dietro il concetto di file-sharing.

Ancora una volta il paradosso più grande di questo tipo di vicende rimane il fatto che il reato è commesso regolarmente, tutti i giorni da milioni di persone. La legge non può perseguire tutti, ovviamente. Quello che viene perpetuato attraverso questi processi è una tattica terrorista per impaurire i ragazzi e convincerli a non scaricare musica e film da internet. È una tecnica assolutamente meschina.

Ogni rivoluzione ha le sue perdite. Ogni rivoluzione nasce come contro-movimento. Perché la rivoluzione è come un virus, un virus di positività. Colpisce e ha bisogno di tempo per insinuarsi, ma una volta che ha fatto presa, non è più possibile arrestarla.
Ai quattro ragazzi va la mia più sincerá solidarietà.

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L’AFASIA POLITICHESE

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Perchè l’Afasia di broca non colpisce anche i nostri politici?

Vergogna…Neanche in momenti come questi state zitti…

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Perchè non riuscite a ribellarvi più a nulla: la “Sindrome di Stanford”

Un articolo che in questi giorni sta facendo il giro dei sito piú importanti di controinformazione. Lo ripropongo agli amici Silenti. Mi raccomando, leggetevolo tutto d’un fiato!

Come immaginate voi l’ Inferno ?

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Università di Stanford ( California ), Agosto 1971: lo psicologo Philip Zimbardo ( che guardacaso ce l’ ha quell’ espressione un po’ luciferina che evoca in modo inquietante il nostrano La Russa, n’ est-pas ? ) recluta con un annuncio su un giornale e seleziona 24 studenti ” sani, intelligenti, benestanti ed appartenenti alla classe media, psicologicamente normali e senza nessun precedente violento” a prendere parte a uno studio psicologico sulle dinamiche interpersonali insorgenti nell’ ambito della vita in carcere.

L’esperimento, che avrebbe dovuto durare due settimane e coinvolgere i soggetti in una simulazione di vita carceraria condotta in un ambiente comunque “scientifico” e strettamente monitorato, viene interrotto dopo soli cinque giorni perchè “sfuggito al controllo”: non solo infatti una metà degli studenti si era trasformata in un branco di spietati aguzzini mentre l’ altra metà mostrava evidenti segni di traumi psichici, depressione, ed apatico adattamento a restrizioni ed abusi subiti, ma lo stesso Zimbardo ( come lui stesso scrive ! ) perde completamente la necessaria obiettività di “supervisore” finendo per immedesimarsi e lasciarsi troppo coinvolgere nella repressione di una possibile fuga: non solo le “cavie” quindi, ma anche lo stesso sperimentatore finiscono per perdere completamente il senso del limite tra realtà e finzione, e sarà il provvidenziale intervento di amici e visitatori “esterni” a far ravvedere e rinsavire Zimbardo che quindi sospenderà l’ esperimento.
( Vedi tutti i dettagli su: http://www.prisonexp.org/italian/indexi.htm )


… Prego osservare nella loro splendida nudità le seguenti dinamiche: La FINZIONE che dapprima si trasforma in INCONSCIO COLLETTIVO ( in quanto convenzione “intimamente” accettata e condivisa da tutti, e quindi introiettata come “vera, unica e indiscutibile” anche grazie all’ azione concomitante delle tecniche di depersonificazione adottate nel corso dell’ esperimento stesso ), e successivamente si tramuta in REALTA’ … in soli 5 giorni !!! …

( E se non ci fosse stato nessun provvidenziale intervento esterno ???
Se quell’ esperimento fosse stato condotto, che ne so, sulla Luna senza contatti diretti con la Terra ??? )

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Ora, non ci interessa qui sottolineare la trasformazione sadica delle “guardie”, già ampiamente ( e molto spesso a sproposito ) riportata dai media, quanto l’ evoluzione di tipo passivo – masochista dei “carcerati”. ( questa hanno molto meno interesse a riportarla e sottolinearla ! )

Carcerati che finiscono anch’ essi per perdere tragicamente qualsiasi contatto mentale con la loro “identità di normali studenti borghesi”, qualsiasi consapevolezza della finzione e dell’ artificiosità della situazione, fino ad approdare alla convinzione che: “Da quella situazione sarà impossibile uscire”.

Carcerati il cui comportamento, attraverso vari stadi, sfocierà in soli 5 giorni o nella crisi isterica ( e in una quanto mai probabile conseguente follia ), o nell’ accettazione passiva e senza più ribellione della loro nuova condizione, nella completa “introiezione” del loro stato di prigionieri … E a questo stadio ogni ulteriore vessazione subita, anzichè spingerli come sarebbe logico supporre verso una possibile organizzazione e rivolta, non farà che rafforzare in loro questa convinzione …    Non “sono più” gli individui Tizio e Caio, ma i prigionieri numero x e y …!

E mentre le guardie, che pur sfociando nel sadismo hanno sviluppato un forte senso di unità e appartenenza al “branco”, e sono psicologicamente appagate da ciò al punto da dispiacersi che l’ esperimento venga interrotto, i “prigionieri” sono confusi, sospettosi l’ uno dell’ altro, isolati nella loro spersonificata apatia, e pronti a vendersi, o far la spia per un piccolo privilegio …   e non c’è più in essi nessun senso di identità nè singola nè collettiva, nessun senso di gruppo …

( … Ma pensa che pacchia, conoscere questi insospettabili sviluppi, per un eventuale potere forte …  ) …

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LA STANFORD MEDIATICA

Ora, se l’ idea di avere una popolazione di folli forse non aggrada nemmeno ad un potere assoluto, se non altro per l’ ovvia impossibilità di potersene servire in alcun modo, pensa che bello se tutti si trasformassero invece in apatici e disgregati sudditi nelle mani di pochi detentori del potere e delle redini globali …!!!

( Credete che non ci abbiano pensato ?  Tutto il “quid” dell’ esperimento di Stanford, ciò che ha reso possibile arrivare alle conseguenze sopra riportate, si basa sulla “deidentificazione”, sulla “perdità dell’ identità psicologica” delle cavie …    ora, se riuscissimo ad arrivare a ciò non nel modo traumatico e “distonico” utilizzato durante l’ esperimento, ma in modo piacevole e “sintonico”, potremmo anche avere dei sudditi felici …   degli schiavi rincoglioniti e tutto sommato contenti, e che comunque mai e poi mai penseranno di ribellarsi … ) …

- Ooohhh, parbleu, e come si potrebbe fare veh ??

- Per esempio, facendo in modo che la sensazione di “prigionia” sia impercettibile, e pressochè nulla …    rendendo invisibili sia i muri del carcere sia ogni possibile sospetto sull’ esistenza di controllori ad un superiore livello …    e facendo credere ai babb …   emh, popolo, di essere i soli giocatori del gioco.

- Tanto per cominciare, invece che portarli in prigione, potremmo portare la prigione nelle loro comode abitazioni …

- La Televisione !

- “Attraverso” la Tv, i giornali, i computer, i media insomma …   in modo giocoso e piacevole …
Creare in modo “soft” quell’ inconscio collettivo che essi poi “realizzeranno”, proprio come nell’ esperimento di Stanford …   finendo per crederci in pieno, e per ritenerla l’ unica realtà possibile.

- Ooohhh, piano, non parlare difficile …   lo sai che noi potenti non siamo poi tanto forti quanto a materia grigia …

- Lo so, lo so …   allora, in parole povere …   si tratterebbe insomma di raccontare delle gran balle, di creare dal niente un “gioco” con regolette dettate da noi …   loro ci crederanno fino in fondo, e noi, che abbiamo fatto le regole, ne trarremo i benefici …    Il gioco principale si chiamerà “Economia”, e sarà condotto con le regole della “Moneta”, del “Signoraggio”, e del “Debito Pubblico” …    e loro correranno, vedrai come correranno dietro questo gioco !!!   Alcuni si divertiranno anche molto, altri meno, ma nessuno sospetterà, mai e poi mai, che si tratterà solo di una realtà virtuale …
Poi si potrebbe fare il gioco “Guerra”, così quando qualcuno perde nel gioco “Economia” e si arrabbia potrà azzannarsi coi compagni di cella, e non si sogneranno neanche di pensare a noi …

- Ooohhh, sembra fantascienza …   sembra un film che ho visto una volta, si chiamava “Ammatrix !” …

- “Matrix”, ‘gnurant !

- Ah sì, Matrix ….   ma come convincerli a giocare ai giochi che avremo inventato per loro ???

- Ah, questo è l’ aspetto più semplice …   ”Deidentificando e spersonalizzando” …  ah già, dimenticavo che con te devo spiegarmi come a un babb …   a un bambino di tre anni in piena fissazione anale il cui unico scopo è accumulare …

- Come dici, che non si capisce niente …!!!

- Niente, cose mie da scienziato …   Allora, in parole semplici: basta sostituire quello in cui credono loro con quello in cui crediamo noi … per questo ci sono altri due giochi: uno si avvale di tecniche sofisticate ed avveniristiche, e servirà per agire sulle menti …   si chiama “Informazione e Intrattenimento”.
L’ altro agisce a livello più viscerale, e si chiama “Politica”.

- Un gioco nel gioco ?

- Esattamente, come le bambole cinesi … giocando a “Politica” e “Informazione e Intrattenimento” non solo faranno esattamente quello che vogliamo noi, ma ci crederanno tanto, e si immedesimeranno tanto, che saranno pronti a deridere chiunque tenterà di aprirgli gli occhi !!!

- Il tutto mentre intanto si svolge il grande gioco di “Economia” …!!!

- Bravo, stai cominciando a capire, vedi che non è poi così difficile …

- E mentre al piano di sopra noi monitoriamo, controlliamo e guidiamo il tutto !!!

- E vi appropriate di tutte le risorse e capacità produttive del Pianeta …

……………………………

Ma torniamo a noi, ad un livello meno esilarante del nostro discorso, e a quello che in questo momento vi riguarda più da vicino, perchè ne va della vostra stessa esistenza come prigionieri o uomini liberi ( e forse della vostra esistenza tout-court ):

Vi siete mai chiesti perchè vi possono togliere e precarizzare il lavoro, togliere dignità, diritti ed ogni passata conquista sociale; perchè vi possono abbassare i salari, tassarvi in modo iniquo, farvi morire di legge 30; perchè possono cacare su leggi e giustizia, perpetrare stragi di stato, osannare la guerra, inquinarvi il cibo e l’ acqua, uccidervi di troppa o troppo poca “sanità”, depredarvi in nome del debito pubblico, uccidervi in nome della democrazia, coprirvi di rifiuti, di cemento, e di tutte le loro diavolerie chimiche; perchè riescono a frammentare i popoli, a farli odiare l’un l’ altro, a farvi guardare al prossimo solo in veste di “concorrente” o di “consumatore”…  senza che riusciate più neanche non dico a ribellarvi (che sarebbe pretendere troppo), ma quantomeno ad organizzarvi e protestare in modo efficace, parbleu ???

Il motivo è esattamente quello visto in apertura, quello che successe ai prigionieri dell’ esperimento: siete caduti nella “Sindrome di Stanford”, avete già completamente sostituito la vostra identità con la realtà fittizia creata per voi, e proprio come nell’ esperimento non capite di essere immersi in una pseudo-realtà, e di essere voi stessi cavie di un esperimento globale e mediatico.
Come nell’ esperimento avete maturato la convinzione che questa sia la sola ed unica realtà sempre appartenuta al genere umano, che sia ineluttabile, e che, anche se spiacevole, “Non c’è alternativa”.

Stranamente poi vi illudete spesso, erroneamente, che l’ intervento di qualche “delegato di turno” ( l’ Avvocato, o il Prete nell’ esperimento ) possa “tirarvene fuori” …  Coyons, parbleu !!!
Quelli che voi “delegate” non sono altro che attori, o prigionieri anch’ essi, che godono di qualche favore e di celle più comode in cambio del loro servilismo …

E statene certi: non ci sarà nessun provvidenziale intervento esterno a dirvi: “Oh, guarda che tu non sei il Consumatore N° xyz, non sei il Conto corrente N° xyz, non sei l’ allocco munito di tessera elettorale N° xyz, tu sei “Caio Sempronio”, ti ricordi ?  E sei entrato in questo incubo solo qualche decennio fa …..   adesso è finita, è ora di uscire, dai, andiamo fuori di qui …
Al contrario, cercheranno sempre di convincervi della bontà e della concretezza dell’ incantesimo che vi hanno costruito attorno !!!

No, non ci sarà nessun intervento esterno, se non sarete voi a vederlo, e a capirlo, e a tirarvene fuori …

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POSSIBILI SCENARI

Dalla vostra avete il fatto che, come ha dimostrato lo stesso Zimbardo stupidamente divenuto cavia del suo stesso esperimento, anche qui non esiste una “variabile indipendente” che possa dire agli zimbardi di turno “Basta”, oppure “Rallenta, o Accellera” …   e quindi i controllori del gioco sbaglieranno facendosene troppo coinvolgere, anzi hanno già troppo sbagliato, come stanno a dimostrare le fin troppe cose trapelate circa i loro piani …

Hanno sbagliato, hanno spinto troppo, hanno contravvenuto alla regola N°1 per cui il gioco, per essere sempre efficace, deve mantenersi invisibile …
L’ hanno reso visibile, hanno reso troppo eclatanti e spinte le sue conseguenze …   ed hanno perso il controllo per eccesso di ingordigia: il re è nudo.
Il loro margine di potere consisteva appunto nello spingere il più possibile, nel riuscire a sfruttare il più possibile senza lasciar trapelare la cabina di regia, e non ci sono riusciti.

Ma si può vincere sugli errori altrui solo se si è in grado di approfittarne, parbleu …!
Come i Prigionieri di Stanford ora dovete svegliarvi e vedere che siete completamente immersi in una realtà virtuale, che non ci sono nè muri nè chiavi a trattenervi, che i muri e le chiavi sono solamente nella vostra testa.  Approfittatene; potreste non avere una seconda chance, ed ai muri virtuali potrebbero sostituirsi ben presto veri muri in cemento armato.

Avete di fronte tre possibili strade:

LA VIA DELLA CONSAPEVOLEZZA E DELLA LIBERA SCELTA:   Se la maggior parte di voi diventerà consapevole di tutto ciò, non servirà praticamente altro per far automaticamente crollare, in modo del tutto incruento e nel giro di pochissimi giorni, l’ intera prigione: basterà spegnere il televisore, usare i giornali solo al WC ( per pulirvici il culo, mica per leggerli sia chiaro ), boicottare le banche e la finanza virtuale, astenervi da qualsiasi votazione e attribuzione di legittimità rappresentativa ai partiti, ascoltare il prossimo che ora volete solo “fregare” e coalizzarvi contro il comune nemico che vi sta effettivamente ( lui sì ) fregando.
Come i Prigionieri di Stanford, dovete prendere atto che si tratta di una finzione, e dire “Mi sono stancato di questo gioco. Arrivederci e buonanotte ai suonatori” …
Tutto il diabolico incantesimo crollerebbe all’ istante, ma bisogna essere in tanti a farlo.
E ci rispiarmieremmo i futuri bagni di sangue.

LE RIVOLTE CRUENTE:   Come ha dimostrato lo stesso Zimbardo, l’ esperimento messo in atto sulle nostre teste è destinato a coinvolgere tutti gli attori, ad ogni livello, e non si arresterà proprio perchè tutti lo crederanno “reale”.   Anzi, proprio quelli che dovevano esserne i controllori hanno dimostrato di essere già stati travolti dal loro stesso gioco, e troppe cose sono trapelate, o sono comunque troppo sospette agli occhi dei più ( 11/9, Signoraggio, Esportazione di Democrazia, Falsi Attentati di Stato, ripetuti attacchi ad indagini e magistrati, Smantellamento delle Nazioni e della Legalità a favore di “Trattati” riconosciuti unilateralmente, Privatizzazione di Tutto, esasperazione del controllo, e via dicendo, la lista è lunghissima ).
Contrariamente alle loro stesse previsioni i controllori del gioco perderanno comunque, per un errore già insito nel postulato, come abbiamo visto. Ma le rivolte, scoppiando singolarmente qua e là sulla faccia della terra, sarebbero lunghe, sanguinose, dolorosissime.   Meglio svegliarsi insomma, ed adottare SUBITO i semplici ed incruenti accorgimenti di cui sopra.

IL PIANETA DEI FOLLI:    Ma esiste anche una terza ipotesi, la peggiore di tutte:  l’ “esperimento”, andando avanti ad oltranza, sarà l’ unico vincitore, senza che nessuno riesca più a fermarlo:  le cavie, completamente e bilateralmente impazzite nel loro folle scambio di realtà, guideranno nello spazio un pianeta di pazzi, finchè non sarà la Natura stessa a tutelarsi, ponendo fine all’ esperimento “uomo”.

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Torno a chiedervi: “Come immaginate voi l’ Inferno ???”

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FONTE: IL LINGUAGGIO DIMENTICATO

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L’INSOPPORTABILE DILEMMA

In questo clima prenatalizio un po’ apatico (per non dire afasico:)))) ripropongo alcuni vecchi post dei Silenti che appartengono all’archivio. Questo é di Demiurgus (auguri! Oggi entra negli Enta!). Allego anche i commenti fatti all’epoca. Buona lettura.

distione-del-bene-et-del-male

Le cose cambiano, mutano, evolvono o involvono, a seconda del punto di vista.

Viviamo in un’era di enormi cambiamenti, più o meno percepiti, più o meno importanti, ma di cambiamenti si tratta: epocali, straordinari, per questo dolorosi e senza precedenti.

Internet, mass media, multinazionali, società multietniche, applicazioni scientifiche, guerre, rivoluzioni intrapersonali, nuove figure professionali, e-commerce, aste on line su scala planetaria, intrattenimento di massa, nuove forme di istruzione e di editoria, bio ingegneria, ridefinizione del concetto di privacy, copyleft, innovazioni tecnologiche ed energetiche, clonazioni, immaginari collettivi contaminati e condivisi…

La reazione al cambiamento tra individuo ed individuo, tra cultura e cultura, inevitabilmente risulta essere “altro”, unico, spesso non confrontabile.

Ciò che noto sempre più spesso sono le contraddizioni interne che questi cambiamenti generano in noi, portando alcune persone a criticare una forma di consumismo utilizzando un mezzo consumista (innumerevoli i siti internet in materia), ad inveire contro quel padre che li ha allevati, inculturati, contro quella madre che li ha nutriti, spesso puniti, isolati, ma allo stesso tempo formati e costruiti…

Un padre ed una madre che preferisce alcuni figli rispetto ad altri, una famiglia inaccettabile dalla comune morale, inquinata da antichi ribaltamenti di valori.

Inutile dire che mi dissocio completamente dal post “Religione oppio dei popoli?”

La Pluralità dei punti di vista, nonostante ciò che continuano a sbraitare entità fanatiche che tentano di resistere ad ogni cambiamento (ogni riferimento non è causale), è la più grande ricchezza del genere umano; per questo non chiederò mai la cancellazione o la censura di quel post, anzi! Combatterei fino alla morte per far rispettare il diritto di espressione, soprattutto a chi non la pensa in modo simile al mio, anche se l’altro lotta o ha lottato per annientare questo sacro diritto

E che forse, anche ora, cancellerrebbe volentieri questo intervento!

Solo che non posso fare a meno di pensare che quel post nasce da una reazione molto frequente nella nostra cultura, scaturita dall’insopportabile contraddizione che alcune morali condivise e collettive generano in quei soggetti: quale lupo famelico non impazzirebbe nell’odiare la sua natura di predatore? E non intendo dire che ogni uomo è un lupo, ma non scherziamo: la nostra natura non è certo quella di pecore mansuete!

pecore-e-lupi

L’insopportabile peso del nostro potere diventa un fardello titanico, a volte insostenibile, se pensiamo che sia possibile farne a meno o che sia ingiusto possederlo.

Si inizia ad intravedere il nocciolo di questo mio intervento, riassumibile in alcuni punti:

1) La morale è insufficente a comprendere la complessità dei fenomeni, la globalizzazione e la esponenziale complessificazione delle relazioni, delle interazioni, delle leggi interne di mercato, non sono analizzabili in termini di morale cristiana.

esempio: non è ingiusto che un giornalista inondi i media di menzogne e viva di propaganda, è “solo” eticamente scorretto che chi ricopre un posto di responsabilità pubblica non aderisca ad un codice di condotta che garantirebbe un servizio più efficente.

BENE E MALE sono concetti alieni al mondo del denaro, al mondo che ci ha allevato, che ci ha dato una lingua, simboli, ma che continuano a vivere in molti di noi.

E’ una delle cause dell’incapacità di accettare la doppia faccia della realtà: vorremmo un mondo composto di solo bene, la Gerusalemme Celeste in Terra, quando questa Utopia affascinante, questo miraggio, questo sogno di pace eterna e di armonia sarebbe la nostra fine, tutti incastrati nella sua apparente perfezione.

2) Alcune morali, specialmente la giudaico-cristiana, sono dei semplici ribaltamenti di morali ed etiche precedenti, negazioni, inversioni di quella antica e sublime realtà che le ha precedute, dove la forza e non l’umiltà era considerata un valore, dove l’ambizione e non la modestia era considerata “sana”,

dove “siamo tutti uguali” era bestemmia, e personalmente lo è ancora.

3) Perchè parlare di morale cristiana?

Perchè quell’intervento ne è pieno, saturo, trabocca di giudizi morali, inadeguati nell’analizzare i processi economici e la matrice del sistema stesso.

Chi non ritiene l’ambizione, il potere e la ricchezza dei valori fondanti e importanti, e ritiene che sia l’umiltà e la carità a far contento un uomo, non capisco perchè si incazza se non gode di quei privilegi che solo il potere e la ricchezza possono dare.

In fin dei conti il paradiso è dei poveri di spirito, dei derelitti, dei malati, dei sofferenti…

Il premio finale, per chi ci crede, compensa ampiamente la mancanza di questi privilegi: lo Streben Kantiano, lo sforzo necessario per compiere l’azione morale “giusta“, anche quando essa ci penalizza nel mondo di tutti i giorni, il seguire il senso a priori del dovere, è premiato da Dio con la SALVEZZA della tua anima…

Eppure tanti cristiani sembrano soffrire più per la mancanza di questi privilegi che per l’esistenza dei privilegi stessi che il consumismo crea…

Ne vedo sempre meno gioire della loro inattaccabile rettitudine morale che verrà ricompensata dal Solo che può giudicare se una vita è stata vissuta giustamente…

Insomma, per non diventare prolissi:

Non è che il consumismo lo critichi perchè schiaccia SOPRATTUTTO te?

Questo è l’insopportabile dilemma…

Inutile prendersela con il mezzo…E’ l’uso che ne facciamo!

Nessuno ci obbliga a consumare come pac-man famelici, ma se lo facciamo molte persone vivranno meglio, altre peggio: INEVITABILE LEGGE DI MERCATO.

Alcune persone vivono meglio, altre peggio: E’ INEVITABILE. Chi non sopporta questo drammatico lato della vita è condannato ai sogni utopici.

Assediato dai miraggi dei TUTTI, OGNI, SEMPRE, MAI

Chi non tenta di vivere meglio, per far vivere meglio le persone che ama, sognando che qualcosa cambi, quando dovrebbe essere LUI a cambiare qualcosa, è un utopico.

E di questi tempi l’utopia è di moda…peccato che in pochi percepiscono la distopia

DEMIURGUS, 13 Settembre 2007

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2+2=1984

Shhh… Silenzio, prego!

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INFORMAZIONE E INTERNET

(Relazione di Antonella Randazzo esposta alla Conferenza sul tema “Libertà di pensiero o pensiero unico?”, Milano, 24 aprile 2008)

Come molti sanno, la rete Internet è nata da un progetto del Dipartimento per la Difesa americano, allo scopo di fornire servizi e informazioni utili ai fini militari. Gradualmente si è diffusa anche per altri usi.
All’inizio la novità della rete apparve assai rivoluzionaria e suscitò molti entusiasmi. Non si trattava soltanto di nuove possibilità d’informazione o di comunicazione. Negli anni Novanta, quando si formarono le prime comunità virtuali, sembrava che la rete potesse stravolgere completamente persino l’assetto socio-politico.
C’era l’idea che Internet dovesse cambiare le regole della politica, rendendo obsoleti concetti come elezioni e rappresentazione territoriale, in quanto le comunità non potevano più essere inserite all’interno di un’arbitraria ubicazione fisica. Attraverso le comunità virtuali sembrava fosse possibile eliminare la politica spettacolo e l’ingiustizia sociale.
Per la prima volta nella storia del pianeta era possibile formare comunità di migliaia di persone che potevano dialogare fra loro senza avere informazioni sull’identità fisica o sul luogo in cui si trovassero. Ciò faceva intendere che si trattasse di rapporti contrassegnati da maggiore libertà, in quanto non condizionati dall’appartenenza etnica, razziale o nazionale. Si parlò addirittura di “ordine post-territoriale”, ad intendere che la maggiore libertà nei rapporti sociali potesse generare anche maggiore libertà politica. Era come se i governi territoriali potessero perdere potere e si potesse instaurare una vera democrazia. Dave Clark, un personaggio che ebbe un ruolo nello sviluppo di Internet negli anni Settanta e Ottanta, ebbe a dire: “Rifiutiamo re, presidenti e votazioni. Crediamo in un consenso generalizzato e in un codice operativo”.(1)
Ben presto si poté vedere che si trattava di un’illusione. Internet, come tutti gli altri canali mediatici apparve nel tempo come un canale controllato dalle stesse persone che controllano gli altri media.

Col passar degli anni Internet dunque diventò un canale mediatico di informazione e comunicazione. Tuttavia la rete possiede caratteristiche che stravolgono la logica dei mezzi di comunicazione di massa tradizionali. Infatti, mentre giornali, radio e T.V. presentano l’informazione veicolata, filtrata da pochi operatori, con Internet, invece, chiunque può pubblicare e divulgare notizie.
L’informazione in rete è unica nel suo genere perché c’è una multi-direzionalità delle comunicazioni, ovvero l’interazione fra chi pubblica e chi legge, rendendo la rete un mezzo simultaneo di pubblicazione e di comunicazione. In altre parole, a differenza dei media tradizionali, in rete ogni utente può ricevere e trasmettere informazioni.
In tema di diritti e doveri la Rete evoca il diritto a comunicare, ad esprimere idee e ad essere informati.
Il diritto a comunicare è garantito nell’art. 10 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, collegato alla libertà d’espressione e d’opinione, e considerato come uno dei diritti democratici per eccellenza.
Nel dicembre del 1976 la Corte europea lo ha definito come “uno dei fondamenti irrinunciabili di una società democratica, una delle condizioni primordiali per il suo progresso e per la realizzazione di ognuno”.

Anche su Internet, dunque, dovrebbe essere garantito il diritto a comunicare e ad informare.
Il diritto alla libertà di pensiero e all’informazione comprende il diritto ad essere adeguatamente informati dai mass-media e il diritto a poter esprimere le proprie idee senza essere intimidito dalle autorità. Su questo si basa il concetto di democrazia, ovvero la sovranità popolare deve essere garantita anche attraverso la formazione di un’opinione pubblica libera, e tutelata dalla pluralità delle informazioni e idee circolanti.
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VERSETTI POETRONICI

Nous in greco significa mente, intelletto, coscienza; il secondo principio cibernetico sostiene che ogni informazione implica coscienza, ovvero la capacità autonoma di percepire o conoscere il senso o significato di un’informazione. Esistono macchine “non autonome” come i computer, che sono create dagli uomini per elaborare informazioni o percepirne un certo significato. Un computer elabora informazioni, ma non possiede (né forse possederà mai) autonomia o coscienza del loro significato.
Per Frege una parola ha significato solo nel contesto di un enunciato; questo principio generale, chiamato “principio del contesto”, è stato interpretato in diversi modi, per l’ambiguità della parola “significato”. Il contesto gioca un ruolo determinante per la significazione di un simbolo, così queste “poesie” sono interpretabili come tali solo alla luce di un contesto determinato, ovvero un titolo, che permette la significazione delle informazioni casuali generate da un programma.
Il nostro lavoro non è stato perciò “scrivere poesie” con l’ausilio di un algoritmo logico,  si è limitato alla significazione delle stringhe di testo randomizzate con un titolo, che permettesse di inquadrare quelle parole in un quadro concettuale determinato. Cambiando il contesto, una coscienza altera il senso dell’informazione che riceve: il processo di interpretazione del testo subisce una forza, una spinta, che permette o pregiudica la significazione stessa dei segni.
Il POETA ELETTRONICO non è una intelligenza artificiale, ma grazie ad una intelligenza esterna, esso “sembra” intelligente, coerente, logico, in grado, insomma, di scrivere poesie: siamo noi a conferire a quelle frasi un senso in un determinato contesto, il TITOLO, appunto, l’unico lavoro compiuto da un umano in questo libro… continua

VAI ALLA PAGINA UFFICIALE DEI VERSETTI POETRONICI. POTRAI SCARICARE GRATUITAMENTE IL LIBRO IN FORMATO PDF OPPURE ACQUISTARLO SUL MERCATO DI LULU.

GUARDA ANCHE LE ALTRE PUBBLICAZIONI DI WILLOWORLD

FONTE: Willoworld Creativity

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MIRACOLI E DEISTI

Rispondo con un post ad una domanda sorta qua:

http://isilenti.wordpress.com/2008/04/10/la-sorte-esite-bialetti-docet/#comments 

The Ancient of Days (1794)

MIRACOLO (da “miraculum” cosa meravigliosa)
è un evento non spiegabile ed attribuito ad un intervento soprannaturale o divino,
durante il quale le leggi naturali appaiono sospese

Davanti ai video postati dal nostro Cainos, singolari e unici senza dubbio, 

Non vedo sospensioni delle leggi naturali o eventi non spiegabili:

vedo fenomeni, che potevano procedere anche in altro modo…

Credere ai miracoli significa credere all’incoerenza divina,

ad un dio che altera le proprie leggi in favore o in sfavore di prescelti…

Credere ad un dio che fa favoritismi è credere in un dio-antropomorfo, scorretto, ipocrita e bizzarro…

L’unico Dio che concepisco è più simile ad un supersistema operativo infallibile,
perfetto, imparziale, meraviglioso e straordinario! :) E che non si impalla MAI! ;)

Chiamatemi deista, chiamatemi con tutte le etichette che i pregidizi suggeriscono, ma i religiosi che sfruttano la credulità popolare, spacciando miracoli come pusher incalliti, mi fanno rabbrividire…

Resta il fatto che a Cyberpunk2020, questi tizi hanno Fortuna:10 stampato sulla scheda! ;)

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L’ANIMA E IL SUO DESTINO

La Silente G. mi ha segnalato una bella puntata di “Le Storie” di Augias, dedicata al libro del teologo Vito Mancuso, “L’anima e il suo destino”.

“Non esiste un mondo peculiare della religione, nel quale valgono leggi e possono avvenire cose del tutto differenti rispetto al mondo reale. Non c’è che un unico mondo, e se si crede davvero che la religione cristiana abbia qualcosa di improtante da dire quanto all’origine e alla direzione del mondo, e degli uomini che lo abitano, si deve essere in grado di argomentarlo al cospetto del sapere che il mondo ha di se stesso, cioè scienza e filosofia.”

Consiglio a tutti di vederla. CLIKKA QUI

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