I Silenti

La comunitá virtuale di un gruppo di balordi

LA MAIALA

(Una risposta giocosa al recente intervento della Signora G.)

A Firenze si dice che quando la carnetta è bella morbida vuol dire che “l’è maiala!”, un’affermazione che parrebbe  avventata e sicuramente poco scientifica, ma se ci riflettiamo un po’ scopriamo che la saggezza popolare conserva sempre un briciolo di verità. Ma di quale carnetta stiamo parlando, mi vien da chiedermi…

La carnetta è carnetta, al di là dell’uso che ne fai; tenera l’arista al forno leggermente rosata al centro, perché anche se è maiale non va cotta troppo. Tenera pure la coscia della professoressa di matematica e ancor più quella della supplente. Il desiderio mangereccio si confonde irrimediabilmente con quello erotico, ci va a braccetto. Meglio di tutti una fettina d’arista sulla coscia della supplente. Al sugo pensateci voi…

Dovrei parlarvi degli insaccati, dato che ci son le cosce di mezzo. La vecchia calza a rete fa sempre il suo effetto e la giarrettiera c’ha il suo perché, ma se ben rasate le gambe son belle anche nude. Come il prosciuttino dolce che richiama il grissino o la fettina di pane imburrata, ma non iniziamo a parlare del burro altrimenti si rischia di diventar volgari. Alla seppur appetitosa salsiccia preferisco comunque la succulenta finocchiona, o al limite la soppressata.

Per l’omo la scelta della maiala è quasi scontata, anche se non tutti c’hanno gli stessi gusti. Di sicuro sorprende questa lode al maiale da parte di una donna, seppur con radici emiliane (e ciò la dice lunga). Di certo il vegetarianesimo può diventare una pratica gradevole per le signore, data la presenza di zucchini, carote, cetrioli e altre fantastiche verdure, ma è anche vero che come il salame, specialmente quello duro e stagionato, non ce n’è!

Che altro dire… Potrei chiudere questo mio breve intervento facendo una veloce riflessione finale. Non c’hanno tutti i torti quelle culture che non amano questa bestia, che di sicuro necessita determinate temperature per poter essere smaltita. Indi per cui mi vien da affermare una semplice verità; è vero che il maiale non mette d’accordo tutti gli uomini, ma la maiala ne accontenta davvero parecchi!

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(L’)ODE AL MAIALE

Ecco, io qui voglio elencare le dolci motivazioni che mi portano ad addurre il fatto che, il caro animale quadrupede suino, altresì detto comunemente Maiale, sia per me la bestia che più si avvicina alla perfezione divina.

Mi soffermerò poco sulla grande catena di distribuzione e sugli allevamenti intensivi, che non fanno altro che degradare l’animale divino, rendendolo più simile all’uomo che a se stesso.
Mi voglio invece dedicare a quelle piccole perle di saggezza che ancora ci sono in giro per il mondo, e che allevano con cura e amore questa siffatta bestiola. Iin particolar modo mi voglio dedicare agli abili norcini che rendono ancor più divino questo,e qui ci stà una ripetizione, divino animale.
Sì, perchè solo tra le abili mani dei norcini, che ancora macellano e lavorano le carni e il resto di questo animale dalla rosea pelle, esso assume la perfezione più assoluta. PErchè per i norcini è una missione, non un lavoro, essi scelgono con cura le bestie, solo quelle allevate meglio diventeranno opere dal gusto raffinato.
Salsiccie, prosciutti, bistecche pancetta… quante bontà sgorgano da questa bestia che il nostro signore ci ha voluto donare.

Riflettiamo sulle banalità che sempre si ascoltano ma che, come ogni banalità, altre non sono che semplici e quindi formidabili verità.
Del maiale,tutti sanno, non si butta via nulla, la carne si mangia, il sangue si fa dolce, il pelo pennello ecc…s olo per questo andrebbe esaltato in mille maniere.

Il maiale è, inoltre, economico da nutrire. Qualcuno potrebbe avere da ridire, ma ragioniamo.
Se invece di dargli pastoni comprati, e dilapidare così capitali, per ottenere un animale dalle carni mediocri, pieno solo di grasso e di chissà quali intrugli chimici noti per il loro potere di annientare le cellule di chiunque ne venga in contatto, pensate, a chi lo lascia placidamente grufolare in un bosco, libero di cibarsi delle più pregiate ghiande, e quando il freddo incalza gli butta i propri scarti. Si sà che il maiale è onnivoro e mangia tutto, ben lo sapevano pure i mafiosi quando gli davano in pasto le loro vittime per farne sparire il corpo.
Ah! Pensate allora, a che meraviglia del signore potrete avere davanti, a che carni deliziose con il prelibato grasso che, messo su una buona brace fatta di ottimo legno diventi croccante e delicato e, una volta a contatto con la saliva si sciolga in un crogiuolo di delizie elevando così noi poveri esseri di dubbia intelligenza al massimo livello di illuminazione divina.
Potremmo anche parlare della scrofa che intelligentemente mette alla luce una quantita di piccoli atta a pensare che sappia già come stanno le cose al mondo. Alcuni verranno egreggiamente portati su tavole imbandite quando ancora sono maialini da latte (i sardi in questo sono veri maestri!), altri verranno tenuti per diventare grandi e creare le massime opere dell’arte culinaria. Poi ovviamente alcune saranno femmine e diventeranno altre procreatrici di altri divini maiali e uno verrà tenuto come verro per la riproduzione e quindi farà la vita del maiale gaudente(o godente?).

Potrei andare avanti per ore ma mi limito a questo dicendo inoltre a coloro che sono vegetariani: anche io quando ero giovine lo sono stata, per anni e anni(10 per l’esattezza) ho snobbato qualsivoglia tipo di carne e di nutrimento animale, perchè sostenevo che gli allevamenti intensivi,la macellazione indiscriminata portasse alla morte spirituale nostra e alla degradazione di ogni essere vivente nonchè all’inquinamento della nostra madre terra. Ancora sostengo questa tesi, e ancora sono convinta di ciò, ma quando entrai nel tempio dei norcini e vidi, ma soprattutto potei annusare quella meraviglia di odori,e potei ascoltare la filosofia di chi di questo mestiere fa un’arte sublime scegliendo, allevando amando questa sacra bestia, ecco lì allora le mie remore sono cadute lasciando il posto ad una filosofia che si avvicina quasi più a una religione.
Quindi ora io dopo aver parlato a lungo, alzo le braccia al cielo e grido la mia (L’)ode al Maiale!

Giulia Riccó – Altre diavolerie

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L’inganno lo puoi svelare soltanto facendo un passo di lato.
Il treno prosegue la sua corsa, lanciato a cento all’ora su un tracciato ciclico; la valle, il mare, le praterie, la città e poi di nuovo la valle. Non te ne accorgi che stai girando introno perché quando guardi dal finestrino il paesaggio sembra sempre cambiare. Non ti soffermi sui dettagli, che immancabilmente ritornano, uno dopo l’altro.
Con il treno in corsa fare un passo di lato significa abbandonarsi ad una caduta azzardata. Puoi trovare dell’erba soffice sulla quale rotolare, oppure speroni rocciosi sui quali sfracellarti. Eppure il gioco può valere la candela.
Ti rialzi tramortito, dolorante per le contusioni, polveroso ed arruffato. Osservi il treno che continua la sua corsa e finalmente ti soffermi sul paesaggio. C’è un edificio in lontananza, un vecchio fienile e la fattoria di un contadino. C’è anche un fuoco che arde. Te ne accorgi dal fumo che fuoriesce dal comignolo. Forse c’è anche un bicchiere di vino che ti aspetta…
Di quello buono.

PICCOLE LETTURE CON CARNE DI CUORE TRITATA

Foto di: http://www.flickr.com/photos/drumsnwhistles/

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UN MEDICO


C’era una volta un medico che voleva salvare le vite di milioni di persone. Per anni cercò di creare in laboratorio il filtro medicamentoso per ogni acciacco, la cura miracolosa contro ogni malattia. Dopo moltissimi esperimenti riuscì a realizzare lo straordinario elisir. Ma nel frattempo gli uomini erano diventati saggi, vivevano in armonia con la natura e non si ammalavano mai. Il medico s’infuriò e, ritiratosi nuovamente nel suo laboratorio, incominciò a produrre virus e batteri e a spargerli per il mondo.
L’anno dopo, grazie al suo elisir, non solo divenne l’uomo più potente del regno, ma anche il più amato.

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CI STANNO BOMBARDANDO!!!

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LA STORIA SI RIPETE

Sede del parlamento europeo.
Davanti ad esso, una folla di fedeli cristiani manifesta contro l’ultima decisione di abolire, per legge, dalle aule delle scuole pubbliche il crocifisso. D’un tratto la folla si apre al passaggio di un uomo. L’aspetto di quest’ultimo non è proprio dei migliori: scalzo, con una tunica sdrucita addosso, barba e capelli incolti, emaciato, un poveraccio insomma.
Privo d’ogni qualsivoglia oggetto di stile e di moda ha con se però una forza carismatica che alle persone più sensibili non potrebbe sfuggire, ma le persone sensibili, a questo mondo, si contano sulla punta delle dita, infatti, i più allontanano i bambini da lui con aria disgustata e si mettono a parlare sottovoce col vicino di quello strano individuo che si sta facendo largo tra loro.
“Fratelli!” Improvvisamente la voce del mendicante interrompe il brontolio dei presenti.
“Fratelli ascoltatemi, sono tornato tra voi per portarvi l’ammonimento di nostro Padre. Fratelli cosa fate? Perché siete qui? A combattere per cosa? Per la mia immagine morente? No fratelli così dimenticate il vero insegnamento che vi lasciai. Il Padre nostro vuole che ascoltiate nuovamente le sue parole per mia bocca. Spogliatevi dei vostri averi terreni, abbandonate il materiale, la fede la troverete nei vostri cuori. E’ l’amore incondizionato per i propri fratelli che bisogna coltivare. Non quello per il bene materiale momentaneo. Ricordatevi le mie antiche parole: E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Venite,dunque, venite con me, seguitemi. Abbandonate il superfluo e il materiale e riconquistate l’amore di Dio ….”
La folla, alle parole di questo poveraccio vestito di stracci, che li redarguiva sul loro modo di essere dei cristiani, ebbe una profonda indignazione, poi una voce di un uomo si alzò tra la folla: “Bestemmiatore…come osi crederti il figlio di Dio?!”
Il mendicante non fece nemmeno in tempo  a rispondere che una folla inferocita di amorevoli cristiani lo travolse. Mancavano solo i forconi e le torce poi sembrava di stare in una scena di un qualche film di mostri.

Alla fine della rivolta il pover’uomo giaceva esanime sul marciapiede.
Qualcuno, con un sasso, lo aveva colpito alla testa.
Una donna, che passava casualmente di là, e che aveva assistito alla scena, teneva la testa del poveretto e chiamava aiuto perché qualcuno avvertisse i soccorsi.
“Io ti  ho creduto, la  tua parola non sarà sprecata.” sussurrò poi piano all’orecchio del morto.
Passato che fu un po’ di tempo, però, tutto tornò come sempre e nessuno parlò più di quel mendicante pazzo, delle sue parole e dei suoi moniti.

“Ecco la storia che si ripete! Babbo, la prossima volta che vuoi salvare questi umani che hai creato, per favore mandaci Gabriele o chiunque altro ma non me. Io mi sono stufato di prenderle di santa ragione, per poi farmi ascoltare dai soliti due cani e gli altri addio, capiscono solo quello che vogliono capire, o non capiscono proprio.”
“Hai ragione figliolo. Pensavo che questa volta avessero imparato e che ti sapessero riconoscere meglio, in fondo sono più 2000 anni che ci venerano. Mi sono nuovamente sbagliato vabbè dai nessuno è perfetto. Lo so, lo so io dovrei essere perfettissimo ma voglio vedere te figliolo a creare il mondo e tutto il resto in sette giorni, la stanchezza si faceva sentire anche per me sai!? Sai una cosa? Facciamo così, fra qualche tempo, se non si riprendono, li affoghiamo tutti e li progettiamo da capo ci stai?”
“Si ma questa volta niente arca a salvarne qualcuno, si riparte dal fango!”
“Concordo figliolo, concordo!”

Giulia Riccó

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LA PAURA DI CREARE

Quello che ricerco ormai da anni nella mia hobbistica attività di menestrello virtuale è uno stato mentale essenziale con il quale affrontare il processo creativo, in qualsiasi campo, sia questa la scrittura, la poesia, il blogging, la fotografia o qualsiasi altra forma di comunicazione on-line. Il primo ostacolo da superare è la fatidica domanda “piacerà?”. Viene quasi naturale chiederselo, eppure si tratta di una prima auto censura alla creazione. È una domanda indotta dal nostro mondo, quello in cui un “comunicatore” per essere rispettato deve per forza avere un consenso, un feedback, sia questo fatto di complimenti o monete d’oro sonanti. Chissà quante folli, incredibili, meravigliose idee vengono scartate ogni giorno a causa di questo filtro che c’abbiamo nella testa.

Io ho smesso di farmi questa domanda. Se il fine unico di ogni mia creazione è quello di creare e stare bene con ciò che ho creato, la domanda “piacerà?” diventa assolutamente irrilevante. Fuori dal viscido ed intricato meccanismo del mercato, lo spirito creativo più puro può finalmente riaffiorare e liberare al vento la sua voce.

Di conseguenza diventa irrilevante anche qualsiasi critica o giudizio negativo, perché non esiste in principio il presupposto da parte dell’autore di piacere. Ogni manifestazione di disprezzo gratuita è solo il sintomo di un insoddisfazione personale del critico. Indi per cui, non abbiate paura di creare! E non abbiate paura di non piacere. Semplicemente, chiudete gli occhi e abbandonatevi dentro il vostro mondo, raccontandolo…

PARTECIPA A RIVOLUZIONE CREATIVA!

GM Willo
Foto: Dutch Clouds di Willoclick

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LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI

Questo raccontino di Aeribella Lastelle, pseudonimo femminile per il progetto La Giostra di Dante, é venuto fuori all’indomani della visione di questo bel documentario. Guardatelo, é davvero interessante. Qui trovate la seconda parte poi seguite i link su youtube.

LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI
di Aeribella Lastelle

La Terra scrive sul mio corpo.
La gente ammira i miei tatuaggi, segni tribali e simboli simmetrici, poi mi chiede chi me li abbia fatti ed io rimango interdetta. Mi piacerebbe dire loro la verità ma non posso perché mi prenderebbero per matta. Allora m’invento qualcosa per non destare sospetti.
L’ultimo di questi, una serie di cerchi concentrici all’interno di un triangolo (anche se secondo me si tratta di una freccia), me lo sono fatto in Portogallo la scorsa estate. È questo quello che ho raccontato in giro e i miei amici l’hanno bevuta. Se invece sapessero la verità, probabilmente smetterebbero di chiamarmi e mi consiglierebbero un buon dottore. Ma io non ho bisogno di dottori, sto benissimo. Anzi, non mi sono mai sentita meglio.
Ammetto che all’inizio la faccenda mi disturbava alquanto. Svegliarmi sudata nel mio letto dopo strani incubi che non riuscivo mai a ricordare, e poi guardarmi il corpo allo specchio per scoprire se il sogno aveva lasciato il segno, come succedeva quasi sempre. Sono due anni che va avanti questa storia, esattamente dal giorno in cui mi persi nel bosco. Proprio come Pollicino, dannazione… Che scema! Gettai nel cestino dei ricordi tre anni di relazione, sbattendo la porta in faccia a Nicco dagli occhi verdi, gran bell’affare! Ubriaco alla festa di ognissanti si era buttato sulla sua ex e poi era venuto con la coda tra le gambe a chiedermi scusa. Il minimo che si meritava era che lo mandassi al diavolo, ed è quello che feci. Schiumante di rabbia incominciai a girare a vuoto col motorino, per le strade di una periferia che non conoscevo. Poi mi lasciai alle spalle anche le case e mi ritrovai sulle colline. Sentii la marmitta scoppiettare e solo in quel momento mi resi conto che ero rimasta senza benzina. Che stupida… Lasciai il motorino sul bordo della statale e provai a tornare indietro a piedi, ma la strada saliva ripidamente e le luci della città erano sulla mia destra, oltre gli alberi. Così lasciai la strada con l’intenzione di tagliare per il bosco. E feci la fine di Pollicino… Il buio mi sorprese che ero ancora tra la vegetazione. Non vedevo più niente, né strade né luci, solo alberi, rami ed arbusti. Nonostante tutto provai una strana sensazione di quiete. Mi sedetti su un letto di foglie secche per riprendere fiato ed invece mi addormentai. Fu la prima volta che sognai quelle cose che non riesco mai a ricordare. Quando mi svegliai era giorno e mi rimisi subito in cammino. Non potevo credere di aver passato la notte nel bosco, da sola. Era tutto molto strano. Era come se mi fossi appena appisolata, anche se mi sentivo fresca e riposata, e non come se avessi appena passato la notte sulla terra umida di un bosco alla fine di ottobre.
Quando tornai a casa mi buttai sotto la doccia e lo vidi, poco sopra la caviglia destra. Era il primo messaggio della Madre sul mio corpo, una farfalla stilizzata, poco più grande di un’unghia. Da quel giorno è successo altre ventitre volte. Il mio corpo è il foglio bianco della mia signora, che piange per le pene inflittele dai suoi figli. Ella ci parla in molti modi, ma noi continuiamo ad ignorarla.
Per due anni mi sono chiesta perché io. Perché la Madre ha scelto di parlare specificatamente a me. Ancora non conosco la risposta, ma so che il giorno in cui riuscirò ad afferrare il senso dei miei sogni, sarò in grado finalmente di leggere i simboli di cui il mio corpo è ormai disseminato.
E fino a quel giorno sarà un onore per me essere la carta da lettere della mia signora.

Questa nota è stata ritrovata nel diario della signorina Parisi, il giorno dopo il tragico attentato in cui hanno perso la vita alcuni dei personaggi più influenti del panorama economico ed industriale del paese. La signorina Parisi ricopriva da circa un anno la funzione di “personal assistent” per l’ingegner Damiani, noto imprenditore anche lui vittima dell’esplosione di venerdì scorso. Gli inquirenti presumono che la ragazza abbia agito da sola e che il suo gesto sia stato il risultato di una lunga e convulsa escalation di stati mentali deviati. Qualcuno invece sospetta che la storia dei tatuaggi possa aver a che fare con altri strani fenomeni che si stanno ripetendo negli ultimi tempi, come i sempre più numerosi casi inspiegabili di cerchi di grano nel nord Europa. Purtroppo l’esplosivo indossato dalla Parisi ha completamente divelto il suo corpo e non è stato possibile accertare la presenza di questi peculiari tatuaggi, anche se i conoscenti della ragazza dichiarano di averli visti in più occasioni.
Ci si chiede a questo punto, nel caso la favola della Parisi contenesse un minimo di verità, a quante altre persone la Terra sta parlando in questo momento, e quante altre bombe ad orologeria sono pronte a saltare in aria?

LA GIOSTRA DI DANTE

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IL VACCINO CONTRO L’AMORE


Fischia il vento e ticchetta la pioggia, sulla nuda e fredda pietra della torre dalla quale dispiego la mia seconda vista su di voi, piccoli uomini di un mondo alla deriva. L’inverno avanza inarrestabile come la vostra fine. La mia non è una profezia ma l’inevitabile risultanza di una logica di pensiero quasi scontata. L’uomo del ventunesimo secolo è destinato a cadere…

Sono ormai quasi tre anni che mi balocco con questo mio diario, commentando sadicamente le malvagità di cui siete responsabili. I miei interventi diventano sempre più inconsueti. Il più delle volte mi sembra di parlare ai muri della mia torre, che forse addirittura riescono a capirmi meglio. D’altronde mi conoscono da svariati secoli…

Gor rimescola le spezie nel calderone. Ha in mente una pozione nuova, un vaccino… Già, proprio come quelli che vi spacciano le multinazionali farmaceutiche, in combutta con la fabbrica del consenso per mettervi paura e correre ai ripari. Un gioco subdolo per dare una spinta a questa vostra bella chimera che chiamate economia, e che vi ha messo quasi tutti in ginocchio. Dico quasi perché gli unici che se la ridono sono proprio i diretti responsabili del crollo…

…comunque, dicevo di Gor e della sua nuova pozione. È un vaccino contro la malattia più crudele degli uomini, che ogni giorno miete migliaia di vittime. Peggio del cancro e dell’Aids messe insieme. L’ebola in confronto è un banale raffreddore… Di cosa sto parlando? Ma ovvio, dell’Amore. Per amore uccidete gratis, vi sporcate le mani di sangue, ci fate anche il bagno dentro il sangue se serve. L’amore per la patria, per il vostro dio, per i figli, per la propria squadra di calcio… Si, è questo il tipo d’amore che induce a reclamare il sangue di chiunque vi si metta davanti. È questo l’amore che il mio compagno Gor desidera annientare.

Col tempo quel povero diavolo ha imparato a dosare gli ingredienti. Gli ho insegnato io tutti i segreti, e di sicuro non gli mancano fantasia ed ambizione. Purtroppo quello che ha in mente non si può fare. Io stesso ci ho provato più di una volta a creare un vaccino simile, ma non ci sono mai riuscito.

L’Amore… votate la vostra vita ad un concetto che non riuscite neanche a definire nella sua interezza. Spesso vi contraddite parlandone, e quasi sempre lo usate come pretesto per il vostro amor proprio, che è tutta un’altra faccenda…

Diamine, ho appena udito un esplosione al piano di sotto. Qualcosa dev’essere andato storto con la pozione. Speriamo che il povero Gor non c’abbia rimesso le penne…
Vi saluto adesso, mi piccoli umani. Non posso assicurarvi che tornerò presto, ma di sicuro tornerò…
Perché io sono Nekradamus, e vi osservo, non dimenticatevelo!

FONTE: http://nekradamus.blogspot.com/

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IL VIOLINISTA METROPOLITANO

É un fredda mattinata di gennaio al DC Metro Station di Washington. Un costante fluire di carne umana percorre i lunghi corridoi della metropolitana, illuminata asetticamente dai neon. È il plasma vitale di un assurdo sistema che ci vuole produttivi e consenzienti. Il brontolio sommesso di migliaia di zampette calzate di pelle o di gomma, è interrotto improvvisamente dal suono dolce e pungente di un violino.
Il violinista suona sei pezzi di Bach per circa quarantacinque minuti. Durante questo periodo più di duemila persone attraversano la stazione, involucri di energie sedate, trascinati quotidianamente ai loro posti di lavoro da invisibili fili. È l’assurda danza del bel mondo…
Dopo tre minuti un uomo di mezza età nota il musicista suonare. Come rapito per un attimo dalla vibrazione di quelle corde, l’uomo rallenta, si ferma per alcuni secondi e poi si affretta a tornare sulla sua strada.
Quattro minuti più tardi il violinista riceve il suo primo dollaro: una donna gli getta i soldi nel cappello e, senza fermarsi, continua a camminare. È forse un gesto istintivo, dettato dal suo inconscio?
Poco dopo un giovane si appoggia al muro ad ascoltare la musica, indeciso se farsi catturare o ritornare sui suoi passi. Guarda l’orologio e l’inganno lo sorprende nuovamente. Si allontana veloce accompagnato da un fraseggio di Bach.
Dieci minuti più tardi un bimbo di appena tre anni si ferma, ma la madre lo trascina via di fretta. Il ragazzo punta i piedi per poter guardare il violinista più da vicino, lui che non é attaccato ad alcun filo ma è appendice di una madre impegnata. Lei lo spinge, intimandogli di camminare, e lui non può fare altro che ubbidirle, ma continua a girare la testa in direzione di quella melodia, fino a quando la folla non gli sottrae alla vista le abili dita del musicista. Nell’arco della performance questo episodio si ripete molte altre volte con altrettanti bambini, ed ogni genitore, senza alcuna eccezione, trascina via di forza il proprio figlio.
Sono passati quarantacinque minuti e il musicista continua a suonare. Solamente sei persone si sono fermate ad ascoltarlo per un breve periodo. Una ventina gli ha dato dei soldi senza però fermarsi. L’uomo ha raccolto un totale di trentadue dollari.
Quando finisce di suonare nessuno lo nota. Nessuno applaude, né vi é alcun riconoscimento. Lo zampettio degli insetti riprende possesso dell’etere del corridoio.
Nessuno lo sa, ma quel violinista è Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Durante quell’ora scarsa ha suonato uno dei pezzi più complessi che sia mai stato composto, con un violino del valore di tre milioni e mezzo di dollari. Due giorni prima Joshua Bell ha fatto il tutto esaurito in un teatro di Boston, dove i posti costano in media cento dollari.
Allora c’è da chiedersi, se non riusciamo a ritagliarci un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti del mondo che suona gratuitamente alcune delle musiche più belle mai scritte, con uno degli strumenti più pregiati mai realizzati, quante altre cose meravigliose della nostra quotidianità ci facciamo mancare?

FINE

Questo episodio é realmente accaduto e ho deciso di costruirci sopra una piccola storia, come ho giá usato fare in passato. Il progetto l’ho chiamato “L’Orfanotrofio delle storie”, ovvero il riproporre episodi di vita o eventi con un nuovo abito.

Joshua Bell che suona in incognito alla stazione della metropolitana fu un evento organizzato dal Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità della gente.

Le questioni sollevate:

- In un ambiente affollato durante un’ora inopportuna, riusciamo a percepire la bellezza?

- Riusciamo a fermarci per apprezzarla?

- In un contesto inaspettato, riusciamo a riconoscere il talento?

FONTE: http://bitsofwisdom.org/2009/10/21/interesting/perception/

 

L’ORFANOTROFIO DELLE STORIE

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Se durante la vostra navigazione vi capitasse di imbattervi in una storia senza autore, anche magari solo una parabola di poche frasi, provate ad adottarla. Cucite addosso alla trama una nuova storia, arricchendola di particolari, dandole un nuovo nome, cambiando i personaggi, stravolgendola insomma. Può rivelarsi un esercizio davvero gratificante.

Come al solito, se vi va di pubblicare i vostri lavori, segnalateli a Willoworld (info@willoworld.net) che è sempre pronto a dare disponibilità di spazio ai suoi lettori. Potete anche semplicemente segnalare una storia anonima all’Orfanotrofio delle Storie. Ci penseranno poi gli autori di Willoworld a darle un nome e la dignità che si merita.

www.willoworld.net

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MAMMA NON PREOCCUPARTI, LA SERATA LA PASSO CON IL MIO AMICO CTHULHU….

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Come facevamo a far capire ai nostri genitori che cosa combinavamo negli scantinati fino alle prime luci del mattino? Chi di noi non ha mai fatto i conti almeno una volta, durante la nostra bizzarra adolescenza di giocatori di ruolo, con gli sguardi perplessi dei propri vecchi e con le loro più che lecite domande?
“Ma cosa fate rinchiusi lì dentro?”
“Cosa sono tutti questi libri pieni di mostri?”
“Ma alla vostra età siete sempre a giocare?”
“Non è che vi drogate?”

Su quest’ultimo punto si potrebbe aprire una parentesi lunga e compromettente, ma non è quello che mi preme dire in questo post… Sono passati vent’anni e adesso molti di noi si trovano dalla parte opposta di quel difficile confronto. Sicuramente oggi se i nostri figli ci venissero a chiedere di poter usare il salotto per una partita di D&D noi non solo li spolvereremmo le sedie, ma ci fionderemmo a sedere con i dadi in mano.

Ma i tempi sono cambiati. L’approccio al GDR oggi avviene principalmente attraverso i videogames e chissà cosa ci aspetta nei prossimi anni. Forse mi ritroverò anch’io a guardare perplesso i miei figli mentre, prima di un assurdo tuffo cibernetico, mi rassicureranno con una frase del tipo “…tranquillo papi, la serata la passo in chat con il mio amico Cthulhu…”

È anche vero che alcuni dei nostri genitori riconoscevano che era più sicuro per noi rimanercene a giocare in cantina o in salotto fino al mattino, che sballarsi in discoteca come facevano tutti gli altri nostri coetanei. Rimanevano però fuori alcuni dubbi imbarazzanti… “…ma quel figliolo non avrà mica dei problemi, magari è un po’ indietro, o forse… gay… o no, è la droga, certo, sempre lei…”

Gli eventi acquistavano anche una certa comicità quando a volte i nostri vecchi ci sentivano parlare di roba di gioco.
“Ma lo sai che ieri il master c’ha fatto trovare due spade magiche e un mucchio di monete. Siamo anche passati di livello… però per poco quei non morti non ci facevano secchi…”
A questo punto il padre poteva venirsene fuori con una battuta sarcastica mentre la madre ti riprendeva con voce preoccupata dicendoti “Ma che storie che sono queste…?”

Il tavolo, i dadi e quella manciata di amici di gioco si sono rivelati gli ingredienti fondamentali di una vita passata a fantasticare e a creare. Nessuna scuola poteva insegnarci le cose che il GDR ci ha insegnato. Passavamo le serate insieme al Drago oppure a Cthulhu, ed era davvero il modo più gratificante e sicuro di viaggiare.

Se qualcuno ricorda un episodio carino, magari anche divertente, sulle considerazioni e sui comportamenti dei propri genitori a proposito del GDR, invito a riportarlo più sotto nei commenti del post originale che si trova a questo link.

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Prescrizione breve: Berlusconi deve salvare anche David Mills

Leggendo un articolo sul Corriere mi sono reso conto di quanto sia lapalissiano il voler salvare a tutti i costi anche David Mills dal processo! Non ce lo nascondono neanche più, viene detto e fatto tutto alla luce del sole come se fosse la cosa più naturale di questo mondo!

Chi ha un briciolo di onestà intellettuale si è reso conto che il Lodo Alfano è stato fattoesclusivamente per salvare Berlusconi dai suoi procedimenti giudiziari e che queste ultime manovre (prescrizione breve) viene fatta con l’unico scopo di salvare Mills, avvocato corrotto per non dire tutta la verità in dei processi a favore di Berlusconi!
 
E’ indubbio che se dovesse venire confermata la sentenza anche in Cassazione (e ci sono tutti gli elementi per pensarlo) ci sarebbe una sentenza che inequivocabilmente condannerebbe anche Silvio Berlusconi, perché se c’è un corrotto c’è anche CHI lo ha corrotto!
 
Qui non basta più una rivolta dei sensi, per spiegare alla gente cosa ci stanno facendo per preservare i loro traffici ci vuole non so che, non ne ho davvero idea, stiamo cadendo sempre più in basso e ogni volta volta l’indice della sensibilizzazione per questi eventi, che ci colpiscono TUTTI, viene stabilizzato sempre uno scalino sotto!
 
Saluti

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Un Corto Pixar eccezionale

La pixar ormai ci ha abituato con i suoi corti mandati in onda prima dei loro film di animazione, sempre divertenti e pungenti, tanto e’ vero che e’ uscito un dvd solo con il raggruppamento di quest’ ultimi.

Questo Corto lo trovo eccezionale, parla del simpatico Kiwi, quel simpatico Uccello ovoiforme con un lungo becco e le alette atrofizzate della nuova zelanda.

 

Tanta simpatia come sempre,  un briciolo di tristezza e un grande significato implicito  perche’ tutti noi abbiamo un sogno e a volte saremmo disposti a tutto per poterlo realizzare.

godetevelo

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NON INSEGNATE AI BAMBINI

Miei piccoli demoni travestiti da uomini, avete sentito la mia mancanza? Le mie visite si fanno sempre più sporadiche e c’è una ragione ben precisa; più passa il tempo e più mi rendo conto che le mie parole non vi saranno mai d´aiuto, almeno che…

…almeno che non impariate a riprogrammarvi. Esattamente, proprio come un computer. Dovete riprogrammare i vostri modi di percepire la realtà, che è tutto fuorché reale. Dovete imparare a vedere oltre le cose, in prospettive più aperte, lasciandovi scorrere addosso i flussi di energia che ogni singola esperienza vi elargisce. Pensare come un vero demone significa galleggiare in un oceano di vaghezza.

Ma il programma è tutto quello che avete, non è vero? Il vostro inconscio, le vostre basi, gli insegnamenti dei primi anni di vita, la scuola, i genitori. Siete ciò sapete di essere e niente più. Non vi è mai davvero interessato il mistero dell’esistenza, anche se fate finta di rincorrerlo per ogni dove. In verità vi dico che siete terrorizzati all’idea di una rivelazione.

Siete perduti, e già la sapevo, e ve l’ho anche confessato più volte nei mesi passati. Il circo dell’umanità ospita anime troppo modeste per guardare la verità negli occhi. La vostra speranza come specie risiede nei vostri lombi. Forse un giorno nascerà una generazione diversa, capace di distaccarsi da quel circolo vizioso di cui siete prigionieri ormai da millenni.

Quindi, come disse un altro saggio demone alcuni anni fa, non insegnate ai bambini. Lasciateli correre, sbagliare e crescere. Non insegnate loro la storia e i concetti di vero e di falso, il male ed il bene, tutte cose inesistenti eppure inutili. Amateli, quello si, ma dubito che molti di voi sappiano cosa significa amare. Penserete che un demone come il sottoscritto non ne sia capace, ma vi sbagliate. Il mio potere (e vi assicuro che ne ho un bel po’!) è il risultato di un continuo atto d’amore nei confronti dell’universo.

Ascoltatevi la canzone e provate a pensare al vuoto. Mandate in vacanza la vostra mente negli angoli bui del cosmo, laddove il tempo si ferma per il troppo freddo. Io, nel frattempo, continuerò a lavorare sulla pozione magica che ho promesso al mio fido servitore Gor…
…povera creatura schiava delle sue turpi voglie.

FONTE: Nekradamusblogspot

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IL VENTO DELLA RIVOLUZIONE CREATIVA

il vento della rivoluzione

La community di Rivoluzione Creativa fondata qualche settimana fa e legata ai siti R.C. e Willoworld incomincia lentamente a funzionare. Quattordici membri, pochi in effetti attivi, ma comunque qualcosa si sta movendo. L’idea, e lo ribadisco per tutti coloro che hanno già partecipato in passato alle attività ricreative di Willworld.net, è quella di avere a disposizione una piattaforma per condividere liberamente le proprie “Creature” (poesie, storie, immagini, video e musica), commentarle e valutarle. In seguito l’amministratore del sito Rivoluzione Creativa riproporrà quotidianamente ogni opera sulla piattaforma principale che vanta una sessantina di visite al giorno e un counter di oltre 10000 hits.

La gestione di una community non è cosa facile. Qualche consiglio me lo gira mia moglie, community manager di professione, ma per quanto si possa pubblicizzare ed invitare con cortesia i propri conoscenti, lo slancio di partecipazione deve sempre venire dall’altra parte. Durante questi tre anni di impegno prettamente hobbistico in rete mi sono accorto che molti miei contatti non sono ancora pienamente coinvolti nella rivoluzione di Internet 2.0, e tanto meno lo saranno in quella attuale che ci porta lentamente verso la terza fase di questo grande fenomeno tecnologico e sociale.

All’inizio il collegamento di tutti i nostri computer ci ha spaventato, ma col tempo abbiamo superato questa prima invasione della privacy. Poi è arrivato il tempo di proporci, di scambiare informazioni attraverso blog e forum. La terza rivoluzione passa per la condivisione di ogni nostro dato. Sta già succedendo attraverso i social network con le foto, i video e il resto. In futuro avremo portatili superveloci in wireless privi di harddisk. Incamerare dati infatti diventerà superfluo, perché tutto sarà in condivisione. Se l’idea vi turba, non preoccupatevi. Ci si abitua a tutto, un passo alla volta.

La visione può diventare un incubo da grande fratello oppure uno splendido miraggio di comunità globale in sintonia. Una bella sfida davvero.
Nel mio piccolo continuerò ad esortare persone a partecipare a questa festa di condivisione e creatività. Registratevi a Rivoluzione Creativa e iniziate a rendere partecipi gli altri membri delle vostre creazioni. Seguite il vento della rivoluzione.

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