CAOS SENZA FILI

Pubblicato: 1 marzo 2008 da guzzostain in INTERNET, TECNOLOGIA

Un nuovo disordine mondiale. Provocato dai cellulari connessi al Web. Lo prevede il più grande guru delle comunità virtuali colloquio con Howard Rheingold

Che cosa succederà quando tutti i cittadini, dai ragazzini agli anziani, avranno in tasca un oggetto elettronico con dentro tutto il sapere di Internet e tutte le relazioni sociali della Rete? Che cosa accadrà quando ciascuno di noi sarà uno snodo di una Rete di socializzazione sempre in funzione? Quali effetti avrà la capillarizzazione del Web sui rapporti di classe e sulla partecipazione politica?Domande solo in apparenza astratte: presto ci accorgeremo che gli effetti saranno tanti, e molto concreti, quotidiani. Se non devastanti. Ne è convinto uno dei più grandi guru del Web: Howard Rheingold, gà direttore della “Whole Earth Review”, la bibbia tecnologica alternativa degli hippie americani. Pioniere del cyberspazio, fin dai tempi del forum The Well in California, fondatore di “HotWired”, fu il precursore e l’antropologo dell’interazione sociale su Internet, con il best-seller del 1993 “Virtual Communities”.

Adesso Rheingold annuncia una rivoluzione in un nuovo libro dal titolo incendiario: “Smart Mobs”, che in America è già diventato un caso (in Italia sarà pubblicato a settembre da Raffaello Cortina). “Smart” si traduce con “intelligente”, “furbo”. “Mob”, invece, è una parola che letteralmente significa “folla”, ma nella sua accezione più cupa, come “ghenga”, “plebaglia”, piazza in tumulto dedita al linciaggio. Forse potremmo tradurre “Smart mobs” con “Plebaglie intelligenti”, ma non rende certo l’idea.

Come mai ha voluto associare due parole all’apparenza così antitetiche?

«Il titolo del libro doveva essere: “Come la tecnologia della comunicazione abbatte le barriere di accesso all’azione collettiva.”. Ma se lo chiamavo così, me lo pubblicava qualche università sconosciuta e non ne parlava nessuno. D’altro canto, il termine “comunità virtuale”, che 10 anni fa ho contribuito a rendere popolare, ha un connotato vagamente affettuoso che tende a nascondere una realtà più contraddittoria. Ho scelto quindi “Smart mobs”, in parte per provocare, e in parte per attirare l’attenzione sul fatto che gli effetti della rivoluzione sociale in arrivo – quella scatenata dall’abilità di organizzare l’azione di gruppi in maniera che non è mai sta possibile prima, grazie a telecomunicazioni cellulari e capacità di calcolo diffusa – non sarà tutta positiva».

Che cosa c’è di tanto rivoluzionario quando il cellulare si sposa con il computer?

«Dipende da quanto lontano si guarda. Il passato ci insegna che, in certi casi, quando più tecnologie si combinano assieme, il risultato è un medium diverso con caratteristiche completamente nuove. Prendiamo gli anni ’80. Quando abbiamo combinato il microchip con la tv, il risultato è stato il personal computer, che non è semplicemente un vecchio mainframe a schede perforate con attaccato uno schermo, ma un tipo di macchina nuova. Lo stesso è successo negli anni ’90, quando combinando il pc con le reti telefoniche abbiamo dato vita a Internet. Adesso tutto mi fa pensare che siamo di fronte a un balzo simile».

Da cosa lo vede? Può fare qualche esempio?

«Innanzitutto dal comportamento dei teenager. Il primo indizio è stato notare, in Giappone e in Europa, tutti questi ragazzi chini a scrutare lo schermo del cellulare, invece di tenerlo all’orecchio per parlare, perché comunicavano con gli Sms. In Europa il fenomeno del “texting”, lo scambio di messaggini, ormai si sovrappone a un antico rituale di corteggiamento sociale come il “passeggio” del sabato sera, quando i giovani del circondario – le ragazze in gruppo da una parte, i ragazzi dall’altra – convergono sul centro del paese per potersi occhieggiare a vicenda. In altre nazioni, questa capacità di convergere all’improvviso, nello stesso momento, da direzioni diverse, sullo stesso luogo (che sia una piazzetta di paese, una festa o un altro tipo di evento), coordinati da messaggini di testo, ha gia un nome: viene chiamata “flocking”, come l’azione di uno stormo di uccelli che si aggrega assieme».

Qui c’è un gap generazionale. Quanti adulti sopra i 30 anni sono davvero a loro agio con chat e Sms? È una rivoluzione solo per ragazzini?

«Sì e no. Per l’ultimo dell’anno, in Gran Bretagna, sono stati inviati più di 100 milioni di Sms nel giro di 24 ore. È quindi un fenomeno che ormai coinvolge tutta la società. Allo stesso tempo dobbiamo riconoscere che fra i giovani sta prendendo forma un nuovo popolo globale, fra i 15 e i 20 anni, che ha in comune l’adozione entusiasta delle forme di comunicazione cellulari non tradizionali. Il fenomeno è interessante per due motivi. Il primo è che fra 10 anni questi ragazzi saranno dei cittadini, dei lavoratori, dei consumatori con molti più soldi da spendere. Il secondo è che, così come oggi possiamo tenere in mano un palmare mille volte più potente di un pc del 1979, anche la tecnologia cellulare continuerà a progredire. Ci ritroveremo quindi di fronte a una generazione con un decennio di esperienza nell’uso di tecnologie portatili, capace di invocare il supporto di network sociali, di accedere a qualsiasi informazione, e di organizzare azioni collettive in modo istantaneo».

Folle giovanili intelligenti contro masse di anziani istupiditi?

«È possibile che in futuro avremo diverse visioni della tecnologia a seconda dell’età. Un esempio è l’idea di essere sempre “on”, sempre “accesi”, collegati e disponibili per il proprio network sociale. Una simile prospettiva non è probabilmente molto interessante per un cinquantenne, mentre può soddisfare perfettamente chi ha 15 anni. Ricordiamoci che il termine “gap generazionale” nasce negli anni ’60, e che dietro c’è il fenomeno di un gruppo di persone, i “baby-boomer”, cresciuti assieme alla televisione, ovvero la prima generazione della storia plasmata dal senso di appartenenza comune al mondo che questo medium è in grado di creare. Se oggi c’è una differenza è che, al contrario della tv che ci trasforma in spettatori passivi, i giovani sono abituati a un ruolo sempre attivo».

Ma un genitore che osserva un figlio in chat non riesce a vedere niente di più che chiacchiere frammentarie, oziose e inutili. Se il medium è il messaggio, che ci dice la grammatica di queste forme di comunicazione?

«Credo che dobbiamo stare molto attenti a non confondere ozioso con inutile. C’è un famoso studio antropologico di un piccolo villaggio della Spagna, dove la mancanza di un moderno impianto idrico costringeva le donne a recarsi tutti i giorni al pozzo per fare il bucato. L’arrivo dell’acquedotto portò grande convenienza, ma mise allo stesso tempo in crisi l’intera struttura sociale della comunità. La chiacchiera oziosa è infatti lo strumento che ci permette di conoscerci a vicenda, di spargere idee e voci, di mantenere vive le norme della convivenza sociale».

Ma non è forse vero che articolare razionalmente un’opinione complessa attraverso una chat è un’impresa quasi sovrumana?

«Certamente. Sono assolutamente convinto che in una moderna democrazia i cittadini debbano essere in grado di comunicare fra loro in maniera molto sofisticata, se vogliono capire le problematiche necessarie per mantenere una società libera. Una chat non è sufficiente per questo, così come non è sufficente la televisione. Ma nell’ecologia dei media c’è sicuramente bisogno anche di una nicchia di strumenti che favoriscono la comunicazione diretta fra la gente, l’azione collettiva. Nelle Filippine nel 2001 ho visto un milione di persone scendere in piazza contro il regime di Estrada, fino a far cadere pacificamente il governo, e tutte le manifestazioni erano organizzate via Sms. Al contrario della vecchia catena telefonica a voce, digitare un messaggio sulla tastiera costa un po’ più di fatica, ma poi, chi lo riceve, lo può rispedire all’istante a tutti i numeri memorizzati nell’agenda del suo telefonino. Persino in Kenya, durante le recenti elezioni, la correttezza delle operazioni di spoglio delle schede è stata garantita da osservatori armati di cellulari, che inviavano i risultati in Sms al quartier generale».

La storia ci ha insegnato che la psicologia della folla è irrazionale, emotiva, fanatica. Che cosa rende queste folle virtuali differenti?

«Il rischio di vedergli fare cose orribili non è affatto scomparso. Ed è vero che gli Sms hanno svolto un ruolo nell’attizzare i recenti, violentissimi incidenti razziali in Nigeria, contro il concorso di Miss Mondo. Ma se crediamo nella democrazia, sappiamo che questa è nata solo con l’avvento della stampa, dopo millenni in cui l’abilità di leggere e scrivere era rimasta lo strumento di potere esclusivo delle élite. Quella svolta tecnologica rese possibile un’esplosione di azione collettiva, che ci ha dato non solo la democrazia ma anche la scienza, con il suo sistema di aggregazione del sapere raccolto dagli esperimenti di tanti ricercatori diversi. Il World Wide Web è un caso simile: se la sua costruzione fosse stata affidata a un’azienda o a un governo non sarebbe mai nato. Invece, milioni di persone hanno messo on line le loro pagine web, hanno cominciato a collegarle fra loro, e il risultato collettivo è infinitamente più prezioso di ogni sua singola parte. Sta a noi cogliere il potenziale benefico anche dell’ultima tecnologia».

Non è un po’ ironico parlare di tutte queste potenzialità libertarie, quando un numero sempre più ristretto di multinazionali controlla le Reti su cui dovrebbero girare?

«Uno dei miei obiettivi è proprio attirare l’attenzione del pubblico sulle grandi battaglie normative che ci attendono. C’è uno scontro in corso fra gli interessi costituiti che vorrebbero riportarci al modello passivo della televisione, e sarebbe masochista sostenere che non c’è nulla da fare».

Luca neri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...