LIBERTÁ DI PENSIERO… MA FINO A CHE PUNTO…

Pubblicato: 2 ottobre 2008 da Willoworld in 9/11, PENSIERO, RIFLESSIONI
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Riporto quest’ultimo, controverso articolo del solito Freda riguardo ai revisionisti dell’olocausto. Premetto che prendo le distanze da queste persone, maneggio le loro teorie con attenzione e cerco di farmi una mia idea. Credo comunque che il loro lavoro sia molto importante. É sempre bene cercare di guardare agli eventi (passati e presenti) da nuovi punti di vista. Solo cosi é possibile riuscire ad afferrare una piccola parte del disegno.

La cosa che mi preoccupa, leggendo questo articolo, é il trattamento che viene riservato a questi signori, nelle nostre belle patrie della libertá. Ci é permesso di venerare dei assurdi, partecipare a rituali esoterici, negare e bestiemmiare le religioni, dedicarsi alla pornografia, assistere a film violenti, pensare l’impensabile, ma se ti beccano a revisionare certe veritá storiche t’aspetta niente di meno che la persecuzione. Succede con l’olocausto oggi…. forse domani ci saranno altri pensieri tabú, ad esempio l’11 settembre. Brutto affare, dico io!!!
Buona lettura.

L’OLOCAUSTO: UNA BUFALA DI CUI LIBERARSI
di Gianluca Freda

Fredrick Toben, storico e studioso dell’olocausto, è stato arrestato oggi all’aeroporto londinese di Heathrow, sulla base di un mandato di cattura europeo emesso su richiesta delle autorità tedesche. Si tratta dell’ennesimo caso di persecuzione del libero pensiero e della ricerca storica. Toben aveva osato non solo dire (che per i padroni dell’occidente sarebbe poca cosa), ma, ahilui, dimostrare quella verità con cui ogni europeo dotato di senso critico in decenti condizioni ormai non può più fare a meno di confrontarsi: che l’olocausto ebraico è stato una gigantesca bufala, inventata nel dopoguerra come mitologia su cui fondare l’ordine coloniale che dal 1945 vige in Europa e che ha raggiunto di recente punte di repressione e violenza mai viste prima. Toben è uno dei molti studiosi dell’olocausto oggi in carcere per aver svolto ricerche sulle presunte “camere a gas”, sui presunti “sei milioni di morti di ebrei”, sul presunto “sterminio su base razziale” di Hitler. Persone incarcerate per aver indagato, con gli strumenti della storiografia, su quegli eventi lontani e per aver scoperto – fin troppo facilmente – la verità: che erano pure invenzioni propagandistiche, create per tenere in piedi l’ordine mondiale usraeliano che ci domina da oltre sessant’anni e che, nel momento del crollo dei suoi pilastri ideologici, mostra la faccia più feroce.

Toben, 64 anni, è un australiano di origine tedesca, fondatore e gestore dell’Adelaide Institute, un sito australiano che si occupa da anni di proporre testimonianze, ricerche e saggistica sull’olocausto e la sua mitologia. Fu arrestato una prima volta nel 1999 mentre svolgeva, insieme a Robert Faurisson, alcune indagini sul campo di concentramento di Auschwitz. Fu condannato a 10 mesi di carcere, ma avendo già scontato 7 mesi in attesa del processo, fu rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 5000 dollari. Nel 2000 fu preso di mira dalla Australian Human Rights and Equal Opportunity Commission, che ordinò – senza averne alcun diritto – di chiudere il suo sito internet e scusarsi con le persone che aveva offeso. Nonostante tale ordinanza, Toben si rifiutò di chiudere il sito, che è ancora oggi visibile e consultabile con la sua notevole mole di materiale. Oggi questa decisione ha portato al suo arresto con l’accusa di aver pubblicato “materiale di natura antisemita e/o revisionista”. Se vi fate un giro su internet, troverete il nome di Toben accompagnato, il più delle volte, dalle consuete etichette politiche con cui la psicopolizia occidentale marchia a fuoco chi mette in discussione gli dei del nuovo ordine mondiale: neonazista, antisemita, negazionista dell’olocausto. Lo scopo di queste etichette è quello di bloccare sul nascere ogni discussione sull’oggetto della controversia storica, screditando preventivamente, come fanatici sanguinari, le persone di coloro che si permettono di indagare sull’unico fenomeno storico su cui le indagini non sono consentite. Toben sapeva bene che le sue ricerche gli sarebbero costate, prima o dopo, non solo la carriera, ma la stessa libertà personale. Se nel marciume morale in cui stiamo affondando il mettere a repentaglio la propria vita e la propria libertà personale per la ricerca della verità storica è ancora un atto di coraggio, allora Toben è uno dei pochi uomini di coraggio rimasti in questa miserabile colonia ebreo-americana che ci ostiniamo a chiamare “Europa”. Senza dubbio, io lo considero tale. Scrive Toben sul suo sito:

“Sono costretto ad operare sotto un’ordinanza-bavaglio della Corte Federale d’Australia che mi proibisce di mettere in discussione/negare i tre pilastri su cui si fonda la storia/leggenda/mito della Shoah/Olocausto:

1 – Che durante la II Guerra Mondiale la Germania abbia condotto una politica di sterminio contro gli ebrei d’Europa;

2 – Che abbia ucciso sei milioni di questi ultimi;

3 – Che per farlo abbia utilizzato l’arma omicida delle camere a gas.

E’ impossibile discutere dell’Olocausto con simili restrizioni. Mi limito pertanto a riferire quelle questioni che non mi è consentito esporre. Per esempio, se io affermassi che l’Olocausto è:

1 – Una menzogna;

2 – Che non sono mai morti sei milioni di ebrei, o;

3 – Che le camere a gas non sono mai esistite;

allora starei semplicemente riferendo ciò che altri esperti revisionisti – come i professori Butz, Faurisson e altri – affermano pubblicamente. Chiunque rifiuti di credere in questi pilastri dell’ortodossia si troverà a fronteggiare una forza di repressione diffusa in tutto il mondo che userà qualunque mezzo per distruggere le voci di dissenso. Il punto è che questi pilastri non hanno alcun fondamento concreto, benché tentativi di dotarli di tali fondamenti siano stati condotti per decenni, senza successo. Le ultime vittime incarcerate per aver rifiutato di CREDERE nella favola dell’Olocausto/Shoah sono Germar Rudolf, Ernst Zündel & Sylvia Stolz in Germania; Siegfried Verbeke in Belgio e Wolfgang Fröhlich & Gerd Honsik in Austria.

Se desiderate iniziare a dubitare della favola dell’Olocausto/Shoah, dovrete essere pronti al sacrificio personale, essere preparati alla distruzione del vostro matrimonio e della vostra famiglia, a rinunciare alla carriera, a finire in prigione. Questo perché i Revisionisti, tra le altre cose, stanno smantellando un’industria multimiliardaria che i sostenitori dell’Olocausto/Shoah intendono difendere, così come la sopravvivenza di Israele, Stato razzista e sionista. Perciò non piangete quando busseranno alla vostra porta per strapparvi alle vostre famiglie e ai vostri amici. Simili esperienze forgiano il carattere. I Revisionisti non sono sciocchi o ingenui, ma realisti, come si addice a chi persegue ancora ideali vivifici come Amore, Verità, Onore, Giustizia, Bellezza.

Alcune definizioni:

a) Un antisemita è qualcuno che disprezza gli ebrei in quanto ebrei, cosa che io ripudio con tutte le mie forze: non incolpate gli ebrei, incolpate chi si piega alle loro pressioni.

b) Il termine “antisemita” è in sé stesso un problema, riferendosi a un tipo di linguaggio che comprende anche parlanti di lingua araba, non solo di lingua ebraica; entrambi questi popoli usano linguaggi di origine semitica;

c) Un antisemita è qualcosa che gli ebrei odiano;

d) L’antisemitismo è una malattia. La si contrae spesso dal comportamento degli ebrei”.

Nel mio piccolo, aggiungerei che al Revisionismo Storico appartengono anche alcuni studiosi, come David Cole, che sono essi stessi ebrei. Altri studiosi ebrei, come Norman Finkelstein (autore del libro L’industria dell’Olocausto), pur non potendo – o non volendo – definirsi revisionisti, hanno svolto ricerche e pubblicato saggi che avvalorano diversi punti delle tesi revisioniste. Non so quanto potrà ancora durare questa repressione contro tutti quegli uomini che stanno tentando, a rischio della propria libertà, di affrancare l’Europa dal senso di colpa fittizio con cui da più di mezzo secolo viene tenuta in stato di servitù. Ogni sottomissione si fonda sul meccanismo della colpa, quello che ogni vincitore si affretta ad imporre al vinto. Il sentimento di colpa è una delle nostre principali catene e – come l’arresto di Toben dimostra – i nostri carcerieri vogliono che resti ben solida. Nessuna civiltà, però, può battersi il petto in eterno e i segni di una non troppo remota liberazione dal cilicio imposto dai vincitori può essere colta nello stesso furore con cui gli storici Revisionisti vengono perseguitati e zittiti. Come disse una volta Robert Faurisson: “Il futuro dei Revisionisti potrà essere nero, ma, al contrario, il futuro del Revisionismo mi appare estremamente roseo”.

FONTE: http://blogghete.blog.dada.net/

commenti
  1. Pupottina ha detto:

    prima!!!!!

    ma esiste? siamo sicuri? ne ho sentito parlare, ma anche lì era censura….

  2. 3my78 ha detto:

    Questo tizio andrebbe preso e messo dentro un forno crematorio.

  3. willoworld ha detto:

    A lui credo vada anche bene, visto che dice che non sono mai esistiti;)))))))
    A parte quello che questi revisionisti dicono, che puó o meno non piacere, a me preoccupa il fatto che vangano perseguitati per le loro idee…. a me sa tanto di inquisizione.
    Io perseguo una mia personale legge: PENSA QUELLO CHE VUOI MA LASCIAMI STARE. E sono anche per la libertá di parola e di comunicazione. Quindi, se uno vuole dire certe cose, prego, si accomodi….

    E comunque riguardo all’olocausto, sono sicuro che é andata molto diversamente da come i testi di scuola e i film americani (e non) ci hanno fatto intendere. Come con tutto, si sa…. da Pearl Harbour, alla baia dei Porci, al Golfo del Tonchino, agli ospedali del Kuwait (in cui si presumeva che i soldati irakeni uccidessero i bimbi nelle incubatrici), Genova 2001 e ovviamente il 9/11.

    Che Giostra che é questo mondaccio!!!:)))))))))))))

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