IL SEME DELL’ODIO – Capitolo VII: Deja Vu

Pubblicato: 6 novembre 2008 da Willoworld in NARRATIVA
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– Deja-vu –

L’agente esce dall’auto intimandomi di alzare le mani. Le cose sono cambiate negli ultimi anni. Prima della menata del 9/11 gli sbirri non facevano tutto questo chiasso. Oggi invece hanno sempre la mano sul ferro, pronti a farti saltare le cervella per un infrazione stradale.
Obbedisco allo stronzo. Rimango quieto come un lama tibetano. È un semplice controllo. C’è stato un po’ di movimento in città nelle ultime ore, e non solo a causa dei negri. Sono stati ritrovati due cadaveri sulla spiaggia, un uomo e sua figlia. La polizia è costretta a muovere un po’ il culo, il che è davvero strano per Eire.
– Sergente Norton, può andare. Grazie per la collaborazione – Stronzo. Non ti sei neanche accorto che ho i polsini della giacca intinsi di sangue e le nocche dei pugni sbucciate.  Mi viene in mente quella storia di quel Jeffrey Dahmer, il pazzo di Milwaukee. Quelli stronzi di piedipiatti gli riportarono in casa una delle sue vittime, un ragazzino di quattordici anni che era riuscito a scappare. Lo avevano trovato mezzo nudo in strada, stravolto per le torture subite. Il perfido Jeffrey trapanava la fronte delle sue vittime e poi ci spruzzava dell’acido. Così le trasformava in zombi, per giocarci un po’, prima di cucinarli ovviamente.
Passiamo intere vite davanti alle novelle di Hollywood, che ci raccontano di come sono perspicaci i nostri poliziotti. Un piccolo indizio e ti risolvono l’omicidio perfetto. Ma la verità è un’altra. La verità è sempre un’altra. La polizia non ci capisce un cazzo di quello che succede per le strade. Se riesce a beccarti è perché hanno avuto culo, o perché eri così fatto che hai lasciato il tuo nome scritto sul cadavere,
Saluto l’agente con un sorriso e mezz’ora dopo sono sotto le coperte. Mi godo il sonno, la discesa, l’oblio. Buonanotte…

Il ronzio del bimotore mi avverte che siamo pronti ad atterrare. Benissimo. Non ce la facevo più…
…sono appena passate le sei. Non è successo nulla. A volte accade anche questo. Quando riconosco di non avere alternative mi costringo a rimanere sveglio, e allora il rituale è rimandato al giorno dopo. Sicuro. Non possono passare più di quarantotto ore tra un rituale e l’altro, altrimenti lui si arrabbia, e si ripiglia le nostre notti, le cadute nell’abisso, i bagni di tenebra.
La sera del mio arrivo non potevo fare altrimenti. Per questo ero sicuro che il giorno dopo sarebbe successo qualcosa. L’incidente alla spiaggia, come lo hanno chiamato; i gabbiani affamati, la bambina con il padre, e tutte le cose che sono state scritte in terza pagina nel giornale locale. Brutto affare…
Nessuno sospetta ancora che si tratti di un omicidio, ma la vicenda è senz’altro bizzarra. In autunno inoltrato un uomo insieme alla figlia di cinque anni decide di farsi un bagno nel lago, che di questi tempi è davvero gelido. Poi il rinvenimento dei cadaveri, con quella caratteristica che è una vera e propria manna per i giornalisti. “…il signor Redford e la piccola Katie sono stati trovati da un turista che camminava sulla spiaggia, verso le ore venti. Nella penombra non si era accorto che a entrambi erano stati asportati i bulbi oculari, una pratica adottata a volte dai gabbiani, presenti in grandi stormi attorno alla zona…” Gabbiani un cazzo, dico io!
Ecco che cosa succede quando vengono mandati degli idioti a portare piombo e democrazia dall’altra parte dell’oceano. Quelli sono mondi insidiosi, troppo antichi per noi, che siamo le pulci della storia. Abbiamo si e no cinquecento anni. Abbiamo messo a ferro e fuoco le vecchie culture e ci siamo inventati il fottutissimo sogno americano. Poi ci corazziamo bene e bene e crediamo di farla franca. Non puoi farla franca con quella gente. Quella gente è antica. Esistono cose che dormono sotto la sabbia, dormono da secoli, millenni. Non sono morte. Attendono…
Ilu Limnu, il dio del male, signore supremo delle tenebre quiete, un bagno caldo che neanche la droga del messicano riesce a farti assaporare. Legato a Taiwaith, il mare primordiale che diede vita alla creazione, Ilu Limnu esercita il suo incontrastato dominio sull’ombra. Puoi riverirlo con un semplice gesto. Non devi fare niente. Basta che tu ti addormenti. Sarà lui che entrerà in te per prendersi il suo dono. Poi, a conti fatti, ti regalerà l’abisso…
Sono le quattro e ventidue. Mia madre è in giardino a dare da mangiare ai gatti. Mio padre lucida il suv. Me ne vado di sopra a dormire. A sognare. A farmi rapire. Succederà di nuovo, ancora, ed ancora, ed ancora.

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