IL SEME DELL’ODIO – Capitolo XIII: Jeremy

Pubblicato: 12 novembre 2008 da Willoworld in NARRATIVA
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La voce è tornata a parlare.
Sono passati cento giorni dalla visione nella grotta, dall’incontro con il padrone. Si è manifestato puntualmente dentro di me, alle sei di ogni giorno, o quasi, ma non mi aveva più omaggiato della sua presenza. Ieri notte mi ha convocato davanti a quell’assurdo brodo di sangue, il mare rosso del deserto. Ma questa volta è stato bellissimo.
Sono io il prescelto. Adesso lo so. Jeremy e Bud erano lì per puro caso. Ci ha giocato per un po’, ma era normale che prima o poi si stufasse di loro. Eliminare Bud è stato facile. Lo ha lasciato al suo destino, il destino di un pazzo. Jeremy invece lo ha dato in pasto al suo nuovo discepolo. Come gliene sono grato…
Le immagini mi tornano nitide come non mai. È lui che mi omaggia di tutto ciò, anche se il rituale è stato appena compiuto. Ci ha convocati insieme, come ogni volta. Non la spiaggia. Sarebbe stato troppo pericoloso, con tutta la polizia che gira a vanvera sul litorale. Siamo andati un po’ fuori. Ci ha trovato un posticino grazioso, sulla statale per Pittsburg.  Una stazione di servizio chiusa. Eravamo indisturbati, quieti, rilassati. Si, è così che lo ricordo.
Jeremy si sveglia improvvisamente. Non si capacita. Perché è sveglio proprio adesso, che mancano solo cinque minuti alle sei… Che diavolo ci fa in una stazione di servizio deserta, col buio alle porte, insieme al suo migliore amico?
Ma il suo migliore amico non è sveglio come lui. Dorme il sonno del demone. Negli occhi nasconde il desiderio di un pasto. Si avvicina al povero Jeremy. Si, povero Jeremy. Che pena mi fai…
No, adesso non me ne fai più. Perché forse hai smesso di soffrire. Forse…
Mi sveglio alla guida del pick-up di Jeremy. Sono sulla strada per Pittsburg. Mi ci ha messo Lui. Deve avere dei grandi progetti per il suo figliol prodigo. Una scorrazzata in città, e poi magari ci spingiamo ancora un po’ verso est, magari fino a New York. Laggiù c’è tanta bella gente…
Il seme dell’odio è germogliato. Crescerà, darà i suoi frutti, forse metterà altri germogli. Saranno piante ancora più velenose di me. Perché ricordatevi: l’odio genera sempre un odio peggiore. Questa è la sua prima legge.
Guardatevi intorno. Potrei passare dalle vostre parti. Potrei accostare il pick up, scendere, fumarmi una sigaretta, pretendere si essere me. Ma se siamo vicino alle sei, potrei non esserlo. E allora vi consiglio di chiudere a chiave la porta, e di portare in casa i bambini.
È arrivata l’ora di cena, per il mio signore.

EPILOGO

Vi è piaciuto sbirciare sotto il velo? Avete goduto delle efferatezze perpetuate a colpi di penna? Magari è tutta finzione, perché non si dovrebbe credere ai demoni. I demoni vanno lasciati alle favole della zia, per divertire i bambini, spaventarli un po’, e poi dare loro il bacio della buonanotte.
La storia di David Norton è una storia di fantasia, pregna però di una macabra realtà. È un esorcismo contro le follie del nostro tempo, perché si conosce il veleno solo se lo si assaggia sulla lingua.
Quanti potenziali David Norton ci sono, nelle tranquille cittadine della sorridente America, ai tempi del declino dell’impero? Quante bombe a orologeria stanno per esplodere? Quanta altra violenza verrà seminata?
Pensateci, mentre riabbassate il lenzuolo, degustando le ultime gocce di brutalità in confezione spray…

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