IL PRETE

Pubblicato: 26 febbraio 2009 da Willoworld in GIOCHI, NARRATIVA
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La gente va a confessarsi dal prete, mentre il prete viene a confessarsi da me. Funziona così nelle periferie della città, nei borghi lungo le statali e nei paesini. Il bar è il luogo ideale per lasciarsi andare, ma c’è sempre una reputazione da proteggere, e allora bisogna scegliere la persona giusta. E chi meglio del Gano, dico io…
Eh già, di segreti ne conosco anche troppi, ma va bene cosí. No, non fraintendetemi, non sono un curioso, e quello che mi dite potete stare tranquilli, rimane al sicuro. Ma so che è importante per certa gente trovare una persona che sappia ascoltare. E poi ci sono quelli che non sanno proprio a chi rivolgersi, come il prete, appunto.
E che avrà fatto di male questo prete!? Già m’immagino cosa state pensando. Ma no, niente schifezze, altrimenti gli avrei ammollato un calcio nella palle e gli avrei fatto passare la voglia. No, il povero cristo si era lasciato solo un po’ andare. Adesso ne posso parlare, perché lui non c’è più, pace all’anima sua. E poi tanto il nome mica ve lo dico…
Comunque, il prete, un omino piccino coi capelli bianchi e con la classica nappa da prete amante del buon vino, m’aveva visto nascere, praticamente. Io la chiesa la sgamavo, catechismo, comunioni… no, quella roba in casa nostra non c’entrava neanche per sbaglio. Mio padre era un comunistaccio convinto e ai preti li avrebbe dato fuoco. Io non mi spiegavo da dove venisse tutto quest’odio. Non mi spiegavo tante cose del vecchio, riposi in pace tra le fiamme dell’inferno!
Eppure, vi dicevo, che anche se in chiesa non ci mettevo piede, c’avevo un sacco di amici che ci andavano a giocare a pallone, e capitava spesso che il prete ci venisse a dire qualcosa se facevamo troppo rumore. La periferia della città è come un paese. Ci si conosce tutti, e tutti sanno tutto di tutti, ma fanno tutti finta di non sapere una cavolo! Ciononostante i segreti esistono, perché vedete ci sono due tipi di segreti, quelli che tutti sanno e quelli che nessuno conosce.
Il prete veniva al bar, di solito la domenica dopo la messa. Chissà se il vinello gli serviva per la gola secca del dopo sermone, o per convincersi di non aver appena proferito un sacco di stupidaggini. A me piace pensare che il vino abbia molti perché, e non è necessario che il bevitore li conosca tutti quanti!
Quel giorno era agitato e l’ora stava diventando tarda. C’era stato un funerale al mattino, la povera signora Clara, una bella donna sulla cinquantina con due figli grandi e un marito impiegato alle poste. Se l’era portata via quello stramaledetto cancro…
«Padre, tutto a posto?» gli chiesi avvicinandomi al banco. Ordinai un corretto a stravecchio.
«Si, grazie…» ma i suoi occhi erano lucidi, le mani gli tremavano e dalla bocca fuoriuscivano zaffate di vino.
«Perché non viene al tavolo, facciamo due chiacchiere?» Lui non provò neanche a rifiutare per cortesia. Si aggrappò alla mia offerta come un naufrago al salvagente.
«Che le succede Padre? Qualcosa che non va?» Ai tavolini di plastica del bar eravamo solo noi due. Un confessionale non poteva essere più riservato.
«Gano, quant’è che ci conosciamo?»
«Non saprei… mi ha visto nascere, Padre.»
«Perché non sei mai venuto in chiesa?»
«Cos’è, una paternale?»
«No, ma che dici… sono solo curioso….»
«Beh Padre, Gesù ha il suo stile, non ne dubito, ma il resto sono solo… come dire…»
«Stronzate?»
Fa uno strano effetto vedere quella parola in bocca ad un prete! Ma io annuii, perché aveva centrato il punto.
«Non ti stupire Gano, povero diavolo… Anch’io troppo spesso dubito di quello di cui non dovrei mai dubitare…»
«Crisi di fede?»
«Sempre Gano! Sempre. È ciò che mi fa andare avanti. Il dubbio… ma non è questo il motivo dei miei cinque cicchetti…»
« E allora?»
«Clara….»
«No!»
«Eh già…»
«Non vorrà dirmi…?»
«Io non ho detto niente, figliolo…»
Ecco, questi sono i segreti-segreti, quelli che non si possono neanche raccontare. Bisogna intuirli, bisogna fare finta di averli capiti, per poi riuscire con naturalezza ad ammettere di averli fraintesi. Sono i segreti non detti, mai svelati, verità fantasma che aleggiano sopra i bar di periferia.
«Ne prende un altro, Padre?»
«Solo se mi fai compagnia, Gano…»

GANO

LA GIOSTRA DI DANTE

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