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Pubblicato: 12 agosto 2009 da Willoworld in PLCCT, RIFLESSIONI
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barca

Siamo in balia di un grande equivoco, intrappolati da catene etiche spuntate d’improvviso sotto i nostri piedi. Le abbiamo accettate e pensate giuste: il rispetto per gli altri, la tolleranza, i diritti umani, il bene, il male, la grande comunità globale. Abbassiamo il capo davanti a una legge della società e non riconosciamo più le leggi dell’uomo. Il condividere, ad esempio.
La percezione che si ha del primo mondo è quella di un mare piatto, una superficie oleosa su cui sciaguattano barche senza meta.
Ieri ho visto un marinaio che soffiava sulla sua vela. Qualcuno lo ha creduto pazzo, e gli ha tirato addosso pesci morti. Io mi sono appollaiato sull’albero maestro e l’ho guardato soffiare. Ho fatto due versi e poi me ne sono andato verso oceani più movimentati, laggiù dove gabbiani e pellicani combattono continuamente per un pugno di sardine. Laggiù dove il caos genera nuove storie.

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