THE PATROLMAN: Capitolo 2

Pubblicato: 31 marzo 2010 da Willoworld in NARRATIVA
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THE PATROLMAN: Capitolo II
di Massimo Mangani

Già, i miei piccoli amici, non so neanche bene come siano fatti veramente, ma ricordo perfettamente il primo giorno che sono venuti a trovarmi… eccome se lo ricordo!
Durante il pomeriggio, sulla Cienega avevo fatto saltare il cervello ad un messicano che mi aveva puntato un fucile a canne mozze contro; ci ero rimasto di sasso quando avevo scoperto che si trattava di un maledetto ragazzino di 12 anni al quale era stato chiesto di sparare ad uno sbirro per poter entrare in una gang! In pratica stavo per essere accoppato da un neanche adolescente per un maledetto rito di iniziazione! La cosa mi aveva sconvolto a tal punto che, una volta steso il rapporto e rientrato a casa mi ero sparato un paio di anfe con un abbondante sorso di Burbon, dopodiché ero scoppiato in lacrime come un vitellino.
Quando li avevo sentiti entrare ero rimasto fermo in poltrona pensando che fossero gli amichetti del moccioso venuti a vendicarlo; avevo pensato: “al diavolo, che mi accoppino pure!” Poi una voce simile a quella di un bambino aveva iniziato a parlarmi: -“Salve Joe, come andiamo?” Subito a ruota un’altra voce: -“Giornata dura vero Joe?” Infine una terza: – “Non capita tutti i giorni di aprire la calotta cranica ad un marmocchio, non è vero Joe?”
Lo sguardo annebbiato forse per effetto delle pastiglie ingurgitate poco prima, non vedevo che tre ombre scure davanti a me. Ero sicuro che mi stessero fissando, me ne stavo zitto in attesa di sentire nuovamente quelle voci, non avevo il coraggio di chiedere chi fossero e cosa volessero da me, anche se nel cervello sentivo qualcosa muoversi, la netta sensazione che una porta si stesse aprendo.
-“Siamo venuti per una proposta, Joe”
-“Non puoi rifiutare, no, proprio non puoi Joe!”
-“Ne saresti troppo infelice, non sopravviveresti”
Non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo ma non ero spaventato, tutt’altro, mi sentivo in uno stato di pace assoluta, di pura serenità.
-“Ricorda cosa è successo a tuo fratello Franky!”
-“Hei, un momento, come diavolo sapete di mio fratello….” mi si erano rizzati i capelli in testa e per un attimo mi pareva di essere tornato alla realtà.
-“Noi sappiamo tutto, Joe!”
-“Non preoccuparti, ti aiuteremo noi”
-“E tu ci aiuterai”
Le tre ombre si avvicinarono a tal punto che potevo percepire il loro odore, un ottimo odore di bucato appena fatto, odore di Marsiglia come quello che usava la mamma per lavare i panni miei e di mio fratello. Improvvisamente percepii un sussurro dentro l’orecchio che mi fece venire la pelle d’oca: -“Il piano Joe, dobbiamo mettere a punto il piano”….
Mi risvegliai la mattina successiva con la radio che sparava “Southern man” di Neil Young a tutto volume. Convinto di aver sognato andai in bagno per lavarmi un po’ la faccia, poi lentamente cominciai a cercare qualcosa da mettere sotto i denti… sul tavolo di cucuna notai qualcosa che mi fece restare secco: una maglietta, la maglietta che indossava il ragazzino messicano!
La presi fra le mani e sentii l’inconfondibile odore del sapone di Marsiglia! (continua domani)

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