THE PATROLMAN: Capitolo 5

Pubblicato: 5 aprile 2010 da Willoworld in NARRATIVA
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Mi sento maledettamente bene, non riesco fino in fondo a comprendere questo stato di eccitazione che mi pervade nonostante abbia allentato con le anfetamine, cercando di rimanere sobrio tutto il giorno. I miei piccoli amici mi sostengono e forse comincio a comprendere a cosa si riferiscono quando parlano del “piano”, anche se esplicitamente non me lo dicono. Le notizie della strage giù ad Alvarado continuano ad arrivare: una manica di assassini pervertiti in meno… peccato per le due donne.
Tutte le sere chiacchieriamo a lungo, non riesco mai a ricordare cosa ci diciamo, tutto quello che mi resta in mente è soltanto la parola “piano”. Rock City è sempre più violenta ed i suoi abitanti sentono il bisogno di qualcuno che li protegga, qualcuno che applichi rigidamente la legge e la faccia rispettare senza la minima concessione. La merda ormai ha raggiunto i palazzi del potere, corruzione e malaffare si sono impossessati di questa maledetta città, dei suoi fottuti grattacieli e di tutto quello che ci sta dentro! La tolleranza sta raggiungendo i limiti di guardia… ordine e disciplina presto torneranno a regnare…
Mentre pattuglio la Interstate 110 un enorme camion mi sorpassa; sopra la targa vedo attaccato un adesivo con una scritta molto carina: “Grateful if you pass from left, Dead if you pass from right”… sorrido mentre penso che quella frase deve aver ispirato quel complesso di sbandati che da San Francisco strimpellano canzoni “peace and love” su tutte le radio. Controllo il contachilometri e mi rendo conto che non è il camion ad andare troppo veloce, ma sono io, preso dai miei pensieri che vado come una lumaca. La radio inizia improvvisamente a gracchiare: -“A tutte le pattuglie nella zona di Huntington Park, ci è stato segnalato un incidente sulla 110, direzione Nord… per favore convergere”
Accendo lampeggianti e sirena e inizio a correre finché, poco prima dell’uscita per Huntinghton Park vedo una lunga coda di veicoli fermi su tutte le corsie. Mi butto sulla destra e percorro la carreggiata di emergenza finché l’inferno mi si presenta davanti: un tir con rimorchio è piantato di traverso ed occupa tre delle quattro corsie disponibili, due auto sono infilate sotto, ridotte ad un ammasso informe di lamiere. Blocco la mia auto e scendo per vedere meglio, faccio attenzione perché l’odore di benzina è fortissimo ed i mezzi potrebbero prendere fuoco da un momento all’altro. Mi avvicino alle lamiere contorte e riesco a scorgere gli occupanti delle macchine, o quello che ne resta.
Rivoli di sangue scorrono lungo quelli che dovevano essere gli sportelli, tarcce di materia cerebrale e frammenti ossei sono sparsi tutti intorno: l’urto deve aver fatto letteralmete esplodere le teste degli occupanti… non riesco neppure a capire quanti erano.
Percorro lateralmente il rimorchio ed arrivo alla cabina del tir, mi arrampico facendo attenzione a non tagliarmi con i vetri che ricoprono l’asfalto, vedo l’autista riverso sul volante, perde sangue dalle orecchie, respira a malapena.
-“Riesce a sentirmi?” Sento un gorgoglio, un fiotto di sangue scuro esce dalla sua bocca, poi smette di respirare.
Scendo e torno alla mia auto; intorno gente che singhiozza o invoca Dio… sembra una piccola fine del mondo. In lontanaza altre sirene… in avvicinamento. Mentre prendo il nastro rosso e bianco per delimitare l’area e tenere lontani i curiosi, un suono attira la mia attenzione, è qualcosa di molto particolare, direi inconfondibile. Apro bene le orecchie per capire da dove arriva, anche se non possono esserci molti dubbi… proviene dalle lamiere sotto il tir. Mi avvicino finché non ho la certezza che si tratta del vagito di un neonato… corro di nuovo in auto a prendere una torcia elettrica, illumino il groviglio e vedo che, sui sedili posteriori di una delle auto, sotto il cadavere di una ragazza con la gola squarciata probabilmente da una scheggia di latta, c’è qualcosa che si muove… una manina insanguinata. Fortunatamente in quel momento arrivano i pompieri, faccio loro cenno di raggiungermi… capiscono al volo la situazione e con il flessibile in quattro e quattr’otto liberano il bambino. Lo prendo in braccio, è completamente ricoperto di sangue ma noto con sollievo che non si tratta del suo ma di quello schizzato dalla giugulare della ragazza, forse la madre. Il piccino piange disperatamente, lo abbraccio e lo porto verso una delle ambulanze che nel frattempo sono giunte sul posto. Lo affido al personale paramendico e torno a dare una mano agli altri soccorritori, dentro di me una profonda tristezza; merda che strage!
Qualche ora dopo, rimossi resti e lamiere e fatto riprendere il traffico a scorrere regolarmente, salgo in macchina e mi avvio verso la centrale… la radio gracchia nuovamente: -“Bel macello vero Joe?”
-“E quel povero bambino, persa tutta la famiglia”
-“Ma tu puoi fare qualcosa…” Questa volta non capisco dove vogliano farmi arrivare
-“Guarda a destra Joe!”
-“Sai perchè il tir ha sbandato?”
-“La buca, Joe, guarda la buca”
-“Le strade sono piene di buche Joe!”
-“Il consigliere Jefferson si pappa tutti i soldi invece di ripararle”
-“Cammina con le tue gambe Joe!”
Fine della comunicazione…

Stasera mi sento davvero a pezzi, per di più le ombre non sono venute a trovarmi, vado a letto dopo una generosa dose di Burbon liscio. Nottata infernale, mi rigiro nelle lenzuola, completamente sudato, in testa un ronzio assordante. Appena prendo sonno inizio a sentire le voci dei piccoli: -“Il consigliere Jefferson”
-“Cammina con le tue gambe”
Il bambino piange, mi sveglio… provo a riprendere sonno.
-“Il Piano Joe!”
-“Con le tue gambe”.
La mattina tutto mi è più chiaro. Mi alzo, mi preparo e con l’uniforme impeccabile esco, la 44 nella fondina e… i proiettili modificati in tasca!

Massimo Mangani – Leggi gli altri capitoli

Foto di Tifel: http://tifel.deviantart.com/

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