THE PATROLMAN: Capitolo 9

Pubblicato: 9 aprile 2010 da Willoworld in NARRATIVA
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Ci sono poche città al mondo dove puoi sparire con la certezza di non farti trovare mai più, El Monstruo è una di queste: 20 milioni di abitanti, una distesa di palazzi, baracche, grattacieli a perdita d’occhio, senza nessun piano regoltore alle spalle. Mentre percorro il Paseo de la Reforma mi rendo conto del perché Mexico City si meriti un soprannome tanto sgradevole; soltanto questo viale a 12 corsie che taglia la città come un’orrenda cicatrice ha in sé qualcosa di veramente mostruoso!
La stanchezza si fa sentire, ho viaggiato tutta la notte e buona parte della mattina senza fermarmi, qualche compressa di Excedrina mi ha aiutato a stare sveglio ma adesso l’effetto sta passando. Devo trovare un tugurio dove poter dormire ed ho anche maledettamente bisogno di mangiare qualcosa. I soldi per ora non sono un problema, nel cruscotto della Oldsmobile ho trovato 5.000 bigliettoni in contanti, una carta di credito della banca delle Cayman e un libretto di assegni. In questo Paese posso fare la bella vita per molti, molti giorni, poi mi procurerò una nuova identità e cercherò un lavoro… anche se non sono così sicuro di rimanere qui per sempre; in fondo ho promesso a Maria di tornare…
Accendo la radio e cerco qualche stazione californiana, forse la notizia della scomparsa del consigliere viene già diffusa, in teoria avrebbe dovuto essere tornato a R.C… mi ricordo della cassaforte, spedirò le chiavi ma non subito, voglio mettere in mezzo un po’ di tempo, adesso sarebbe troppo facile capire che dietro tutto ci sono io. Sull’Avenida Monte Pirineos trovo un albergo che fa al caso mio, è un edificio anonimo, piuttosto fatiscente dove la polizia difficilmente ha voglia di mettere piede, se non con le squadre speciali. Parcheggio, prenoto una stanza ma prima di andare a letto decido di disfarmi della Oldsmobile, dato che la polizia di R.C. contatterà sicuramente quella di M.C. fornendo tutti i dati per rintracciare il Consigliere Jefferson.
Sulla 6.a Avenida di Nezahualcoyotl, quartiere malfamato a Nord del Monstruo, trovo un’officina che mi paga 200 dollari per la macchina… la dritta l’ho estorta al portiere dell’albergo in cambio di una lauta mancia… adesso sono un anonimo essere umano fra altri 20 milioni! Impiego circa 2 ore per tornare all’albergo con i mezzi pubblici, ingurgito tortillas con salsa chili in un lurido chiosco, mi fermo a comprare il necessario per la notte poi finalmente posso stendermi sul letto e dormire. Il sonno è molto agitato, continuo a sognare i coyote che smembrano il cadavere del consigliere, mi sveglio appena vedo che ha il volto di mio fratello Franky. Mi riaddormento e stavolta sogno i ragazzini di Tijuana, corrono scalzi per la strada, attraversano di corsa e vengono spappolati da un Piterbit nero, mi sveglio ancora…
…guardo la sveglia sul comodino, sono le sei del pomeriggio, speravo di dormire un pò di più ma decido di rinunciare. Faccio una doccia tiepida, mi sbarbo, mi vesto con jeans e maglietta nuovi e, proprio mentre sto per uscire alla ricerca di un goccetto eccole ancora, ma questa volta non sono così felice di sentirle: -“Ooooh, Joe, non penserai mica di aver finito con il tuo lavoro?”
-“No Joe, non puoi mollare proprio adesso!”
-“Abbiamo ancora molte cose da farti fare”
Le ascolto con un certo fastidio, ho intenzione di non dar loro più retta… -“Joe, devi tornare a Rock City.”
-“Il Piano, ricorda!”
-“Andate a farvi fottere voi e il vostro fottuto piano!”
La voce mi esce rabbiosa, non riesco a trattenermi, le ombre ammutoliscono… solo per qualche istante… -“Joe, non puoi mollarci in questo modo.”
-“Lo sai.”
-“Potresti pentirtene!” le voci si fanno più minacciose… senza dire una parola di più esco dalla stanza sbattendo la porta… penso a Maria…
Mi aggiro per le strade della città, il sole sta calando e credo che fra un po’ mi infilerò in qualche cantina ad ingozzarmi di mojarras, chicharron e tequila; ne individuo una che mi sembra alquanto dignitosa, decido che è quella giusta, poi… tutto accade improvvisamente, la testa comincia a girarmi, ho come la sensazione di perdere i sensi, inizio a vedere in bianco e nero… la scena avviene al rallentatore… una giovane donna sta spingendo una carrozzina con dentro un neonato, arrivano due ragazzi alle sue spalle, lei non si accorge di niente… i ragazzi estraggono contemporaneamente le loro pistole, se le puntano addosso e si sparano a vicenda… vedo distintamente la pallottola perforare il cranio di uno dei due, uscire portandosi dietro un pezzo di materia grigia, poi rimbalzare su qualcosa… la ragazza mooolto lentamente inizia a voltarsi, la bocca si apre, il proiettile le si infila preciso uscendo dalla nuca… mentre cade a terra spinge la carrozzina in mezzo alla strada… la scena avviene sempre più lentamente, la vivo come in un sogno… un enorme camion arriva a tutta velocità… botta… la carrozzina vola via, atterra, sparisce sotto le ruote… poltiglia rossa… è un Piterbit… nero… prima di svenire percepisco distintamente la voce, non è più stridula ma molto profonda, è una sola: -“Attento Joe, la prossima volta potrebbe accadere a qualcuno cui vuoi molto bene…”

Massimo Mangani – Leggi gli altri capitoli

The Patrolman torna lunedì prossimo

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