THE PATROLMAN: Capitolo 10

Pubblicato: 12 aprile 2010 da Willoworld in NARRATIVA
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Il risveglio è davvero traumatico, non riesco nemmeno a rendermi conto di cosa mi stia succedendo intorno… immagini sfocate passano davanti ai miei occhi, rivedo la scena sulla strada… il cambiamento repentino delle ombre mi dà molto da pensare… qual’è davvero il loro piano? Adesso non sono altro che un burattino nelle loro mani, non posso tirarmi indietro, devo eseguire i loro ordini… ma perché? L’unica cosa che mi resta da fare prima di tornare a Rock City è attendere che tornino a trovarmi, che mi diano qualche spiegazione… in fondo volevo soltanto restarmene tranquillo per un po’, poi sarei comunque tornato a fare giustizia… la nostra giustizia!
Mi giro e mi rigiro nel letto, le ore della calda mattina passano lentamente, non sento minimamente il bisogno di alzarmi, anche perché non saprei davvero come trascorrere il tempo là fuori, lungo le polverose strade di Città del Messico… il rischio di cacciarsi in qualche guaio è troppo forte in questa lurida città. Le gambe mi tremano maledettamente, la minaccia risuona ancora viva nelle mie orecchie, ho paura… penso a Maria, ai ragazzi, a Franky… devo chiamare Maria… leeeeentamente mi alzo, striscio verso il bagno, ho come la sensazione che il mio corpo non risponda ai comandi… l’acqua tiepida mi dà una sensazione di sollievo… posso iniziare a mettermi in viaggio, le ombre per ora non si sono fatte vive. Scendo nella Hall, pago il conto, entro nella stanza del telefono pubblico…
-“Maria?”
-“Joe, dove sei? Torna ti prego…
-“…i ragazzi…”
-“…ho un brutto presentimento Joe, torna presto, ti prego!”
-“Devo finire di sbrigare alcuni affari, poi torno… te lo prometto…
-“Và al diavolo Joe!”
Mi procuro una Chevrolet del ’65, il motore è buono, ha la targa del Nevada, dovrei passare il confine senza problemi; prima di mettermi in viaggio mi procuro diverse compresse di Excedrina, non ho intenzione di fare soste. Prima di imboccare l’autostrada mi fermo all’ufficio postale, spedisco un pacco al Sindaco di Rock City: le chiavi della cassaforte del consigliere Jefferson!
Il motore romba, l’asfalto sotto le ruote scorre con uno stridio sinistro, in cielo ci sono ampie nuvole scure… avrei giurato che fino ad un minuto prima il sole splendesse incontrastato. Ci metto due giorni per arrivare a Tijuana ma appena prima di attraversare il confine, decido di fermarmi a riposare un pò, in fondo nessuno mi corre dietro… per ora! Mi metto alla ricerca di un albergo e nella mia mente un pensiero si fa strada lentamente… decido di trascorrere la notte sulla Benito Juarez, nello stesso posto dove il consigliere violentava i ragazzini. Quando sono ripartito ho avuto come la sensazione di non aver finito il lavoro che mi ero proposto, credo che qualunque cosa vogliano, le ombre non avranno niente in contrario se prendo un’altra iniziativa autonoma… -“Cammina con le tue gambe, Joe!”.
Parcheggio nel punto esatto dove qualche giorno prima avevo atteso il consigliere, sicuramente nessuno mi riconoscerà. Entro nell’albergo, il portiere mi sorride, è un tipo allampanato di mezza età, mi consegna le chiavi della camera, in cambio non vuole alcun documento, me lo aspettavo, è tipico dei posti a ore.
Mi stendo sul letto ed inizio ad aspettare… aspetto l’oscurità… aspetto i miei piccoli amici… farò un’altra po’ di giustizia! Continuo a chiedermi quale sia davvero il piano, perchè mi hanno minacciato… perché hanno distrutto quelle vite innocenti…
Nonostante sia ancora giorno, lentamente i miei sensi vengono meno… chiudo gli occhi… inizio a sognare in bianco e nero…

Massimo Mangani – Leggi gli altri capitoli

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