THE PATROLMAN: Capitolo 11

Pubblicato: 13 aprile 2010 da Willoworld in MUSICA, NARRATIVA
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Ogni bella storia c’ha la sua bella colonna sonora. Nel trailer che preannunciava The Patrolman abbiamo potuto assaggiare un po’ di questi Kain, hard-rock band che canta in spagnolo e che per le tematiche del racconto credo ci stia molto bene. L’album dal quale è stata estratta la canzone “Cegado” s’intitola “Cuestión de principios “ ed è ascoltabile, scaricabile e riproducibile dal sito di Jamendo. Questo è il link. Buona lettura e buon ascolto!

THE PATROLMAN: Capitolo 11

Mi agito sotto le lenzuola, percepisco suoni e rumori provenire dalla stanza accanto, faccio per alzarmi ma qualcosa mi tiene incollato al letto… voci di bambini, rumore di una cinepresa in azione, uomini che ansimano, non posso restare tranquillo, mi rigiro ed improvvisamente sento il pavimento freddo sul mio corpo. Un tremendo colpo alla testa mi fa perdere conoscenza, le ultime cose che percepisco sono tre sagome scure davanti a me.
Mi risveglio sulla Chevrolet, il vetro freddo del finestrino appoggiato alla tempia, il sole splende nel cielo azzurro, fa caldo, moooolto caldo! Sono di nuovo in mezzo al deserto, se la mente non mi inganna dovrebbe essere il deserto della California, probabilmente sono su una statale o qualche altra merda di strada degli Stati Uniti. Non riesco a spiegarmi come diavolo sono piombato quaggiù, la testa mi duole da impazzire, devo aver preso una botta, forse qualcuno di quei bastardi pedofili mi ha pizzicato ed ha tentato di accopparmi. Ho una nausea tremenda, la bocca impastata e, cosa davvero strana percepisco un odore fortissimo di sapone di Marsiglia che mi riporta alla mente tanti maledetti ricordi! Lo stesso odore di mia madre, dei miei piccoli “amici”, della maglietta del ragazzino messicano che ho accoppato a Rock City! Apro lo sportello, inspiro aria calda e polvere, cerco il pomello della radio ed ascolto per qualche secondo l’inconfondibile gracchiare di una canale fuori sintonia. Giro la manopola, becco l’armonica del Boss, buon vecchio Boss dal New Jersey, finisco di ascoltare Used Cars, poi la voce metallica annuncia una nuova Hit di James Brown. Vorrei ascoltarla ma dentro di me sento che devo fare presto, giro ancora, mi soffermo su un pezzo Soul, la voce principale sembra quella di un bambino… deve essere quel negretto… Michael Jason o Johnson o come diavolo si chiama… l’ennesimo bimbo prodigio lanciato da quella casa discografica di negri di New York che non avrà alcuna chance di sfondare… giusto una meteora per impietosire il pubblico e tirar su qualche dollaro…
Finalmente un notiziario, mi metto ad ascoltare con attenzione e finalmente ecco la notizia, direttamente da Tijuana, Mexico, in un albergo sulla Benito Juarez è stata compiuta una strage senza precedenti quanto a ferocia: cinque persone sono state messacrate in una camera, la Polizia Federale ha lasciato trapelare alcuni dettagli raccapriccianti. I cinque sono stati legati e sgozzati come maiali, la violenza è stata tanta e tale che i corpi risultano praticamente decapitati. Improvvisamente riesco ad inquadrare la scena, ci sono cinque uomini inginocchiati, qualcuno singhiozza, altri stanno in silenzio, tre bambini mi guardano spaventati, faccio loro cenno di andarsene, in mano stringo un coltello affilatissimo, appartiene ad uno dei balordi, ha tentato di infilzarmi prima che gli frantumassi il polso.
La colluttazione è stata breve, non sono grandi combattenti, non ricordo come ho fatto ad immobilizzarli. Appena sono sicuro che i marmocchi sono spariti, mi avvicino agli uomini, li guardo uno ad uno negli occhi, poi giro loro intorno… mi posiziono dietro al primo, gli punto un ginocchio sulla schiena e lo afferro per i capelli tirandogli indietro la testa, avvicino il coltello alla sua gola e, mentre implora pietà affondo la lama, schizzi di sangue sprizzano a fiotti, lo stesso ritmo dei battiti cardiaci, aumento la pressione, dalla sua bocca escono gorgoglii, sento la lama che incontra resistenza, devo essere arrivato a recidere le vertebre… gli altri bastardi piangono, sono completamente ricoperti di sangue… lascio la presa prima che la testa mi resti in mano, il corpo si affloscia, dal collo continua a schizzare sangue, solo un lembo di pelle tiene attaccati testa e tronco. Il ricordo svanisce ma da quanto posso sentire al notiziario devo aver riservato lo stesso trattamento anche agli altri.
Alcuni poliziotti sono svenuti appena giunti sulla “scena del crimine”. Nessun accenno alla cinepresa ed al contenuto del film trovati nella stanza, informazioni che i federali vogliono tenere riservate… a quanto pare.
Tornato definitivamente alla realtà, mi domando come faccio ad essere pulito, a non avere nemmeno una goccia di sangue addosso dopo la mattanza che ho compiuto; deve esserci nuovamente lo zampino delle ombre. Spengo la radio, esco dalla macchina e mi sgranchisco le gambe, mi sembra di aver guidato per un’eternità anche se in realtà qualcuno deve avermici portato mentre dormivo, in questo posto dimenticato da Dio. La testa mi fa ancora male, frugo nelle tasche e trovo un paio di compresse di Excedrina, le ingollo aiutandomi con la saliva. Risalgo in macchina, metto in moto e parto… dopo pochi metri trovo un cartello che mi dice di essere sulla County Highway S34, direzione Winterhaven, California, Stati Uniti… non così lontano dalla vecchia e merdosa R.C.. Improvvisamente la radio si mette di nuovo a gracchiare… -“Salve Joe….!”
-“Come andiamo?”
-“Bel lavoretto laggiù a Tijuana….”
-“…con le tue gambe Joe!”
Cosa diavolo volete da me, si può sapere?
-“Non hai ancora capito Joe?”
-“Noi vogliamo te….”
-“Vogliamo la tua vita Joe, devi essere al nostro servizio per pagare il tuo debito!”
Quale debito?
-“Lo sai benissimo Joe, anche tu sei responsabile…”
-“Tuo fratello Joe, lo hai lasciato fuggire…”
-“Lo sanno tutti”
-“Ha ucciso un ragazzo e tu lo hai lasciato andare…”
-“Devi pagare Joe!”
Improvvisamente sento la testa che sta per esplodere, devo accostare la macchia e fermarmi, mi porto le mani alle tempie… non è possibile… io non l’ho fatto, se n’è andato da solo… Il dolore aumenta, non riesco a tenere gli occhi aperti cosa posso fare?
…-“giustizia!”…
-“Giustizia, devi fare giustizia Joe!”
-“A te ci pensiamo noi…”
Apro gli occhi, il dolore sta passando, giro la macchina e sgommo… direzione Nord… Perrineville… New Jersey!

Massimo Mangani – Leggi gli altri capitoli

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