STORIA DEL GIOCO DI RUOLO: Parte Seconda

Pubblicato: 18 ottobre 2010 da Willoworld in GIOCHI
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di Astinus

Traduzione a cura di Willoworld

Leggi la prima parte

Parte II: Riaprire il Vaso di Pandora

Il Turno degli Editori

Appena si diffuse la notizia sul tipo di giochi che Gygax e Arneson stavano giocando, i due vennero inondati di richieste per il rilascio di un completo e definitivo set di regole. Timidamente, presentarono la loro idea a tutte le grandi società di gioco, senza però ricevere alcun appoggio. Infine nel 1974 decisero di pubblicare il loro gioco attraverso la società di Gary Gygax, la TSR.

Non fu subito un grande successo, ammise in seguito Gygax. Ci volle quasi un anno per riuscire a vendere le prime 1000 copie. Le seconde 1000 invece andarono via in meno di sei mesi, e da lì le vendite aumentarono in modo esponenziale. Nel 1979, venivano vendute una media di 7000 copie di Dungeons & Dragons al mese.

L’edizione originale seguiva la forma di Chainmail dei tre fascicoli separati, ma c’erano diverse cose in più. Le regole furono scritte per i circoli di gioco a cui Gygax e Arneson appartenevano, e per chi presumibilmente aveva già una familiarità con le regole e lo stile di gioco. Per i giocatori che si avvicinavano all’argomento per la prima volta, risultarono confuse e frustranti: a un certo punto le regole dicevano “Il combattimento (qui) è condotto come in Chainmail”. Il sistema di magia era incredibilmente vago e le tabelle delle statistiche di combattimento erano quasi incomprensibili.

Sorprendentemente, però, questo fatto finì per favorire piuttosto che danneggiare il neonato hobby, per due ragioni ben precise. In primo luogo, le regole difficili da capire costrinsero i giocatori ad inventarne di nuove o ad interpretarle in maniera diversa, e a fare loro pensare a nuovi sistemi di gioco. Fu così che nacquero i primi creatori di GdR futuri.

In secondo luogo, i giocatori non si concentravano sul gioco in sé, ma sull’idea alla base del gioco. Nonostante le regole fossero ben lungi dall’essere perfette, la gente riconobbe il potenziale del nuovo ed incredibile concetto attorno al quale il gioco girava. D&D è stato forse il primo gioco di cui si è conquistata la consapevolezza malgrado la metà delle sue regole fosse da rivedere.

I Grandi Pretendenti

L’attenzione per l’idea, piuttosto che per il gioco, e la necessità di riscriverne le regole, fece si che ogni gruppo di giocatori se ne venisse fuori con la propria versione. Ovviamente, tutti volevano condividere la loro corretta “versione” con le comunità di gioco. Non passò molto tempo prima che il mondo fosse invaso da riviste e fanzine dedicate a discutere il “migliore” modo di giocare il gioco.

Gygax e Arneson crearono la propria rivista e la chiamarono The Rumbles Dragon. Questa diventò in seguito The Dragon, e poi semplicemente Dragon, come è conosciuta oggi. Un altro grande successo di allora fu Alarums and Excursions. Anche se fu solo una fanzine, vantava un numero di lettori quasi pari a quelli di Dragon. In pochi anni, D&D aveva generato più discussioni, analisi, revisioni e ricostruzioni di qualsiasi altro gioco nella storia. Fu solo una questione di tempo prima che alcuni di questi gruppi di gioco decidessero di pubblicare qualcosa per conto loro, piuttosto che spedire le loro opinioni a una rivista.

D&D fu criticato per mille ragioni, ma la maggior parte delle lamentele si possono riassumere così; il gioco o era troppo complicato o era troppo semplice.

Il “troppo complicato” riguardava il manuale delle regole. Giovani inesperti non-wargamers volevano qualcosa di semplice da imparare, facile da giocare, e per finire qualcosa di più divertente. Ed ebbero tutto ciò, a palate, con Tunnels and Trolls.

Tunnels and Troll (St Andre, 1975)

La leggenda vuole che Ken St Andre, scrittore di Tunnels and Troll (T&T), in realtà si avvicinò all’idea di gioco di ruolo senza l’aiuto di Gygax e Arneson. Egli aveva anche scelto un nome simile a quello di D&D, e rimase sconvolto quando, mentre cercava di vendere il suo gioco, scoprì che era stato clamorosamente battuto sul tempo.

La verità di questa leggenda è discutibile: sicuramente ci sono abbastanza somiglianze tra i due giochi da suggerire che T&T fu un prodotto di seconda generazione. I personaggi avevano sei simili caratteristiche, oltre a una scelta affine di classi, e le impostazioni ed i formati delle avventure erano praticamente identici. Tuttavia, T&T non è degno di nota per le sue somiglianze, ma per le sue differenze.

Per cominciare, le regole di T&T utilizzavano dei semplici dadi da sei per gestire quasi tutto. Anche se per la magia ed il combattimento si utilizzavano delle tabelle, queste erano ben presentate e le spiegazioni erano chiare. In effetti la qualità del prodotto T&T era superiore a D&D praticamente in tutto. Ma forse la caratteristica principale che differenziava i due giochi era l’atteggiamento.

T&T era divertente. Era simpatico e allo stesso tempo ridicolo. Si trattava di andare in giro a spaccare tutto con spade e magie. La scrittura era veloce, le regole erano divertenti, l’impostazione era piena di ironia. St Andre dette ad ogni aspetto del gioco un po’ del suo distorto senso dell’umorismo. Gli incantesimi avevano nomi come “Little Feet” e “Hidey Hole “, e i nemici potevano essere degli scoiattoli giganti.

D&D, naturalmente, era tutto il contrario. Alla fine, col maturare dei giocatori e dell’hobby, gli aspetti divertenti di T&T persero il loro fascino, e verso i primi anni ottanta fu completamente dimenticato. T&T fu però il primo concorrente di D&D. Anche se è stato sempre considerato il “Numero Due” (anche da parte di St Andre!), ha per un momento impensierito il successo economico di D&D, che è più di quello che si può dire di qualsiasi altro sistema di gioco.

Nel frattempo, un altro gioco stava facendo strada. Il problema del “troppo semplice” riguardava l’impostazione, non le regole. I giocatori si lamentavano della premessa piuttosto fragile si una manciata di eroi fantasy che entravano in un dungeon per uccidere mostri e conquistare i tesori. Volevano qualcosa di più realistico, un mondo medievale che effettivamente sembrava medievale. Volevano realismo, dettaglio e complessità. E lo ebbero in Chivalry and Sorcery.

Chivalry and Sorcery (Fantasy Games Unlimited, 1976)

Creato da Ed Simbalist e Wilf Backhaus nel 1976, C&S è ancora oggi il più complesso gioco di ruolo mai progettato. Non si può negare di certo il suo realismo: le regole e lo stile sono stati progettati per ricreare la Francia del tardo dodicesimo secolo, laddove D&D non era altro che una approssimazione del mondo fantasy-medievale di Tolkien. I creatori del gioco non si limitarono a descrivere un mondo, ma l’intera società dell’epoca: i giocatori dovevano muovere i loro personaggi all’interno di un complesso e dettagliato codice feudale fatto di nobili, di servi e con l’incombente presenza della chiesa cattolica.

Anche se le avventure seguivano ancora un modello simile, C&S eliminò gran parte delle convenzioni stabilite da D&D. Missioni a cielo aperto presero il posto degli oscuri dungeon, i nemici erano Vichinghi e Pitti, piuttosto che creature mitologiche, e gli utenti magia dovevano davvero “studiare” per diventare più potenti.

Il problema con C&S è che cercò di fare troppo. Nel tentativo di proporre tutte le cose che D&D aveva tralasciato, rimase sepolto nei suoi meccanismi senza fine. Per esempio, non solo i giocatori devono tirare per otto caratteristiche, ma anche per la razza, l’età, il sesso, l’altezza, la struttura, l’allineamento, l’oroscopo, la salute mentale, la classe sociale, l’ordine di nascita, lo stato di famiglia e la professione del padre. Oltre a questo c’erano da calcolare altrettante statistiche ed un sistema di abilità poco chiaro. E questo solo per la creazione del personaggio!

Il fatto che le regole e i tiri di dado erano molto più complessi di D&D non aiutò il gioco. Il combattimento e la magia utilizzavano complicatissime tabelle incrociate, e il sistema per testare le abilità richiedeva più tiri di dadi di un gioco d’azzardo.

Un altro grosso problema di C&S era che cercava di essere troppo realistico. I chierici dovevano predicare i sermoni, i cavalieri trascorrevano ore di gioco a cercare di ottenere il denaro sufficiente per comprare le loro spade, e giocare un mago richiedeva così tanto tempo per raccogliere ingredienti, studiare gli incantesimi ed eseguire i rituali, che non ne rimaneva più per andare alla ricerca di avventura.

C&S è il classico esempio di come un gioco troppo dettagliato possa risultare poco piacevole. Era troppo lungo e troppo particolareggiato, e a causa della sua complessità e grandezza lasciava spesso i suoi giocatori smarriti. Ma l’idea di presentare un mondo con un’ambientazione realistica e dettagliata era buona, come lo era l’idea di giocare persone comuni piuttosto che dei supereroi fantasy stereotipati. Anche se questo gioco scomparì nei primi anni ottanta, le sue idee continuarono ad avere un’influenza nella storia dei giochi di ruolo.

L’Impero Colpisce Ancora

Mentre stava accadendo tutto ciò, c’era un gioco che veniva giocato in sordina, e anche se non ha mai raggiunto il successo economico dei due qui sopra, ebbe delle importanti ripercussioni nel settore dei giochi. Si chiamava Empire of the Petal Throne (Barker, 1975), ed è fu creato da M.A.R. Barker.

Fin dalla tenera età, Barker era ossessionato da due cose: la linguistica e un mondo fantasy da lui creato che si chiamava Tekumel, e questi suoi interessi crebbero in complessità insieme a lui. Barker ha continuato a studiare linguistica al college, dove apportò anche gli ultimi ritocchi al suo mondo, tra cui un linguaggio completo per il paese principale, Tsolyanu. Infatti, nell’arte del linguaggio fantastico, Barker superò anche il maestro Tolkien.

Così c’era questo Barker, con un mondo incredibile in testa e nessuna idea di cosa fare con esso, dato che non era uno scrittore. Vent’anni dopo aver lasciato alle spalle Tekumel per concentrarsi sui suoi studi, scoprì D&D. Subito cominciò a lavorare al suo gioco, che divenne il secondo GdR sul mercato.

In termini di impostazione, Petal Throne era tutto quello che D&D non era mai stato. Non c’erano descrizioni vaghe o suggerimenti presi in prestito dal medioevo: Barker sapeva esattamente come era il suo mondo fin nei minimi dettagli, e tutto era scritto nel libro delle regole. Dei, religioni, rituali, governi, mode, costumi, abitudini e, soprattutto le lingue, diverse per ogni paese del pianeta. E non erano gli dei, le religioni, ecc. di un mondo medievale occidentalizzato. Barker utilizzò le sue esperienze in India e in Asia per creare culture incredibilmente selvagge e totalmente estranee ai giocatori di ruolo medi americani.

Questa combinazione di un mondo molto dettagliato e totalmente alieno dette la possibilità di sviluppare la più avvincente campagna mai progettata. C&S era semplicemente D&D con uno sfondo finemente particolareggiato. Petal Throne era invece un gioco in cui il sistema e l’ambientazione lavoravano insieme per produrre un mondo che, non solo sembrava vero, ma chi ci giocava si sentiva come se stesse davvero vivendo in esso. I personaggi erano collegati alla stessa struttura di potere, politica e religiosa, e le sorti di questi poteri facevano da sfondo alle avventure. Improvvisamente i giocatori non erano più cavalieri che uccidevano draghi, erano Tsemels (chierici-guerrieri) che conducevano una guerra santa contro i loro vicini eretici. E con le abilità linguistiche di Barker che permisero ai giocatori di parlare una lingua completamente nuova, giocare questo gioco ti faceva davvero sentire parte di quel mondo.

Se Petal Throne avesse avuto successo, non avremmo dovuto aspettare altri quindici anni per World of Darkness. Esso, tuttavia, non riuscì a rimanere popolare, dato che la sua grande forza, la sua presenza, fu anche la sua rovina. Il mondo di Barker era solo troppo dannatamente complesso e potente da gestire per la maggior parte dei giocatori. I Game Master non potevano adattare il mondo per soddisfare il loro stile di gioco, senza privare Tekumel del suo sapore unico. Infatti, è stato detto che l’unica persona in grado di masterizzare Petal Throne correttamente era lo stesso Barker. Allo stesso modo, i giocatori dovevano conoscere profondamente Tekumel prima di poter giocare di ruolo decentemente. Troppo spesso venivano persi per strada dettagli importanti della ambientazione, e per tutti questi motivi Empire of the Petal Throne uscì rapidamente di scena.

Così nessuno dei tre pretendenti più forti riuscirono a superare, o addirittura a sopravvivere, Dungeons & Dragons. Eppure tutti sono interessanti, perché hanno illustrato il futuro di questo hobby. Nel confronto tra T&T e C&S si nota già l’inizio di un’eterna lotta tra i sistemi di gioco del GdR, quello tra la complessità e l’accessibilità, il dettaglio e la giocabilità, il manipolare la realtà e il puro divertimento. Ed esaminando Petal Throne possiamo analizzare anche i problemi riguardo all’ambientazione: la creazione di un mondo dettagliato che permette una buona immersione, ma che è ancora abbastanza malleabile ed accessibile perché tutti ne possano godere.

Ogni gioco è stato rivoluzionario in sé, portando in uno spazio di tempo incredibilmente breve nuove fantastiche idee per il GdR, idee che avrebbero poi costituito la spina dorsale del settore. Anche se alcuni di loro si sono estinti, i salti che hanno fatto in pochi anni hanno contribuito a trasformare i giochi di ruolo da zoppicanti-wargames a qualcosa che si avvicina ad una forma d’arte. Ma non ci spingiamo troppo avanti.

Il successivo Runequest fu dedicato a “Dave Arneson e Gary Gygax, che per primi hanno aperto il vaso di Pandora, e a Ken St Andre, che scoprì che poteva essere aperto di nuovo”. Questa dedica riassume abbastanza bene il contributo finale che questi giochi hanno dato alla storia del GdR. Semplicemente per il fatto che siano esistiti, e siano stati comprati e giocati, questi giochi hanno dimostrato che il gioco di ruolo era molto di più del semplice D&D, e che questo nuovo concetto di gioco era qualcosa che andava ben oltre il nome di un prodotto. Era qualcosa che sarebbe durato, qualcosa di rivoluzionario, qualcosa di buono.

Continua…

LA STORIA DEL GIOCO DI RUOLO

CURIOSITÀ

Chivalry and Sorcery passerà alla storia come il gioco che per la prima volta usò il termine “Game Master”

Barker e Tolkien hanno molte somiglianze, sia nelle loro opere che nelle loro vite. Tanto che Barker è stato talvolta indicato come il “Tolkien del gioco di ruolo”.

Grazie alla conoscenza intima del mondo e all’esiguo numero di gruppi di gioco, Barker fu in grado di adeguare ed aggiornare il suo mondo sulla base delle azioni dei gruppi di tutti gli Stati Uniti!

Fonte: Storie di Ruolo

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