I SUPERGRUPPI DEGLI ANNI ’90

Pubblicato: 7 dicembre 2010 da Willoworld in MUSICA
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Gli anni novanta hanno visto la rinascita del progressive rock, grazie a una manciata di felici episodi che hanno aperto la strada a nuovi sound e movimenti. La scena svedese nasce, o forse sarebbe meglio dire “rinasce”, con l’avvento di Anglagard e Anekdoten. I loro album di esordio rimangono ancora oggi dei masterpiece del genere. Negli States invece il progressive metal si consolida con Images and Words dei Dream Theater. Ai Marillion, che hanno tenuto il genere in vita durante tutti gli anni ’80, seguiranno una serie di band, soprattutto europee, che rifonderanno il sympho rock dalle ceneri dei grandi maestri degli anni ’70. È un periodo d’oro, quello della prima metà degli anni ’90, al quale seguirà una fase forse ancora più intensa, secondo una linea logica già vista. La seconda metà degli anni ’90 sarà infatti il periodo dei Supergruppi.

Nel 1997 esce Black Light Syndrome dei Bozzio Levin Stevens, al quale farà seguito Situation Dangerous del 2000. Sono due album a dir poco strepitosi, in cui melodia, potenza e tecnica si fondono alla perfezione. Si tratta perlopiù di sperimentazioni ed improvvisazioni, ma i risultati sono a dir poco devastanti.

Nel 1998 due quinti dei Dream Theater (Petrucci-Portnoy) danno vita al progetto Liquid Tension Experiment, con il supporto di Jordan Rudess (allora non faceva ancora parte dei DT) e del solito Tony Levin. La musica dei LTE è veloce, potente, assolutamente travolgente. Già l’anno dopo uscirà il secondo capitolo di questa bella collaborazione, Liquid tension Experiment 2, nel quale i nostri paladini proveranno a spingersi oltre, e a mio avviso con successo. Più deludente invece il terzo capitolo Spontanueus Combustion, datato 2007, privo della chitarra di Petrucci.

Più per palati sopraffini la collaborazione tra Tim Alexander (Primus) e Michael Manring, eclettico bassista americano, con l’aggiunta di Alex Skolnick (Testament). Attention Deficit, uscito nel 1998, è uno dei molti episodi di nobilitazione di musicisti appartenenti a scene estreme, come il metal appunto. A questo album seguirà l’ottimo The Idiot King del 2001.

Si danno da fare anche in Scandinavia, terra di grande tradizione progressiva. Due band culto dell’epoca, Anekdoten e Landberk, coniano il progetto Morte Macabre in cui vengono presentate cover di colonne sonore di vecchi film horror. Ma il momento più intenso dell’album è forse la lunga e drammatica Symphonic Holocaust, unico inedito in scaletta.

Sempre del ’98 il progetto Bruford Levin Upper Extremities, dove mezzi King Crimson incontrano il trombettista jazz Chris Botti e David Torn, che aveva già collaborato nel 1987 con Bill Bruford e Tony Levin nell’acclamato album Cloud Abaout Mercury. In questo caso ci si discosta leggermente dal rock, tuffandosi a capofitto nel jazz e nella fusion.

Nel 1999 Sean Malone dei travolgenti Cynic inizia il progetto Gordian Knot insieme a Trey Gunn, bassista dei King Crimson. Il risultato è un’opera di altissimo livello, che forse rappresenta nel migliore dei modi il fermento creativo di questo periodo. Ci sarà anche un seguito a questo disco, Emergent del 2003, quando ormai l’onda creativa è decisamente in declino.

Sean Malone parteciperà anche ad un’altro bel progetto del 2003, gli Official of Strategic Influence, insieme a Portnoy dei Dream Theater, Jim Matheos dei Fates Warning e il tasterista Kevin Moore, ex Dream Theater. Ed è proprio dai paladini del progressive metal che nascono altri due forti collaborazioni, i Platypus e i Transatlantic.

Non un semplice progetto tra grandi ma una vero supergruppo in stile ELP. I Transatlantic ci regalano in un decennio tre album di “true-progressive-rock” praticamente irraggiungibili, almeno per quanto riguarda la tecnica e il barocchismo. Al solito Portnoy si accostano Neal Morse (Spock’s Beard), Pete Trewavas (Marillion) e Roine Stolt (Flower Kings). Wirldwind, la loro ultima fatica, è del 2009.

Questi sono solo alcuni, ma forse i più importanti, progetti di quel periodo. A mio parere ognuna di queste opere non può mancare nella discografia di un vero progghettaro.

Fonte: Colony of Slippermen

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