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Freaks – The movie

Pubblicato: 23 marzo 2010 da novocainamagazine in CINEMA


Si tratta, sotto molto aspetti, di un’opera anomala e in un certo senso anche maledetta (all’interno del panorama cinematografico degli anni in cui fu prodotta). Un capolavoro circondato fin dalla sua uscita da un’aura di mistero, incubo e paura. In Inghilterra ne fu vietata la visione per circa trent’anni.
Il film deve gran parte della sua celebrità anche alla presenza nel cast di veri freaks: termine che in maniera assolutamente cruda definisce nella lingua inglese persone con gravi deformità fisiche.
Concepito inizialmente come film horror per risollevare le sorti della compagnia Metro-Goldwyn-Mayer, alla sua uscita viene invece dapprima rinnegato dalla stessa società di produzione e poi drasticamente censurato.
In realtà la pellicola – che narra le vicende in un circo di un gruppo di teatranti ostacolati da una cinica rivale – non analizza in maniera né impietosa né elogiativa la triste e mostruosa condizione dei protagonisti. Il film si presenta invece come un’amara, caustica ma anche toccante allegoria sulla “diversità”, affermando che spesso è proprio dietro la “normalità” che si nasconde la vera “mostruosità”.

FONTE: wikipedia Altre info sul silm

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1984 & 1/2

Pubblicato: 11 marzo 2010 da novocainamagazine in ARTE, CINEMA, INTERNET, MEDIA
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Ho rivisto da poco Brazil, un film del 1985 diretto da Terry Gilliam.

Il film è ambientato in un futuro in cui la burocrazia ha preso il sopravvento in ogni attività dell’uomo e combinata al cinismo spietato dei potenti uccide i pochi che ancora riescono a sognare. Un misto di 1984 di Orwell e 8 e 1/2 di Fellini, tanto che doveva essere il titolo originale, che poi fu cambiato con Brazil a causa di un motivetto che non vi toglierete dalla testa per molto tempo… Da brividi

Ma queste poche righe non potranno mai descrivere le emozioni contrastanti che ho provato rivedendolo… Per questo ve lo consiglio.

QUI potrete vederlo in streaming, gratuitamente.

FROM: NOVOCAINA

La isla de las munecas

Pubblicato: 3 marzo 2010 da novocainamagazine in OCCULTISMO, VARIE
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Si tratta di un isola di discrete dimensioni,“La Isla de la Munecas”con una grande foresta,la leggenda dice che Don Julian Santana popolando l’isola di bambole morte,torturate,stuprate,cannibalizate,a monconi,impiccate,pugnalate,amputate a decine di migliaia e Deus solo sà dove è andato a trovarle.
Forse il desiderio di celebrare la scomparsa per annegamento in quei luoghi di una bambina annegata con la sua bambola….dicono o forse: dico io, Santana era un vecchio Nazista Pedofilo rifugiatosi in Messico. (altro…)

S. Valentino

Pubblicato: 11 febbraio 2010 da novocainamagazine in EVENTI, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Tratto da:
“Dell’amore e di altre umane invenzioni”
di Lupus Infybula
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La festa di San Valentino fu istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di inserire un “santo degli innamorati” al posto di una importantissima festività pagana della fertilità.
Questa festa, come la maggior parte delle ricorrenze cristiane, è stato un tentativo da parte del cristianesimo di inglobare una usanza pagana antica.
In particolare si tratta di riportare sotto l’ala della Chiesa i lupercalia, un rito pagano per la fertilità che si svolgeva il 15 febbraio ed era dedicato al Dio Lupercus, una divinità che proteggeva i greggi dall’assalto dei lupi e a lui erano dedicati riti purificali e per propiziarsi buoni raccolti con la primavera alle porte. Divinità incorporata insieme a Inuus e Pan nella figura del dio Fauno Luperco.
Vi era poi una usanza ancora più inaccettabile per la chiesa: i nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna e un bambino estraeva a caso delle coppie che avrebbero vissuto per un anno in intimità.
In altri festeggiamenti che si svolgevano in questo periodo dedicati alla Dea Giunone, regina degli dei e protettrice delle donne e del matrimonio, tutte le donne non sposate scrivevano il loro nome su un pezzo di carta e lo mettevano in un grande vaso. Ogni uomo prendeva un biglietto e durante la festa ballava con la donna che aveva estratto. Un modo per aiutare nuovi e fertili incontri.

Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta, CONFUSA e festeggiata in tutto il mondo.
Ed ora miei cari lupacchiotti uscite per strada e andate a comprare anellini, collanine e cioccolata… Su avanti, fate il vostro dovere di consumatori!

Il principe felice: Oscar Wilde

Pubblicato: 8 febbraio 2010 da novocainamagazine in NARRATIVA
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Nel punto più alto della città, su un’alta colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutto coperto di sottili lamine di oro preziosissimo, come occhi aveva due zaffiri lucenti, e un grande rubino brillava sull’impugnatura della spada.
Era molto ammirato da tutti.
“E’ bello come una banderuola – notò un membro del Consiglio della Torre che si vantava di essere un esperto d’arte, – ma non è altrettanto utile” aggiunse, temendo che la gente potesse pensare che era una persona dotata di scarso senso pratico.
“Perché non assomigli al Principe Felice? – domandava una mamma al suo bambino che era solito piangere per niente. – Il Principe Felice non si sogna neppure di piangere per qualcosa”.
“Mi fa piacere che ci sia qualcuno al mondo che è sempre felice” mormorò un uomo deluso dalla vita alzando lo sguardo sulla magnifica statua.
“Sembra proprio un angelo” dissero i ragazzi della Carità mentre uscivano dalla cattedrale con le loro lucenti mantelline scarlatte e i lindi grembiulini.
“Come lo sapete? – disse il Maestro di Matematica. – Non ne avete mai visto uno”.
“Ah, ma noi li vediamo, nei nostri sogni” risposero i bambini; e il Maestro di Matematica corrugò le sopracciglia e li guardò con molta severità, perché non approvava che i bambini sognassero.
Una notte volò sulla città un piccolo Rondone. (altro…)

CHARLES BUKOWSKY: Unbruttoviaggio

Pubblicato: 4 febbraio 2010 da novocainamagazine in NARRATIVA
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Un brutto viaggio

Ci avete mai fatto caso che LSD e televisione a colori hanno fatto una comparsa simultanea nel mondo dei consumi? due divisioni martellanti e colorate. e noi, cosa facciamo? mettiamo l’una fuorilegge e incasiniamo l’altra. la tv è una cosa inutile, così com’è oggi n mano a certa gente. questo è poco ma sicuro. ho letto sul giornale che durante una recente retata un poliziotto avrebbe ricevuto in pieno viso una bacinella di acido, scagliatali, si afferma, da un presunto fabbricante di allucinogeni. anche questo è uno spreco. vi son fondati motivi per mettere fuori legge LSD e affini (questi stupefacenti possono far uscire di senno) ma altrettanto dicasi del raccogliere barbabietole, dell’avvitare bulloni in una fabbrica d’auto, o lavar piatti o insegnare lettere all’università. se mettessimo fuorilegge tutto ciò che fa diventar matta la gente, l’intera struttura sociale crollerebbe: il matrimonio, la guerra, i trasporti pubblici, il mattatoio, l’apicoltura, la chirurgia, tutto quanto. qualsiasi cosa può far diventare matta la gente poiché la società è fondata su basi false. finchè non avremo ribaltato tutto, i manicomi resteranno pieni. e i recenti tagli ordinati dal nostro governatore al bilancio dei manicomi, in California, mi fanno capire che: la società non ritiene suo dovere curare quelli che la società stessa ha atto impazzire, specie in periodi di strettezze e inflazione e supertasse. meglio usare quei soldi per costruire strade, o farne piovere qualche grullo, leggero leggero, sui negri, tanto per tenerli buoni, chè non diano fuoco alle nostre città. io ho un’idea migliore: perché non ammazzarli i matti? pensate, quanto denaro risparmiato. perfino un pazzo mangia, e tocca dargli da dormire. eppoi sono disgustosi: cacciano quegli urli bestiali, berciano di merda le pareti, e così ia. basta istituire un tribunale medico, che prenda le decisioni del caso, e arruolare qualche bella infermiera (femmine e maschi) per soddisfare i bisogni sessuali degli psichiatri-giudici.
ma torniamo più o meno all’ LSD. com’è vero che hi non risica non rosica, è anche vero che più arrischi e più ottieni. qualsiasi attività creativa complessa (dipingere, scrivere poesie, svaligiare banche, fare il dittatore e così via) ti conduce al punto in cui pericolo e miracolo sono come fratelli siamesi. raramente arrivi al traguardo, ma durante il tragitto hai modo di trovare la vita interessante. è bello andare a letto con la moglie di un altro ma, lo sai, un giorno o l’altro sarai colto con le braghe calate. ciò serve a rendere il fatto più piacevole. i nostri peccati vengono fabbricati in cielo per creare il nostro inferno, di cui evidentemente abbiamo bisogno. diventa bravo in qualsiasi campo, e ti crei subito dei nemici. i campioni vengono innalzati affinché la folla provi poi maggior gusto a vederli rotolare, battuti, fra la merda, e gode a subissarli di fischi. gli stolti perlopiù la fanno franca. un vincitore può essere abbattuto da un fucile ordinato per posta (così dice la favola) oppure dal suo stesso fucile da caccia in una piccola città come Ketchum. o come Adolf e la sua puttana far harakiri all’ultima pagina della loro storia.
l’LSD può farti a pezzi perché non è un’arena per leali impiegati delle poste, certo, l’acido cattivo al pari di una cattiva puttana può metterti fuori gioco. anche il gin fattincasa nella vasca da bagno ha avuto, durante il proibizionismo, i suoi bei dì. la legge crea la propria malattia in velenosi mercati neri. ma, perlopiù, i brutti “viaggi” psichedelici sono dovuti al fatto che chi vi si imbarca era già avvelenato. dalla stessa società. se un uomo ha preoccupazioni, per l’affitto, la rata dell’auto, il cartellino da timbrare, mandar il figlio all’università, portar l’amante a cena in un locale carissimo, l’opinione dei vicini di casa, il bene della patria, allora una compressa di LSD lo farà, probabilmente, impazzire perché, in certo senso, è già pazzo e tira avanti solo perché è trascinato dalla corrente, sostenuto dalla routine, intontito da tutto il fracasso che l’esenta dal pensare con la propria testa. per un trip ci vuole uno che non sia già stato messo in gabbia, che non sia stato già inculato dalla grande Paura che, in tal modo, spinge avanti l’intera società. purtroppo, molti uomini sopravvalutano se stessi come liberi pensatori. ed è un grosso sbaglio della generazione hippie, non fidarsi di nessuno oltre i 30 anni. trent’anni non vuol dire un accidenti. molte persone vengono catturate e addomesticate già all’età di sett’ott’ anni. molti giovani SEMBRANO liberi ma si tratta solo di un fatto chimico e energetico che riguarda il corpo e non già di una realtà che riguarda lo spirito. ho conosciuto uomini liberi nei posti più strani e a TUTTE le età (portieri, ladri d’auto, benzinai) e anche alcune donne libere (infermiere o cameriere perlopiù) e di QUALSIASI età. l’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.
un viaggio psichedelico vi mostra cose non soggette ad alcuna norma. vi mostrerà cose che non sono nei libri di testo e cose contro cui non potete sporgere querela, o reclamare in municipio. l’erba rende semplicemente più sopportabile l’attuale società: l’LSD è invece una nuova società a sé stante. se tu sei un inserito, puoi pure rubricare l’LSD come “droga allucinogena” e lavartene le mani. ma quel che s’intende per “allucinazione” varia a seconda di dove ti trovi, ovvero del polo sul quale ti orienti. qualsiasi cosa ti succede quando ti succede diviene realtà: sia un film, un sogno, un atto sessuale, ammazzare, venir ammazzato o mangiare una pizza. solo le bugie vengono imposte dopo. quel che succede, succede. allucinazione è solo un vocabolo, e un piedistallo sociale. quand’uno muore, per lui la faccenda è molto reale; per gli altri, solo una disgrazia o un ingombro da levar di torno. e per questo c’è il cimitero. quando il mondo ammetterà che TUTTE le parti rientrano nel quadro d’insieme, si potrà cominciare a sperare. qualsiasi cosa l’uomo vede è vera. non è mica stata portata lì da una qualche forza estranea: era lì prima che lui nascesse. non biasimatelo per il fatto che egli adesso la vede, e non date a lui la colpa se diventa matto solo perché maestri e sacerdoti non furono abbastanza saggi da insegnargli che l’esplorazione della realtà non ha mai termine, e che siamo degli stronzi a limitarci all’abbiccì del mondo. non è l’LSD la causa del brutto viaggio: ma tua madre, il governo, la ragazza di rimpetto, il gelataio dalle mani sudicie, lo studio imposto controvoglia dell’algebra o dello spagnolo, la puzza di un cesso del 1926, un uomo dal naso troppo lungo quando a te t’hanno detto che i nasoni sono brutti; sono stati i lassativi, la causa, è stata la Brigata Abramo Lincoln, la pubblicità della margarina, la faccia di Roosvelt, sono state le caramelle al limone, è stato lavorare per 10 anni in una fabbrica e venirne licenziato perché sei arrivato in ritardo di 5 minuti, è stato per via di quel fregnone che t’insegnava la storia in quinta elementare, è stato per via del tuo cane investito da un’auto e nessuno che ti fa da testimone, è stato per via di tante cose la cui lista verrebbe lunga 5 chilometri.
un brutto viaggio? tutto questo Paese, tutto il mndo sta compiendo un brutto viaggio, amico mio. ma a te t’arrestano per aver ingoiato una compressa.
io vado ancora a birra perché, a 47 anni ho molti ganci conficcati nel corpo. sarei un bel cretino se pensassi di essere sfuggito a tutti i loro trabocchetti e incastri. credo che Jeffers l’abbia detta giusta, quando ha detto, più o meno, stai attento alle trappole, amico, ce n’è un sacco, e anche Dio c’è cascato ain una trappola quando una volta scese su ‘sta terra. naturalmente, molti di noi dubitano che fosse davvero Dio. ma, a quanto parlava troppo. chiunque può parlare troppo. anche Timothy Leary. pure io.
oggi è sabato e fa freddo, il sole sta andando sotto. cosa fate voialtri alla sera? fossi Liza, mi pettinerei i capelli, ma però non sono Liza. bene, ho qui un vecchio numero del National Geographic e le foto sulla carta patinata dan l’idea di qualcosa di vero, qualcosa che accade. non è così, naturalmente. in questo caseggiato sono tutti ubriachi. un alveare di persone sbronze in attesa della fine. passano delle donne per la via, sotto la mia finestra. io esalo, sibilo, una parola stanca e gentile come “merda,” poi strappo via ‘sto foglio dal rullo della macchina da scrivere. e ve lo regalo.

Artemisia Jewelry- Creazioni artistiche

Pubblicato: 2 febbraio 2010 da novocainamagazine in ARTE
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Su questo blog potrete trovare le creazioni in fimo, pietre e wire copper di una giovane artista.

“Ha detto che ballerà con me se le porto rose rosse esclamò il giovane Studente, – ma in tutto il mio giardino non c’è nemmeno una rosa rossa”.

Dal suo nido nel folto della Quercia l’Usignolo lo sentì e guardò attraverso le foglie e si stupì.

“Nemmeno una rosa rossa nel mio giardino! – ripeté e i suoi begli occhi si riempirono di lacrime. – Oh! Da che misere cose dipende la felicità! Ho letto tutto quello che i saggi hanno scritto, e possiedo ogni segreto della Filosofia; ma ora, poiché mi manca una rosa rossa, la mia vita è rovinata.” “Ecco, dunque, un vero innamorato! – disse l’Usignolo. – Notte dopo notte ho cantato per lui, anche se non lo conoscevo: notte dopo notte ho raccontato la sua storia alle stelle e, finalmente, lo vedo. I suoi capelli sono scuri come il bulbo del giacinto, e le sue labbra sono rosse come la rosa che bramerebbe avere; ma la passione ha reso il suo viso pallido come avorio e il dolore ha impresso il suo sigillo sulla sua fronte”.

“Il Principe darà un ballo domani sera – mormorò il giovane Studente, – e il mio amore ci andrà. Se le porterò una rosa rossa, lei danzerà con me fino all’alba. Se le porterò una rosa rossa, la potrò tenere tra le mie braccia e lei appoggerà il suo capo sulla mia spalla e la sua mano stringerà la mia. Ma non c’è nemmeno una rosa rossa nel mio giardino, cosicché io siederò da solo e lei mi passerà vicino. Non si curerà di me e il mio cuore sarà spezzato”.

“Ecco, dunque, un vero innamorato! – disse l’Usignolo. – Per ciò di cui io canto, lui soffre: ciò che è gioia per me, per lui è sofferenza. Certamente l’amore è una cosa meravigliosa. E’ più prezioso di uno smeraldo e più raro del più splendido opale. Le perle e i granati non riescono a comprarlo, e nemmeno si riesce a trovarlo al mercato. Non può essere acquistato dai mercanti, né può essere pesato su un bilancino per l’oro”.

… CONTINUA A LEGGERE …



Un giorno come tanti

Pubblicato: 18 gennaio 2010 da novocainamagazine in FUMETTI
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Testo: Charles Huxley

Disegni: Giuseppe Pica

Un giorno come tanti
FROM: NOVOCAINA

BLUES

Pubblicato: 18 gennaio 2010 da novocainamagazine in ARTE, POESIA
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Eccomi qua,
di nuovo…
strane sensazioni
e
chiare voglie
mentre il vecchio negro suona il blues.
Quanta gente…
Visti dall’alto
sembrano piccole,
frenetiche, formiche.
Strane sensazioni,
chiare, invece,
troppo chiare le voglie.
Rosa Rossa e Stella Nera,
abbracciano il destino,
finzione di una scelta.
Bevono e pensano,
fino a star male.
Bevono e pensano,
mentre il vecchio negro,
suona ancora il blues.
“Il Mostro”
FROM: NOVOCAINA

Keith Thompson

Pubblicato: 14 gennaio 2010 da novocainamagazine in ARTE
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Daikichi Amano

Pubblicato: 9 dicembre 2009 da novocainamagazine in ARTE, FOTOGRAFIA, PERSONAGGI
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Si chiama Daikichi Amano, è ossessionato dalla fusione di donna ed animale marino e quando parla di sé stesso si definisce la reincarnazione moderna del celebre pittore giapponese Katsushika Hokusai .

Alcune immagini:
Non so quanto ancora ci vorrà prima di essere scoperto.
Attendo trattenendo il respiro, nascosto dietro questa tenda damascata.
Nella stanza i tredici vecchi parlano con voci gravi.
Sono quasi difficili da capire le loro parole, come contornate da atichi saperi.
Lo stato di angoscia va sempre aumentando mentre la cadenza di ogni singola parola rallenta, rallenta, rallenta.
Percepisco distintamente il passare dei secondi tra ogni sillaba.
Non hanno fretta di farsi capire.
Nessuna fretta di comunicare.
Sembra più un gioco al massacro: vince chi inganna di più lo scorrere del tempo.
Voci gravi e lente, lente e accordate, sicure, pesano e misurano ogni sillaba, lentamente.
Temo di non sopportare ancora per molto l’immobilità in cui mi sono costretto.
Ho paura di essere rapito da l’istinto di saltar fuori da questo mio nascondiglio e urlare.
Solo per rompere questo rituale infinito.
Non so quanto tempo mi rimane o quanto ci vorrà ad essere scoperto.
Peggio ancora ad abituarmi a questa nenia di voci; assopirmi e farmi cullare dalla melodia assassina.
Poi una luce che rischiara la tenebra.
L’idea che salva la mia mente preda dell’oblio.
Apro la finestra che mi sta alle spalle.
Un veloce sguardo alla luna.
E spicco il volo.
“Il Mostro”
Sulle note di “D’angelo” dei Diablo swing orchestra
From: NOVOCAINA

 

Ma cosa è che vuoi?
Di cosa necessiti? E sopratutto cosa è che desideri realmente.
Sicuro che questa voglia non sia “inflitta”?
Si, intendo inflitta. Come una ferita nel cervello, che lascia una cicatrice indelebile.
Credi che sia una necessità e invece non è altro che una cicatrice.
Percepisci l’odore di un roseto nella primavera appena accennata…
Poi ti volti e ti accorgi che una nuvola grigia di smog è dietro di te.

Sulle note di “You can’t alwais get what you want” dei Rolling Stones

RACCONTAMI SULLE NOTE DI…

 

Tra le lamiere di questa luminosa città, i topi se la ridono nascosti sotto le
macchine. All´angolo di una strada, una banda di volti segnati dal freddo fa
partire una bella canzonetta, una marcia gioiosa, sui suoni di trombe e
tromboni, fa ricordare a chi siede con le spalle ricurve su solitarie
panchine, le belle serate del dopo guerra trascorse ubriache a ballare sui
tavoli, le piccole lucine e le penombre di teste che oscillano, le voci delle
donne tra cristalli e brindisi. Un assolo di tromba spacca la memoria, all´
improvviso, inghiottendo i passanti, gli amici, gli amori. In un deserto di
slanci, tra il rumore delle macchine veloci e il suono costante della corrente
elettrica tra muri e i lampioni, nascono pensieri tra i denti, immagini fisse
di sagome in lontananza, che si ingrandiscono lunghe, senza mai toccarsi, così
stanche, deboli e lente, si schiudono come bolle di sapone nella testa. Guardi
il mondo, lo guardi molto ma sogni altro. Lo scandire di un si riempirebbe la
bocca, fermerebbe il tempo senza lasciare niente al cosa resta. Adesso,
svolazzano le tende adagiate sui vetri delle finestre, amanti di questo stesso
silenzio costruiscono fotografie che in questa città, sembreranno domani un
ricordo ragionevole. Ci vorrebbe una bella passeggiata lontana dal posto in cui
mi trovo, lontano dal rumore, dalla forma dell´acciaio che lampeggia come
sedotto dalle luci. Alzando la testa guarderei alcune nuvole come sfumate
macchie bianche correre veloci nel cielo senza aspettare i miei passi lenti e
incerti, disegnerebbero nuovi percorsi da seguire solo con gli occhi, senza più
lacrime da dedicare al tempo ladro. Ma per fortuna c´è il mare, lo guardo
consolare ogni dentro perso, ogni desiderio di sconfinare. Mi aiuta a godermi
un sogno, dell´intensità di un grande amore, un abisso scuro forse, ma materno
e senza porte chiuse in cui sentirsi vigliaccamente al sicuro. L´aquilone di un
bambino guarda con interesse il mio filo legato a lui, intravisto, sottile,
coreografico ponte tra le voci dei passanti ed i loro lamenti. E´notte, il
cielo è carico a scoppio, le stelle sono ovunque, giù e su si confondono,
simile a me, che parlo da sola. Calmo le urla mentre il cuore batte, attendendo
il momento in cui scorgere il volto di un uomo che torna, ha con se solo l´
entusiasmo di un presente, e la raffinata arte della dimenticanza. Il passato
non più punto fermo di un vissuto senza trasparenze nè gioie con l´eco, senza
più gabbie che tra i fumi emergono immense. Nell´adesso salvo, mai più perduto.
Io, assettata di sincerità morderei il suo cuore per ricordare del mio, il senso.
Miriam Carnimeo