Archivio per la categoria ‘9/11’

di Ben Dhur e Hallis Saper

dal sito Galactic Empire Times

traduzione di Gianluca Freda

CORUSCANT – Obi-Wan Kenobi, ideatore di alcuni tra i più devastanti attacchi all’Impero Galattico, nonché uomo più ricercato della galassia, è stato ucciso in un conflitto a fuoco con le forze imperiali vicino Alderaan. Lo ha annunciato Darth Vader domenica scorsa.

Presentandosi in tarda serata nella Stanza Est del Palazzo Imperiale, Lord Vader ha dichiarato che “giustizia è stata fatta”, spiegando che agenti dell’Esercito Imperiale e truppe della 501ª Legione sono riusciti finalmente ad individuare Kenobi, uno dei leader della ribellione Jedi, che aveva eluso l’Impero per quasi due decenni. Funzionari dell’Impero hanno dichiarato che Kenobi ha opposto resistenza ed è stato abbattuto dalla spada laser dello stesso Lord Vader. Il suo corpo è stato in seguito espulso da un boccaporto spaziale. (altro…)

Annunci

L’avevamo annunciato un mese fa. Eccolo finalmente, il terzo capitolo di Peter Joseph, appena messo in rete. Per attivare i sottotitoli in italiano, guardatelo su youtube.

Potete anche guardarlo interamente a questo link.

Altri documentari consigliati dai Silenti

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!

11 SETTEMBRE

Pubblicato: 11 settembre 2010 da Willoworld in 9/11, GUERRA, STRAGI
Tag:,

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!

Premetto che io ero uno di quelli che ci capivano qualcosa di Internet. Mi ero sprofondato in internet appena il World Wide Web fece capolino in Italia nel 1995, con VideoOnLine. Non c’era quasi nulla, su Internet, e i motori di ricerca facevano schifo, eppure si trovava tutto. Quindici anni dopo il paradigma si è invertito: su Internet c’è tutto, e i motori di ricerca sono intelligentissimi, ma non si trova più nulla. Quindici anni fa i motori di ricerca erano decisamente stupidi, si limitavano ad indicizzare le pagine web e l’unico criterio di ricerca che usavano era contare quante volte una parola chiave compariva all’interno di una certa pagina. Dato che io producevo pagine web e non ero altrettanto stupido, compresi quindi che bastava ripetere centinaia di volte una parola chiave all’interno di una pagina per finire in testa ai motori di ricerca, il più importante dei quali era Altavista. Iniziai quindi a fare proprio così usando praticamente tutte le parole chiave che mi venivano in mente, colorando le migliaia di parole chiave dello stesso colore dello sfondo, così che non si vedessero. Adesso questo suona oggi banale, ma all’epoca era un’idea brillante. Tanto brillante che tutti me la copiarono (forse anch’io copiai qualcosa da altri, ma in Italia fui uno dei primi e, di sicuro, per almeno un paio di anni il più efficiente) e ben presto il web italiano divenne in parte un immondezzaio. Qualcuno criticò il mio operato (il responsabile motori di ricerca di Virgilio quasi mi tirò la tazzina di caffé che stava bevendo quando, dopo avermi incontraro, apprese da me chi ero), ma l’aspetto positivo di quelli come me è che costrinse i motori di ricerca a farsi più intelligenti. In seguito utilizzai le mie competenze per mandare affanculo qualche milione di italiani che probabilmente se lo meritavano (i nostalgici possono ancora andarci su Affanculo.org) e per un po’ di altre cosucce, che qui non ci interessano. Questo preambolo non serviva a vantarmi, ma a premettere che di Internet non sono proprio a digiuno. Ebbene, oggi, nel 2009, su Internet non riesco neppure più a trovare quello che cerco. Forse è capitato anche a voi, ma eventualmente non ve ne siete accorti. Tutto dipende da cosa cercate. Se per esempio volete semplicemente trovare il profilo Facebook di un vostro amico, nessun problema. Eccolo lì, in testa ai risultati di ricerca. Se siete alla caccia di un albergo in una località turistica, ne trovate a volontà. Ma se cercate semplici informazioni a proposito di un luogo, è quasi impossibile sfuggire alla fitta giungla di siti alberghieri che vogliono attirarvi nelle loro stanze. Alla fine, siete costretti a ripiegare su Wikipedia, che non manca mai in testa ai risultati di ricerca. Ma bisogna proprio essere schiavi di Wikipedia se si vuole qualche informazione non commerciale? (E tra l’altro si è scoperto che è ormai pratica comune fra le grosse aziende il rivolgersi ad aziende di marketing che a pagamento provvedono a manipolare Wikipedia a beneficio dei clienti – quindi la tanto decantata obiettività di Wikipedia è solo un mito). Ci sono cose che si trovano sempre, su Google. Talmente sempre esse si trovano, che è diventato quasi impossibile trovare altro. Ci sono virtualmente milioni di pagine su Internet, ma gira che ti rigira ti ritrovi sempre a finire sulla manciata dei soliti siti. Io ho una homepage personale che esiste ormai da quasi 15 anni, eppure la gente del mio passato mi trova su Facebook, come se il resto di internet non ci fosse. E la mia pagina ha un buon ranking e si trova con facilità su google, ma per sempre più gente Internet si è ormai ristretta a Facebook e pochi altri “luoghi”. Buon per loro (tranne quando poi si ritrovano eventualmente buttati fuori da Facebook senza sapere il perché, come ad alcuni accade). Io invece rimango attratto dall’internet più “underground”, che però è sempre meno facile da trovare. E’ ormai quasi del tutto invisibile, come se non esistesse. Il sistema del ranking inventato da Google, certamente geniale e per molto tempo decisamente efficiente, ha tuttavia nel tempo finito per privilegiare (e formare) i grandi centri di gravità attorno a cui ormai ruota tutto. Nulla di innaturale, dopotutto, anche l’universo stesso è diventato ciò che è in modo non dissimile. Se le galassie si sono formate è a causa di quel misterioso principio di gravità che ora sembra essere efficace pure nel mondo virtuale di Internet, anche se a livello cosmico è per ora da escludersi che ci abbia messo lo zampino Google. C’è chi chiama questa nuova forma di Internet il Web 2.0, come se fosse una novità. Tecnicamente si tratterrà pure di una novità, ma concettualmente il Web 2.0 assomiglia sempre di più al vecchio mondo rispetto al quale il Web 1.0 costituiva una novità effettiva, un mondo essenzialmente oligarchico dove sono in pochi – i veramente grossi e potenti – ad avere audience e voce in capitolo su ciò che importi. Se ciò avviene, significa che probabilmente è inevitabile e non andrebbe giudicato in termini di bene o di male, che sono sempre categorie soggettive. A me personalmente disturba, ma questo è eventualmente solo un mio problema. Il mondo è raramente come a noi farebbe comodo che fosse. A questo processo – per così dire – “naturale”, si aggiunge però adesso anche quello più artificiale dei legislatori, che probabilmente agli ordini di occulti burattinai sembrano indirizzati a formalizzare sul piano legislativo e quindi consolidare questa trasformazione. La Francia è su questo all’avanguardia. Una legge che costringe gli IPS, i fornitori di accesso, a bloccare l’accesso ad Internet a chi si scambi files peer-to-peer, costituisce l’antipasto. Ma è allo studio una legge ben più aggressiva, la quale prevede la creazione di “white lists” di siti web consentiti, e per essere inclusi nella white list bisognerà pagare una tassa. Questo significherebbe il definitivo affossamento della parte non commerciale di Internet. In America si discute anche di una tassa sull’invio di ogni email. Ma in America Pentagono o dintorni hanno già definito Internet come la più grande minaccia esistente per gli Stati Uniti. Probabilmente non li rende troppo felici il fatto che tramite Internet i loro stessi cittadini si scambino informazioni non approvate dal governo, tipo quelle che sui fatti dell’11 settembre raccontano una storia diversa (e io sul tema ne so qualcosa). Immagino che per quello che riguardi la “minaccia” si riferissero al Web 1.0, perché qualcosa mi dice che il Web 2.0, nella sua forma consolidata, non genererà gli stessi “problemi”. Ho provato a cercare su Facebook l’esistenza di gruppi per la verità sull’11 settembre (dei quali il web 1.0 è traboccante), ma non ne ho trovati, se non di dimensioni risibili. Questo vorrà pur dire qualcosa.
Il nome Internet nacque quando vennero connesse la rete Arpanet e la rete Usenet. Il nome suggerisce un ambiente che connetta reti. La direzione in cui ci muoviamo adesso è per certi versi contraria, si va verso una disconnessione (reale o virtuale) dei “piccoli” dal mondo dei “grandi”. Ragione per cui il Web 2.0 (o il 3.0, scegliete voi in quale release…) si chiamerà Internet in modo filosoficamente improprio. Sarebbe molto più appropriato chiamarlo Oligonet. E forse – chissà – sarà proprio così che gli esclusi lo chiameranno. Ma nessuno lo verrà mai a sapere.

Roberto Quaglia

FONTE: http://www.roberto.info/

E’ giusto e sacrosanto che un quotidiano di tiratura nazionale abbia il diritto di chiedere conto delle loro azioni ai propri governanti. I governanti infatti hanno una responsabilità precisa nei confronti degli elettori – quella di fare per loro conto le migliori scelte possibili – e devono poter essere chiamati a risponderne in qualunque momento.

Altresì è giusto e sacrosanto che i cittadini abbiano diritto di chiedere conto delle loro azioni ai quotidiani di tiratura nazionale. I quotidiani di tiratura nazionale infatti hanno una responsabilità precisa nei confronti dei cittadini – quella di informarli correttamente su quello che accade nel mondo – e devono poter essere chiamati a risponderne in qualunque momento.

Rivolgiamo quindi 10 domande al quotidiano La Repubblica.

Nessuno oggi può negare l’importanza che hanno avuto, sulle sorti di intere nazioni – compresa la nostra – i fatti dell’11 settembre. In luce di questo fatto vorremmo sapere:

1 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come mai nessun nome arabo comparisse sulle liste passeggeri diffuse inizialmente dalle agenzie? LINK

2 – Come è noto, due dei 4 aerei dirottati hanno compiuto manovre altamente spettacolari, ritenute estremamente difficili, se non impossibili del tutto, da piloti professionisti con esperienza trentennale. Perchè nessun giornalista di Repubblica ha sollevato obiezioni, quando le autorità americane ci hanno raccontato che gli aerei sono stati dirottati da 4 persone che non avevano mai guidato prima un jet nella loro vita? LINK 1, LINK 2

3 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come possa un edificio di qualunque tipo crollare su se stesso, …

… partendo dalle zone alte, ad una velocità simile a quella di un corpo in caduta libera? (Esistono precise leggi della fisica, che impongono un accumulo progressivo di ritardo – rispetto alla caduta libera – man mano che ciascun piano si abbatte su quello inferiore). LINK

4 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come possano 5.000 tonnellate di cemento polverizzarsi in nuvole di polvere finissima, con particelle dello spessore di pochi micron al massimo, grazie alla sola forza di gravità? (La forza cinetica sviluppata dalla semplice caduta non è assolutamente sufficiente a compiere quel tipo di lavoro, tant’è vero che quando un edificio crolla da solo rimane spezzato in grossi blocchi ben riconoscibili). LINK

5 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato che cosa abbia generato le pozze di metallo fuso trovate alla base delle tre torri crollate, che registravano temperature di circa 800° centigradi a ben sei settimane dai crolli?

6 – Perchè i giornalisti di Repubblica non hanno sollevato obiezioni, di fronte alla notizia che il WTC7 sarebbe crollato per un cedimento strutturale, quando esistono filmati, diffusi dalla CNN, in cui si sentono chiaramente i poliziotti dire “Allontanatevi, perchè l’edificio sta per saltare in aria”? “Move it back, the building is about to blow up” LINK (al minuto 4:40 del filmato).

7 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come sia stato possibile identificare i resti di tutti i passeggeri del volo AA77, quando l’aereo su cui viaggiavano si è letteralmente disintegrato nell’impatto contro il Pentagono?

8 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come abbia fatto un Boeing da 100 tonnellate (UA 93) a scomparire in una buca di qualche metro al massimo?

9 – Visto che il volo UA93 è caduto a terra integro e non è esploso in volo, perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come sia stato possibile ritrovarne alcuni frammenti e rottami a 14 chilometri di distanza?

10 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come sia stato possibile identificare i resti di tutti i passeggeri di UA93, quando l’aereo su cui viaggiavano si è letteralmente disintegrato al suolo?

In sintesi, perchè La Repubblica ci ha raccontato tutte queste cose, dandole per vere, senza nemmeno preoccuparsi di verificarle? Da questa “verità”, avallata da Repubblica con estrema disinvoltura, sono poi dipese guerre nelle quali è stato ucciso oltre un milione di civili.

FONTE: Massimo Mazzucco per luogocomune.net

Metrò

RIFERITA AGLI ARTICOLI:

Milano, cinque magrebini preparavano un attentato…

Retroscena di un falso attentato

Segnalo l’uscita in versione integrale del nuovo film di Massimo Mazzucco, redattore del sito Luogocomune, uno dei palinsesti italiani di controinformazione piú attivi.

Il film potete visionarlo su Arcoris TV a questo link.

Ne parlai qualche giorno fa, perché mi ero deciso finalmente a vedere il dvd. Sono riuscito a trovarlo su youtube (non so quanto ci rimarrá). Comunque consiglio a tutti di vederlo. Chi pensa che l’argomento sia un po’ “datato”, gli ricordo che viviamo in un mondo che é cambiato quel giorno e di conseguenza questo argomento rimane attuale.

CLIKKA QUI PER VEDERE TUTTE LE PARTI DEL FILM

É uscito in dvd, ma visionabile anche in rete in alta definizione, il nuovo film di Alex Jones, pilastro della contro-informazione americana più accanita. Jones ha dimostrato negli ultimi anni di essere un prolifero agitatore, mettendo a disposizione di tutti e gratuitamente decine di documentari. I suoi palinsesti Infowars e Prison Planet sono sicuramente due punti di riferimento per chi vuole analizzare da vicino le marachelle dell’elite di potere americana.

The Obama Deception è il primo documentario che attacca apertamente l’amministrazione Obama, a solo pochi mesi dalla sua entrata alla casa bianca. Quello che il radio giornalista texano ci dice, con la sua ormai rinomata verve urlata a squarcia gola da un megafono, è semplicemente quello che tutti quanti, chi più chi meno, hanno temuto: un uomo da solo non cambia nulla, ed il belloccio e moderno Obama è il perfetto pupazzo per permettere all’elite di potere di continuare i suoi sporchi lavori.

Si affrontano i temi più caldi del momento, la crisi economica, lo stato di polizia che lentamente va consolidandosi nelle strade della libera america, gli accordi economici nord-americani e le strategie militari per il controllo delle risorse.
È il solito Webster Tarpley che ci illustra per filo e per segno l’agenda “sporca” di questa amministrazione. Vengono rivelati i volti dei bracci destri di Obama, gente direttamente coinvolta nella crisi economica e i legami con il gruppo Blinderberg, il quale ha ovviamente visto nell’abbronzato ex-senatore dell’Illinois il perfetto burattino per portare avanti il grande progetto del Nuovo Ordine Mondiale.

“Eravamo sull’orlo di una rivolta, la gente era incazzata, ed ecco che da Kripton arriva il salvatore, e la gente ci ha abboccato di brutto!” questo ci dice in apertura KRS One, carismatica icona dell’Hip Pop. Niente di più facile… Ma Obama si sta già contraddicendo, e numerose sono le bugie di cui abbiamo testimonianza. Il film le annota una dopo l’altra, dal ritiro delle truppe dall’Iraq, alle promesse per non appoggiare il NAFTA. Impegni da campagna elettorale, niente più.

Ma il film è anche un vero linciaggio alla Federal Riserve, che continua ad ingannare milioni di americani ed a fagocitare capitale facendo credere di essere un istituto del governo, quando invece è solo un’entità privata e, per stessa ammissione degli amministratori, al di sopra della legge. Perché il dito è puntato proprio su di loro, i banchieri, gli artefici di una crisi che servirà solo a incrementare il loro potere.

Per quanto riguarda la politica estera, non sembra che ci aspettino anni tranquilli. Tarpley ci dice che l’amministrazione Obama potrebbe portarci vicino a una guerra con la Russia. La Nato è impegnata a accerchiare Russia e Cina e a tagliarle fuori dalle risorse africane, sulle quali da tempo l’Impero Americano ha puntato gli occhi.

Alex Jones ci dice tutto questo e molto di più con il solito vocione da texano un po’ ignorante. Il suo approccio può risultare antipatico, ma sono abbastanza convinto della sua buonafede. In fondo porta avanti questa battaglia da molti anni e tutte le informazioni che mette insieme le ridistribuisce al pubblico gratuitamente. Il messaggio più forte è sempre quello di dubitare, dubitare chiunque, non solo la TV ma questo stesso documentario. Informarsi, tenere la testa alta e guardarsi allo specchio, per convincersi che ognuno può fare la differenza; basta volerlo.

L’unica cosa che non approvo del suo approccio è che utilizza lo stesso tipo di linguaggio di coloro che attacca, parlando in termini di male e di bene. Non credo sia così semplice. L’elite non è semplicemente una compagnia di demoni assetati di denaro e di potere. Sono delle persone che hanno visione (a mio parere sbagliata) basata sull’ordine e sul controllo. La storia non fa che ripetersi e l’uomo dimentica sempre. Forse quando ci renderemo conto di questo, e cioè che ogni forma di controllo e di ordine imposto può solo fomentare odio, intolleranza e infelicità, allora riusciremo a pensare un nuovo modello di società. Fino ad allora, la storia continuerà a ripetersi.

Il documentario purtroppo è solo in lingua originale. Speriamo che presto qualcuno potrà mettere in rete una versione sottotitolata in italiano.

LA NOSTRA VERA NATURA

Pubblicato: 18 marzo 2009 da nekradamus in 9/11, GUERRA, RELIGIONE, RIFLESSIONI
Tag:, , , ,

Vi hanno fatto credere al mito del denaro.
Vi hanno fatto credere alla democrazia.
Vi hanno fatto credere alla guerra di pace.
Vi hanno fatto credere ai terroristi.
Vi hanno fatto credere agli infedeli.
Vi hanno fatto credere alla luna.
Vi hanno fatto credere che tutto va bene.
Vi hanno fatto credere a Lee Harvey Oswald.
Vi hanno fatto credere alla droga.
Vi hanno fatto credere alla TV.
Vi hanno fatto credere all’inferno.
Vi hanno fatto credere alla famiglia.
Vi hanno fatto credere al male ed al bene.
Vi hanno fatto credere alla crisi.
Vi hanno fatto credere alla guerra fredda.
Vi hanno fatto credere a Hollywood.
Vi hanno fatto credere al calcio.
Vi hanno fatto credere alla patria.
Vi hanno fatto credere a Dio…

…non vi sembra che sia venuto il momento di dubitare, miei piccoli umani?
E quando si incomincia a dubitare, si affilano gli artigli, e ci si riappropria della nostra natura…
… perché lo sapete che siamo tutti un po’ demoni.

FONTE: Nekradamus.blogspot

Qualche giorno fa mi era presa la voglia di scrivere un articolo sui dubunkers e sulla “contro-controcultura” in rete, vale a dire tutti quei personaggi che si mobilitano (e sono sempre di più e forse sono anche pagati per farlo) per screditare le varie teorie presentate dai siti di informazione alternativa. Anche se a volte il loro lavoro può risultare un utile strumento di verifica, si tratta molto spesso di un mestiere meschino, perché chi lo pratica non cerca quasi mai il confronto.

Una settimana fa ho visto finalmente Zero, il film inchiesta sull’11 Settembre. Era un anno che mi aspettava sullo scaffale della mia libreria… Sul tema avevo già visionato tutto quello che è reperibile in rete, ma il film in questione, che parte da un inchiesta di Giulietto Chiesa, pur non aggiungendo altro a quello che è già stato detto, ha una certa “ufficialità” (anche grazie alla partecipazione di Dario Fo) e credo che arrivi allo spettatore in maniera più diretta.

La cosa affascinante è che, a distanza di molti mesi dall’ultimo documentario sul tema da me visionato, mi sono sentito nuovamente tramortito dalla gravità della questione. Questa mia sensazione ha confermato ancora una volta il fatto che l’uomo tende a dimenticarsi le cose negative, privilegiando i ricordi migliori. È proprio giocando su questa debolezza che i potenti mantengono le loro posizioni e continuano a fare il bello e il cattivo tempo.

Comunque, consiglio a tutti di vedere il film. Purtroppo non è visionabile in rete e la cosa mi dispiace molto! Il torrent comunque dovrebbe essere rintracciabile da qualche parte.

Per quanto riguarda l’articolo sui debunkers, ci ha pensato il solito Massimo Mazzucco di Luogocomune, che oggi ha pubblicato la prima parte del Manuale dell’Acchiappadebunker, un articolo ironico e un po’ irriverente che invito tutti quanti a leggere.

LA PAPPA PRONTA DI MUMBAI

Pubblicato: 27 novembre 2008 da Willoworld in 9/11, POLITICA, RELIGIONE, RIFLESSIONI
Tag:, , ,

invade-pakistan

Il solito teatrino, i soliti rotocalchi, le solite frasi ad effetto di politicanti e uomini santi, le solite parole sparate a mille su tutte le prime pagine: TERRORISMO ISLAMICO, AL QUEADA!
Mi raccomando, non siate pigri. Non mangiate la pappa pronta di Repubblica, Corriere, Reuters… Aprite gli occhi, e soprattutto chiedetevi PERCHÉ, quella fatidica domanda che sembra non andare più molto di moda. PERCHÉ?
Avete la grande biblioteca del mondo a portata di click. Informatevi!

ARTICOLO CONSIGLIATISSIMO!

Pubblicato: 24 novembre 2008 da Willoworld in 9/11, POLITICA, RELIGIONE, STRAGI
Tag:, ,

Andatevi a leggere l’ultimo articolo di Massimo Mazzucco su Luogocomune.it. Davvero agghiacciante!!!

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2931

Riporto quest’ultimo, controverso articolo del solito Freda riguardo ai revisionisti dell’olocausto. Premetto che prendo le distanze da queste persone, maneggio le loro teorie con attenzione e cerco di farmi una mia idea. Credo comunque che il loro lavoro sia molto importante. É sempre bene cercare di guardare agli eventi (passati e presenti) da nuovi punti di vista. Solo cosi é possibile riuscire ad afferrare una piccola parte del disegno.

La cosa che mi preoccupa, leggendo questo articolo, é il trattamento che viene riservato a questi signori, nelle nostre belle patrie della libertá. Ci é permesso di venerare dei assurdi, partecipare a rituali esoterici, negare e bestiemmiare le religioni, dedicarsi alla pornografia, assistere a film violenti, pensare l’impensabile, ma se ti beccano a revisionare certe veritá storiche t’aspetta niente di meno che la persecuzione. Succede con l’olocausto oggi…. forse domani ci saranno altri pensieri tabú, ad esempio l’11 settembre. Brutto affare, dico io!!!
Buona lettura.

L’OLOCAUSTO: UNA BUFALA DI CUI LIBERARSI
di Gianluca Freda

Fredrick Toben, storico e studioso dell’olocausto, è stato arrestato oggi all’aeroporto londinese di Heathrow, sulla base di un mandato di cattura europeo emesso su richiesta delle autorità tedesche. Si tratta dell’ennesimo caso di persecuzione del libero pensiero e della ricerca storica. Toben aveva osato non solo dire (che per i padroni dell’occidente sarebbe poca cosa), ma, ahilui, dimostrare quella verità con cui ogni europeo dotato di senso critico in decenti condizioni ormai non può più fare a meno di confrontarsi: che l’olocausto ebraico è stato una gigantesca bufala, inventata nel dopoguerra come mitologia su cui fondare l’ordine coloniale che dal 1945 vige in Europa e che ha raggiunto di recente punte di repressione e violenza mai viste prima. Toben è uno dei molti studiosi dell’olocausto oggi in carcere per aver svolto ricerche sulle presunte “camere a gas”, sui presunti “sei milioni di morti di ebrei”, sul presunto “sterminio su base razziale” di Hitler. Persone incarcerate per aver indagato, con gli strumenti della storiografia, su quegli eventi lontani e per aver scoperto – fin troppo facilmente – la verità: che erano pure invenzioni propagandistiche, create per tenere in piedi l’ordine mondiale usraeliano che ci domina da oltre sessant’anni e che, nel momento del crollo dei suoi pilastri ideologici, mostra la faccia più feroce.

(altro…)