Archivio per la categoria ‘FILOSOFIA’

La prima cosa che voglio capiate, se davvero intendete svegliarvi, è che non volete svegliarvi. Il primo passo verso il risveglio è essere sufficientemente sinceri da ammettere di fronte a se stessi che non è piacevole. Voi non volete essere felici. Che ne dite di sottoporvi a un piccolo test? Proviamo: ci vorrà un minuto esatto. Potete chiudere gli occhi, mentre lo fate, oppure potete tenerli aperti: non ha grande importanza. Pensate aqualcuno che amate molto, qualcuno a cui siete vicini, qualcuno che vi è prezioso, e provate a dire a quella persona, nella vostra mente: «Preferisco la felicità a te». Osservate quel che accade. «Preferisco la felicità a te. Se dovessi scegliere, non avrei dubbi: sceglierei la felicità». Quanti di voi si sono sentiti egoisti, pronunciando questa frase? Molti, a quanto pare. Capite fino a che punto siamo stati sottoposti a un lavaggio del cervello? Il risultato è che ci costringono a chiederci: «Come ho potuto essere tantoegoista?». Ma pensate a un attimo a chi è veramente egoista. Immaginatevi qualcuno che venga a dire a voi: «Come hai potuto essere tanto egoista da anteporre la tua felicità a me?». Non vi verrebbe forse da rispondere: «Scusa tanto, ma come puoi tu essere tanto egoista da pretendere che anteponga te alla mia felicità!?». Una donna mi disse una volta che, quando lei era bambina, un suo cugino gesuita aveva organizzato un ritiro nella chiesa gesuita di Milwaukee. Egli apriva ogni incontro con le parole: «La prova dell’amore è il sacrificio; la misura dell’amore è l’altruismo». Splendido! Le chiesi: «Vorresti che io ti amassi a costo della mia felicità?» «Sì» rispose lei. Non è una situazione deliziosa? Non sarebbe meraviglioso? Lei amerebbe me a costo della sua felicità, e io amerei lei a costo della mia felicità. E così, avremmo due persone infelici, ma viva l’amore!

Anthony De Mello

Immagine di Willoclick 

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Le teorie sul gioco di ruolo sono studi accademici e critici sul GdR come fenomeno sociale o artistico. Le teorie cercano di comprendere cosa siano i giochi di ruolo, come funzionino e come il metodo di gioco possa essere raffinato per migliorarne l’esperienza e produrre nuovi e più utili prodotti di gioco.

La prima riflessione critica organizzata sui giochi di ruolo e la relativa ricerca accademica dalla loro nascita nella metà degli anni 1970 fino alla fine degli anni ’80, puntava ad esaminare e confutare le prime polemiche nate in quel periodo attorno all’hobby. Probabilmente, il primo studio tecnico sull’argomento si è avuto con la pubblicazione di Shared Fantasies: Role Playing Games as Social Worlds di Gary Fine. Gary Gygax, co-ideatore dell’hobby insieme Dave Arneson, pubblicò due libri sulla sua filosofia del gioco di ruolo, Role Playing Mastery: Tips, Tactics and Strategies nel 1989, e Master of the Game nel 1990. (altro…)

A CHE GIOCO GIOCHIAMO

Pubblicato: 15 aprile 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO, RIFLESSIONI
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di Mondart

Ecco un metodo semplice e pratico per capire e dominare le dinamiche interattive della comunicazione verbale

E per una volta non parliamo di immagini e simboli, non di linguaggi preverbali e immaginario collettivo, ma proprio di comunicazione verbale: della cara, vecchia, tattile, concreta, ineludibile parola.
Ma anche qui le cose sono assai più complesse di quanto possa apparire a prima vista, anche qui le cose hanno molteplici sfumature e livelli di lettura, ed anche la comunicazione verbale non assomiglia affatto ad un indiscutibile monolite assiomatico di chiara ed univoca lettura, quanto piuttosto ad un labirinto di possibili interazioni ed interpretazioni che possono sia aprire la strada alla vastità del linguaggio poetico, come nascondere tranelli comunicativi anche nella più banale delle affermazioni.

Questo sostanzialmente per due motivi, da cercare uno all’ “interno” dello strumento stesso, e l’ altro all’ “esterno”, ossia nell’ interazione intercorrente tra i due interlocutori.
1 – interno ) Una parola ha sempre una “densità” di significati che oltrepassa il semplice significante. ( concetto studiato e descritto sostanzialmente dalla semantica di De Saussure e dalla psicanalisi Freudiana )
2 – esterno ) Anche essendo in 2 soli interlocutori, esistono ben 9 possibili modalità di interazione dialettica tra di essi, di cui solo tre saranno comunicativamente efficaci, mentre le altre 6 tenderanno a stabilire dei “giochi erronei”. ( concetto esposto nell’ Analisi Transazionale di Eric Berne, nella foto ). (altro…)

VITA DOPO LA MORTE

Pubblicato: 7 marzo 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO, RIFLESSIONI
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Quando affermo che la vita termina con la morte, dissentono da me i cristiani e gli ebrei, i quali credono a una vita dopo la morte. Ma su di un punto mi danno ragione: anche se si crede alla vita dopo la morte, non si tratta certo di un viaggio organizzato in un paese ignoto pagato in anticipo. Non si tratta affatto di un viaggio di piacere. C’è una vita dopo la morte sole se accade qualcosa già qui, nella nostra vita, che ci consenta di prendere parte a quel tipo di vita descritto dalle diverse religioni.

In sostanza, non dipende dal credere o meno in determinate affermazioni o dogmi religiosi su una vita dopo la morte, perché in ogni caso dovremo affrontare seriamente il problema della morte e non ci sarà consentito tentare di mascherarlo di sfuggirgli.

Erich Fromm – Problemi dell’invecchiamento

Immagine di: http://www.flickr.com/photos/familymwr/

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AMORE E LIBERTÀ

Pubblicato: 24 febbraio 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO
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Liebe, amore, ha la stessa radice di Lob, lode, apprezzamento, ma anche di Freude, gioia, e Freiheit, libertà. Queste parole esprimono un’esperienza, un complesso di esperienze. Non c’è amore che non sia accompagnato anche da gioia, libertà e apprezzamento.

C’è un’antica canzone popolare francese che recita “L’amour est l’enfant de la liberté”, l’amore è figlio della libertà. In questa canzone amore e libertà aono accomunati. Oggi questo rapporto intimo, profondissimo tra amore e libertà viene completamente misconosciuto. La maggior parte degli uomini hanno paura di perdere la libertà amando, e non riescono a credere che l’amore rappresenti allo stesso tempo il più grande potenziamento della libertà.

Erich Fromm – Leggi altri pensieri

Immagine di Lord Khan: http://www.flickr.com/photos/lordkhan/

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TIPI UMANI

Pubblicato: 15 febbraio 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO
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Tutto é diventato business, ogni cosa deve funzionare ed essere utilizzabile. Non esiste un sentimento di identitá: esiste un vuoto interiore. Non si hanno convinzioni né scopi autentici. Il carattere mercantile é l’essere umano completamente alienato, privo di qualunque altro interesse che non sia quello di manipolare e di funzionare.

É proprio questo il tipo umano conforme ai bisogni sociali. Si puó dire che la maggior parte degli uomini diventano come la societá desidera che essi siano per avere successo. La societá fabbrica tipi umani cosí come fabbrica tipi di scarpe o di vestiti o di automobili: merci di cui esiste una domanda. E giá da bambino l’uomo impara quale sia il tipo piú richiesto.

Erich Fromm – 1977

Immagine di Snedegar3: http://www.flickr.com/photos/edmondsonlifeimages/

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UN ERRORE CHIAMATO UOMO

Pubblicato: 30 gennaio 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO
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Da una prospettiva biologica l’uomo è un fallimento perché non è capace, come invece la donna, di generare una nuova vita. Rispetto alla sua esperienza l’uomo si sente sterile; il fatto che il suo seme sia necessario per mettere al mondo un figlio è un sapere puramente teorico. All’atto pratico il bambino è in tutto e per tutto una creatura della madre, che gli dona la vita.

La maggior parte degli uomini rimuovono il desiderio di generare un figlio perché vogliono mantenere l’illusione della propria superiorità. Per tale motivo devono mettere a tacere il proprio sentimento di inferiorità biologica per mezzo del potere, dominando e sfruttando le donne e dimostrando a se stessi, giorno dopo giorno, di non essere inferiori.

Erich Fromm

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LA PAURA DELLA MORTE

Pubblicato: 20 gennaio 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO, RIFLESSIONI
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C’è una differenza tra l’avere un forte desiderio di vivere o l’avere una terribile paura della morte. La paura della morte cresce insieme al sentimento di non aver vissuto nel modo giusto, di aver condotto una vita senza gioia e senza senso. Un uomo davvero vitale non ha paura della morte perché trova la sua identità nel proprio essere e nella propria attività interiore.

Invece tutte le persone che, come la maggior parte di coloro che vivono nella nostra cultura, si identificano con ciò che hanno (con i beni materiali che posseggono, con la loro posizione sociale, con il loro prestigio, il loro potere e così via), si riconoscono nel motto: “Io sono ciò che ho”. Il loro Sé è la somma di ciò che hanno; la loro preziosa proprietà è il loro io, la loro persona. In loro la paura della morte non è tanto quella di non vivere più, ma la paura di perdere la cosa più preziosa che posseggono, la loro persona.

Bisogna prendere in considerazione le manifestazioni della paura della morte e del morire tanto consce che inconsce [tra cui vanno annoverati la negazione della morte, l’illusione dell’immortalità e il desiderio necrofilo di morte].

Molti uomini hanno infatti una grande paura di morire e perciò considerano un tabù la morte – in particolare la propria morte – tanto che hanno paura di fare testamento. Per tale motivo spesso questo atteggiamento patologico viene razionalizzato a livello conscio affermando che “non bisogna sfidare la sorte”. In realtà in ciò si annida un atteggiamento superstizioso: certe cose spaventose non possono essere nominate, perché già solo questo potrebbe farle accadere. Ci sono casi di persone che si suicidano perché hanno un’enorme paura della morte.

Erich Fromm – La Volontà di Vivere

Leggi anche: Da che parte stai?

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DA CHE PARTE STAI?

Pubblicato: 4 gennaio 2011 da Willoworld in FILOSOFIA, PENSIERO, RIFLESSIONI
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La distruttività come compensazione della noia è tipica della modalità esistenziale dell’avere. La creatività è un elemento distintivo dell’orientamento dell’essere. Distruttività e creatività sono entrambe risposte possibili al bisogno di trascendenza.

Vogliamo trascendere la nostra natura di creature, il nostro essere creati da altri, e lo possiamo fare in due modi. Da una parte possiamo creare la vita; le donne possono farlo comunque per natura, mentre gli uomini, non generando per via biologica, possono compiere questo atto grazie alle idee o con ogni sorta di altri mezzi.

Noi possiamo trascendere la vita con la creazione. Creare è difficile, però, per una lunga serie di motivi; e se non riusciamo a trascendere la vita con la creazione, possiamo farlo con la distruzione. Distruggere la vita è trascenderla, quasi quanto crearla.

La distruttività è, per così dire, una potenzialità alternativa per l’uomo. Se non ce la facciamo a venire a capo della vita in modo creativo e a trascenderla, allora proviamo a trascenderla distruggendola. Nell’atto della distruzione noi ci rendiamo più forti della vita.

Erich Fromm – “Anima e Società”

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SMETTETELA DI CREDERE

Pubblicato: 10 dicembre 2010 da nekradamus in FILOSOFIA, PENSIERO, PERSONAGGI, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Avete visto che sono tornato… Non mi aspettavate cosi presto, vero? Il fatto è che siamo vicini alle feste, e come tutti quanti cerco di essere più buono (anche se bisognerebbe essere più cattivi). Ma non sono qui per illuminarvi il cammino, badate bene. Al limite getterò qualche nuova ombra sulle vostre certezze. Ma non disperate. Vivere nel dubbio è la chiave per ascendere agli inferi. Avete inteso bene, piccoli umani. Gli inferi potrebbero trovarsi più in alto di quanto pensiate, e questo potrebbe voler dire solo una cosa: che siete caduti davvero in basso!

Il mio consiglio per oggi è semplicemente uno: smettetela di credere. Credere è assolutamente inutile. Credere è un placebo per animi minuti. Credere è un favola a prezzo scontato, un motivetto da spiaggia, un film americano, ecco cos’è. Credere è come aggrapparsi allo sportello dell’aeroplano che perde quota, per paura che il paracadute non si apra. Credere è incolpare dio per tutti i mali oppure scagionarlo per la stessa ragione. Credere è svegliarsi la mattina e rimettere il pigiama sotto il cuscino, con la certezza di ritrovarlo. Credere è come chiudere gli occhi… ma di questi tempi è meglio tenerli ben aperti, non credete anche voi?

Qualcuno potrebbe venirsene fuori con il discorso della fede… che bisogna aver fede, che bisogna almeno credere in noi stessi… Sbagliato. Non fidatevi neanche di voi stessi. Negli ultimi cinquant’anni il vostro cervello è stato manipolato in tutti i modi. Giornali, televisioni, libri, scuola… non riuscite neanche più a riconoscere chi siete realmente… No, non fidatevi di voi, e non credete a dio, per piacere. Non perché non esista, ma perché prima di credervi dovreste riuscire a capirlo, e se pensate di farlo attraverso i vostri libri sacri, scordatevelo…

Capisco che non è facile chiedervi di smetterla di credere in dio sotto le feste natalizie… è proprio in questo periodo che vi piace ricordarlo. Vi fa sentire tranquilli… e vabbè, allora aspettate il prossimo anno. Come dice quel detto? Anno nuovo vita nuova… l’importante è che ci arriviate al prossimo anno…

Ma che succede giù… ho lasciato Gor, il mio servitore, a guardia del distillatore. Sono impegnato nell’estrazione di alcune essenze capaci di obliare la mente e aprire le porte di altri mondi. Spero non si sia messo a fare uno dei suoi intrugli. L’ultima volta ha fatto saltare in aria l’intero laboratorio… Gor!!! Goooooor!!

FONTE: http://nekradamus.blogspot.com/

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BREVE ANALISI DISINTERESSATA SULL’IRONIA

Pubblicato: 26 luglio 2010 da rivoluzionecreativa in FILOSOFIA, HUMUR, PENSIERO
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di Massimo

Qualcuno disse (S. Guitry) che temere l’ironia significa aver paura della ragione. Questo mio modesto studio prova che non c’è comunione d’intenti tra l’una e l’altra, anche se, a volte, passeggiano a braccetto.

L’ironia non è la ragione, ma uno dei modi che la ragione utilizza per dire, senza dover anche dimostrare, di avere ragione. L’atteggiamento ironico ostenta una superiorità intellettuale che non si dovrebbe mai atteggiare, per questo si affida all’ironia che mette l’interlocutore in inferiorità, obbligandolo a essere ironico a propria volta per potersi difendere. È così che l’ironia si morde la coda senza riuscire a liberarsi da se stessa. L’ironia è messa peggio di una cane, perché quello prima o poi si prende un calcio che gli rompe il cerchio imponendogli una retta, mentre se si vuole mollare una pedata all’atteggiamento ironico non c’è altro mezzo diverso dall’atteggiamento ironico. L’ironia è un ergastolo comminato sia all’imputato che al pubblico ministero, e questo fa sospettare che l’ironia, oltre che giusta, sia anche imparziale. Basterebbe questo a provare che essa non potrebbe mai essere associabile alla ragione, perché la ragione ama stare da una parte sola.

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di Giuseppe Tavera

Direi di si anzi, sarebbe più semplice se prima di ascoltare gli altri, pensassimo un poco a sentire noi stessi. Prestarci attenzione è il prerequisito fondamentale per l’armonia e la pacatezza di spirito. Ascoltare noi e gli altri, significa fondamentalmente essere disponibili ad imparare e solo ascoltando e conoscendo la persona che si ha vicino, si è in grado di sfuggire alla logica delle risposte preconfezionate che sono solo sintomo di scarsa attenzione per il prossimo.

Esiste una teoria che definisce il nostro rapporto con gli altri basata sui 7 specchi esseni di Gregg Braden.
Eccone un sunto preso via internet.
(altro…)

L’ULTIMO TSUNAMI

Pubblicato: 8 febbraio 2010 da nekradamus in FILOSOFIA, PENSIERO, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Nonostante le evidenti differenze gerarchiche che ci separano, vorrei scusarmi con i miei lettori per la prolungata assenza, non una condizione dettata dalla distanza ma dall’apatia, dal distacco mentale ed empatico dal vostro mondo. Più passa il tempo e più trovo difficile continuare questo diario. Ho riletto i miei interventi e li ho trovati monotoni e ripetitivi. Le cose che vi dovevo dire ve le ho già dette più volte. Se mi ritrovo qui nuovamente a parlare a voi, progenie di demoni di basso rango, è per sfogarmi, per esternare ancora una volta il mio disappunto, per sbollire la mia furia di demone integro, creatura non divina ma almeno degna di sedere nelle prime file del grande spettacolo dell’universo.

Vi ho già detto che non vedo speranze per voi. Il vostro mondo è destinato ad una caduta in picchiata, un effetto valanga che seppellirà voi e le vostre torri più alte. Forse solamente chi è ancora aperto a certi messaggi potrà avvertire l’arrivo della slavina, come quei popoli indigeni che al tempo del tragico tsunami si ritirarono nell’entroterra, scampando alla morte. I segnali sono evidenti, ma la vostra capacità di recepirli è completamente sballata. Temete la crisi economica e il terrorismo, ma non sono questi i vostri veri nemici. Alcuni invece temono i propri governanti, e forse potrebbero avere anche ragione, ma non sono neanche loro il problema. Il problema siete voi!

E forse potreste anche e provare a riprogrammarvi, a debellare il vostro stato mentale, a svuotare le cartellette del vostro cervello e riempirle con un bagaglio di buone intenzioni. Lodevole, certo, ma sempre fallimentare. Il problema non sono le informazioni nelle vostre cartellette, ma è lo stesso sistema a cartellette che vi frega. E smontare quel sistema è un procedimento cento volte più complesso dell’arte di disimparare.
Accettare la vostra esistenza come qualcosa di fluido e connesso, un rifluire statico e senza tempo, una corrente che converge fino agli abissi primordiali del cosmo, è il passo che vi permetterà di vincere tutte le vostre paure, perché sono loro la causa di tutti i vostri mali.

E poi smettetela con questo vostro assurdo “dio”. Smettetela di sentirvi orfani, di dipingere padri e madri a vostra immagine e somiglianza, di dare loro poteri incommensurabili, di ringraziarli per tutti i vostri successi e di scagionarli per tutti i vostri guai. La povera madre che grida al miracolo, mentre recupera la figlia ancora viva dalle macerie di quel terremoto che ne ha ammazzati migliaia, è pura propaganda teologica. Se proprio siete affezionati a questa parolina di tre lettere, cercate di dargli il significato che meglio gli appartiene; il “fluire”, il “divenire assieme”, l’ “appartenere”, l’ “essere”, il “partecipare”. Energie che collimano e si fondono, per creare nuove energie. Il respiro dell’universo…

Non so quando mi riaffaccerò da questa finestra per parlarvi. Potrebbero passare altri tre mesi, oppure tre anni. Mi sento già un po’ meglio… Ho scaricato quello che dovevo scaricare… Adesso chiederò al mio fedele servitore Gor di andarmi a prendere una bottiglia di Calvados, dalla cantina segreta sotto la torre. Addolcirà la mia bocca, mentre rimarrò ad osservare i colori dell’apocalisse dipingere il cielo sopra le vostre teste. Buona fine, umani…
…sta arrivando lo tsunami!!!!

FONTE: Nekradamusblogspot

Pochi minuti dopo aver dato alla luce questa “piccola lettura di carne di cuore tritata”, progetto di pensieri e parole che porto avanti ormai dalla scorasa estate, mi sono imbattuto nella storia di questo affascinante personaggio, Benedetto Spinoza. Le mie riflessioni si avvicinano in maniera a dir poco sorprendente con quelle del famoso filosofo ebreo vissuto a metà del diciassettesimo secolo. E siccome c’è chi dice che le coincidenze non esistono…

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Ciò che tu immagini esiste già e le cose in cui credi sono più reali di quelle che ti vengono raccontate.
Un pensiero che si evolve da un universo delimitato porta a conclusioni circoscritte. Quello libero e privo di confini, che si basa sulla percezione dell’infinito, si sotiene attraverso un equilibrio assoluto, determinato da infinite variabili, infinite possibilità, infinite realtà. Per questo motivo ciò che tu immmagini esiste già, e la morte è esattamente come tu te l’aspetti.

Benedetto Spinoza riteneva che esistesse una sola ed unica infinita e divina “sostanza”, che è insieme creatrice e creata, pensiero e materia, Dio e Natura. Questa “sostanza” è infinita quanto infinito è Dio, e perciò si può esprimere in infiniti aspetti differenti, “infiniti attributi”, per usare le parole del filosofo ebreo. Di questi “infiniti attributi” però, l’uomo può conoscerne solo due: il pensiero e l’estensione, ovvero le due “sostanze” di Cartesio. E da questi due attributi deriva un infinità di “modi”, che sono ciò che noi percepiamo immediatamente con le nostre facoltà intellettuali e sensoriali. I “modi del pensiero” sarebbero le nostre idee, l’atto di pensare e il ragionamento. I “modi dell’estensione” sono il nostro corpo, la terra, le montagne, gli alberi, ovvero la materia. Ma questi due “modi” non sono assolutamente separati, perché appartengono sempre a quell’unica infinita sostanza (Dio) che è insieme pensiero ed estensione.

Potrei a questo punto pensare che lo spirito di Benedetto Spinoza mi abbia fatto visita, in una piovosa giornata di fine decennio. O forse è stata solo l’ennesima bizzarra coincidenza.

Buon 2010!

IL FANATISMO DELL’ATEISMO

Pubblicato: 21 novembre 2009 da guzzostain in 1, CINEMA, FILOSOFIA, POLITICA, RELIGIONE

religiolus

“Quando l’ateismo raggiunge vertici di fanatismo
paragonabile solo a quello dei bigotti religiosi.”

E’ stata questa la mia reazione dopo aver visto il film: “religiolus”.

Dare del “pazzo” ad un credente,
qualsiasi sia il suo credo,
è un altro modo per essere fanatici

In pratica, tutto quello che dice il conduttore è LA verità,
e chi dice il contrario viene ridicolizzato…

Mah…se vi va di perdere un oretta nel vedere questo film,
ovviamente osteggiato dalla stampa nazionale,
questo è il titolo: religiolus.

Nel film si affrontano i temi essoterici come se fossero gli unici insegnamenti,
anche se fin troppa gente ci crede ciecamente! 😉