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Si legge in un recente articolo di Torrent Freak, il blog dedicato al file sharing e alla lotta ideologica per il libero accesso alle risorse della rete e allo scambio di files, che il governo degli Stati Uniti vuole spingere la Spagna a usare mezzi piú efficaci contro la pirateria. La legislazione della nazione europea non vede infatti niente di criminale nello scambio di files in rete non a scopo di lucro.

Lo pseudo-rinnovatore Obama e il suo staff, pressati come al solito dalle multinazionali, continuano ad usare il pugno di ferro con quei paesi che non attuano la linea dura contro il file sharing (come é successo con la Svezia nel periodo Bush).

Rimangono tempi difficili per il movimento, dopo la condanna di Pirate Bay e altre delusioni. Viene da chiedersi se alla fine, contro ogni previsione, non l’avranno vinta loro.

ALTRI ARTICOLI CORRELATI: Pirate Bay Colpevole, La vita é condivisione, Condividere é reato.

Un triste giorno tutti quelli (e sono tantissimi) che come me crede nel file-sharing quale mezzo per abbattere istituzioni obsolete come il copyright, e contrastare le influenze delle corporation sulle correnti artistiche e su tutta l’industria dell’intrattenimento. Per chi non avesse chiaro bene questo concetto, che non ha niente a che vedere con manie di protagonismo o sotterfugi criminali ma abbraccia filosofie di scoperta e di comunicazione paragonabili alla scoperta della stampa, consiglio di vedere i due documentari già indicati da questo sito “Steal this Film”.

È stato appena dato il verdetto contro Pirate Bay, forse il più importante sito di indicazione dei Torrent (gli indirizzi che ti permettano di scaricare musica, film e altro), e i quattro imputati sono stati dichiarati colpevoli di aver infranto le leggi sul copyright e sono stati condannati ad un anno di prigione (oltre che a un multa di oltre 3 milioni di dollari). Peter Sunde, uno degli imputati, ha dichiarato di non essere molto sorpreso dal verdetto, e che comunque tutto dovrà decidersi in appello. Lui, come molti, si augurano che per allora l’opinione pubblica incominci a capire cosa in effetti ci sia dietro il concetto di file-sharing.

Ancora una volta il paradosso più grande di questo tipo di vicende rimane il fatto che il reato è commesso regolarmente, tutti i giorni da milioni di persone. La legge non può perseguire tutti, ovviamente. Quello che viene perpetuato attraverso questi processi è una tattica terrorista per impaurire i ragazzi e convincerli a non scaricare musica e film da internet. È una tecnica assolutamente meschina.

Ogni rivoluzione ha le sue perdite. Ogni rivoluzione nasce come contro-movimento. Perché la rivoluzione è come un virus, un virus di positività. Colpisce e ha bisogno di tempo per insinuarsi, ma una volta che ha fatto presa, non è più possibile arrestarla.
Ai quattro ragazzi va la mia più sincerá solidarietà.

RIFLESSIONE SUL NUCLEARE

Pubblicato: 9 aprile 2009 da Willoworld in FOTOGRAFIA, RIFLESSIONI, TECNOLOGIA
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Mentre vi invito a riflettere su cosa potrebbe accadere se un terremoto colpisse uno dei siti in cui sorgeranno le nuove centrali nucleari volute dal Berlusca e il suo amico Sarko, guardatevi le immagini di questo recente reportage su Chernobyl. Straordinario e terrificante!

Vedi tutto il reportage

Roma – A distanza di qualche settimana da quando hanno iniziato a circolare le prime indiscrezioni sulla nuova iniziativa di legge promossa dall’On. Carlucci, quest’ultima ha, finalmente, deciso di rispondere alle critiche mossele e, soprattutto, di pubblicare la propria proposta.

Prima di passare all’esame dell’articolato, tuttavia, credo siano necessarie un paio di considerazioni sulla replica dell’On. Carlucci alle critiche ricevute in relazione alla propria iniziativa legislativa. L’Onorevole, in un post sul proprio blog e in una lettera aperta indirizzata a Webnews scrive, in buona sostanza, che la sua proposta di legge avrebbe come obiettivo quello di arrestare il drammatico fenomeno della pedofilia online e che quindi, in nome della tutela dei bambini, anche le misure “eccezionali” che si suggerisce di adottare risulterebbero giustificate.

La proposta di legge sarebbe semmai antipirateria ma certamente non antipedofilia. Il disegno di legge non sembra avere niente a che vedere con la repressione della pedopornografia in relazione alla quale, peraltro, esistono già eccellenti strumenti tecnico-normativi e magistrati e forze dell’Ordine stanno lavorando tanto e bene. Basta scorrere il testo dell’articolato o, piuttosto, leggere la relazione alla proposta di legge per rendersene conto! Se ciò non bastasse, si può sempre guardare nelle proprietà del file pubblicato sul sito di Carlucci per scoprire che il suo autore sarebbe un tal Davide Rossi, che si qualifica come della tal società Univideo che, francamente, è più facile immaginare dietro ad un’iniziativa legislativa antipirateria che non antipedofilia. Non si può non rimaner male dinanzi ad un’iniziativa repressiva del fenomeno Internet tout court che viene presentata come volta a salvaguardare interessi che fanno vibrare le corde più sensibili dell’anima di ciascuno di noi.

E veniamo ora al testo della proposta. “Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”, è questo il titolo del nuovo disegno di legge che dà corpo all’ultima di un’interminabile serie di iniziative legislative che mostrano quanto poco il nostro legislatore conosca la Rete e quanto, tuttavia, sia preoccupato di far in modo che lo spazio telematico formi oggetto di un controllo assoluto di orwelliana memoria affidato alle tradizionali dinamiche che, negli anni, hanno reso il mondo dei media anziché uno spazio di libertà e democrazia uno strumento asservito al potere di pochi. Internet non è la stampa né la televisione né è auspicabile che venga trasformata a colpi di leggi in qualcosa di simile.

Ma andiamo con ordine e leggiamo il testo del disegno di legge Carlucci il cui contenuto delude lo spirito “romantico” che sembra averne ispirato il titolo. All’art. 1, come si conviene ad una legge ben scritta, ci si preoccupa di definirne l’ambito di applicazione: “la presente legge si applica a tutte le attività di accesso alla Rete internet effettuate a partire da – e per il tramite di – apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio della Repubblica italiana”. Un paio di dubbi: che significa “attività di accesso alla Rete internet” e, soprattutto, come si fa a pretendere di veder disciplinata dalla legge italiana ogni attività telematica posta in essere anche solo “per il tramite” di infrastrutture situate nel nostro Paese?

Mi sembra inutile, in questa sede, soffermarmi più a lungo a ricordare all’On. Carlucci che all’attuazione di tale principio osta il diritto europeo nonché trattati e convenzioni internazionali stratificatisi nell’arco degli ultimi decenni. Un po’ di conoscenza in più delle dinamiche di circolazione dei contenuti per via telematica e di diritto internazionale, forse, sarebbe stata utile a conferire alla norma maggior credibilità ed attuabilità. Così, quale che sia il contenuto delle disposizioni che seguono, è difficile ipotizzare che Unione Europea e Stati stranieri resterebbero a guardare e lascerebbero, magari, che una comunicazione telematica solo perché veicolata attraverso infrastrutture italiane resti assoggettata alla nostra piccola, piccola leggina.

Ma il bello deve ancora venire. Leggiamo il primo comma dell’art. 2, “cuore pulsante” del DDL Carlucci: “È fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella Rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”. Ho già scritto altre volte – non senza raccogliere più critiche che elogi – che, probabilmente, lo stato di maturità della Rete è tale da rendere necessario, proprio a tutela delle libertà fondamentali, immaginare l’adozione di forme di “anonimato protetto” in ambito telematico. Tuttavia l’idea dell’On. Carlucci – anche prescindendo dall’inintellegibilità delle tipologie di contenuti raccolte tra parentesi – è illegittima, inattuabile e non auspicabile. Illegittima perché lo Stato non può esigere che i cittadini agiscano nello spazio telematico facendosi riconoscere se non pone, prima, a loro disposizione sistemi ed infrastrutture idonee a garantire loro tale possibilità. Inattuabile perché, allo stato, scrivere in calce ad un post su un blog un nome e cognome non significa aver adempiuto al precetto normativo caro all’On. Carlucci. Non auspicabile perché non si può esigere che un cittadino debba farsi identificare ogni volta che accede ad un forum di discussione, ad una chat o su un’altra qualsiasi piattaforma telematica.

Se l’estensore del DDL Carlucci avesse sfogliato la disciplina sulla privacy, chiesto un parere all’ufficio del Garante o letto uno qualsiasi delle centinaia di articoli con i quali la dottrina italiana ha, reiteratamente, richiamato l’attenzione sul rischio della costituzione in Rete di uno spazio di controllo assoluto di orwelliana memoria, forse, avrebbe scritto diversamente questa previsione.

E veniamo al secondo comma dell’art. 2.
“I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato”. Ce n’è abbastanza per riscrivere il mio “Il processo alla Rete” ma mi limiterò ad un paio di osservazioni:
(a) se la disciplina proposta dall’On. Carlucci dovesse divenire legge, domani (o comunque 90 giorni dopo l’entrata in vigore della legge) gli Internet service provider, le grandi piattaforme UGC (Google, YouTube, MySpace, Facebook) e centinaia di altre piattaforme che animano la Rete nel nostro Paese dovrebbero cessare immediatamente la propria attività al fine di sottrarsi a sicure responsabilità;
(b) devo aver letto da qualche parte – Direttiva UE 31/2000 e D.Lgs. 70/2003 – un principio secondo il quale gli intermediari della comunicazione non hanno alcun obbligo di sorveglianza né possono essere ritenuti responsabili – al ricorrere di determinate condizioni – dei contenuti immessi in Rete dai propri utenti. Sarebbe forse stato opportuno che l’On. Carlucci sfogliasse rapidamente tali provvedimenti legislativi allo stato in vigore nel nostro Paese.

Il comma 3 dell’art. 2 è, forse, una delle disposizioni contenute nel DDL Carlucci che più di ogni altra merita di essere incorniciata e conservata come esempio di “cattiva normazione”. Ecco il testo: “Per quanto riguarda i reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti”. Con qualche centinaio di caratteri, spazi inclusi, l’On. Carlucci mostra i muscoli e fa apparire come pivelli i suoi colleghi che negli ultimi mesi si sono cimentati da diversi angoli di visuale con le questioni connesse al difficile rapporto tra stampa e Internet.

Mentre, infatti, l’On. Cassinelli si sforza con la sua “Salvablog” di tracciare un discrimen tra prodotti editoriali telematici di tipo “professionale” e prodotti editoriali di tipo “non professionale” e qualcun altro, nell’ambito del DDL intercettazioni pensa ad estendere a tutti i gestori di “siti informatici” l’obbligo di rettifica – e non già il “diritto di replica” cui si fa riferimento nel DDL Carlucci – l’Onorevole, già relatore in quella Commissione cultura che convertì in legge il famigerato Decreto Urbani anti P2P, sentenzia senza perdersi in chiacchiere che a qualsiasi contenuto diffuso a mezzo Internet si applica la disciplina sulla stampa ovvero la vecchia e cara Legge n. 47 del 1948 scritta – a macchina perché i PC ancora non esistevano – dall’assemblea costituente. Peccato solo che dottrina e giurisprudenza – ivi inclusa quella della Suprema Corte di Cassazione – abbiano ormai, a più riprese e da circa un decennio chiarito che Internet NON è stampa. Rinvio al commento all’art. 3 qualche battuta sull’idea di istituire un “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.

Il comma 4 dell’art. 2 si limita a prevedere che: “In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni”.
Come dire niente sconti per le violazioni a mezzo internet. Vien da rispondere: “Grazie, ma dopo l’istituzione del comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale e il disegno di legge Barbareschi…il concetto era chiaro!”. A parte facili battute, la norma si risolve in una petizione di principio: non serve una legge che dica che un’altra legge deve considerarsi applicabile. Se, invece, l’estensore del DDL Carlucci aveva in mente un altro obiettivo, evidentemente, la penna – o magari “l’apparato informatico” utilizzato – lo ha tradito.

E veniamo all’art. 3 secondo il quale: “Ferme restando le attribuzioni della Magistratura penale, civile e amministrativa, nonché le funzioni degli organismi indipendenti di controllo già operativi, che in nessun modo vengono modificate, Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet””. A che serve un “Comitato per la tutela della legalità nella rete internet”? Sembrerebbe suonare come una moderna Gestapo. Magistratura, Autorità indipendenti, corpi specializzati delle forze di polizia, governo, parlamento, commissioni e comitati già esistenti sembrano, onestamente, più che sufficienti a garantire il rispetto delle regole anche nello spazio telematico. L’idea poi che gli “atti giudiziari, ivi compresi gli esposti, le denunzie e le querele” possano essere inviati a tale Comitato mi sembra porsi in conflitto con il principio della necessaria separazione tra i poteri dello Stato: l’autorità giudiziaria deve poter procedere senza condividere informazioni o richiedere pareri a questo o a quel soggetto facente capo direttamente o indirettamente ad altri poteri dello Stato. Un’ultima battuta la meritano i tempi di attuazione previsti nel DDL: 9 mesi all’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni per istituire il Comitato per la tutela della legalità nella rete internet e 90 giorni – ai sensi dell’art. 4 – a tutti gli operatori per rivoluzionare metodi di business ed infrastrutture!

Tutti desideriamo che Internet costituisca uno spazio – difficile immaginarlo come un territorio – di libertà nel quale ciascuno abbia diritti e doveri ma le soluzioni proposte nel DDL Carlucci, presentate come un “tentativo di porre in essere un argine alle troppe storture che la totale anarchia della rete Internet sta rendendo sempre più pervicaci e invasive”, proprio non sembrano idonee a consentire la realizzazione di tale ambizioso obiettivo. Curiosità verso le dinamiche della Rete, conoscenza del contesto tecnologico di riferimento, equilibrio e rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali appaiono gli ingredienti essenziali per una corretta politica dell’innovazione che, nel nostro Paese, continua a latitare.

Guido Scorza
Puntoinformatico.it

Ma guardate qui, forse le motivazioni della Carlucci hanno una spinta personale e di casta non indifferente. Cliccate su questo link: http://www.mantellini.it/?p=6474

nonucleareNel 1987 in Italia ci fu un referendum che sancì la volontà degli italiani i quali votarono NO AL NUCLEARE!
A quanto pare il governo Berlusconi sembra ignorare il referendum in quanto ha annunciato, tramite il ministro Frattini, che a breve inizieranno i lavori per costruire centrali.

I dubbi che portano a sconsigliare questo tipo di energia sono molti: partiamo dai tempi dove il governo ha indicato la fine realizzazione degli impianto nel 2020. Ora sappiamo che le opere in Italia non sono mai stata cosa semplice e soprattutto hanno sempre avuto tempi biblici… Ma prendiamo per buono questo dato che rimane cmq considerevole.
Passiamo ai costi, che sono realmente ingenti. Si parla di miliardi di €, il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro, e non so chi li metterà.
Noi cittadini con le tasse? Mi domando con quante finanziarie… Oppure i privati? Ma le S.P.A e/o le Banche non versano soldi se poi non hanno un ritorno in un breve-medio termine di tempo e a sentire gli esperti i rientri non saranno inferiori ai 40/5o anni quindi domando: qualcuno avrà voglia di fare questo rischioso investimento?


Il terzo punto riguarda la tecnologia. Noi oggi costruiremmo centrali di terza generazione che al momento dell’inaugurazione saranno già vecchie. Ne vale la pena?

Quarto punto sono i costi. Si pensa che il nucleare regolarizzi i costi dell’energia e a quanto pare, secondo il professor Rubbia, questo non è vero.

Le altre domande che vengono alla mente sono semplici: quante ne faremo di queste centrali? Perché pare che le 4 auspicate dal governo non riuscirebbero a coprire granché del fabbisogno italiano e poi chiedo: dove verranno costruite? In Italia facciamo “guerre” per molto meno, vedi inceneritori o ripetitori, e quindi sono curioso di sapere quali saranno i siti dove iniziare queste ingenti opere.
E le scorie come le smaltiremo?
Eppure La storia di Latina dovrebbe aver insegnato qualcosa.

Un altro alto rischio è la non coesione politica. Mettiamo il caso che tutte le domande sopra abbiano sane risposte (ne dubito)… Ma se fra 5 anni salisse al governo la sinistra continuerebbe su questa linea o fermerebbe tutto? In quel caso i soldi spesi che fine faranno?

Non voglio sembrare in malafede ma penso che questa storia del nucleare arricchirà poche persone (guardate il video, parla anche dei tassi di malattie) e fatto e non fatto a questi signori cambierà poco, tanto loro ci avranno ugualmente guadagnato.
Ma non esistono altre fonti di energia oltre al nucleare?

Saluti

LA PACO CASA

Pubblicato: 9 febbraio 2009 da Willoworld in TECNOLOGIA
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Appena 40 mila euro per portarsi a casa la Paco Casa. Vero e proprio prodigio tecnologico giapponese, una casettina di soli tre metri x tre nella quale, come direbbe il Mascetti di Amici Miei, “sembra ci sia tutto e invece un c’è nulla!!!”

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Ma nella Paco House c’è davvero tutto, e il design è davvero super!
Inoltre è un abitazione a basso impatto ambientale, con impianto per attingere alle energie naturali (sole e vento), toilette biodegradabile e dispositivo per riciclaggio dell’acqua.

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Visionate le altre foto su questa pagina e fatevi un idea. La soluzione per mollare tutto e andare a vivere su un isola deserta! Vai Demiurgus!!

PER CHI CONOSCE IL GIAPPONESE…

IL DEMONE DEL TELEFONINO

Pubblicato: 5 febbraio 2009 da Willoworld in HUMUR, TECNOLOGIA

L’ho sempre detto io che i cellulari sono strumenti del diavolo!

CONDIVIDERE = RUBARE

Pubblicato: 19 gennaio 2009 da Willoworld in INTERNET, PENSIERO, RIFLESSIONI, TECNOLOGIA

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I giovani vengono ammaestrati, disillusi e incanalati verso modi di pensare che stravolgono il significato stesso della vita. La vita intesa come partecipazione sociale, tra uomini e donne anche di diverse estrazioni. La vita giusta, in equilibrio col prossimo, con la propria famiglia, fratello, partner, amico, collega di lavoro. Insomma, la vita che si evolve attraverso il confronto e la partecipazione.

Alla base di questa evoluzione c’è l’interscambio dell’informazione. Informazione in un senso molto largo del termine; opinione, conoscenza, espressione artistica, intrattenimento, insomma tutto ciò che stimola a livello emotivo e celebrale.

La lotta alla pirateria e al file sharing non starà convincendo i giovani che è sbagliato condividere? Che scambiarsi informazioni è un reato, perché bisogna appropriarsene (cioè comprarle)?  Se ci pensate questa cosa è davvero assurda! La tecnologia ci permette di condividere informazioni ma la legge ce lo vieta. PERCHÉ????

No, non venitemi a parlare di salvaguardare i diritti degli artisti e degli autori, perché è una cosa stantia. Un po’ come voler fare gli interessi dei produttori di pallottolieri dopo l’avvento delle calcolatrici. L’evoluzione tecnologica, da che mondo e mondo, cambia la società, cambia i costumi e cambia anche le persone, i lavori, la percezione delle cose. L’accanimento terapeutico sul Copyright, anche a costo di rovinare la vita di qualche ragazzo, è una cosa terribile!

Ma ancora più terribile mi sembra l’effetto che sta facendo questa caccia alla streghe, questa lotta psicologica ai danni dei ragazzini che navigano in rete con la paura di fare qualcosa di criminale. È un ulteriore stimolo per trasformarli in dei consumatori ancora più accaniti, un modo per renderli prigionieri degli oggetti che comprano. Ma è nella condivisione che si gode del prodotto senza rimanerne schiavo.

Non credo sia giusto continuare su questa strada, una strada bugiarda, falsa e ipocrita. Tutti, chi più chi meno, violano le leggi sul copyright. Perché? Ogni uomo sa che cos’è giusto e sbagliato senza bisogno che gli si venga a dire, e credo fermamente che nessuno davvero senta di stare facendo qualcosa di sbagliato nel copiarsi un disco. Ma la battaglia psicologica in corso potrebbe cambiare le menti delle nuove generazioni, alterando le loro percezioni. CONDIVIDERE=RUBARE. L’equazione giusta per un mondo peggiore.

G-SPEAK = THE FUTURE

Pubblicato: 17 novembre 2008 da Willoworld in TECNOLOGIA
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A spippolare sul PC mi sento ormai un neandertaliano…

La mia risposta all´ultimo articolo di Demiurgus. Dal Cyberpunk, alla fitness/energy.

CREATIVE COMMONS

Pubblicato: 13 settembre 2008 da Charles Huxley in CRONACA, INTERNET, MUSICA, RIFLESSIONI, TECNOLOGIA, VARIE
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Mi lego al post del Willo “Un nuovo modo di vivere l’arte” per condividere con voi questi due filmati, secondo me, interessanti.  A voi:

ALCUNE INFORMAZIONE SUL CREATIVE COMMONS E SUL COPYRIGHT

BUILDING ON THE PAST

È’ partito il countdown per domani,10 settembre, giorno in cui gli scienziati del Cern di Ginevra azioneranno il Lhc (Large Hadron Collider), l’accelleratore di particelle più grande al mondo,con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l’altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole.

In pratica si comporterà come una specie di hula-hop di 26 chilometri di diametro, al cui interno dell’anello verranno fatti scontrare protoni ad una tale energia da generare, ad ogni collisione, dei veri e propri Big Bang in miniatura”

“Si tratta del più costoso e ambizioso progetto scientifico nella storia dell’umanità”,

scrive Marco Pagani del blog Eco Alfabeta “con lo scopo di cercare una conferma al cosiddetto modello standard della materia. Si cerca in particolare di rilevare l’esistenza dell’elusivo bosone di Higgs“.

Quella che chiamano “la particella di Dio”spingendosi oltre le attuali conoscenze della scienza,

fino forse a riscrivere, un giorno, la fisica cosi’ come e’ conosciuta oggi.

Ma per un gruppo di preoccupati ricercatori l’esperimento che avverrà in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro pianeta.

Così, all’ultimo momento, gli oppositori del progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe bloccare il più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi.

Qualcuno, teme che l’esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero.

Per quanto afferma il professor Otto Rossler, chimico tedesco della prestigiosa Eberhard University,

durante la collisione si genererà un enorme energia che potrà potrebbe portare a generare un buco nero capace di divorare la terra facendola sparire nel giro di pochi anni.

Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c’è assolutamente nulla da temere:

ci sono SCARSE (Scarse? Sempre meglio di: Ragazzi non sappiamo che cazzo stiamo facendo) possibilità che l’acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall’acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra.

Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent’anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.

(Che culo!!! Aggiungerei)

Per l’occasione il sito dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ha organizzato una diretta dell’evento in streaming, a cui interverranno gli scienziati dell’Infn.

I partecipanti all’esperimento ci tengono aggiornati con questo video.

… IO NON HO PAROLE!!! …

L’appuntamento è per le 9 di domani mattina!

Io intanto mi gratto… Bevo una birra e incrocio le dita…

A domani ragazzi… (?)

Ps: Ma se rilevano l’esistenza del Bosone di Antani la chiesa a cosa si aggrappa?

Ah certo… Che stupido… Loro hanno l’asso nella manica…   IL DOGMA!

C.H

L’AUTO AD ACQUA

Pubblicato: 26 giugno 2008 da Willoworld in TECNOLOGIA, TRASPORTI
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Il servizio della Reuters ci presenta un prototipo di autovettura che va senplicemente ad acqua e raggiunge gli 80 chilometri orari. Il dispositivo che estrare particelle di idrogeno, puó funzionare anche con altri liquidi. Insomma, ci si potrebbe anche pisciare dentro.
La compagnia giapponese che ha costruito il prototipo é intenzionata a metterla presto sul mercato. Vediamo un po’ cosa succederá. Io qualche idea ce l’ho…
Tempo un paio di mesi e nessuno ne parla piú!

Nous caffè & Willoworld presentano:

Free music project

Stiamo promuovendo l’iniziativa di un locale a Firenze per la pubblicizzazione di gruppi che intendono rinunciare all’esercizio esclusivo dei diritti di riproduzione e di comunicazione al pubblico, al solo scopo di consentire loro la filodiffusione, senza scopo di lucro, dei brani musicali in oggetto, in cambio di una pubblicità costante all’interno degli esercizi medesimi.

Free music project QUI:

We are promoting an initiative for an italian cafe, to advertise bands who intend to renounce the exclusive exercise of the reproduction rights and public communications, to the single purpose of allowing cable broadcasting, with no-profit purpose of those tracks, in return of a constant publicity inside the cafe.

Free music project HERE:

Per raggiungere il Nous Caffè

VI TERREMO AGGIORNATI PER L’INAUGURAZIONE DEL LOCALE

Nuclear explosion(s)

Pubblicato: 22 aprile 2008 da Charles Huxley in CRONACA, GUERRA, RIFLESSIONI, STRAGI, TECNOLOGIA, TEST, VARIE
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