Archivio per la categoria ‘UFO’

Questo raccontino di Aeribella Lastelle, pseudonimo femminile per il progetto La Giostra di Dante, é venuto fuori all’indomani della visione di questo bel documentario. Guardatelo, é davvero interessante. Qui trovate la seconda parte poi seguite i link su youtube.

LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI
di Aeribella Lastelle

La Terra scrive sul mio corpo.
La gente ammira i miei tatuaggi, segni tribali e simboli simmetrici, poi mi chiede chi me li abbia fatti ed io rimango interdetta. Mi piacerebbe dire loro la verità ma non posso perché mi prenderebbero per matta. Allora m’invento qualcosa per non destare sospetti.
L’ultimo di questi, una serie di cerchi concentrici all’interno di un triangolo (anche se secondo me si tratta di una freccia), me lo sono fatto in Portogallo la scorsa estate. È questo quello che ho raccontato in giro e i miei amici l’hanno bevuta. Se invece sapessero la verità, probabilmente smetterebbero di chiamarmi e mi consiglierebbero un buon dottore. Ma io non ho bisogno di dottori, sto benissimo. Anzi, non mi sono mai sentita meglio.
Ammetto che all’inizio la faccenda mi disturbava alquanto. Svegliarmi sudata nel mio letto dopo strani incubi che non riuscivo mai a ricordare, e poi guardarmi il corpo allo specchio per scoprire se il sogno aveva lasciato il segno, come succedeva quasi sempre. Sono due anni che va avanti questa storia, esattamente dal giorno in cui mi persi nel bosco. Proprio come Pollicino, dannazione… Che scema! Gettai nel cestino dei ricordi tre anni di relazione, sbattendo la porta in faccia a Nicco dagli occhi verdi, gran bell’affare! Ubriaco alla festa di ognissanti si era buttato sulla sua ex e poi era venuto con la coda tra le gambe a chiedermi scusa. Il minimo che si meritava era che lo mandassi al diavolo, ed è quello che feci. Schiumante di rabbia incominciai a girare a vuoto col motorino, per le strade di una periferia che non conoscevo. Poi mi lasciai alle spalle anche le case e mi ritrovai sulle colline. Sentii la marmitta scoppiettare e solo in quel momento mi resi conto che ero rimasta senza benzina. Che stupida… Lasciai il motorino sul bordo della statale e provai a tornare indietro a piedi, ma la strada saliva ripidamente e le luci della città erano sulla mia destra, oltre gli alberi. Così lasciai la strada con l’intenzione di tagliare per il bosco. E feci la fine di Pollicino… Il buio mi sorprese che ero ancora tra la vegetazione. Non vedevo più niente, né strade né luci, solo alberi, rami ed arbusti. Nonostante tutto provai una strana sensazione di quiete. Mi sedetti su un letto di foglie secche per riprendere fiato ed invece mi addormentai. Fu la prima volta che sognai quelle cose che non riesco mai a ricordare. Quando mi svegliai era giorno e mi rimisi subito in cammino. Non potevo credere di aver passato la notte nel bosco, da sola. Era tutto molto strano. Era come se mi fossi appena appisolata, anche se mi sentivo fresca e riposata, e non come se avessi appena passato la notte sulla terra umida di un bosco alla fine di ottobre.
Quando tornai a casa mi buttai sotto la doccia e lo vidi, poco sopra la caviglia destra. Era il primo messaggio della Madre sul mio corpo, una farfalla stilizzata, poco più grande di un’unghia. Da quel giorno è successo altre ventitre volte. Il mio corpo è il foglio bianco della mia signora, che piange per le pene inflittele dai suoi figli. Ella ci parla in molti modi, ma noi continuiamo ad ignorarla.
Per due anni mi sono chiesta perché io. Perché la Madre ha scelto di parlare specificatamente a me. Ancora non conosco la risposta, ma so che il giorno in cui riuscirò ad afferrare il senso dei miei sogni, sarò in grado finalmente di leggere i simboli di cui il mio corpo è ormai disseminato.
E fino a quel giorno sarà un onore per me essere la carta da lettere della mia signora.

Questa nota è stata ritrovata nel diario della signorina Parisi, il giorno dopo il tragico attentato in cui hanno perso la vita alcuni dei personaggi più influenti del panorama economico ed industriale del paese. La signorina Parisi ricopriva da circa un anno la funzione di “personal assistent” per l’ingegner Damiani, noto imprenditore anche lui vittima dell’esplosione di venerdì scorso. Gli inquirenti presumono che la ragazza abbia agito da sola e che il suo gesto sia stato il risultato di una lunga e convulsa escalation di stati mentali deviati. Qualcuno invece sospetta che la storia dei tatuaggi possa aver a che fare con altri strani fenomeni che si stanno ripetendo negli ultimi tempi, come i sempre più numerosi casi inspiegabili di cerchi di grano nel nord Europa. Purtroppo l’esplosivo indossato dalla Parisi ha completamente divelto il suo corpo e non è stato possibile accertare la presenza di questi peculiari tatuaggi, anche se i conoscenti della ragazza dichiarano di averli visti in più occasioni.
Ci si chiede a questo punto, nel caso la favola della Parisi contenesse un minimo di verità, a quante altre persone la Terra sta parlando in questo momento, e quante altre bombe ad orologeria sono pronte a saltare in aria?

LA GIOSTRA DI DANTE

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Cocisse

Tutti credono che esista ma nessuno lo ha mai visto
Tutti lo chiamano ma lui non risponde mai
Tutti dicono che è buono e onnipotente…
…e di sicuro non gli manca il senso dell´umorismo.

Il capitano Cocisse fece atterrare l´astronave su un promontorio abbagliato dalla luce di quella stella appena nata, che lui aveva immediatamente battezzato col nome di “Sole”. Il razzo a forma di triangolo bruciò un po’ d’erba coi reattori, fece due balzelli e poi rimase immobile, primo ed unico battello spaziale ad aver toccato la superficie di quello strano pianeta pieno d’acqua.
«Siamo arrivati. Potete raccogliere le vostre cose e prepararvi allo sbarco» disse il capitano, e la sua voce rimbalzò in tutti gli altoparlanti dell’astronave. L’equipaggio, un centinaio di persone in tutto equamente divise in uomini e donne, incominciò a prendere posizione vicino allo sportello d’uscita, brontolando e lamentandosi come solo gli uomini sanno fare. Qualcuno diceva che il viaggio era stato terribile, che il cibo servito faceva schifo, che il capitano Cocisse, che tutti chiamavano col curioso soprannome di “Dio”, non sapeva guidare e che era stato un miracolo, o semplice fortuna, che non era andato a sbattere contro un nugolo di asteroidi quando ormai erano quasi arrivati a destinazione.
Il capitano s’infiló tra la calca che attendeva impaziente di scendere e prese posto davanti allo sportello. Indossava la divisa con i gradi ben in mostra sulle spalle e la barba bianca e lanuginosa gli ricadeva sulle medaglie vinte in gioventù, quando era stato un pilota provetto. Ne era passato di tempo da allora. Le mani non erano più ferme come il giorno in cui uscì dalla scuola di volo, ed era stato per davvero un miracolo, o forse solo fortuna sfacciata, che era riuscito a scansare quei maledetti asteroidi. Sarebbe stata una grande beffa inciampare nella sua ultima missione, prima della meritatissima pensione.
Azionò la leva che apriva lo sportello e attese con gli occhi abbassati che i meccanismi, con suoni stridenti e sbuffanti, facessero il loro lavoro. Il sole splendette sul suo volto e su quello degli uomini e delle donne che attendevano alle sue spalle.
«Ecco la vostra nuova casa!» dichiarò Cocisse, accendendosi subito una sigaretta. Non che fosse vietato fumare a bordo, intendiamoci, ma nessuno fumava per rispetto di quelli che non fumavano, ed era sempre stato così.
I passeggeri discesero lentamente la scaletta dell’astronave trascinandosi dietro ogni sorta di bagagli, borse, zaini, portacappelli, gabbie per uccelli e via dicendo. Andarono a disporsi in semicerchio sul pratino del promontorio lamentandosi subito dell’umidità, del vento, del sole, e delle nubi all’orizzonte che secondo qualcuno avrebbero portato pioggia. Perché si sa, gli uomini non si accontentano mai.
Cocisse rimase ai piedi della scaletta pronto a dare istruzioni. Appena ci fu un po’ di silenzio il capitano iniziò a parlare al popolo impaziente.
«Mi auguro che vi siate letti bene le regole durante il viaggio. In ogni caso le ripeterò adesso, prima di congedarmi da voi. Allora…-
Qualcuno tra i cento indicò in cielo un uccello e molti si distrassero, ma Cocisse non ci badò e proseguì. Ve ne furono molte di distrazioni durante il suo discorso.
«Regola numero uno: non litigate. Cercate sempre di andare d’accordo e risolvete le vostre incomprensioni con le parole e non con la forza. Rispettatevi a vicenda, sempre…»
L’uccello, che era un tucano, era scomparso nel frattempo dentro i boschi della valle.
«Regola numero due: godete dei frutti di questo mondo. Non sprecateli, non sfruttateli oltre il necessario, non inquinateli e neanche banditeli. Questo mondo non è vostro, è solo in affitto, ricordatevelo…»
Intanto qualcuno si era messo a prendere il sole e poco sentiva di quello che veniva detto.
«Regola numero tre: riproducetevi e divertitevi nel farlo. Se per caso qualcuno di voi preferisse divertirsi con compagni dello stesso sesso, allora che si diverti pure senza riprodursi, che di sicuro non ce ne sarà bisogno…»
Qui alcuni starnutirono e persero metà della frase, ma erano troppo arroganti per chiedere ai vicini che cosa era stato detto.
«Regola numero quattro: aiutatevi. Se qualcuno è in difficoltà, dategli una mano. Ricordate che la vita è un gioco, non una competizione…»
E a questo punto molti alzarono la mano per chiedere spiegazioni perché non riuscivano a capire la differenza tra gioco e competizione. Cocisse provò a spiegarglielo e tutti annuirono soddisfatti, per non ammettere di non aver capito un bel nulla.
«Infine, quinta ed ultima regola: amatevi e amate il vostro mondo!» Ma a questo punto molti si erano già dileguati perché pensavano che le regole fossero finite. Davanti al capitano erano rimaste solo una decina di persone con le mani alzate le per domande di rito. Qualcuno chiese se si poteva eleggere un capo, ma un altro disse che era meglio formare un governo. Una donna che aveva freddo domandò se si potevano usare le pelli degli animali per vestirsi, e un uomo distinto invece parlò di qualcosa di assolutamente astratto che si chiamava denaro e che di sicuro avrebbe semplificato la vita di tutti. Non mancarono frasi di elogio al capitano e un gruppo di quattro ammiratori chiese si poteva erigere un effige in suo onore, per ringraziarlo di averli portati su quel nuovo mondo. Cocisse, che tutti chiamavano Dio, rispose educatamente a tutte le domande ma nessuno davvero lo ascoltò. Poi giunse finalmente il tempo di ripartire. Risalì la scaletta, salutò le poche persone rimaste sul promontorio (le altre si erano già allontanate per ispezionare il territorio e alcuni di queste incominciarono a pensare al concetto di “proprietà privata”) e riprese posizione nella cabina di comando. Il razzo a forma di triangolo descrisse un arco nel cielo e in pochi istanti sparì all’occhio dell’umanità.
“Finalmente! Ora potrò riposarmi e godermi la pensione” pensò il vecchio capitano mentre si lasciava alle spalle il pianeta azzurro. Peccato che non fu altrettanto fortunato come all’andata, e appena oltrepassò un pianeta tutto rosso andò a schiantarsi su un grosso asteroide, deviandone la traiettoria e portandolo su una nuova orbita.
«Che cos’è quello?» domandò la sera stessa uno degli uomini sbarcati sul nuovo pianeta.
«Un satellite, credo…» rispose un altro.
«Ma non ci avevano detto che questo posto era tranquillo. Lo sai come sono i satelliti, con le maree e gli sbalzi di umore…»
«Non ci si può mai fidare delle agenzie planetarie! Comunque, almeno di notte si riesce a vedere qualcosa. Che ne dici se la chiamiamo Luna?»
«Luna? E che razza di nome è? E poi è un satellite, cioè un maschio. Chiamiamolo Armando, un nome importante…»
«Armando! Ma tu sei scemo!» Così iniziarono a litigare, infrangendo subito la prima regola.
E non furono gli unici.

GM Willo 2009 – Immagine di: http://dehearted.deviantart.com/

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Il film potete visionarlo su Arcoris TV a questo link.

solwayfirth

Il 24 maggio del 1964 Jim Templeton, un vigile del fuoco di Carlisle nell’Inghilterra del nord, fece una passeggiata sulle colline di Solway Firth per fare delle foto. Non avvenne niente di insolito, ma sia lui che sua moglie notarono una strana atmosfera.

L’aria era elettrica ma nessuna tempesta era in arrivo. Anche le mucche al pascolo sembravano nervose.

Qualche giorno più tardi il signor Templeton portò le foto a sviluppare. Quando le andò a riprendere, la persona che fece il lavoro gli disse che era un peccato che nello scatto più significativo della piccola Elisabeth, comparisse un uomo sullo sfondo. Jim non nascose la sorpresa. Infatti non avevano incontrato nessuno quel giorno.

Eppure nella foto in questione c’era davvero una figura dietro la bambina, uno uomo che indossava una tuta spaziale, o così sembrava.

Il caso fu riportato alla polizia che consultò la Kodak, la quale offrì una fornitura a vita di pellicole a chi avesse risolto il mistero di quell’immagine.

Non fu infatti, come aveva pensato la polizia all’inizio, un semplice caso di doppia esposizione. Il caso fu archiviato ammettendo semplicemente che si trattava di “una di quelle cose… una foto bizzarra!”

Qualche settimana più tardi Jim Templeton ricevette due misteriose visite. Non aveva mai sentito parlare del MIB’s: in Inghilterra era pressoché sconosciuto. Comunque  questi due uomini arrivarono a casa sua su una Jaguar nera ed entrambi indossavano abiti neri. Tutto normale, apparentemente, a parte lo strano comportamento dei due.

Invitarono Jim per in giro in auto e lo tempestarono di domande, una più assurda dell’altra. Volevano conoscere nel dettaglio la situazione metereologica del giorno in cui aveva scattato quella foto, e il comportamento degli uccelli e degli animali nelle vicinanze.

Cercarono infine di fargli ammettere che aveva solo fotografato un uomo di passaggio, ma quando Jim, molto educatamente, confermò con sicurezza che non c’era nessun uomo quel giorno, i due si irritarono e lo lasciarono a piedi a cinque miglia da casa. Così il povero vigile del fuoco dovette farsela a piedi!

FONTE: Ufocasebook

GoldrakeChi e’ appassionato ne e’ gia a conoscenza da tempo, ma per chi non lo fosse ecco un progetto bellissimo ormai fermo da molti anni.

Questo e’ un vero e proprio omaggio alla Creativita’ un gruppo di ragazzi Italiani appassionati del Grande Robo’ decidono di sviluppare un lungometraggio.

Per ora almeno visibilmente e’ stato girato il Trailer che sebbene corto mostrava una grossa maturita’ e serieta’ , i costumi nonostante presi da un cartone animato non risultano ridicoli, e il robo’ Goldrake e’ ben piu’ che credibile.

Ammetto che vederlo innalzare dal dentro della Foresta mi ha dato i Brividi.

Il progetto come citato e’ fermo ormai da tempo, e in seguito al trailer e’ uscito solo il video che ho postato e che e’ appunto il dietro le scene.

Mi verrebbe da dire che se invece di montarsi il capo ed elogiarsi con il dietro le quinte avessero continuato il progetto sarebbe stato Meglio!!!

Il trailer per il tempo era un capolavoro, ma se non lo si fa continuare dopo tutti questi anni rimane fine a se stesso!!!

Speriamo nel futuro intanto godetevelo perche’ e’ veramente bello!

EDIT EDIT EDIT
Chiedo venia e rettifico era da molto che non visitavo piu’ il loro sito, e a quanto sembra dei passi avanti sono stati fatti, chiedo perdono per la poca Fiducia 😉

ecco di seguito il Primo trailer

e il secondo breve ma intenso

L’ALIENO DI JEFF PECKMAN

Pubblicato: 1 giugno 2008 da Willoworld in UFO
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Ecco finalmente il video dell’alieno annunciato in questi giorni da Jeff Peckman, un documento che sta facendo il giro del mondo. Si tratterebbe, secondo gli esperti, di un filmato autentico. Chissá cosa ne penserebbe il mitico Captain Disillusion?

Comunque é davvero difficile credere a qualcosa del genere, non perché non sia possibile, ma per il semplice motivo che di questi filmati ormai ne abbiamo visti in tutte le salse, e conosciamo bene il mercato mosso da queste leggende. Mi domando, ma di quale prova avremo mai bisogno per convincerci dell’esistenza degli omini verdi? Non certo di un video come questo, perché sappiamo bene come é facile costruirselo in studio, anche col PC di casa (anche se le palpebre dell’esserino sbattono in maniera molto realistica!).

Benvenuti nell’era della veritá fai da te. Credi a quello che ti pare, ma mi raccomando, non cercare di convincere nessuno!!!