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MEMORIE DI UN ORCO

Pubblicato: 3 maggio 2009 da Willoworld in INTERVISTE
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ogre-mirko

Un orco che bussa alla vetrata del giardino? Ma è mai possibile…
Che faccio, gli apro? Guardo i bambini che giocano coi trenini in soggiorno. Mi sorridono e rispondono: “Si babbo! Fallo entrare! Vogliamo giocare insieme all’orco!”
Così la porta a vetro si apre e insieme ai soliti odori fa il suo ingresso La Leggenda: Il Baba!
“Ciao Baba, come stai? Dai, raccontami un po’ dei vecchi tempi, le grandi giocate, il Wolly e il Dona… “
Lui bofonchia tre sillabe incomprensibili e poi attacca.
“C’era una volta…”

… un ragazzo di diciassette anni, dislessico e un po’ bizzarro, ma con una luce dentro che attendeva solo il momento propizio per divampare. Fu il gioco di ruolo ad innescare la fiamma.
Della prima avventura ricorda la pelle di mucca (e come poterla dimenticare!), il Willo Master, il nano di Luca che ammazzò un cinghiale a sassate (perché era rimasto senza ascia), il mago Nois di Jaime, che a fine sessione voleva tenersi per se tutti gli oggetti magici (un pugnale, una sfera e una pozione). “Perché so’ mago!” diceva lui.
Sempre riguardo a Nois, mi parla di quando inventò la mongolfiera grazie a un grande check di intelligenza, e che molti anni dopo, in un’altra avventura da lui giocata in veste di master, uno gnomo era venuto in possesso dei piani della NOISFERA. Perché il gioco non finisce mai, lo sappiamo bene…

Delle giocate del Richiamo di Chtulhu ricorda lo squod team col furgoncino, sempre pronto a mettere mano sulle armi pesanti. Qualcuno era arrivato a chiedere al master (il sottoscritto) un rifornimento speciale di napalm. “Willo, dacci il napalm, che glielo facciamo vedere noi al Nyarla!” Peccato che quando l’incubo tentacolato venne loro incontro in una delle buie strade di Providence, qualcuno si beccò la bellezza di 94 punti sanità, con conseguente collasso cardiaco. E poi addio furgoncino!

Poi entriamo nel personaggio, quello davvero leggendario, l’elfo Dëar mezzosangue Callari, giunto a Karameikos da bambino insieme alla sorellina che venne poi rapita. Fu questo modesto background ad innescare l’avventura di Atreia del Walter. Dëar contattò a Karameikos l’ambasciatore dell’Alfehim. Raggiunse il regno degli Elfi, alla ricerca del suo passato, e scoprì di essere il figlio di un ambasciatore Callari e di una druidessa Fëadil. Il bisnonno era cugino del Re dell’Alfehim.
Scoprì inoltre che lui e sua sorella erano scampati ad un feroce attacco di goblin, che erano penetrati nell’Alfehim e avevano massacrato il clan a cui apparteneva la sua famiglia. Furono i Callari a riportare i due bambini a Karameikos. Ma poi vennero separati, e ancora oggi, dopo quindici anni di gioco, l’elfo Dëar è alla ricerca della sua amata sorellina.

Infine mi racconta del suo tiro di dado più fortunato. L’avventura era sempre quella di Atreia, e il gruppo (Mirko, Jaime, Dona) stava trasportando il corpo di Yamun Oktai quando fu attaccato da un mostro (di cui, ahimè, non ricorda la specie). Rimasto con 4PF, riuscì a scamparla grazie a un doppio check leggendario: tirò due volte consecutive 1 sul d20.

“Mirko, e poi?” lo incalzo io.
“Non lo so… non mi ricordo…”
Son passati troppi anni o troppe birre?
La risposta la lascio ai posteri. L’orco addenta un pezzo di carne, l’oste gli versa un bicchiere di bionda schiumante, e la serata va avanti, ricordando il gioco e i vecchi tempi. C’è anche il tempo per una piccola interpretazione del vecchio druido…
…lo scostamento del lembo, un’occhiata sfuggente su Mystara. Le giocate vanno avanti. Siamo sempre noi, dopotutto!

FONTE: Storie di Ruolo

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Nel proporvi uno dei racconti di Jonathan Macini, estratto dalla raccolta “Sebastian Claw e altri racconti”, vi comunico che Lulu (il servizio di stampa per l’autopubblicazione) ha alzato i costi di produzione. Di conseguenza tutti i libri della Edizioni Willoworld hanno subito dei cambiamenti. In controtendenza a questa ennesima conseguenza della crisi economica (una scusa bugiarda… crisi economica e si alzano i prezzi… Ma fammi il piacere!) Willoworld ha completamente azzerato i costi d’autore, ridimensionando i prezzi dei suoi prodotti. La creatività, quella libera e giocosa del bambino-Willo, non può sottostare a queste inique leggi di mercato. Ovviamente le opere in pdf sono tutte gratuite, quindi accomodatevi! EDIZIONI WILLOWORLD

Il suo nome è Victoria. Piccola, mora, trucco vistoso, look darkeggiante, ma con un’aria da Lolita. Giriamo a vuoto per le vie del centro, con l’autoradio che pompa un misto di techno e acid. Sono le cinque del mattino e presto la città vivrà. Per allora tutto sarà finito.
«Me lo fai un pompino?» le chiedo.
Lei è completamente andata. Un mix esaltante di exstasy e anfe, condito con un paio di mojiti fatti con cura, l’ha trasformata in un’ameba vestita di nero. Mi sorride con denti candidi. Ci siamo conosciuti due ore fa, e un pompino mi sembra un ottimo pretesto per chiudere la serata in bellezza.
Non mi risponde. Si avventa sulla lampo dei miei jeans ed io faccio appena in tempo a scartare di lato, evitando un cassonetto dell’immondizia. Mentre riprendo il controllo della Golf, la sento sogghignare divertita. La troietta non sa cosa le aspetta.

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STAFFETTA DIVINA 10

Pubblicato: 30 luglio 2008 da Willoworld in FUMETTI
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SEBASTIAN CLAW: La nascita

Pubblicato: 22 luglio 2008 da Willoworld in NARRATIVA
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INCOMINCIA LA SAGA CHTULOIDE DI JONATHAN MACINI. QUESTO PRIMO EPISODIO É SOLO UN INTRO. PRESTO SEGUIRANNO GLI ALTRI. STAY TUNED!

Gli Antichi furono, gli Antichi sono, e gli Antichi saranno. Dalle stelle Oscure Essi vennero prima che l’Uomo nascesse, invisibili e tremendi. Essi discesero sulla Terra primordiale. Sotto gli oceani Essi attesero per lunghe epoche, fino a che i mari eruttarono la terraferma, ed Essi brulicarono in moltitudini e la tenebra regnò sulla Terra. Ai Poli gelidi Essi eressero possenti città, e in luoghi elevati i templi di Coloro che la natura non conosce e che gli Dei hanno maledetto. E la stirpe degli Antichi ricopri la Terra, e i Loro figli perdurarono nei secoli. Gli Shantak di Leng sono l’opera delle Loro mani, i Ghast che dimorano nelle cripte primordiali di Zin li riconoscono come loro Signori. Essi generarono i Na-hag e i Magri che cavalcano la Notte; il Grande Cthulhu e Loro fratello, gli Shoggoth Loro schiavi. I Dhole rendono Loro omaggio nella valle tenebrosa di Pnoth e i Gug cantano le Loro lodi sotto le vette dell’antica Throk. Essi hanno camminato tra le stelle ed Essi hanno camminato sulla Terra. La Città di Irem nel grande deserto Li ha conosciuti; Leng nel Deserto Gelato ha visto il Loro passaggio, la cittadella eterna sulle cime velate da nubi di Kadath la sconosciuta porta il Loro segno.
Pervicacemente gli Antichi seguirono le vie della tenebra e le Loro bestemmie erano grandi sulla Terra; tutto il creato s’inchinava sotto la Loro potenza e Li riconosceva per la Loro malvagità. E i Sovrani Primigeni aprirono gli occhi e videro le abominazioni di Coloro che devastavano la Terra. Nella Loro ira Essi levarono la mano contro gli Antichi, arrestandoLi nella Loro iniquità e scacciandoLi dalla Terra nel Vuoto oltre i piani dove regna il caos e non dimora la forma. E i Sovrani Primigeni posero il Loro sigillo sulla Porta e il potere degli Antichi non prevalse contro la sua potenza. L’orrendo Cthulhu si levò allora dal profondo e si scagliò con immensa furia contro i Guardiani della Terra. Ed Essi legarono i suoi artigli velenosi con potenti incantesimi e lo rinchiusero nella Città di R’lyeh dove, sotto le onde, egli dormirà il sonno della morte sino alla fine dell’Eone. Oltre la Porta dimorano ora gli Antichi; non negli spazi noti agli uomini, bensí negli angoli tra essi. Al di fuori del piano della Terra Essi indugiarono e sempre attendono il tempo del Loro ritorno; perché la Terra Li ha conosciuti e Li conoscerà nel tempo a venire. E gli Antichi tengono l’immondo e informe Azathoth in conto di Loro Maestro e dimorano con Lui nella caverna al centro di tutto l’infinito, dove egli morde famelico il caos supremo tra il folle rullo di tamburi nascosti, il pigolio stonato di orrendi flauti e il grido incessante di dèi ciechi e idioti che eternamente vagano e gesticolano. L’anima di Azathoth dimora in Yog-Sothoth ed egli chiamerà gli Antichi quando le stelle segneranno il tempo della Loro venuta; perché Yog-Sothoth è la Porta attraverso la quale Quelli del Vuoto rientreranno. Yog-Sothoth conosce i labirinti del tempo, perché tutto il tempo è per Lui una sola cosa. Egli sa da dove vennero gli Antichi nel tempo passato e da dove verranno ancora quando il cielo sarà completo. Dopo il giorno viene la notte; il giorno dell’uomo passerà, ed Essi regneranno dove regnavano un tempo. Come un’abominazione voi Li conoscerete, e la Loro malvagità contaminerà la Terra.

Pioggia, sempre pioggia. Questo maledetto cielo di febbraio non sa dirmi altro. Il drappo su un orrenda verità è stato calato, e le pesanti nuvole che ricoprono questa assurda città ce lo ricordano. New York non funziona.
La grande mela è come sorda agli stridenti richiami dell’ombra; troppo impegnata ad ingrandirsi e a fagocitare se stessa, troppo corrotta ed incurante di tutto ciò che non è fine a se stessa. Ho affittato questo monolocale a Providence, nella speranza di ritrovare il mio vecchio compagno di collage, il prof. Richardson. Le ultime notizie riguardo a lui risalgono a una settimana fa, il giorno in cui mi è stata recapitata la lettera che conteneva il manoscritto qui sopra riportato. Il professore era impegnato in studi bizzarri di cui mi aveva accennato alcuni dettagli. Poi è arrivata la lettera, e quell’articolo in terza pagina del Washington Post. Il prof. Richardson era scomparso!!!

Non so se questa sia verità o follia, ma da ieri notte non riesco più a credere a niente. Sono andato a casa del professore, una villetta isolata poco fuori Providence, e dopo aver fermato l’auto nel piazzale davanti all’entrata e aver spento i fari, mi sono accorto di quella luce. Non era un riflesso, e nessuna sorgente luminosa conosciuta poteva riprodurre quel colore, tra il verde, l’azzurro ed il nero. Usciva dalle imposte sbarrate della villetta, un ritmo pulsante che nella mia mente sembrava accompagnato da tamburi e da flauti. Ho atteso minuti che sembravano ore, ma non sono riuscito ad uscire dall’auto, bloccato al sedile da un terrore alieno. Adesso sono qua, seduto davanti allo scrittoio del monolocale, privato di una notte di sonno, ed osservo il drappo grigio del cielo chiedendomi se la follia non sia davvero il migliore dei rimedi.

Guardo mestamente indietro, eppure non mi vergogno dei miei rimpianti. Sarebbe stato bello conoscere una brava donna, magari avere dei figli. Ho scelto la via più facile, rapito dal miraggio di una brillante carriera lavorativa. Niente di meglio che di fare l’avvocato nella città che ricopre d’oro gli avvocati. Adesso tutto ha molto meno senso. Adesso tutto sfuma tra le ombre tentacolari di una notte imperitura. Niente è più come prima, e non lo sarò neanche io.

Randy Coleman non è più il mio nome, così come New York non è più la mia città. Forse il mio destino è già segnato, ma cercherò con tutte le mie forze di rimandarlo al domani più lontano, insieme all’avvento di questo perverso disegno. Il mio nome è Sebastian Claw. Ho solo un fucile a canne mozze per amico, e per adesso mi basta. Providence è la mia nuova città, l’inizio di una nuova vita. Una vita che ha già un finale, ed appartiene ad abissi aberranti, tane di assurde creature. Ma prima della fine qualcuna di queste assaggerà il mio piombo. Lo devo al professore e lo devo a me stesso.

Jonathan Macini – 1995

FONTE: Willoworld Creativity

STAFFETTA DIVINA 9

Pubblicato: 20 luglio 2008 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR
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E per incominciare bene la settimana, vi lascio col nuovo episodio di Staffetta Divina. Buon divertimento!

STAFFETTA DIVINA 8

Pubblicato: 15 luglio 2008 da Willoworld in FUMETTI
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Vedi le altre puntate della saga.

JESSICA

Pubblicato: 13 luglio 2008 da Willoworld in GIOCHI, NARRATIVA
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Procede in sordina il progetto “La Giostra di Dante”. Ecco qui un breve racconto chtuloide dal sapore pulp firmato Jonathan Macini.

Un sogno, nient’altro che un sogno.
Eppure ancora mi pare di riviverlo. Il profumo di orchidee, la bocca carnosa che mi sfiora la schiena, il respiro caldo sul mio corpo. E poi gli artigli, accarezzanti sulle costole, lenti ma inarrestabili verso il linguine. Il sesso nelle sue mani, ed io completamente perduto nel suo gioco.
Vorrei potermi convincere che solo di un sogno si è trattato. Vorrei riuscire a credere che le lenzuola, che adesso stringo tra le mani, non sono macchiate del mio sangue. Ed in realtà non lo sono, ma che importanza ha la realtà in una storia come questa… Io continuo a vederle, e questo mi basta.

Ieri sera sono tornato a casa tardi. Mentre aprivo il portone già si vedevano i riverberi mattutini. La sbornia stava passando. Succede sempre così. Quando la stanchezza prende il sopravvento, i fumi dell’alcol si dissolvono. La notte perde significato. Quel che è stato è stato…
Il Charlie, la barista, tre giri di rum, e poi a casa del Gringo per un paio di freghi, il temporale, la corsa in auto, le amichette, e infine lei: Jessica.
Che cosa ci faceva Jessica con quei tipi lì?
Quando la vidi non me lo chiesi. Le misi la lingua in bocca e ci perlustrammo sul divano. La coca funzionava. Potevo assaggiare i lamponi tuffandomi nelle sue tonsille. Mi afferrò il cazzo e mi sorprese un’erezione. A quell’ora, dopo tutto che avevo buttato giù, ci voleva altro che un bacio e una sega per svegliarlo.
Jessica.
Mi disse: “vado in bagno”. Ed io la seguii. Volevo farmela da dietro, appoggiata al lavabo, guardarla in faccia nello specchio mentre la facevo godere. Ma lei aveva chiuso a chiave la porta. Che avessi capito male?
Jessica aveva capelli neri e lisci, un trucco vistoso, eccentrico ma piacevole. Mi ricordava Cleopatra interpretata dalla Taylor. Ed io volevo essere il suo cobra.
Bussai alla porta del bagno. Nessuno rispose. Mi si avvicinò il Gringo, porgendomi una birra. Mi chiese se andava tutto bene, se mi piaceva la tipa. Io gli risposi di si. Gli domandai se la conosceva, e lui mi disse semplicemente che era nuova. Già, proprio così. Nuova. Che cazzo voleva dire! Comunque lui se ne tornó in camera dalle amichette, mentre io provai a chiamarla da oltre la porta. Sentivo l’acqua scorrere. Nient’altro.
L’erezione era andata. Anche la coca era andata. Mi ero stancato di quel giochetto. Afferrai la giacca e corsi fuori. Jessica poteva anche essere una gran bella scopata, ma ne avevo le palle piene di quella situazione. Montai in macchina. L’orologio sul cruscotto segnava le 4:59. “Fanculo”, pensai. E me ne tornai a casa.

Poi il sogno.
Era lei, Jessica. Apparsa in una notte imbrogliona, gustata per sbaglio su un divano di pelle. Esistono creature che lasciano il segno, come agenti segreti disseminano cimici per spiarci. Jessica, donna obliata ed obliante, blasfemia evocata per esercitare il male, in nome di assurde entitá. Non ha ucciso me, ma una parte di me. Quel sangue che suzza le lenzuola non è roba organica. Viene da qualche parte distante, qualcosa che noi umani, narcisisticamente, chiamiamo Umanità. Lei me l’ha portata via.
Il vento smuove le tende della camera da letto. Un vento strano. Porta con se un nauseante profumo di orchidee rancide. Qualcuno ci cammina sopra. Hastur è il suo nome.
Stanno arrivando. Jessica è una di loro. Quante ce ne sono a giro la notte…
Non fatevi trovare.
Stanno arrivando.

Jonathan Macini

FONTE: Willoworld Creativity

STAFFETTA DIVINA 7

Pubblicato: 6 luglio 2008 da Willoworld in FUMETTI
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La saga continua…

Vedi le altre strisce.

STAFFETTA DIVINA 5

Pubblicato: 25 giugno 2008 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR, RELIGIONE
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Staffetta Divina 5

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Speriamo di riuscire a finire questa epopea prima di venire lapidato;)))))

STAFFETTA DIVINA 4

Pubblicato: 24 giugno 2008 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR, RELIGIONE
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Staffetta Divina 4

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STAFFETTA DIVINA PARTE TERZA

Pubblicato: 23 giugno 2008 da Willoworld in FUMETTI, RELIGIONE
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STAFFETTA DIVINA PT 2

Pubblicato: 23 giugno 2008 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR, RELIGIONE
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Chtulhu

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L’epopea piú blasfema dell’estate ha inizio!!!

STAFFETTA DIVINA

Pubblicato: 22 giugno 2008 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR
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Sfumetta a manetta anche tu!: http://www.stripcreator.com

PEDINE DI ENTITÁ IDIOTE

Pubblicato: 31 marzo 2008 da nekradamus in FANTASY, OCCULTISMO, PENSIERO
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Io sono Nekradamus, e dall’alto della mia torre osservo il declino dell’uomo. Medito sulle vostre ipocrisie, cercando di comprendere quale sia la vostra vera natura. Siete demoni oppure vermi? Siete degli angeli caduti, o la prole di una divinità bizzarra, che si compiace nel vedervi arrabattare ogni giorno?
Continuate a chiedervi cosa sia giusto o sbagliato. Continuate a tracciare un percorso davanti a voi, senza tener conto di chi vi sta accanto. Pensate che esista una sola risposta per ogni domanda, ed il pensiero che ve ne siano moltissime vi spaventa. Fratello Dubbio e Sorella Morte… ne siete terrorizzati!
Attorno alla mia torre vi sono i boschi eterni, luoghi che appartengono a strane dimensioni. La foresta è il passaggio per il vostro mondo.
A volte spingo lo sguardo lontano, perché la mia vista può viaggiare con il vento, o venire accompagnata dagli occhi di un corvo. Allora vedo le vostre città bruciare, mentre la gente viene dilaniata dal fuoco. Vedo bambini urlare, mentre la loro pelle sfrigola sotto una pioggia inclemente di ordigni. Vedo la guerra… vedo la morte…
Quello è il vostro futuro, razza aliena, inafferrabile quesito di questo remoto angolo di cosmo. Siete giovani, ma nascondete dentro di voi una natura aberrante che mi fa pensare ai Grandi Antichi. Forse discendete dalle loro costole… Divinità idiote condannate ad un esistenza senza scopo…
Chi giace negli abissi marini ed attende il momento del risveglio?
Chi muove con i suoi tentacoli le pedine di questa assurda scacchiera?
Chi galleggia stupidamente dietro il velo, nell’attesa che il cancello venga aperto?
Il tempo è vicino…
“Gor! Portami dell’altro vino!”

FONTE: Nekradamus