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UN’ISOLA FATTA DI BOTTIGLIE DI PLASTICA

Pubblicato: 15 settembre 2010 da Willoworld in VARIE
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Rishi Sowa vive in una baia del Messico, su un’isola che lui ha costruito usando delle semplici bottiglie di plastica. Dal 1998 al 2005 ha vissuto sulla prima “Spiral Island” che galleggiava su una piattaforma di 300 mila bottiglie. Nel 2005 questa fu distrutta dall’uragano Emily, ma lui non si è dato per vinto e ne ha costruita un’altra, migliore della prima! Rishi continua a lavorare alla sua eco-isola, invasa da splendide mangrovie, espandendo e migliorando il suo progetto giorno per giorno. La sua visione ottimistica di un futuro in cui i rifiuti salveranno l’uomo (sempre che questi sia pronto a usare un po’ di ingegno) è decisamente affascinante.

Fonte: http://www.boingboing.net/2010/09/13/gentleman-lives-on-f.html


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C’è la guerra, nel senso che c’è gente che si ammazza tranquillamente, gente pagata per ammazzare, anche donne e bambini nel caso si ritrovino per sbaglio sulla linea di fuoco, gente che ammazza per difendersi o per difendere la propria cultura, le proprie convinzioni, anche se queste distorcono da quelle del pensiero globale. C’è gente che viene ammazzata, a centinaia anzi a migliaia, e non ha voce in capitolo perché parla un’altra lingua, si veste in maniera strana e non ci assomiglia per niente. C’è gente che gode nell’ammazzare, che bardata di tutto punto preme grilletti e bottoni e fa saltare in aria le teste dei nemici, per delle cause giuste, ci mancherebbe, la libertà, la democrazia, l’assegno di fine mese… Insomma, l’industria della morte va alla grande, malgrado la crisi!

E poi c’è chi inquina, chi trafora come un matto i fondali dell’oceano alla disperata ricerca di qualche barile di oliaccio nero e puzzolente, chi causa catastrofi ecologiche abnormi e ciononostante la notte dorme sonni tranquilli. Ma i responsabili in questi casi sono sempre sfuggenti. Di solito si puntano il dito addosso, oppure lo puntano al cielo, e così si sentono subito meglio.

C’è chi perde la testa e se la rifà col vicino di casa, con un passante oppure con sua moglie o i suoi figli. C’è il malcontento sedato dalle droghe e ci sono gli scatti di violenza causati dall’abuso di droga. C’è la follia, ecco quello che c’è. É il secolo della follia.

C’è lo showbiz, le storie dei rotocalchi di gossip, le celebrità che sfilano sulle passerelle di cellulosa per la massa gelosa ed isterica, i giornalisti che insegnano la non-vita con titoli ad effetto, i fotoreporter con lenti sempre più spesse ed obbiettivi zoom sempre più precisi, e quell’irrefrenabile desiderio di trovarsi al centro dell’attenzione, di aspirare al successo, di sentirsi per un momento gli interpreti di una storia di carta.

C’è il clero, o si… c’è anche il clero… Porco il clero!

C’è l’apatia nonostante i mezzi tecnologici, la voglia di credere a tutto e di non credere a niente, la convinzione che le cose vanno cambiate fuori e non dentro, la voglia di lasciare perdere tutto e fare un biglietto per la Polinesia.

Insomma, ci sono tutte queste cose, e si ci penso troppo mi viene un attacco d’ulcera fulminante. Di solito risolvo spegnendo tutto e facendomi una birra, ma è ancora troppo presto. Appena le una… Spegniamo e basta, poi si vedrà… magari mi apro un vinello…

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L’AUTO AD ACQUA

Pubblicato: 26 giugno 2008 da Willoworld in TECNOLOGIA, TRASPORTI
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Il servizio della Reuters ci presenta un prototipo di autovettura che va senplicemente ad acqua e raggiunge gli 80 chilometri orari. Il dispositivo che estrare particelle di idrogeno, puó funzionare anche con altri liquidi. Insomma, ci si potrebbe anche pisciare dentro.
La compagnia giapponese che ha costruito il prototipo é intenzionata a metterla presto sul mercato. Vediamo un po’ cosa succederá. Io qualche idea ce l’ho…
Tempo un paio di mesi e nessuno ne parla piú!