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QUANDO IL PEN AND PAPER INCONTRA LO SCREEN

Pubblicato: 21 ottobre 2009 da Willoworld in GIOCHI, TECNOLOGIA
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Per quanto questa dimostrazione risulti affascinante, non credo che questo nuovo device aggiunga niente al gdr vero e proprio, ovvero il Pen & Paper giocato alla vecchia maniera. Da quello che si vede nelle immagini di questo video, il surface funziona esattamente come lo screen in un normale videogioco, con la sola aggiunta delle miniature solide posizionate dai giocatori. Certo l’effetto é senza dubbio interessante, ma il fattore immaginazione ci perde ugualmente, come in tutte le simulazioni di gdr da computer.

Impossibile peró ignorare il fatto che questo ibrido potrebbe essere usato per avvicinare molti giocatori di videogame al gdr vero e proprio. Un passo alla volta, perché per il Pen & Paper bisogna essere pronti…

NUOVE LETTURE

Pubblicato: 2 dicembre 2008 da Willoworld in NARRATIVA
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Sparito.
Una mattina mi sono svegliato ed ero sparito. Non nel senso che ero morto, ero proprio sparito. Come se non fossi mai esistito, mai nato. Non esisteva traccia della mia presenza, del mio passaggio. Così semplicemente sparito…

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Gió e Toby siedono sulla panchina del parco, quello vicino al fiume, quello dove c’è il mercato e la gente passa con le buste di plastica piene di ciarpame made in china.  Giò e Toby fumano la sigaretta, perché ormai si può fumare solo fuori, sulle panchine d’inverno, coi guanti di lana bruciacchiati dai mozziconi. Maledette leggi antifumo…

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Io ho visto il futuro. Ho visto i mari alzarsi, l’Europa bruciare, i banchieri gettarsi dai grattacieli più alti…

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«Teresina aveva tre anni quando è caduta nel pozzo. Indossava un vestitino a righe. Era adorabile.»
«Passami l’accendino!»
Sfrigolio di cottura…

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UN MONDO NUOVO E PERICOLOSO

DI JIM AMREHIN
CarolynBaker.net

Ciò che l’uomo ha unito, la natura non è capace di disunireAldous Huxley, “Brave New World”, Capitolo 2

I miei amici sono dei giocattoli. Io li fabbrico. È un hobby. Sono un disegnatore genetico.” J.F. Sebastian (William Sanderson), “Blade runner”, 1982

Un agghiacciante articolo circa l’ingegneria genetica e la moralità

Chiamatemi strano ma uno dei momenti salienti del mio 2007 è stata una notte di dicembre quando alla fine riuscii nell’intento di vedere uno dei miei film preferiti sullo schermo argentato al più grande e migliore cinema di cui ero a conoscenza, lo storico Senator Theatre di Baltimora…

Film in questione: “Final Cut” di Ridley Scott del classico film fantascienza/noir del 1982 Blade Runner

Blade Runner è uno dei miei favoriti per una serie di motivi. Innanzitutto, rappresenta l’esempio più fine che io abbia mai visto di integrazione scorrevole tra scrittura e cinematografia. A differenza di molti altri del genere fantascientifico, gli effetti speciali – sebbene incredibili per l’epoca e per il budget con cui furono creati – non sopraffanno la storia, ma la completano in una sublime sinfonia di eccellenza nella narrazione.

In realtà, la simbiosi di storia ed effetto presente in Blade Runner è così elaborata e ben concepita che ti trasporta letteralmente quasi in un’America futura che sembra tanto plausibile e palpabile quanto l’incessante, confusionaria e quotidiana fatica che si è lasciato fuori dal teatro. La primaria ragione di ciò non è la rinomata eccezionale bravura di Ridley Scott nell’arte di fare cinema, la quale ci ha donato dei classici talmente indelebili quali Alien, Gladiator e ciò che è pressocchè universalmente riconosciuto come uno dei messaggi pubblicitari di tutti i tempi – il popolare spot Apple “1984” durante il Super Bowl dell’allora nuovo computer Macintosh …

A mio parere, è causata dall’ispirata ed ingegnosa capacità di rinnovata immaginazione dell’altrettanto ingegnosa fonte di materiali da parte degli sceneggiatori collaboratori Hampton Fancher e David People: il romanzo fantascientifico del maestro Philip K. Dick del 1968, Ma Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche? Oltre ad essere un intenso, sfumato, singolare a livello visivo, all’incirca perfettamente realizzato esercizio dell’arte cinematografica (io credo sia la realizzazione di Scott di più alto livello come regista finora), ciò che in verità rende grande Blade Runner è la sua storia profetica fuori dal comune.

Una storia che diviene sempre più attuale con il passare del tempo.

Le Profezie di Blade Runner

Blade Runner è ambientato nell’anno 2019, a Los Angeles. Per coloro che non conoscono la storia, si tratta essenzialmente di un dramma poliziesco circa un poliziotto assassino il cui lavoro è rintracciare ed uccidere i superumani (chiamati replicanti), progettati geneticamente ed organicamente costruiti, presenti sulla Terra. I replicanti sono superiori alla gente comune per quanto riguarda la forza e perlomeno pari in intelligenza – e sono indistinguibili dagli esseri nati naturalmente senza l’esecuzione di dettagliati test di risposte emozionali. Educati al lavoro da schiavi, al combattimento e ai lavori pericolosi nelle “colonie extra-mondo”, i replicanti sono illegali sulla Terra, a rischio di pena di morte…

Questo non arresta alcuni di loro dall’arrivare sulla Terra in incognito. Entra in scena Rick Deckard (Harrison Ford all’apice della sua fama iniziale). Egli è parzialmente in pensione, ma spinto a tornare in servizio dal suo vecchio capo al fine di eliminare un gruppo particolarmente mortale di quattro replicanti che sono ritornati sulla Terra intenzionati a infiltrarsi nell’azienda che li aveva prodotti, la Tyrell Corporation, nella speranza di trovare un modo di estendere le loro vite al di là dell’implicito arco di tempo di quattro anni…

Il film illustra come questo tentativo di infiltrazione gioca fino in fondo (violentemente), come questi replicanti combattono contro la loro stessa mortalità e il loro sottosviluppo emozionale, come Deckard fa “andare in pensione” questi pseudo umani e viene alle prese con il senso di colpa dell’ucciderli – e ha a che fare con il fatto che egli stesso potrebbe essere un replicante…

È una storia eccezionale e straordinariamente ben raccontata. Ma quel che è talmente profetico circa la pellicola non è la trama quanto la visione di un’America nel 2019 che Dick, Fancher, Peoples e Scott hanno creato durante la produzione di Blade Runner nei primi anni ’80. Nella loro Los Angeles di 37 anni dopo:

Il linguaggio parlato per strada non è l’inglese, ma un miscuglio di molteplici linguaggi. I variabili tabelloni all’aperto alternano dei linguaggi con cui attirano la gente e generalmente dei volti con delle caratteristiche asiatiche. La maggior parte delle persone che si vedono per strada sono dei non bianchi. Cibi etnici, in particolar modo varietà asiatiche come sushi, sembrano essere le tipologie più consumate. Tali cose suggeriscono un enorme, incontrollato flusso di immigranti negli Stati Uniti e un’economia aggressivamente globalizzata – con dei conseguenti cambiamenti nella cultura…

Il paesaggio urbano di Los Angeles è vasto e torreggiante. È uno sporco, arenoso mix di strutture industriali, architettura futuristica e costruzioni di antichi appartamenti dilapidati. Il cielo notturno è illuminato violentemente da fiammanti gas naturali che fuoriescono da elevate ciminiere di scarico. Inoltre, piove quasi sempre costantemente. Chiaramente, gli USA (e presumibilmente, il mondo) è ancora dipendente dai carburanti fossili per molta parte della sua energia e come conseguenza il clima globale è cambiato …

Se le dimensioni, l’importanza e la stravaganza delle loro sedi aziendali non danno alcuna indicazione, una delle più influenti e redditizie imprese di Los Angeles è la Tyrell Corporation – produttori di replicanti al 100% organici, geneticamente progettati (e altri organismi duplicati fatti dall’uomo, accenna la sceneggiatura). Il loro motto è “More Human than Human”. Sembrerebbe che una quantità considerevole di persone siano impiegate in tale industria, oppure subappaltate da parte della Tyrell Corporation…

Ovviamente, le menti direttive di Blade Runner impiegarono tempo e sforzi considerevoli per immaginare come sarebbero stati gli Stati Uniti quattro decenni più tardi. E a giudicare dallo stato in cui siamo nel 2008, essi non si discostano molto dalla linea su numerose cose: la globalizzazione, l’immigrazione, il cambiamento in corso dell’identità culturale dell’America, la teoria circa i cambiamenti climatici e la nascita dell’ingegneria genetica.

È dell’ultimo elemento, l’ingegneria genetica, che vorrei parlare un po’ di più oggi…
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