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Il ministro forse non sa che questa non è la tv ma bensì la Rete dove le menzogne vengono scoperte!Video di insulto ai precari: http://www.youtube.com/watch?v=JMnq-oZ_qzs

La ricostruzione falsa di Brunetta: http://www.youtube.com/watch?v=R3QfM1pmdyQ

Per chi volesse dire la sua a Brunetta qui la pagina facebook: http://www.facebook.com/renato.brunetta

Qui il suo canale youtube: http://www.youtube.com/renatobrunetta
Saluti

CLICCA  QUI PER ANDARE AL CONTATORE

Questa è la risposta concreta alle parole sciagurate prive di senso della realtà, ma non di ridicolaggine, che la Rete dà a Stracquadanio. Il contatore, che si aggiorna in automatico ogni 10 secondi, potete  trovarlo nel sito di Byoblu (creatore del logo) dove c’è il codice per metterlo nei siti.
Saluti

UN PROBLEMA DI MEMORIA

Pubblicato: 1 dicembre 2010 da nekradamus in INTERNET, PENSIERO, RIFLESSIONI
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Salve, razza umana… ne è passato di tempo dall’ultima volta che sono venuto a trovarvi. Avete sentito la mia mancanza? Pensavate che fossi scomparso una volta per tutte? Ma no, non temete, io ci sono sempre e continuo ad osservarvi. È solo che col tempo i miei interventi sono diventati ripetitivi e ho preferito lasciare passare un po’ di mesi prima di rimettere il dito nella vostra piaga più dolorosa, la vostra più grande maledizione; la memoria.

La memoria dell’uomo è davvero bizzarra. Avete questa incredibile capacità di ricordare sempre quello che volete. Mi spiego meglio. Avete presente la memoria di un computer? Ecco, quella possiamo chiamarla “memoria oggettiva”. Se avete infilato in una sotto-cartella il file compresso di una foto, anche a distanza di anni potrete andare a ritrovarla, esattamente dove l’avete messa. La foto rimarrà lì, intatta in tutti i suoi byte. Non puoi ingannare la memoria di un computer.

Quella di un uomo invece è una memoria bislacca. Le cartelline son disposte alla rinfusa e pur contenendo tutto quel che c’è da sapere, quando si aprono non si riesce mai a trovare le cose veramente importanti. È come se qualcuno nelle vostre teste vi confondesse i cassetti. Già, proprio così, il dispettoso Gnomo dei Cassetti.

E così ad esempio vi dimenticate le malefatte dei vostri idoli e dei leader politici, gli inganni degli uomini di potere fin dall’inizio del mondo, le menzogne ripetute ai popoli di qualsiasi paese e cultura. Vi scordate le cose davvero importanti, i principi fondamentali che potrebbero fare di voi delle creature di luce, o al limite degli eleganti demoni di alto rango come il sottoscritto. È la memoria che vi frega, sempre lei.

Qualcuno potrebbe dire che oggi grazie a Internet non ci sia più bisogno di memoria. Tutto ciò che c’è da sapere è lì, a portata di click. Ci sono le testate ufficiali, i blog dei giornalisti indipendenti, i guru telematici, you-tube, wikipedia, wikileaks, e chi più ne ha più ne metta. Tutti dicono la loro, la dicono dolce e salata, a volte piccante oppure speziata. Ce n’è per tutti i gusti. Al posto di uno Gnomo burlone che ti confonde i cassetti, adesso ne avete un milione che vi raccontano come va la vita.

Piccoli uomini, perché avete perso la capacità di ascoltare voi stessi?

Addio, miei cari. Mi farò risentire presto, non state in pensiero. Adesso devo andare a prendere Gor. L’ho lasciato al cimitero sulla collina, sulla tomba di una sua vecchia fiamma. No, non le ha portato dei fiori. Credo l’abbia invitata a cena…
Sapete, quella povera creatura ha degli strani gusti.

Fonte: http://nekradamus.blogspot.com/

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Ingenuo colui che crede che la rete ci salverà. La rete, come è sua natura, non può fare altro che irretirci…

Devo dire che ci ho sperato. Lo strumento è senza dubbio potente, ma rimane uno strumento. Il potere di cambiamento è sempre e solo nelle persone, non negli strumenti.

Avete provato a guardarvi in giro, virtualmente parlando? Nel senso, avete mai provato a leggere i commenti della gente agli articoli, video, immagini e a tutto quel ben di dio che viene caricato ogni giorno sulle pagine del villaggio globale? È un esercizio in cui mi perdo sempre più spesso, e mi prosciuga di tutto quell’entusiasmo che ero solito avere.

Da dove viene tutto questo malcontento? La maggior parte di queste reazioni sono scritte con inchiostro verde bile. Trovare una critica ragionata, positiva ed educata è praticamente impossibile. Dietro lo scudo di un nickname la gente tira fuori il peggio di se. Ma quanto sta male, mi chiedo…

È la rete che ci sta trasformando in una massa di cinici anonimi codardi? E menomale doveva servire a raggiungerci, capirci ed unirci! O forse siamo ancora in una fase embrionale. Forse dobbiamo ancora capire come sfruttare lo strumento nel modo migliore.

Il mio consiglio è solo uno; prima di commentare, pensateci, e poi ripensateci. Chi carica un video o scrive un articolo lo fa principalmente nell’interesse di chi lo guarderà e lo leggerà. Il riquadro per i commenti non deve trasformarsi in un ring per sfogare la propria rabbia, ma in un’opportunità per un sano confronto di idee.

Si, ma che ve lo dico a fa’!

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A noi manca consapevolezza di ciò che accade. Ha ragione Orsobyanco quando dice che sembriamo dei carbonari nascosti in Rete per riunirci tra di noi per parlare di quello che non va. Ha ragione! Sembriamo dei pazzi rinchiusi in una palla di vetro che urlano… e chi ci vede dall’ esterno vede delle persone che si sbracciano, urlano e si dimenano… ma senza sentirle… e probabilmente il pensiero sarà: “ma vedi quei pazzi”.Già noi siamo quei pazzi, quella minoranza che usa la Rete e si indigna per tutto quello che non va… e si incazza ancora di più quando nel Tg1 (che dovrebbe essere il Tg più imparziale) dà notizie come quella su Dell’ Utri nella quale si conta a ripetizione la parola “assoluzione”, “assoluzione”, “assoluzione” dove “infiocchettano” un servizio che per le orecchie di uno poco allenato potrebbe risultare come l’ ennessima vittoria di Berlusconi verso tutti quelli che lo infangano senza ragione. Oppure l’editoriale di Studio Aperto… basta che lo guardiate da voi per farvi un’idea… nel quale Berlusconi viene dipinto come una vittima di un sistema compatto che lotta esclusivamente contro di lui! E questi solo solo degli esempi di una lunga serie… ma se tutte le tv a fronte comune parlano con i medesimi toni, se poi trovi gli stessi riscontri nella maggior parte della carta stampata allora forse pensi che ti stiano dicendo la verità! Insomma molte persone giustamente non hanno molto tempo da dedicare all’ informazione, pensate a chi si spacca la schiena tutto il giorno e ritorna a casa la sera, magari ha pure dei figli ai quali deve dedicare attenzione, una moglie e quant’altro… sicuramente non avrà molta voglia di mettersi in Rete per vedere quante cazzate sono state dette oggi! Al massimo accenderà la tv per vedere qualche Tg, magari di quelli finti imparziali che sono peggio degli altri, e si informerà così… anche perché se dovesse cercare riscontri in altri Tg o giornali il tenore dell’ informazione sarà il medesimo e quindi come non finire per credere a quello che ti dicono???Si rimane senza parole…

Ma c’è una soluzione?

Forse nel breve no, fin quando la gente continuerà a credere alle tv… fin quando la mentalità non andrà a cambiare perché io sono certo che molti sanno di cosa stiamo parlando, magari non in maniera approfondita ma lo sanno, ma probabilmente il menefreghismo vince come se tutto ciò non li riguardasse, come se stesse capitando in un altro mondo…Gli indiani erano stipati nelle riserve, noi peggio ancora, ci hanno messo dentro una palla di vetro nella quale non si sentono neanche le urla e chi ci vede nota solo delle persone arrabbiate che muovono la bocca… siamo noi i pazzi mica loro!!!

Saluti

La decisione di Jason Rosenthal, nuovo amministratore della piattaforma NING per la creazione di social network, di tagliare il servizio gratuito creando delle tariffe agevolate per le piccole community (20 dollari l’anno recuperabili facilmente con gli ad-sense di Google) ha lasciato nel dubbio migliaia di utenti NING. Cosa fare? Cambiare piattaforma compromettendo un lavoro di mesi o addirittura anni, oppure sborsare questi miseri 20 dollari e accondiscendere al ricatto di Rosenthal? Anche io sono stato tra quelli che hanno dovuto prendere questa decisione, e non è stato facile.

La mia community Rivoluzione Creativa si occupa di creatività on-line e copyleft. Gli autori che vi partecipano pubblicano esclusivamente sotto creative commons permettendo così ai loro interventi di poter liberamente girare per la rete. È un progetto senza alcun ritorno, dal punto di vista economico. Ho lavorato 9 mesi alla community e sono riuscito a reclutare oltre 60 membri. L’opzione dei 20 dollari era certamente allettante, ma poi ho detto NO! Ho spostato la community su Social Go (ma ce ne sono molti di servizi simili gratuiti, basta cercare), compromettendo seriamente il lavoro e perdendo buona parte degli associati.

Se ho deciso di prendere questa strada è perché credo che se gli utenti dei servizi gratuiti in rete incominciassero a chinare la testa e a sottostare ai ricatti come quello di Rosenthal, Internet 2.0. come lo conosciamo diventerebbe presto un ricordo. Immaginate cosa succederebbe se WordPress o Blogger chiedessero una minima retribuzione, anche solo 5 euro l’anno a utente? La stragrande maggioranza dei blogger non si farebbe problemi a mettere mano al portafoglio pur di conservare il proprio diario on-line. Tutti gli altri servizi si adatterebbero di conseguenza e nulla su internet sarebbe più libero e gratuito.

Per questo motivo invito tutti gli utenti italiani di Ning a migrare come ho fatto io. Non fatevi corrompere… gratis, è meglio!:)

Nella puntata dell’ 11/04/2010 circa al minuto 56 sono passati una serie di video pescati su Youtube e uno di quelli era proprio il mio. Un video che parla dei risultati delle regionali appena concluse.Sinceramente non mi ero neanche accorto di questo passaggio, se un utente con il quale ho l’amicizia sul tubo non mi avesse avvisato.Il passaggio, sia mio che degli altri, è stato breve ed era la conseguenza di un discorso interessante, cioè dell’uso che viene fatto della Rete. Ci sono gli opinionisti istituzionali, della tv, straconosciuti. Ma oggi bisogna fare i conti con questo mezzo che noi tutti conosciamo, che incanala tanta pubblicità e che piano piano nel tempo ingloberà la televisione… e allora come comportarsi?

Ammetto che mi ha fatto piacere, non è stato niente di esclatante ma in fondo è un piccolo omaggio che mi prendo volentieri in quanto qualcosa di interessante avrò pur detto…

Saluti

L’Ansa battuta qualche minuto fa a proposito della fiducia che il Governo chiederà sul Maxi-emendamento in materia di intercettazioni ha un significato sinistro e preoccupante per la Rete: il testo maxi-emendato, infatti, introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sazione pecuniaria tra i 15 ed i 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di “siti informatici”.

Ho già detto molto, se non tutto, qui e qui a proposito della questione e, per non ripetermi (troppo) credo debba solo aggiungere che il Governo sta mostrando, una volta di più, di non conoscere la Rete ma di temerla incredibilmente almeno fin tanto che sarà diversa da una televisione…

Il maxi-emendamento rischia di cambiare molto nelle dinamiche dell’informazione in Rete ed è un inutile sacrificio della libertà di espressione che comprimerà i diritti di molti senza arrecare alcun vantaggio neppure a pochi.

Parliamone, parliamone, parliamone…

FONTE: guidoscorza.it

Premetto che io ero uno di quelli che ci capivano qualcosa di Internet. Mi ero sprofondato in internet appena il World Wide Web fece capolino in Italia nel 1995, con VideoOnLine. Non c’era quasi nulla, su Internet, e i motori di ricerca facevano schifo, eppure si trovava tutto. Quindici anni dopo il paradigma si è invertito: su Internet c’è tutto, e i motori di ricerca sono intelligentissimi, ma non si trova più nulla. Quindici anni fa i motori di ricerca erano decisamente stupidi, si limitavano ad indicizzare le pagine web e l’unico criterio di ricerca che usavano era contare quante volte una parola chiave compariva all’interno di una certa pagina. Dato che io producevo pagine web e non ero altrettanto stupido, compresi quindi che bastava ripetere centinaia di volte una parola chiave all’interno di una pagina per finire in testa ai motori di ricerca, il più importante dei quali era Altavista. Iniziai quindi a fare proprio così usando praticamente tutte le parole chiave che mi venivano in mente, colorando le migliaia di parole chiave dello stesso colore dello sfondo, così che non si vedessero. Adesso questo suona oggi banale, ma all’epoca era un’idea brillante. Tanto brillante che tutti me la copiarono (forse anch’io copiai qualcosa da altri, ma in Italia fui uno dei primi e, di sicuro, per almeno un paio di anni il più efficiente) e ben presto il web italiano divenne in parte un immondezzaio. Qualcuno criticò il mio operato (il responsabile motori di ricerca di Virgilio quasi mi tirò la tazzina di caffé che stava bevendo quando, dopo avermi incontraro, apprese da me chi ero), ma l’aspetto positivo di quelli come me è che costrinse i motori di ricerca a farsi più intelligenti. In seguito utilizzai le mie competenze per mandare affanculo qualche milione di italiani che probabilmente se lo meritavano (i nostalgici possono ancora andarci su Affanculo.org) e per un po’ di altre cosucce, che qui non ci interessano. Questo preambolo non serviva a vantarmi, ma a premettere che di Internet non sono proprio a digiuno. Ebbene, oggi, nel 2009, su Internet non riesco neppure più a trovare quello che cerco. Forse è capitato anche a voi, ma eventualmente non ve ne siete accorti. Tutto dipende da cosa cercate. Se per esempio volete semplicemente trovare il profilo Facebook di un vostro amico, nessun problema. Eccolo lì, in testa ai risultati di ricerca. Se siete alla caccia di un albergo in una località turistica, ne trovate a volontà. Ma se cercate semplici informazioni a proposito di un luogo, è quasi impossibile sfuggire alla fitta giungla di siti alberghieri che vogliono attirarvi nelle loro stanze. Alla fine, siete costretti a ripiegare su Wikipedia, che non manca mai in testa ai risultati di ricerca. Ma bisogna proprio essere schiavi di Wikipedia se si vuole qualche informazione non commerciale? (E tra l’altro si è scoperto che è ormai pratica comune fra le grosse aziende il rivolgersi ad aziende di marketing che a pagamento provvedono a manipolare Wikipedia a beneficio dei clienti – quindi la tanto decantata obiettività di Wikipedia è solo un mito). Ci sono cose che si trovano sempre, su Google. Talmente sempre esse si trovano, che è diventato quasi impossibile trovare altro. Ci sono virtualmente milioni di pagine su Internet, ma gira che ti rigira ti ritrovi sempre a finire sulla manciata dei soliti siti. Io ho una homepage personale che esiste ormai da quasi 15 anni, eppure la gente del mio passato mi trova su Facebook, come se il resto di internet non ci fosse. E la mia pagina ha un buon ranking e si trova con facilità su google, ma per sempre più gente Internet si è ormai ristretta a Facebook e pochi altri “luoghi”. Buon per loro (tranne quando poi si ritrovano eventualmente buttati fuori da Facebook senza sapere il perché, come ad alcuni accade). Io invece rimango attratto dall’internet più “underground”, che però è sempre meno facile da trovare. E’ ormai quasi del tutto invisibile, come se non esistesse. Il sistema del ranking inventato da Google, certamente geniale e per molto tempo decisamente efficiente, ha tuttavia nel tempo finito per privilegiare (e formare) i grandi centri di gravità attorno a cui ormai ruota tutto. Nulla di innaturale, dopotutto, anche l’universo stesso è diventato ciò che è in modo non dissimile. Se le galassie si sono formate è a causa di quel misterioso principio di gravità che ora sembra essere efficace pure nel mondo virtuale di Internet, anche se a livello cosmico è per ora da escludersi che ci abbia messo lo zampino Google. C’è chi chiama questa nuova forma di Internet il Web 2.0, come se fosse una novità. Tecnicamente si tratterrà pure di una novità, ma concettualmente il Web 2.0 assomiglia sempre di più al vecchio mondo rispetto al quale il Web 1.0 costituiva una novità effettiva, un mondo essenzialmente oligarchico dove sono in pochi – i veramente grossi e potenti – ad avere audience e voce in capitolo su ciò che importi. Se ciò avviene, significa che probabilmente è inevitabile e non andrebbe giudicato in termini di bene o di male, che sono sempre categorie soggettive. A me personalmente disturba, ma questo è eventualmente solo un mio problema. Il mondo è raramente come a noi farebbe comodo che fosse. A questo processo – per così dire – “naturale”, si aggiunge però adesso anche quello più artificiale dei legislatori, che probabilmente agli ordini di occulti burattinai sembrano indirizzati a formalizzare sul piano legislativo e quindi consolidare questa trasformazione. La Francia è su questo all’avanguardia. Una legge che costringe gli IPS, i fornitori di accesso, a bloccare l’accesso ad Internet a chi si scambi files peer-to-peer, costituisce l’antipasto. Ma è allo studio una legge ben più aggressiva, la quale prevede la creazione di “white lists” di siti web consentiti, e per essere inclusi nella white list bisognerà pagare una tassa. Questo significherebbe il definitivo affossamento della parte non commerciale di Internet. In America si discute anche di una tassa sull’invio di ogni email. Ma in America Pentagono o dintorni hanno già definito Internet come la più grande minaccia esistente per gli Stati Uniti. Probabilmente non li rende troppo felici il fatto che tramite Internet i loro stessi cittadini si scambino informazioni non approvate dal governo, tipo quelle che sui fatti dell’11 settembre raccontano una storia diversa (e io sul tema ne so qualcosa). Immagino che per quello che riguardi la “minaccia” si riferissero al Web 1.0, perché qualcosa mi dice che il Web 2.0, nella sua forma consolidata, non genererà gli stessi “problemi”. Ho provato a cercare su Facebook l’esistenza di gruppi per la verità sull’11 settembre (dei quali il web 1.0 è traboccante), ma non ne ho trovati, se non di dimensioni risibili. Questo vorrà pur dire qualcosa.
Il nome Internet nacque quando vennero connesse la rete Arpanet e la rete Usenet. Il nome suggerisce un ambiente che connetta reti. La direzione in cui ci muoviamo adesso è per certi versi contraria, si va verso una disconnessione (reale o virtuale) dei “piccoli” dal mondo dei “grandi”. Ragione per cui il Web 2.0 (o il 3.0, scegliete voi in quale release…) si chiamerà Internet in modo filosoficamente improprio. Sarebbe molto più appropriato chiamarlo Oligonet. E forse – chissà – sarà proprio così che gli esclusi lo chiameranno. Ma nessuno lo verrà mai a sapere.

Roberto Quaglia

FONTE: http://www.roberto.info/

E-dentity

Facebook ce l’ha tolta, con la scusa di ritrovare vecchi compagni di classe, persone lontane, gente che per un motivo o per l’altro abbiamo perso di vista. Ma se c’era un motivo, allora che bisogno avevamo di ritrovare quella gente?

I Social Network sono il presente di Internet. Non ho molta simpatia per queste piattaforme, ma le uso perché è l’unica maniera per rimanere in contatto con la maggior parte dei miei conoscenti che navigano in rete. In realtà le funzioni importanti dei social network, condividere, scrivere, rappresentarsi, mandare messaggi, pensieri, caricare foto e video, erano già tutte alla portata del precedente fenomeno dei blog. Per quanto riguarda invece i giochi, le applicazioni, i test e i quiz, beh… stendiamo un velo pietoso. Abbiamo davvero bisogno di sapere “che personaggio dei Simson sei”? Sappiamo bene che tutta questa roba è la ragione per la quale ci viene dato gratuitamente l’uso di questi dispositivi. Informazione…

Ma a parte il discorso della pubblicità mirata e delle ricerche di mercato (oltre che a una giustificata paranoia da Grande Fratello), quello che più mi disturba di questo fenomeno di massa è la perdita della propria identità di navigatore dell’etere. Partendo dal presupposto che nessuno riuscirà mai a rappresentare pienamente se stesso neanche attraverso centomila funzioni, quello che ci rimane è un gigantesco equivoco di personalità. Crediamo di avere settemila amici, ma in realtà non ne abbiamo neanche uno. È il nostro personaggio, quello fatto di immagini, link, interventi, pensieri e note che ha tutti quei contatti. Se non distinguiamo i due mondi, rimaniamo perduti nel limbo tra la realtá e il ciberspazio.

Quello che siamo in rete non siamo noi. Dobbiamo ricordarcelo sempre questo, prima di metterci davanti alla tastiera. Riconoscere la nostra E-dentità è un passo fondamentale per l’utente che socializza dietro lo schermo.

Che fare allora? A questo punto abbiamo ritrovato i vecchi amici, ce ne siamo fatti di nuovi, viviamo una seconda vita dietro lo schermo, inconsapevoli di essere diversi da come realmente siamo. Chi siamo davvero? Questa è la domanda. Chi siamo realmente in rete? La persona che lavora, che va scuola, che alleva i suoi figli, che va in birreria o in discoteca, oppure l’avatar con il ciuffo e lo skateboard che abbiamo simpaticamente battezzato Frankie007? Rispondetevi e riappropriatevi della vostra e-dentità.

Fatto questo vi basterà solo comunicare ai vostri settemila amici chi siete realmente. Cancellate il vostro account e ricreatene un altro, col vostro vero nome, Frankie007 per essere chiari. Quello è ciò che siete e ciò che sarete sempre dentro il più grande gioco di ruolo mai esistito.

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INTERNET TOOLS

Pubblicato: 27 maggio 2009 da Willoworld in INTERNET
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15MB-Hard-Drive-1222

Duemilacinquecento dollari per un hard disk da 15 mega!! Che affarone!!! Che strano peró… in cento anni di aviazione siamo passati dagli aeroplani fatti di legno allo space shuttle. In trent’anni di tecnologia informatica siamo arrivati ad avere uno spazio illimitato di memoria e una velocitá di connessione che ci permette di vedere film in streaming ad alta risoluzione…. mentre invece, per quanto riguarda la medicina, si muore ancora per tante, troppe cose. Specialmente il cancro, che ha ancora gli stessi rimedi di un secolo fa. Date retta a me, non fininziate la ricerca. Mai! Le industrie farmaceutiche non permetteranno mai una ricerca che non dia risultati non commerciabili…

Comunque, finita la premessa e riflessione, ecco alcuni tools trovati recenemente in rete.

PAGEFLAKES si propone come una buona straup page per avere sempre la rete sott’occhio. http://www.pageflakes.com/

YOUTUBE CONVERTER ti  permette di scaricare i video da youtube e convertirli http://www.vconversion.com/

Con WEBVALUER puoi scoprire quanto vale il tuo sito o il tuo blog http://www.webvaluer.org/it/

YOUSENDIT per mandare allegati fino a 2 Giga http://www.yousendit.com/

Evita lo spam con 10 MINUTES E-MAIL  http://10minutemail.com

E infine, se hai pochi amici (come me:)))), mandati le e-mail nel futuro http://emailfuture.com/

Buona giornata tutti!

internet1

Ma sarà vero che la rete ci salverà?
Per molto tempo ho creduto che le possibilità di Internet (le tre meravigliose “C”, comunicazione, convergenza, condivisione) potessero innescare un nuovo Rinascimento. Oggi purtroppo questa mia speranza si sta affievolendo, e volete sapere perché? Semplice, perché Internet è solamente un “mezzo”, e la gente non cambia mai!

In passato vi sono state molte scoperte tecnologiche che potevano far avvicinare le persone, informarle e renderle attive. La scelta è sempre stata tra l’impegno e l’intrattenimento. La stampa ad esempio è stata la prima grande opportunità, ma anche la radio, il cinema, la televisione. Questi “mezzi” si sono col tempo adeguati alle nostre richieste, che hanno sempre più teso verso lo svago che non la conoscenza, la partecipazione, l’evoluzione. Internet sta facendo lo stesso.

Il successo dei social network, che sta praticamente superando il fenomeno dei blog, ne è una prova. Ma non solo. Ancora un 70% dei navigatori in rete è a caccia di porno. Se prendiamo ad esempio il primo blog di WordPress in Italia, che conta quasi 2 milioni di visite, ci accorgiamo che i temi affrontati sono il Grande Fratello e L’Isola dei Famosi. E poi ci sono i videogames, quelli interattivi, quelli stupidi, e poi ancora i quiz, i tools dei social network che ti tengono incollato al computer per un’ora, mentre intanto gli spider fanno la loro bella scorpacciata d’informazioni sul tuo profilo.

Il miraggio Internet, dove si trova di tutto e di più! Sicuramente, ma c’era anche prima. Negozi di musica alternativa, fanzine di movimenti underground, case editrici indipendenti, riviste specializzate, stampa alternativa, librerie dell’usato. La contro-cultura c’è sempre stata, bastava cercarla. Adesso è a portata di click, ma riscuote sempre la medesima attenzione. Perché il mezzo è sicuramente più potente, ma gli utenti sono gli stessi.

Internet è proprio come lo si dipinge: un oceano sconfinato, e se non si sa navigare, si rimane ancorati al porto, è ovvio! Allora, prendete qualche accorgimento. Fatevi una Start Page che vi permetta di avere in una sola pagina tutti gli accessi che vi possono interessare. Protopage ad esempio è un buon servizio di Start Page. Ci lavorate un po’, mettete i links, i feeds e gli accessi che vi interessano e appena aprite Mozilla (o Explorer) avrete sott’occhio tutto il vostro piccolo mondo. Bastano dieci minuti per rendersi conto di quello che avviene sulle testate più importanti del web.

Vivere attivamente la rete non significa perderci delle ore. Basta essere costanti, anche solo una mezz’oretta al giorno, senza perdersi in link morti, o in stupidi giochini di intrattenimento. Questo non vuol dire che si debba rinunciare allo svago, lungi da me questo pensiero. Magari semplicemente rilegarlo ai tempi morti. Come dissi tempo fa, l’utente medio di Internet è come uno che ha sotto il culo una Ferrari e la usa solamente per andare al bar in fondo alla strada per farsi vedere.

Spingete sull’acceleratore e fatevi un bel giro!

clip_image0021Dire che siamo più arretrati e vigilati della Cina o della Birmania non è più una bestemmia. Da qualche mese è in vigore la Legge Pisanu che di fatto limita la possibilità si espansione di questo mezzo.
Naturalmente non ti diranno mai che lo fanno per reprimere e censurare la Rete, ma bensì useranno parole e linguaggi per farti credere che lavorano per te, per la tua sicurezza e libertà! Il caso Pisanu è un esempio, usano il terrorismo per mascherare le nefandezze!

Data pubblicazione: 2009-01-05

Il decreto Pisanu, contro il terrorismo è stato prorogato e sarà quindi in vigore fino al 31 dicembre 2009. A fissare la proroga è stato il decreto legge 207/2008, pubblicato il 31 dicembre scorso.

Il decreto impone varie cose. Intanto chi offre accesso a internet in un pubblico esercizio o in un circolo privato è tenuto a registrarsi presso la Questura. Deve inoltre tenere un registro dei dati dei propri clienti o soci che si connettono a internet. C’è l’obbligo a un’identificazione certa degli utenti della propria rete (tramite carta d’identità o numero di cellulare) e a custodire i dati sul traffico che hanno fatto su internet (il cosiddetto “log“), perché le forze dell’ordine, all’occorrenza, possano consultarlo.

Il tutto vale non solo per gli internet point ma anche per qualsiasi privato che, da un esercizio pubblico o da casa propria, voglia dare accesso a internet a terzi. Se ne parla su blog e vari siti, in modo polemico, perché le misure previste dalla Pisanu non hanno uguali in altri Paesi democratici. Ricordano da vicino quelle adottate in Cina per controllare le navigazioni internet.

È un fatto che l’Italia sia in fondo alla classifica per numero di accessi pubblici WiFi, come descritto dall’osservatorio JiWire.

L’Italia ha 4,806 accessi WiFi. In Francia ce ne sono cinque volte di più, e l’Italia supera di poco la Spagna. Qualche punto lo hanno fatto recuperare i progetti WiFi della pubblica amministrazione. Come quello della Provincia di Roma, partito a dicembre 2008.

L’Adoc è sempre stata contraria alle norme della Pisanu. “Ora – osserva il Presidente dell’Adoc – il nostro Paese continuerà a tenere tutti gli italiani in un ingiustificabile stato di semilibertà vigilata, almeno per quanto riguarda la diffusione del Wi Fi free, facendo tra l’altro un gran regalo alle società telefoniche che gestiscono i server a pagamento, con la scusa della lotta al terrorismo.”

Del resto questo Decreto è uno dei principali motivi per cui da noi è così raro potersi collegare a internet da un bar, un ristorante, una piazza, una stazione, mentre negli altri Paesi europei e nord americani è cosa normale.
Fonte
: adoc.org

Nei parchi di New York, di Londra, di Parigi, di Madrid ci si collega a decine di reti Wi Fi da una panchina o sdraiati su un prato. Siamo l’unica nazione del mondo che è riuscita a invertire l’accesso a Internet. Nessuno è stato capace di tanto. Neppure la Cina o la Birmania.


Le dichiarazioni di Angelino Alfano del 21/03/2009:

Appena i tecnici del governo Berlusconi troveranno il modo, arriverà una nuova legge per contrastare gli abusi sempre più frequenti su Internet. Come in You Tube ad esempio“.

Così il poveretto, durante un incontro pubblico del Pdl, ha risposto a un bambino della classe 5 B della scuola elementare Brignole Sale di Albaro. Dimenticando che anche internet è già sottoposto alle leggi dello Stato.

Il bambino lo interrogava sulla possibilità di interventi specifici contro gli eccessi presenti nel web, in particolare sul più famoso sito di condivisione video, Youtube. “Il nome stesso di rete – ha detto il comico – rimanda a una maglia difficile da controllare, ma stiamo lavorando sul tema“.

Youtube

Sinceramente è difficile pure seguirli tutti, perché ogni giorno c’è un attacco alla Rete. L’importante è informarsi, perché un uomo informato è più difficile da prendere per il culo!

Saluti


P.S.-
Vi lascio anche un articolo pubblicato da Guido Scorza nel suo BLOG. Un interessante approfondimento della questione Internet.

gabriella_carlucci_0001Lunedì 9 Marzo leggendo un articolo su Punto-Informatico.it che trattava dell’On. Carlucci decisi di riprenderlo interamente sia nel blog I Silenti e in un video poi pubblicato su Youtube.

Oggi la sorpresa: aprendo youtube noto che un mio video ha oltre 100 commenti. Mi chiedo cosa possa essere successo e poi mi viene l’illuminazione… “vuoi vedere che Beppe Grillo lo ha pubblicato per farci un articolo nel suo blog?“. Sono andato a vedere ed era proprio così!

Sono molto interessanti le ragioni scellerate che l’On. Carlucci ha scritto per una famigerata lotta alla pedofilia. Peccato che abbia fatto un piccolissimo errore di valutazione. Intanto il disegno di legge è una palesissima censura alla Rete con la solita scusa dei diritti d’autore, ma poi l’On. Carlucci si è fregata da sola. Vi riporto uno spaccato trovato su mantellini.it:

E comunque la proposta Carlucci liberamente scaricabile sul suo blog in formato .doc ha qualcosa di strano. Come ha notato Guido Scorza il computer sul quale il documento è stato scritto è intestato ad un certo Davide Rossi di Univideo. Evidentemente un amico di Gabriella, omonimo del presidente della Unione Italiana Editoria audiovisivi.

Insomma niente di nuovo. Una difesa alle lobby da parte dei politici che in questo caso convergono nel nome di Gabriella Carlucci.

Saluti

Roma – A distanza di qualche settimana da quando hanno iniziato a circolare le prime indiscrezioni sulla nuova iniziativa di legge promossa dall’On. Carlucci, quest’ultima ha, finalmente, deciso di rispondere alle critiche mossele e, soprattutto, di pubblicare la propria proposta.

Prima di passare all’esame dell’articolato, tuttavia, credo siano necessarie un paio di considerazioni sulla replica dell’On. Carlucci alle critiche ricevute in relazione alla propria iniziativa legislativa. L’Onorevole, in un post sul proprio blog e in una lettera aperta indirizzata a Webnews scrive, in buona sostanza, che la sua proposta di legge avrebbe come obiettivo quello di arrestare il drammatico fenomeno della pedofilia online e che quindi, in nome della tutela dei bambini, anche le misure “eccezionali” che si suggerisce di adottare risulterebbero giustificate.

La proposta di legge sarebbe semmai antipirateria ma certamente non antipedofilia. Il disegno di legge non sembra avere niente a che vedere con la repressione della pedopornografia in relazione alla quale, peraltro, esistono già eccellenti strumenti tecnico-normativi e magistrati e forze dell’Ordine stanno lavorando tanto e bene. Basta scorrere il testo dell’articolato o, piuttosto, leggere la relazione alla proposta di legge per rendersene conto! Se ciò non bastasse, si può sempre guardare nelle proprietà del file pubblicato sul sito di Carlucci per scoprire che il suo autore sarebbe un tal Davide Rossi, che si qualifica come della tal società Univideo che, francamente, è più facile immaginare dietro ad un’iniziativa legislativa antipirateria che non antipedofilia. Non si può non rimaner male dinanzi ad un’iniziativa repressiva del fenomeno Internet tout court che viene presentata come volta a salvaguardare interessi che fanno vibrare le corde più sensibili dell’anima di ciascuno di noi.

E veniamo ora al testo della proposta. “Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”, è questo il titolo del nuovo disegno di legge che dà corpo all’ultima di un’interminabile serie di iniziative legislative che mostrano quanto poco il nostro legislatore conosca la Rete e quanto, tuttavia, sia preoccupato di far in modo che lo spazio telematico formi oggetto di un controllo assoluto di orwelliana memoria affidato alle tradizionali dinamiche che, negli anni, hanno reso il mondo dei media anziché uno spazio di libertà e democrazia uno strumento asservito al potere di pochi. Internet non è la stampa né la televisione né è auspicabile che venga trasformata a colpi di leggi in qualcosa di simile.

Ma andiamo con ordine e leggiamo il testo del disegno di legge Carlucci il cui contenuto delude lo spirito “romantico” che sembra averne ispirato il titolo. All’art. 1, come si conviene ad una legge ben scritta, ci si preoccupa di definirne l’ambito di applicazione: “la presente legge si applica a tutte le attività di accesso alla Rete internet effettuate a partire da – e per il tramite di – apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio della Repubblica italiana”. Un paio di dubbi: che significa “attività di accesso alla Rete internet” e, soprattutto, come si fa a pretendere di veder disciplinata dalla legge italiana ogni attività telematica posta in essere anche solo “per il tramite” di infrastrutture situate nel nostro Paese?

Mi sembra inutile, in questa sede, soffermarmi più a lungo a ricordare all’On. Carlucci che all’attuazione di tale principio osta il diritto europeo nonché trattati e convenzioni internazionali stratificatisi nell’arco degli ultimi decenni. Un po’ di conoscenza in più delle dinamiche di circolazione dei contenuti per via telematica e di diritto internazionale, forse, sarebbe stata utile a conferire alla norma maggior credibilità ed attuabilità. Così, quale che sia il contenuto delle disposizioni che seguono, è difficile ipotizzare che Unione Europea e Stati stranieri resterebbero a guardare e lascerebbero, magari, che una comunicazione telematica solo perché veicolata attraverso infrastrutture italiane resti assoggettata alla nostra piccola, piccola leggina.

Ma il bello deve ancora venire. Leggiamo il primo comma dell’art. 2, “cuore pulsante” del DDL Carlucci: “È fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella Rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”. Ho già scritto altre volte – non senza raccogliere più critiche che elogi – che, probabilmente, lo stato di maturità della Rete è tale da rendere necessario, proprio a tutela delle libertà fondamentali, immaginare l’adozione di forme di “anonimato protetto” in ambito telematico. Tuttavia l’idea dell’On. Carlucci – anche prescindendo dall’inintellegibilità delle tipologie di contenuti raccolte tra parentesi – è illegittima, inattuabile e non auspicabile. Illegittima perché lo Stato non può esigere che i cittadini agiscano nello spazio telematico facendosi riconoscere se non pone, prima, a loro disposizione sistemi ed infrastrutture idonee a garantire loro tale possibilità. Inattuabile perché, allo stato, scrivere in calce ad un post su un blog un nome e cognome non significa aver adempiuto al precetto normativo caro all’On. Carlucci. Non auspicabile perché non si può esigere che un cittadino debba farsi identificare ogni volta che accede ad un forum di discussione, ad una chat o su un’altra qualsiasi piattaforma telematica.

Se l’estensore del DDL Carlucci avesse sfogliato la disciplina sulla privacy, chiesto un parere all’ufficio del Garante o letto uno qualsiasi delle centinaia di articoli con i quali la dottrina italiana ha, reiteratamente, richiamato l’attenzione sul rischio della costituzione in Rete di uno spazio di controllo assoluto di orwelliana memoria, forse, avrebbe scritto diversamente questa previsione.

E veniamo al secondo comma dell’art. 2.
“I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato”. Ce n’è abbastanza per riscrivere il mio “Il processo alla Rete” ma mi limiterò ad un paio di osservazioni:
(a) se la disciplina proposta dall’On. Carlucci dovesse divenire legge, domani (o comunque 90 giorni dopo l’entrata in vigore della legge) gli Internet service provider, le grandi piattaforme UGC (Google, YouTube, MySpace, Facebook) e centinaia di altre piattaforme che animano la Rete nel nostro Paese dovrebbero cessare immediatamente la propria attività al fine di sottrarsi a sicure responsabilità;
(b) devo aver letto da qualche parte – Direttiva UE 31/2000 e D.Lgs. 70/2003 – un principio secondo il quale gli intermediari della comunicazione non hanno alcun obbligo di sorveglianza né possono essere ritenuti responsabili – al ricorrere di determinate condizioni – dei contenuti immessi in Rete dai propri utenti. Sarebbe forse stato opportuno che l’On. Carlucci sfogliasse rapidamente tali provvedimenti legislativi allo stato in vigore nel nostro Paese.

Il comma 3 dell’art. 2 è, forse, una delle disposizioni contenute nel DDL Carlucci che più di ogni altra merita di essere incorniciata e conservata come esempio di “cattiva normazione”. Ecco il testo: “Per quanto riguarda i reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti”. Con qualche centinaio di caratteri, spazi inclusi, l’On. Carlucci mostra i muscoli e fa apparire come pivelli i suoi colleghi che negli ultimi mesi si sono cimentati da diversi angoli di visuale con le questioni connesse al difficile rapporto tra stampa e Internet.

Mentre, infatti, l’On. Cassinelli si sforza con la sua “Salvablog” di tracciare un discrimen tra prodotti editoriali telematici di tipo “professionale” e prodotti editoriali di tipo “non professionale” e qualcun altro, nell’ambito del DDL intercettazioni pensa ad estendere a tutti i gestori di “siti informatici” l’obbligo di rettifica – e non già il “diritto di replica” cui si fa riferimento nel DDL Carlucci – l’Onorevole, già relatore in quella Commissione cultura che convertì in legge il famigerato Decreto Urbani anti P2P, sentenzia senza perdersi in chiacchiere che a qualsiasi contenuto diffuso a mezzo Internet si applica la disciplina sulla stampa ovvero la vecchia e cara Legge n. 47 del 1948 scritta – a macchina perché i PC ancora non esistevano – dall’assemblea costituente. Peccato solo che dottrina e giurisprudenza – ivi inclusa quella della Suprema Corte di Cassazione – abbiano ormai, a più riprese e da circa un decennio chiarito che Internet NON è stampa. Rinvio al commento all’art. 3 qualche battuta sull’idea di istituire un “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.

Il comma 4 dell’art. 2 si limita a prevedere che: “In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni”.
Come dire niente sconti per le violazioni a mezzo internet. Vien da rispondere: “Grazie, ma dopo l’istituzione del comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale e il disegno di legge Barbareschi…il concetto era chiaro!”. A parte facili battute, la norma si risolve in una petizione di principio: non serve una legge che dica che un’altra legge deve considerarsi applicabile. Se, invece, l’estensore del DDL Carlucci aveva in mente un altro obiettivo, evidentemente, la penna – o magari “l’apparato informatico” utilizzato – lo ha tradito.

E veniamo all’art. 3 secondo il quale: “Ferme restando le attribuzioni della Magistratura penale, civile e amministrativa, nonché le funzioni degli organismi indipendenti di controllo già operativi, che in nessun modo vengono modificate, Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet””. A che serve un “Comitato per la tutela della legalità nella rete internet”? Sembrerebbe suonare come una moderna Gestapo. Magistratura, Autorità indipendenti, corpi specializzati delle forze di polizia, governo, parlamento, commissioni e comitati già esistenti sembrano, onestamente, più che sufficienti a garantire il rispetto delle regole anche nello spazio telematico. L’idea poi che gli “atti giudiziari, ivi compresi gli esposti, le denunzie e le querele” possano essere inviati a tale Comitato mi sembra porsi in conflitto con il principio della necessaria separazione tra i poteri dello Stato: l’autorità giudiziaria deve poter procedere senza condividere informazioni o richiedere pareri a questo o a quel soggetto facente capo direttamente o indirettamente ad altri poteri dello Stato. Un’ultima battuta la meritano i tempi di attuazione previsti nel DDL: 9 mesi all’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni per istituire il Comitato per la tutela della legalità nella rete internet e 90 giorni – ai sensi dell’art. 4 – a tutti gli operatori per rivoluzionare metodi di business ed infrastrutture!

Tutti desideriamo che Internet costituisca uno spazio – difficile immaginarlo come un territorio – di libertà nel quale ciascuno abbia diritti e doveri ma le soluzioni proposte nel DDL Carlucci, presentate come un “tentativo di porre in essere un argine alle troppe storture che la totale anarchia della rete Internet sta rendendo sempre più pervicaci e invasive”, proprio non sembrano idonee a consentire la realizzazione di tale ambizioso obiettivo. Curiosità verso le dinamiche della Rete, conoscenza del contesto tecnologico di riferimento, equilibrio e rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali appaiono gli ingredienti essenziali per una corretta politica dell’innovazione che, nel nostro Paese, continua a latitare.

Guido Scorza
Puntoinformatico.it

Ma guardate qui, forse le motivazioni della Carlucci hanno una spinta personale e di casta non indifferente. Cliccate su questo link: http://www.mantellini.it/?p=6474