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DUE SULL’IRAN DI LATUFF

Pubblicato: 12 marzo 2010 da Willoworld in FUMETTI, GUERRA, HUMUR
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FONTE: http://latuff2.deviantart.com/

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IL RITORNO DI GOR

Pubblicato: 28 ottobre 2009 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR, POLITICA
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NOBEL GOR

Leggi gli altri interventi di Gor.

Più si scandaglia la rete, e più ne usciamo tramortiti, delusi, arrabbiati e in un certo senso sopraffatti. Non esistono verità assolute, non esistono opinioni oggettive, non esiste una vera e propria linea guida per riuscire almeno un po’ a comprendere come stiano in effetti le cose. Riuscire a farsi un idea di quello che avviene davvero nel mondo non è mai stato così difficile.

Le tragedie si trasformano in reality show per la manipolazione del consenso. Le nobili istituzioni alle quale ci siamo sempre rivolti diventano gli strumenti più subdoli per ribaltare la realtà. Il baco del dubbio ci infetta, e a volte è miracoloso, altre volte può portare alla pazzia.

Cosa possiamo fare? Come riuscire a mettere fuori la testa da questo mare di informazione incrociata forza otto? Erano belli i tempi in cui potevamo aggrapparci alla controinformazione, ma adesso ha acquistato mille sfumature, mille direzioni tutte diverse. È incominciata l’era del Bush Sorridente, in cui tutti ci sentiamo migliori, e siamo di nuovo pronti a indossare il cappellino con la bandierina a stelle e strisce. Ma sono davvero cambiate le cose?

Il bene più grande. Alla fine è sempre quello l’obbiettivo di chi manovra le pedine del gioco. Si sacrifica una manciata di pedoni, a volte una torre o un cavallo, l’importante è mettere sotto scacco il nemico, costi quel che costi. Gli interessi del popolo vengono prima di tutto, specialmente quelli del proprio. Non è forse questo il fine ultimo di un capo di stato, di un comandante, di un leader?
… il bene più grande.

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INTRIGHI, BUFALE E FILM DELL’ORRORE

Pubblicato: 23 giugno 2009 da Willoworld in CRONACA, MEDIA, RIFLESSIONI
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Due giorni fa riportai un articolo di Gianluca Freda sulla situazione in Iran. Il blogger nostrano é uno che ci va pesante, ma ha la premessa di riportare notizie false esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, quindi puó  in un certo senso permettersi di dire tutto. Ci si puó trovare piú o meno daccordo con quello che scrive, ma di sicuro le sue chiavi di lettura degli eventi fanno pensare, e questo é quel che conta.

D’altra parte come possiamo continuare ad accettare le informazioni dei media ufficiali solo quando ci fa comodo? Solo quando ci sentiamo schierati con loro? Se i media stravolgono la realtá dei fatti, ed é appurato (i loro interessi lo sappiamo bene che non sono quelli di informare…), la cosa piú coerente da fare é non crederci mai.

Ma la cosa più triste é che, prede di questa paranoia informatica (nel senso di informazione), non riusciamo più a distinguere le tragedie vere da quelle inventate. Ci indigniamo e disperiamo senza poter essere sicuri della veridicità di ciò che ci sta davanti. A me fa girare il cazzo questa cosa! Giocate con le nostre teste se volete, ma con le nostre emozioni no!

Comunque, a questo link potete leggervi il nuovo articolo di Freda sugli intrighi e le bufale del grande impero e le messe in scena con tanto di fialetta alla salsa di tomato, e sopra potete vedervi il video della morte di Neda. Orrore o propaganda hollywoodiana? Chissá…

La vecchia favola della zia… com’é che la chiama qualcuno…. VERITÁ!

IRAN – I FILI RIVELATI

Pubblicato: 21 giugno 2009 da Willoworld in POLITICA
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di Gianluca Freda

Per chi avesse ancora dei dubbi sulla regia israelo-americana che sta dietro all’attuale tentativo di golpe in Iran (detto, per l’occasione, “Rivoluzione verde”, secondo una sceneggiatura stantìa che ripropone in altra colorazione la stessa manfrina già vista in Georgia, Serbia ed Ucraina) propongo qui qualche documento significativo. Il primo è la dichiarazione di Kissinger che vedete nel filmato qui sopra. Kissinger, ex Segretario di Stato americano, ebreo e grande burattinaio dell’espansionismo USA, lo dice chiaro e tondo: se dal casino iraniano non dovesse emergere un governo gradito al potere USraeliano, allora sarà necessario “provocare un cambio di regime DALL’ESTERNO”. E’ sottinteso: per ora ci stiamo provando dall’interno, facendo orchestrare dalla CIA le consuete proteste destabilizzanti; se non dovesse funzionare, agiremo in modo più diretto. Kissinger dice anche che il presidente Obama non desidera agire in modo “visibile” nell’attuale congiuntura, il che è scontato. Le proteste a cui stiamo assistendo in Iran sono, non a caso, “covert operations” condotte secondo il più tradizionale degli schemi CIA.

Lo schema è più o meno il seguente… continua…

WHERE IS YOUR BRAIN?

Pubblicato: 18 giugno 2009 da Willoworld in POLITICA, RIFLESSIONI
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Riporto questo articolo e lo segnalo a 3my78. Interessante come un sito filo comunista prenda a schiaffi i centri sociali, non trovi? L’ennesimo segnale che conferma il ribaltamento ideologico (a destra e a sinistra) in corso. Vogliamo ancora parlare di destra e sinistra?

di G.P. (Riepensare Marx)

Quello che sta accadendo in Iran è molto grave e potrebbe avere serie conseguenze per l’indipendenza di questo paese e per gli assetti geopolitici dell’area medio-orientale, con anche pesanti ripercussioni nella trama di rapporti che tale nazione ha intessuto, in questi anni, con altre potenze emergenti (vedi la Russia). Ma prima di addentrarci nei fatti dobbiamo commentare una notizia riportata dall’Ansa ieri.
(altro…)

SCONTRI A TEHRAN

Pubblicato: 14 giugno 2009 da Willoworld in PENSIERO, POLITICA
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Ahmadinejad piace a pochi, e nel giorno della sua rielezione ne abbiamo avuto la piena conferma: tutti i media occidentali riportano a piena voce le parole di Hossein Mousavi, il candidato “moderato” sconfitto da Ahmadinejad, che ha definito le elezioni “una farsa”. Insieme al suo commento, passano all’infinito le immagini dei dimostranti, sostenitori di Mousavi, picchiati e presi a bastonate dalla polizia di Tehran. Il Times di Londra descrive “poliziotti in motocicletta lanciare granate contro la folla di dimostranti che cantava ‘abbasso il dittatore’, e denunciava l’elezione rubata”.

Tutto sicuramente vero, almeno in parte, come sempre accade in situazioni del genere. Finchè il cittadino non avrà la possibilità di verificare direttamente i risultati elettorali, qualunque “votazione democratica”, dal Polo Nord al Madagascar, resterà comunque una farsa per definizione.

É però curioso notare come i media occidentali si accorgano di queste cose solo in certe occasioni molto particolari. Quando ad esempio Bush vinse, nel 2004, grazie al voto palesemente truccato dell’Ohio, nessuno lo fece notare. Ora che invece serve dare contro ad Ahmadinejad, i nostri giornalisti si strappano i capelli per l’orrore, mentre lo “scandalo” della frode elettorale viene denunciato a nove colonne in tutto l’occidente.

Parimenti, vi è una profonda mistificazione, da parte della stampa occidentale, sul vero conflitto in corso in Iran: mentre si cerca di presentare il tutto come un semplice scontro fra l’ ”estremista” Ahmadinejad (nemico dell’occidente filo-israeliano) e il “moderato” Mousavi (probabile amico del “nuovo” occidente di Obama), ci si dimentica che in quella terra lo scontro vero è fra teocrazia e potere secolare: Ahmadinejad conta meno di una gallina zoppa, e chi tiene in mano le sorti del paese è sempre l’Ayatollah Supremo, Ali Khamenei.

Ulteriore mistificazione per gli scontri con i dimostranti: a Genova i “no global” erano passati da inermi pacifisti a feroci terroristi nell’arco di poche tirature, mentre a Tehran – ora che serve dare contro ad Ahmadinejad – ci viene sottolineato come i “cattivi poliziotti” iraniani tirino le granate, dalle loro potenti motociclette, ai “buoni dimostranti” che camminano a piedi, e vogliono soltanto “la fine della dittatura”. (Loro le vetrine non le hanno sfondate, e le automobili non le hanno bruciate come tutti gli altri).

Come si può vedere, su qualunque evento si potrà sempre dire tutto e il contrario di tutto. Rashomon insegna.

La cosa più divertente è vedere i media occidentali che piangono la morte della democrazia in Iran, mentre dimenticano che proprio in quel paese, nel 1951, fu democraticamente eletto a capo del governo un certo Mohammed Mossadeq, che fu però deposto da un colpo di stato, organizzato da inglesi e americani, a favore del molto più malleabile “Scià di Persia”.

Mossadeq infatti era un grande statista, ma aveva commesso l’errore di nazionalizzare l’industria petrolifera iraniana, e questo non era certamente accettabile.

Va bene sostenere la democrazia, ma solo finchè fa comodo a noi.

Massimo Mazzucco

Fonte: Luogocomune

ATOMICHE ELETTE

Pubblicato: 5 giugno 2009 da Willoworld in POLITICA, RIFLESSIONI
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di Israel Adam Shamir

dal sito www.israelshamir.net

traduzione di Gianluca Freda

Franco e Ciccio (oppure Stanlio e Ollio) potrebbero recitarlo alla perfezione:

– Gli Eletti hanno armi atomiche. Sono diventati nucleari!

– E che novità sarebbe? Israele ha centinaia di bombe atomiche da vent’anni a questa parte, secondo Vanunu, ma solo gli antisemiti ne fanno menzione.

– Scusa, non intendevo il Popolo Eletto, ma il Popolo che è “Eletto”; “Chosen”, cioè “eletto”, è il nome coreano della Corea del Nord.

– Quegli Eletti? Come osano sfidare la comunità internazionale! Da dove hanno preso questi “Eletti” l’idea di essere degli eletti?

Il riuscito test nucleare sotterraneo in Corea del Nord ha scatenato un’ondata enorme: un’ondata di ipocrisia, per la precisione. Il paese con l’arsenale nucleare di gran lunga più grande del mondo, il paese che ha già usato l’atomica contro la popolazione civile, gli USA, ha espresso il proprio sdegno. L’ambasciatore americano Susan Rice ha detto: “Gli Stati Uniti pensano che ciò rappresenti una grave violazione del diritto internazionale e una minaccia per la pace e la sicurezza regionale e internazionale; pertanto gli Stati Uniti adotteranno una dura risoluzione con misure altrettanto dure”. Secondo Rice non si tratterà di invasione, né di occupazione, né di aggressione, bensì di premunirsi contro una probabile invasione, occupazione e aggressione che violi il diritto internazionale. Non si è però curata di riportarci alla memoria un fatto caduto ormai nel dimenticatoio: per molti anni è stata proprio la Corea del Nord a chiedere che l’intera penisola coreana venisse trasformata in zona libera dalle armi nucleari, mentre sono stati gli USA che hanno insistito a piazzare le proprie armi atomiche sul portone della Corea del Nord.

La Corea del Nord, o “Chosen” nella sua lingua nazionale, è un paese di uomini e donne irriducibili. Persone forti, indipendenti, grandi lavoratori. La loro stretta di mano è una morsa d’acciaio. I loro nomi sono brevi, i loro cavoli [piatto tipico] sono di fuoco, il loro orgoglio nazionale è senza limiti. E per ottimi motivi: hanno combattuto contro gli USA durante la loro giovinezza e sono sopravvissuti al peggior massacro mai architettato dall’uomo. Pensate a Dresda, moltiplicatela per Gaza e aggiungete l’Iraq per avere un’idea di ciò che accadde in Corea negli anni ’50. Gli USA e i loro satrapi sganciarono su questo piccolo paese montuoso più bombe di quante ne avessero lanciate sulla Germania. Il generale Douglas Macarthur voleva usare l’atomica, ma Harry Truman lo fermò: non c’erano obiettivi degni dello spreco di un’arma nucleare, visto che ogni singola struttura di fabbricazione umana era già stata distrutta. La Guerra di Corea fu uno sterminio di massa a lettere maiuscole: milioni di coreani vennero uccisi, carbonizzati dal napalm, colpiti dalle armi da fuoco e giustiziati dagli americani e dai loro alleati. In qualsiasi villaggio coreano il tasso di mortalità poteva competere con quello di Auschwitz.

I coreani sopravvissero e ricostruirono il loro paese. Ma i massicci bombardamenti lasciarono una cicatrice indelebile sulla psicologia della nazione. Una nazione non sarà mai più la stessa dopo un bombardamento a tappeto, proprio come un individuo che abbia subìto uno stupro di gruppo. Solitamente si cade, per un’intera generazione, in un atteggiamento di totale sottomissione (ecco perché lo stupro di gruppo è il sistema utilizzato dai carcerieri per ottenere il controllo su un detenuto disobbediente): così fu per i serbi, così per i tedeschi, così per i giapponesi dopo essere stati sodomizzati dalle bombe americane. La sindrome post-traumatica coreana si concretizzò nell’isolamento, nella smisurata autostima e nella paura infinita di un nuovo attacco. Questa paura aveva solide basi nella realtà: le truppe e le basi militari americane occupano ancora il sud della penisola coreana. La Corea del Sud è ancora oggi tanto lontana dall’indipendenza quanto lo era prima della Seconda Guerra Mondiale, con la sola differenza che gli Stati Uniti hanno sostituito il Giappone nel ruolo di potenza coloniale.

Cosa più importante, gli Stati Uniti hanno condotto un’incessante guerra di sanzioni contro la Corea invitta e indipendente. Questa scrupolosa strategia di blocco economico è stata utilizzata con successo contro Iraq e Cuba e ora gli Stati Uniti pensano di sfruttarla contro l’Iran. Noam Chomsky ha dato una perfetta definizione della strategia americana: non arrenderti mai; continua a distruggere le nazioni finché non si sottomettono, utilizzando tutti i mezzi a disposizione, inclusa la guerra economica. Chiunque rifiuti di arrendersi dovrà essere riportato all’età della pietra.

La Corea era pronta a smantellare i propri impianti nucleari, purché gli Stati Uniti ponessero fine alla guerra economica. Avevano firmato un accordo e chiuso i reattori, ma gli USA rinnegarono quell’accordo e ripresero le ostilità. L’America, come insegnano i suoi “Chicago boys”, è neoliberista fino al midollo e non può tollerare l’esistenza di uno stato socialista. La Corea non avrebbe mai permesso alle compagnie americane di controllare la sua economia, ed è per questo che gli USA e i loro satelliti continuarono a confiscare conti correnti della Corea e a interferire con le sue attività commerciali. I media dell’impero profusero grande impegno nel diffondere terribili racconti (in realtà leggende metropolitane anticomuniste rigurgitate dall’era McCarthy) sui poveri coreani che morivano di fame sotto il giogo comunista. Alla Corea non sarebbe stato consentito di vivere seguendo il proprio modello, quello comunista.

Quando il popolo della Corea del Sud espresse il desiderio di unirsi al Nord indipendente, la Corea del Sud fu ridotta alla fame dai Mammoniti, che architettarono la grande crisi delle tigri asiatiche del 1997. Tutto ciò che state sperimentando oggi, durante la crisi del 2009, i coreani del sud lo hanno già sperimentato dodici anni fa. La loro grande economia venne fatta a pezzi e svenduta a prezzo di noccioline dalle multinazionali. Tutto il lavoro compiuto in molti anni venne distrutto da George Soros e dai suoi colleghi. Allo stesso tempo, l’offensiva americana contro la Corea indipendente si intensificò.

Il presidente G. W. Bush (o meglio David Frum, che gli scriveva i discorsi) indicò la Corea, accanto a Iraq e Iran, come parte dell’Asse del Male. In tale situazione, i coreani fecero benissimo a dotarsi di un’arma di difesa definitiva. E la stessa cosa vale oggi per l’Iran. Un deterrente nucleare coreano e iraniano rappresenterebbe uno scudo difensivo per queste nazioni indipendenti.

La Corea non dorme sugli allori. Questo piccolo e lontano paese, debilitato dal blocco economico e dalle sanzioni, contribuisce ben oltre il dovuto alla più importante battaglia per la Palestina. I coreani, che hanno sofferto moltissimo per l’assedio imposto dagli americani, aiutano Gaza assediata e altri popoli confinanti con lo stato ebraico a dotarsi di armamenti. Non necessariamente armi nucleari: anche le armi convenzionali possono interferire con la totale libertà degli israeliani di ammazzare i palestinesi e di violare lo spazio aereo di Beirut e Damasco.

Usando come pretesto la questione nucleare, la lobby filoisraeliana ha fatto pressione per ottenere l’autorizzazione a perquisire ogni spedizione di merce coreana. Ha anche orchestrato una massiccia campagna mediatica, mettendo insieme anticomunisti e pacifisti impauriti dal nucleare contro la Corea socialista. Secondo questa propaganda, noi dovremmo essere terrorizzati dall’atomica coreana e supplicare Obama e Netanyahu di disarmare i ribelli.

Dio sa che io sono un uomo pacifico, ma non sono un pacifista. Le armi sono necessarie per difendere i popoli contro il terrorismo di stato israelo-americano. Un cosiddetto “pacifista” che appoggi i tentativi americani e israeliani di mantenere il monopolio sulle armi nucleari è solo, nel mio modo di vedere le cose, un altro sostenitore della macchina da guerra giudeo-americana. Se è in buona fede, allora che chieda prima di tutto il disarmo al Popolo Eletto d’Israele e all’America, rimandando il confronto con il popolo eletto di Corea e con gli iraniani a quando le installazioni di Dimona saranno state smantellate e le atomiche americane trasformate in aratri.

La lotta della Corea per l’indipendenza nucleare è di estrema importanza per il Medio Oriente e soprattutto per il progetto nucleare iraniano. E’ vero che l’Iran non è alla ricerca di applicazioni militari per la sua industria nucleare, accontentandosi di ottenere energia in modo pacifico. In ogni caso, gli interessi giudeo-americani vogliono trasformare la Corea del Nord in un monito per l’Iran. Vogliono fare qualcosa di brutto alla non troppo rilevante Corea, in modo da ottenere che l’Iran si rimetta in riga.

Obama potrebbe sistemare le cose con la Corea al prezzo, piuttosto ragionevole, di smetterla di interferire con la sua vita. Firmare un trattato di pace, porre fine alle minacce, eliminare le sanzioni, interrompere la campagna di odio. I coreani ripagherebbero la normalizzazione dei loro rapporti con gli USA rinunciando alle installazioni nucleari. Ma questo non spaventerebbe né convincerebbe l’Iran. Perciò Obama potrebbe optare per un’azione violenta, incluso un blocco navale, così che un Iran debitamente impressionato si rassegni a chiudere i suoi reattori.

Sarebbe un vero peccato. Un peccato per i coreani, che meritano, come chiunque altro, di vivere le proprie vite come più gli aggrada. Un peccato per i nemici della Corea, perché i coreani non sono facili da sconfiggere. E un peccato per il Medio Oriente, che ha un disperato bisogno di un Iran dotato di capacità di deterrenza nucleare.

I media israeliani hanno pubblicato un sondaggio secondo il quale “circa il 23 per cento degli israeliani prenderebbero in considerazione l’idea di abbandonare il paese se l’Iran si dotasse di armi nucleari”. L’idea è quella di spingere gli Stati Uniti e l’Europa verso una frenesia di azioni anti-iraniane, visto che a nessun paese piacerebbe dover assorbire due milioni di rifugiati israeliani. E’ questa la segreta Arma del Giudizio della propaganda sionista: se messi alle strette, ce ne torneremo nei vostri paesi e questo non vi piacerà. Tuttavia, le parti scritte in piccolo di questo sondaggio rivelano che la paura dell’Iran è diffusa soprattutto tra gli israeliani suggestionabili, il 39 per cento delle donne contro il 22 per cento degli uomini. Si sono semplicemente bevuti la propaganda del loro governo, tutta d’un fiato e senza respirare.

Paradossalmente, per noi israeliani un Iran nucleare rappresenta una speranza di pace, non una minaccia alla pace. Il rischio più grave che corriamo sta nell’atteggiamento aggressivo dei nostri generali e dei nostri politici. Essi hanno già provocato una quantità di guerre non necessarie, attaccando il Libano, la Siria, i palestinesi. C’è bisogno di un contrappeso, di un grande e potente stato che tenga i nostri falchi sotto controllo. Da quando l’Iraq è stato soggiogato dall’esercito americano e l’Egitto da manovre politiche, i generali israeliani sono andati in guerra ogni due anni. Solo un Iran nucleare potrebbe tenere a freno i guerrafondai israeliani e costringere Israele a fare progressi nel processo di pace.

Nessun esperto israeliano che sia sano di mente, nemmeno il falco più radicale, può ritenere che un Iran nucleare rappresenterebbe un pericolo o una minaccia per Israele. Israele è troppo potente, perfettamente in grado di rispondere con un mortale secondo attacco. Ma questa oltraggiosa libertà d’azione che piace tanto ai militari israeliani avrebbe fine, e ciò sarebbe un bene.

L’equilibrio del terrore o MAD (mutual assured destruction) è ancora l’unico sistema per controbattere la minaccia israelo-americana. Fu questa la ragione del martirio di Julius ed Ethel Rosenberg: aiutando l’URSS a realizzare una propria bomba nucleare salvarono innumerevoli milioni di persone da una morte orribile, seppure al prezzo della loro vita.

Link:  http://blogghete.blog.dada.net/post/1207093340/LA+VOCE+DI+SARUMAN#more

Corea e Iran

Per approfondire:

IRAN E ISRAELE: DI CHI AVERE PAURA di Massimo Fini

L’ATOMICA DELLA COREA DEL NORD PAGATA DAL GOVERNO AMERICANO

LE SOLITE ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA

Pubblicato: 11 luglio 2008 da Willoworld in GUERRA, MEDIA, RIFLESSIONI
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Riporto pari pari l’articolo di Luogocomune perché concordo al 100% su quello che dice riguardo alla notizia della foto truccata iraniana.

La vera notizia delle ultime 24 ore non è l’escalation della tensione in Medio Oriente, ma il fatto che “l’Iran abbia ritoccato la fotografia dei missili“.

Lo scoop ha fatto il giro del mondo, e in poche ore tutte le più importanti testate, dal New York Times alla nostra beneamata “Repubblica“, urlavano allo scandalo per l’inganno mediatico attribuito ai diabolici Pasdaràn. Costoro vengono infatti accusati di aver “aggiunto“ un missile all’immagine diffusa in mattinata, che faceva da accompagnamento alla notizia del lancio multiplo dimostrativo.

È stata l’agenzia France-Press a pubblicare per prima la foto ritoccata, sostituendola in seguito con quella originale. Sempre secondo i media occidentali, la foto ritoccata sarebbe stata diffusa dall’agenzia iraniana “Sepah News”, mentre quella originale dal quotidiano iraniano Jamejam.

Curioso, come questi iraniani siano talmente stupidi da smentirsi fra di loro. (Resta infatti da dimostrare che non sia avvenuto l’esatto contrario, e cioè che qualcuno, in occidente, abbia deciso di ritoccare la fotografia,

aggiungendo un missile in quel modo pacchiano e rudimentale, per poi attribuire la fonte all’agenzia iraniana).

Ma ancora più curioso è che l’intero circo mediatico si sia avventato su questa notizia come se fosse la più importante del secolo, mentre naturalmente passavano in secondo piano le ripetute minacce di attacco israeliano all’Iran.

Non vedevano l’ora, evidentemente, di cogliere in fallo in qualche modo i satanici sudditi di Ahmadinejad, e questo gli ha fatto perdere completamente il senso dell’orientamento – oltre che il senso critico.

L’episodio è l’ennesima dimostrazione dell’immensa potenza dei mezzi di comunicazione di massa occidentali nel condizionare il nostro modo di pensare: ogni occasione è buona per aggiungere una goccia di cianuro all’immagine già avvelenata che ci viene continuamente proposta dei paesi islamici, e se questo permette anche di spostare l’attenzione dal vero problema, per loro è una manna vera e propria.

Quando gli stessi utenti di siti come il nostro riportano “scandalizzati“ la notizia, non si può che immaginare quale effetto possano fare operazioni mediatiche di questo tipo sul resto della popolazione, che parte ancora dal presupposto che la realtà sia quella che ci viene raccontata da giornali e TV.

Sarebbe fin troppo facile, a questo punto, sbattere in faccia ai media occidentali la vergognosa ipocrisia che caratterizza ormai sistematicamente il loro operato: quando sono stati loro stessi a fare da veicolo alla più grande bugia nella storia dell’umanità – quella dell’11 settembre -vederli “scandalizzati“ per un foto-ritocco li rende semplicemente ridicoli.

Questo per non citare i mille casi di falsificazione quotidiana, dal famoso “attacco delle motovedette iraniane” alla nave americana, fino alle dichiarazioni stesse di Ahmadinejad su Israele, distorte e strumentalizzate in maniera plateale.

Ma tant’è, il potere oggi funziona così. I media sono lo strumento primo con il quale si opera l’inganno ai danni dell’intera umanità, dopodichè si grida al lupo per tacitare le proprie coscienze e illudersi ancora per un instante di fare il mestiere di giornalista.

Massimo Mazzucco