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THE WAR YOU DON’T SEE

Pubblicato: 19 dicembre 2010 da Willoworld in CINEMA, GUERRA, POLITICA, STRAGI
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L’ultimo film di John Pilger, giornalista, documentarista e reporter di guerra australiano, ci mostra la guerra che i nostri media ci hanno nascosto. Un documento importante che ci racconta di come da un secolo la macchina della propaganda americana lavora a pieno regime per manipolare il consenso delle masse. Con la solita serietà e pacatezza di sempre, Pilger smaschera ancora una volta le ipocrisie del nostro occidente.

Ecco alcuni link per vederlo in streaming: 12 –  3456

Altri documentari consigliati dai Silenti

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Sebastian Errazuriz è un artista cileno che vive a New York. Grazie ad un’accurata ricerca in rete ha scoperto che il totale dei suicidi tra le truppe americane impegnate in guerra nel 2009 supera il doppio dei caduti in Iraq. In principio Sebastian voleva postare i risultati della sua ricerca su Facebook, poi, armato di vernice nera, scaleo e pennello, ha deciso di usare il mondo reale per condividere questa scomoda verità. Qui sotto il risultato del suo lavoro.

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Fonte: http://www.designboom.com/weblog/cat/10/view/11233/sebastian-errazuriz-american-kills.html

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Il superpresidentissimo annunciò in diretta TV le sue dimissioni. Per l’occasione si era fatto mettere del fard ed indossava un paio di lenti a contatto usa e getta di colore verde. La sua pelle olivastra gli dava un tono esotico. Il resto lo facevano le luci…
– Ho appena dato l’ordine di far rientrare le truppe impegnate in Afghanicattì e Iraquanda, ma i generali dell’esercito e altri funzionari statali e parastatali mi hanno riso in faccia. Per questo motivo ho deciso di ritirarmi dalla vita politica e finire il resto dei miei giorni nel mio piccolo cottage alle Hawaii.
L’incubo era tornato, puntuale come ogni sera. Era dal giorno in cui gli avevano detto che il trentacinque percento dei terroristi sterminati dalle sue truppe erano bambini che non riusciva a chiudere occhio. E poi c’erano quei neonati con tre teste, risultato delle bombe al fosforo bianco… Dormiva un paio d’ore e poi lo venivano a trovare. Puntavano i loro sguardi su di lui, tre paia di occhi scuri privi di sclera. Lui provava a fuggire, ma dopo pochi metri riuscivano sempre ad afferrargli il piede. E pensare che al collage poteva contare su un dignitoso scatto sotto canestro… Ma i tempi del collage erano andati, finiti…
La testa gli pulsava. La sveglia segnava le tre e quarantotto. Afferrò due pasticche di Donormyl e le buttò giù con mezzo bicchiere d’acqua. Dieci minuti più tardi giocava a dadi con l’omone col forcone….
– Allora Mr O., come ti butta?
– Insomma, è un periodaccio….
– Si dorme poco, eh?
– Beh, in effetti…
– Non preoccuparti, vedrai che ti ci abitui…
I dadi ruzzolarono, l’omone rosso col forcone imprecò per lo scarso risultato ottenuto e al superpresidentissimo sfuggì un sorriso.
“Ma certo, tutto si sarebbe risolto… Basta dare tempo al tempo…” pensò, e si accese un cicchino.

GM Willo per Rivoluzione Creativa

STORIE DAL MONDO DI PIPPO…

Pubblicato: 17 gennaio 2010 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR
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FONTE: http://latuff2.deviantart.com/

IL RITORNO DI GOR

Pubblicato: 28 ottobre 2009 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR, POLITICA
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NOBEL GOR

Leggi gli altri interventi di Gor.

erikprinceblackwaterxe

Sin dalle rivelazioni di inizio settimana in cui due dipendenti  della compagnia militare privata Blackwaters  accusavano  il proprietario di complicità di omicidio colposo ai danni di civili iracheni, sono continuate ad emergere nuove esplosive denunce.

Forse le accuse più shockanti – riportate da Keith Olbermann nel servizio MSNBC – sono quelle in cui Blackwater sarebbe colpevole di aver permesso l’utilizzo di prostitute bambine all’interno del campo fortificato di Baghdad (Green Zone),  e che il proprietario Erik Prince  sapesse di questa attività e non avesse fatto niente per interromperla.

Le dichiarazioni raccontano che Blackwater usava giovani ragazze per prestazioni di sesso orale ai membri dell’impresa all’interno del Blackwater Men Camp, in cambio di un dollaro. Anche se Prince visitava di frequente il campo, non è mai riuscito a fermare il traffico di queste prostitute, in alcuni casi anche bambine.

Tra le dichiarazioni ve ne anche una riguardo alle operazioni di Prince nel North Carolina, su un ricorrente scambio di mogli a scopo sessuale al quale partecipavano molti alti funzionari stipendiati da Prince.

Secondo i due dipendenti, succedeva a volte che l’autorità di vigilanza di Blackwaters rispediva a casa soldati con problemi emotivi, dipendenze alcoliche, uso di steroidi, o per negligenza nel seguire le procedure di sicurezza, ma Prince e il suo staff li rimandava indietro con una nota di biasimo per aver fatto perdere soldi alla società.

I due ex-Blackwater hanno dichiarato inoltre che Prince era invischiato in traffico d’armi, lavaggio di denaro sporco, evasione fiscale, e che abbia creato una rete di compagnie per oscurare gli errori, le frodi e i crimini della società, e che il responsabile finanziario della Blackwater abbia chiesto le dimissioni per evitare di andare in carcere al posto di Erik Prince.

Prince ha più volte ripetuto che la sua azienda non ha mai fatto niente di sbagliato, e che Blackwater (che oggi è stata rinominata XE) continua ad adempiere agli accordi presi con il governo degli Stati Uniti.

David Edward and Murie Kane – Articolo orginale

Traduzione di Willoworl
d

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Sembrano passati anni da quel giorno nel deserto, ed invece sono solo tre mesi che condivido il segreto. Cazzo, sarà stato il caldo, o forse l’alcool. Sarà stato il fatto che eravamo dentro l’inferno… E non è una cazzo di metafora. I want you!. Bello sorridente George ti invita nel glorioso esercito. La solita foto stronza che usano ogni volta, per raccattare carne… Carne senza cervello. Ti dicono che lo fai per la patria, che lo fai perché la libertà si veste di rosso bianco e blu. E tu ci credi. Non ti sforzi nemmeno, dopotutto che altro avrei potuto fare dopo il college. Lavorare nella ditta edile di mio padre?. E allora in marcia, insieme ad altre uniformi uguali alla tua. Sei un soldato adesso amico, non più un individuo.
E poi di colpo ti ritrovi laggiù. Un caldo soffocante, rovine di edifici e rovine di persone. Quei negri del deserto si nascondono ovunque. Si nasconderebbero anche in culo ad un cammello se potessero. A loro basta farti fuori. Perché non capiscono che noi siamo là per portare la libertà, la democrazia.

Passano i giorni e non succede niente. Te ne stai rinchiuso nelle tende, sdraiato sulla branda accanto ad altre divise uguali alla tua. Centinaia di divise, tutte uguali alla tua. E le idee, i principi che avevi? Ti accorgi di aver lasciato tutto a casa, insieme al fottutissimo pollo fritto di tua madre. E poi le guardie alla polveriera, i checkpoint da tenere sotto controllo. Ore e ore sotto quel caldo d’inferno. E se non si fermano all’alt gli devi sparare ai beduini. Eppure c’è anche scritto che si devono fermare all’alt, c’è scritto anche in quella loro maledetta lingua. Poi mi collego ad internet e scopro che la maggior parte di loro non sa leggere. Che cazzo di gente… I negri del deserto.
Nelle tende circola alcool e anfe. Nessuno sa da dove arriva eppure ce n’è quanta ne vuoi. Ogni tanto trovi anche un po’ d’erba, ma quella è roba da comunisti fricchettoni. Io non voglio che mi si addormenti il cervello, devo rimanere sveglio. Attivo. Sono un cazzo di marine. IO.
Nelle tende circolano anche giornali pornografici. Non ricordo nemmeno più l’odore della pelle di Jenny da quanto non la vedo. Confondo la sua faccia con quella della bionda sul paginone centrale, e allora chiudo gli occhi e non so più su chi mi sto eccitando.
Jeremy mi sveglia dal tiepido sogno. Mi sveglia con un calcio alla branda. Accanto a lui c’è Bud, il texano. A lui piace stare qua. A lui piace da morire tirare il grilletto. Ha ucciso tre negri del deserto da quando è qui. Lo avrà ripetuto mille volte, vantandosi di come li aveva stecchiti. Qualcuno dice che due dei tre che Bud ha fatto fuori erano una donna che scappava con un fagotto in mano. Bud era alla mitragliatrice del checkpoint sud. La donna non si è fermata a l’alt e Bud ha sparato. Pensava che fosse una kamikaze e il fagotto una bomba. Correva per raggiungere il medico che abitava al di la del checkpoint, perché il figlio che stringeva al petto aveva la febbre alta. Questo sembra aver raccontato il marito. Neanche lui, come la moglie, sapeva leggere.
– Allora David, ti vuoi muovere? Alzati dalla branda che usciamo. Tutti e tre…  – Bud sorride mentre Jeremy continua a dondolarmi  con l’anfibio. – Usciamo? Dove? Oggi non siamo di pattuglia  – Ho gli occhi ancora appiccicati dal sonno. Mentre mi tiro su sento che la maglia dietro la schiena è completamente fradicia di sudore.
– Niente pattuglia amico. Dobbiamo unirci al convoglio che è già giù in città. Sembra che hanno trovato un covo di ribelli e vogliono entrare -.
E allora ti tocca a muovere il culo,  marine. Ti alzi, ti prepari veloce, come ti hanno insegnato, e nemmeno due minuti dopo sei in assetto da battaglia. Ritiri il fucile all’armeria e monti sulla jeep che guida Burt. Sgomma alzando un polverone ed esce dalla base. Passa rasente ad un gruppo di bambini che saltano di lato appena in tempo. Ti volti giusto un attimo per guardarli e sei già sulla strada principale.
Il blitz si rivela un buco nell’acqua. Dentro la casa non ci sono altro che due vecchi. Vengono presi in consegna dal convoglio e noi veniamo rispediti alla base. Ci hanno fatto vestire per niente, quelli stronzi.

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Jonathan Macini e Jack Lombroso 2008

Un mese e mezzo di stretta collaborazione on-line per dare alla luce questa sconvolgente creatura, un romanzo breve a quattro mani che lascia col fiato sospeso, un’altra prodigiosa follia sfornata dalla Giostra di Dante, il gioco di ruolo dei poeti e degli scrittori.
Le interviste ai due autori lo hanno preceduto. Potete visionarle qui e qui. Oggi è il grande giorno. I Silenti pubblicheranno l’opera a episodi, in tutto tredici capitoli (+ preludio ed epilogo). Ma chi vorrà leggersela tutta d’un fiato, cosa che consigliamo, potrà trovarla in versione integrale sul sito Willoworld Creativity oppure scaricarsela in formato pdf a questo link.
L’opera fará parte del libro di Jack Lombroso di prossima pubblicazione.
Buona lettura a tutti!

PRELUDIO

– Soldato David Norton –

Non vi hanno mai parlato del macello di Falluja? No, certo che non l’hanno fatto. Maledetti loro! Una festa di sangue di proporzioni inaudite, un evento spregevole superbamente coperto dalle televisioni. Coperto nel senso di sotterrato. Capite, vero?
Ma di macelli laggiù ce ne sono stati tanti, e ce ne saranno ancora. Alcuni di questi non vengono neanche riportati dai giornalisti freelance, mentre altri rimangono segreti. Sono i segreti che migliaia di reclute si portano a casa. Incapaci di credere ai loro stessi gesti, si convincono di non aver mai fatto niente del genere. Sono i semi dell’odio, quelli raccolti oltreoceano e piantati in terra natia. Crescono e mettono i frutti, migliaia di bombe pronte ad esplodere.
Vi parlerò della mattanza alle grotte del deserto, poco fuori Falluja. Quello è un segereto che conosciamo solo io e i miei amici… Tre mesi dopo ho lasciato una volta per tutte quel dannato paese. Coltiverò il mio germoglio a casa mia.
Il mio nome è David Norton, e ho un incarico importante da portare a termine, lentamente, un pezzo alla volta. Volete seguirmi? Volete sbirciare oltre il lenzuolo, quello che ricadendo fa risaltare la sagoma del cadavere? Siete pronti?
Il sipario di sta alzando.
Lo spettacolo ha inizio.

CAPITOLO I

– A casa –

Il ronzio del bimotore mi avverte che siamo pronti ad atterrare. Benissimo. Non ce la facevo più. Sono quasi trentasei ore che vengo sballottato da una parte all’altra del mondo. Tre continenti, cinque stati, due aeroporti internazionali e mille dannatissimi controlli. Dal finestrino riesco a scorgere il lago. Il velivolo incomincia la discesa. Eccola lì; un buco di culo in riva all’acqua. Eire, Pensilvanya, Stati Uniti. Ci sono nato, ci sono cresciuto, e fino a pochi mesi fa avrei giurato che ci sarei anche schiattato in quella fogna. Ma adesso non so più…
L’aria è quella di casa mia. Mi rigenera il fisico, ma non riesce neanche ad avvicinarsi all’intimo. L’intimo è perduto per sempre. Si è dissolto quel pomeriggio di tre mesi fa, tra la sabbia del deserto e l’odore della cordite.
Mia madre mi viene incontro. L’abbraccio, o almeno ci provo. È ancora più grassa, forse ha superato i cent’ottanta chili. Mio padre, una manciata di libbre in meno, sorride dietro di lei. Indossa la solita giacca verde con la bandierina in bella mostra. Si, la bandierina del cazzo, che sventoliamo sotto il naso di tutti, spacciando dosi mortali di libertà. Vi liberiamo noi. Certo, Bang! Sei libero fratello…
Abbraccio anche il vecchio. Mi stringe come per farmi capire che adesso sa che sono diventato un uomo. Mi viene la bizzarra idea di dargli un calcio nelle palle e spappolarli il cranio con un mattone.
Mentre ci dirigiamo verso il suv, la grassona mi dice che ha preparato del pollo fitto, come piace a me. Mio padre mi informa che stasera c’è la partita. Assolutamente imperdibile. Sprofondato nel sedile posteriore, guardo fuori dal vetro e vedo scorrere l’asfalto. Attraversiamo la città, duecentomila anime davanti al televisore. Un cane che abbaia da dietro il recinto. Un ragazzino in bici. Tutto così tranquillo…
Quando arriviamo mio padre mi sveglia. Dormivo come un bambino, con la testa appoggiata al finestrino dell’auto. Si, da qualche giorno mi addormento così, senza accorgermene. Non sogno. Cado. Tocco l’abisso. C’è tanta serenità laggiù.
La cena, il pollo, la partita di baseball, papà che mi confessa di quanto sia fiero di me, mamma che piange perché è così felice di avermi di nuovo a casa. Le nove, le dieci, le undici. Finalmente sono a letto. Le ultime ore sono state ancora più orribili del volo. Voglio dormire. Tornare nell’abisso, dove non esiste niente.

Uova col bacon davanti alla TV. Un bicchiere di latte scremato. Gli usignoli di papà che cantano nella loro gabbia appesa al porticato. Sono a casa.
Non ho programmi o, per essere più precisi, non ho programmi condivisibili. Lavoro, progetti, interessi. Niente. Riscuoterò l’assegno dell’esercito per i prossimi sei mesi, ma non credo che mi servirà così a lungo. Qualcosa mi dice che non ne avrò bisogno.
La mattinata la passo alla stazione degli autobus a guardare dei vecchi che vanno a trovare i parenti defunti al cimitero. Un pretesto come un altro per continuare a vivere. Potrei fare un salto al Dell’s, prendermi un caffè e fare due chiacchiere con quel cacasotto di Bernie, il barista. Chissà come mi è venuta in mente una cosa del genere. No, quello l’avrei potuto fare prima di Falluja. Era una cosa che faceva l’altro David.
Vorrei allungare le notti vuote, dilatarle il più possibile. Ma per farlo ho bisogna di nuove celebrazioni, annientare l’intimo per toccare l’abisso. E dormire.
Siete confusi? Non preoccupatevi. Tra poco vi sarà tutto chiaro. Tra poco arrivano le sei, l’ora giusta per fare del male. Come quel giorno nel deserto…

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Jonathan Macini e Jack Lombroso 2008

IL GIOCO É BELLO FINCHÉ DURA POCO

Pubblicato: 6 maggio 2008 da nekradamus in APPELLI, INTERNET, MEDIA
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Il gioco é bello finché dura poco, e voi lo sapete bene, piccoli umani.
Credevate di poter scorrazzare liberamente in questo sconfinato universo virtuale, assaporando l’idea di una democrazia attiva, la libertà di comunicare, di informare, di guardare oltre gli innumerevoli veli di Maya che la TV distende sopra i vostri occhi, giorno dopo giorno.
Pensavate di aver trovato una via di uscita, una nuova incredibile opportunità per distribuire giustizia e uguaglianza.
Credevate di avere per le mani la formula alchemica per trasformare il piombo in oro, l’acqua in vino, la povertà in ricchezza.
Mi dispiace, piccoli umani.
Vi hanno fatto giocare, vi hanno fatto divertire, vi hanno concesso di tirare il guinzaglio fino alla sua estremità.
Adesso però è venuto il momento di rivelare l’identitá del cane e quella del padrone.
Piccoli, teneri, ingenui fidi giocherelloni.
Mangiate la pappa!!!

Uno dei palinsesti più attivi nel movimento contro la guerra in Iraq e in difesa della Palestina (Uruknet) è stato recentemente attaccato da Google, che ne ha rimosso i link. Inoltre sembrerebbe che il sito sia anche stato penetrato da hackers. Ciononostante il sito continua il suo importante lavoro ed è visualizzabile su questo link: http://www.uruknet.de/?p=-6&l=e
Se volete manifestare il vostro appoggio ad Uruknet, fate sentire la vostra voce. Scrivere al gigante Google, non nuovo a questi tragici eventi che minano la libera informazione in rete, oppure usate questo link per inviare velocemente la vostra rimostranza.

FONTE: The Peoples Voice e Nekradamus.blogspot

REDACTED

Pubblicato: 23 aprile 2008 da Willoworld in GUERRA, POLITICA
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Svegliatevi da questo incubo Orwelliano!!! Guardatevi questo Redacted di Brian De Palma.

Il film è stato ispirato da eventi REALI nell’Iraq “liberato”, uno dei quali è lo stupro di Abeer Al Janabi, di 15 anni, che ha subito una violenza di gruppo da parte dei coraggiosi ragazzi americani, è stata poi bruciata e la sua famiglia massacrata.

Le immagini al termine del film sono REALI. Così come lo è l’Occupazione…

Per oggi potete leggervi anche questi due articoli, tanto per rendersi conto di come va il mondo. Apri le testate on-line dei maggiori quotidiani italiani e non c’é traccia di queste notizie.

Hamas disposta ad accettare Israele

Il New York Times scopre che la terra non é rotonda