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Torna Rock City, un mondo immaginario in cui si aggirano improbabili creature seventies pronte a tutto per vivere il sogno della città della musica. Il mio inseparabile compagno di avventure virtuali, Charles Huxley, ha coniato un logo apposta per questo progetto. Grazie Charles!

Entrate nel mondo di Rock City, una città fuori dallo spazio (anche se molto yenkee) e fuori dal tempo (ma è di sicuro l’era del vinile), in cui la magia, il diavolo e la musica si fondono per servirvi un delizioso spezzatino di emozioni. Buona lettura!

SECONDO EPISODIO: Il Fantasma di Penelope Pearl

I ragazzi sedevano sulle panchine del parco, quello dietro l’Agorà, il più grande dei centri musicali della Dream Records, sessantamila metri quadri di negozi di strumenti, sale di registrazione, bar, ristoranti, negozi di dischi, e poi parrucchieri, tatutatori, tabaccai e rivenditori di gadget di ogni tipo. Il tutto sorgeva intorno a due grandi palcoscenici sui quali ogni sera dava spettacolo la crema del pop di Rock City. Erano passate da poco le tre di notte e i bandoni erano ormai chiusi. Avrebbero riaperto appena sei ore dopo, perché il flusso era inarrestabile e la voglia di fare parte del grande gioco della musica non risparmiava nessuno. A quell’ora gli irriducibili rimanevano sulle panchine del parco, aggrappati all’ultima bottiglia di birra, per lasciarsi accarezzare ancora un po’ dalla notte e smaltire nella testa i fumi delle pasticche.
– Dai Alvin, raccontaci ancora della Pearl…
– Mio Dio, che schianto che era, me la sarei fatta…
– Ehi ragazzi, piano con le parole. La ragazza non era di certo una santa, ma la sua voce metteva i brividi e solo per questo non le si può mancare di rispetto, specialmente adesso che non c’è più…
– Già, è stata una perdita per tutti, soprattutto per la Dream Records…
– Che si fottino quelli della Dream Records…
– Dai Alvin, dicci come è andata…
– Cazzo, lo sai come è andata, te l’avrà raccontata almeno cento volte…
– Si, ma è sempre uno spettacolo. Dai incomincia, che la benzina è quasi finita…

Alvin si sistemò a sedere coi piedi sulla panchina e le braccia poggiate sulle ginocchia, in modo da poter guardare tutti quanti in faccia, perché quando Alvin raccontava una storia voleva entrarti dentro e farti credere a tutto, la magia, il diavolo e gli spettri del palcoscenico. Rock City era una città strana e succedeva sempre qualcosa di inspiegabile, perché nella metropoli della musica la magia esisteva per davvero, e la linea che divideva il vero dall’immaginato correva sul filo delle sostanze spacciate dagli sciamani. La storia di Penelope Pearl la conoscevano tutti in città, ma nessuno riusciva a raccontarla bene come Alvin, giovane roady al soldo della D.R. Intendiamoci, lavorare per una major era una cosa normalissima a Rock City, se si considera che più del sessanta per cento del fatturato cittadino veniva dall’industria musicale e affini. Se volevi campare, il che significava rimanere nel giro, divertirti ed assistere ogni tanto ad un bel concerto, non ti restava che mettere da parte i tuoi principi ed incassare l’assegno dei discografici. Alvin avrebbe volentieri dato fuoco a tutta la baracca, ma le cose non sarebbero cambiate e lui avrebbe sicuramente fatto una brutta fine, perché non conveniva mettersi contro le major. Per questo e per altri motivi, tanto valeva seguire il flusso e vivere il sogno.
Il silenziò calò attorno alla panchina. Il ragazzo si lasciò andare ad un lungo sorso di birra, poi scaraventò la bottiglia vuota nelle ombre del parco. La storia poteva incominciare.
– Penelope Pearl aveva mille talenti, ma io la ricorderò per sempre per queste tre cose; la voce, gli occhi e la parlantina. Erano tre abilità che si fondevano nel momento in cui voleva colpirti. Ti guardava, dal basso dei suoi centosessantuno centimetri, e potevi già dirti fottuto, perché perdersi nel verde smeraldino dei suoi occhi era come abbandonarsi ad un tuffo nel vuoto. Poi ti parlava e, a differenza di molti cantanti, che quando li senti chiacchierare ti chiedi come facciano a tirar fuori dalla gola certe note, la magia della sua voce ti arrivava dritta al cuore, proprio come quando attaccava uno di quei pezzi strappa-anima con cui usava chiudere i suoi concerti. E mentre facevi i conti con le emozioni rimescolate dal timbro di quella giovane gattina, lei t’infilzava con le parole giuste, che ti sparava addosso come una mitraglietta. (altro…)

LA MAGICA SCANDICCI

Pubblicato: 13 novembre 2008 da Willoworld in GIOCHI, NARRATIVA, RIFLESSIONI
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É passato quasi un anno dalla fantastica reunion insieme a Master Walter, tra le mura amiche della ormai non più casa del Baba. Mi sembra che il tempo sia maturo per ricordare quegli eventi. La fantasia ha fatto il suo corso, e la storia è già diventata mito nella mia testa. L’occasione è propizia, anche perché si riallaccia ad un episodio narrativo appena scoperto, e pubblicato oggi insieme a questo articolo sul blog parallelo Willoworld Creativity.  Entrambe le storie infatti parlano di Scandicci, periferia fiorentina e teatro delle scorribande di un gruppo di teenager in stile Stand by me. Scandicci è un po’ magica, e lo sappiamo bene noi che l’abbiamo vissuta. Le colline, la Roveta, la chiesa sconsacrata sopra l’Anastasia, la casaccia a Vingone, il cimitero… Cosa è rimasto della vecchia Scandicci? A me piace pensare che queste storie ce la possano continuare a ricordare, nel modo in cui la vedevamo da ragazzi. Un po’ magica, appunto…

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LA MALEDIZIONE DI MUM

Pubblicato: 8 luglio 2008 da Willoworld in GIOCHI, NARRATIVA
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Il cavaliere si avvicinò al grande sacerdote. La sua armatura di piastre dorate rifletteva la luce sanguigna dei bracieri del tempio. L’ascia riposava muta al suo fianco. Presto avrebbe urlato canzoni di morte. Due occhi azzurri lampeggiavano sotto l’elmo. La sua voce era grave, alterata dal metallo.
«Sono pronto.»
Il sacerdote, adornato da sgargianti vesti viola, fece un passo verso di lui. Nel silenzio opprimente del tempio, il fruscio di quelle vesti pesanti si mescolò allo sfrigolio dei bracieri. Due occhi abissali e neri fissarono il cavaliere dorato. Una voce gracchiante e atonale parlò.
«Le lune di Mum sono ancora alte, ma il cielo ad est è rischiarato dall’avanzata del sole rosso, quel sole chiamato anche Zyda dai maghi e dai folletti. Zyda scalerà le montagne infestate dai lupi e si affaccerà sulle pianure di Khol, dimora dell’antico Golem. Sarà davvero questo, l’ultimo lungo giorno di Mum, il Continente Nuovo?»
Di nuovo il silenzio discese sul tempio.
«Un’antica maledizione si è risvegliata, quando ormai anche il più saggio ed anziano sacerdote ne aveva portata memoria nella tomba. Il tempo è giunto e la Signora della Vita non protegge più queste terre. Eviana se ne è andata secoli fa, lasciando ai Maghi e ai Giganti queste terre meravigliose. È tornata nella sua vecchia terra, l’Antico Continente di Sin. Solo lei ha il potere di spezzare l’incantamento che lega inesorabilmente Mum alla sua distruzione.
«Prima che le lune siano sorte per tre volte, e il lungo giorno di Mum finisca, dovrai riuscire a portare il messaggio alla Signora dell’Antico Continente. Alisha, sacerdotessa del tempio di Eviana, conosce la strada per raggiungere le coste di Mum, che si affacciano sul Mare Tranquillo, l’unico braccio di oceano navigabile per raggiungere Sin. Attraverso le montagne e le pianure si giunge alla torre di Magis, il grande mago delle terre d’oriente. Oltre si trova la Magione di Ghar l’Antico. L’enorme rettile vaga stupidamente per le sue aride terre, ma ormai non appartiene più a questo tempo, e la morte dei suoi sensi lo ha condannato alla più tremenda delle esistenze immortali.
«Il cammino prosegue verso nord, attraverso terre selvagge e letali, dove predoni, giganti e altre terribili creature vagano indisturbate. Poi le terre di ghiaccio morderanno la tua pelle, alle porte del luogo più incantato di Mum: il Tempio dei Volti. Statue possenti raffigurano dei dimenticati, il cui potere è ancora presente e pericoloso.
«Dopo la morsa del ghiaccio sarà la volta del fuoco del deserto, che ti condurrà verso il Confine del Mondo. Una nave ti attenderà. Zyda, l’enorme sole rosso, si muove lentamente, eppure il tramonto incombe. Il mare è calmo in quel fazzoletto di oceano, ma strane creature lo infestano,. Si chiamano Ohrkali, felini tentacolati che si cibano degli incauti navigatori.
Raggiunto l’Antico Continente di Sin, dovrai ancora percorrere molta strada al suo interno. Attraverso terre incontaminate, dimore di assurde creature, si potrà raggiungere la valle delle ombre e dei fumi, il luogo in cui dimora il grande Drago. Dietro la valle si apre un giardino meraviglioso, dove gli animali parlano e cantano, e una donna bellissima dorme il sogno che non ha mai fine. Eviana, signora di ogni vita sul pianeta, si desterà dal suo sonno immortale e ascolterà la tua chiamata. Solo allora intreccerà le parole perdute nella memoria di ogni mortale, per invocare la formula che spezzerà la Maledizione di Mum.»
La parola tornò allo sfrigolio dei bracieri. Il cavaliere aveva ascoltato. I suoi occhi erano rimasti a fissare il vuoto oltre il sacerdote.
«Le mie parole sigillano le gesta che mi appresto a compiere. Per Mum, giuro di non deludervi.»
Il sacerdote di porpora vestito trasse un lungo sospiro.
«Bene. Allora va! Hai la mia benedizione.»
Sussurrò una manciata di parole tra le labbra, accompagnandole con un gesto della mano davanti al volto del cavaliere. Poi l’uomo con l’armatura guadagnò l’uscita del tempio. Era l’ultimo rimasto appartenente all’Ordine Dorato.
“Va, uomo!” pensava il grande sacerdote. “Abbraccia l’avventura, reclama la speranza, urla la tua voglia di vittoria. Donaci ancora qualche momento di sole. Ma il destino di Mum è giù segnato. Eviana non è mai esistita…”

Aeribella Lastelle

FONTE: Willoworld Creativity