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Se vi va di scoprire un genio indiscusso del progressive moderno, artista sfuggente, un po’ antipatico e molto prolifero, che gli amanti del genere conoscono con il nome di Steve Wilson, consiglio vivamente di partire dai Blackfield, progetto che il polistrumentista inglese porta avanti ormai da sette anni insieme all’autore israeliano Aviv Geffen. Il formato della canzone classica, le melodie “easy-listening”, la presenza degli archi e del piano, le atmosfere oniriche ed autunnali, vi faranno subito innamorare del talento di questo personaggio. Poi potrete passare alle altre avventure di Wilson, leader degli ormai famosi Porcupine Tree e produttore di molti gruppi e progetti del genere progressive.

È uscito di recente il terzo capitolo della saga Wilson-Geffen, Welcome to my DNA, un album che tiene testa ai precedenti, per altro magnifici, in cui risaltano soprattutto gli ottimi arrangiamenti orchestrali. È un disco che aspettavo dall’inizio dell’anno quando ne ho letto l’annuncio, e naturalmente consiglio vivamente a tutti i lettori del blog. Lasciatevelo scorrere addosso, anche se è primavera e magari avreste voglia di qualcosa di più frizzante. I Blackfield parlano di pancia e suonano con l’anima; non sono solo canzonette… (altro…)

Ogni anno me ne vengo fuori con una compilation estiva per i miei conoscenti, una sorta di tradizione che continua dai tempi del liceo. Le compilation sono piccole creature d’amore, veri e propri omaggi a quegli artisti la cui musica diventa, giorno dopo giorno, ascolto dopo ascolto, la colonna sonora delle nostre vite.

Grazie a queta pratica (fare compilation, cassette, cd o anche semplici playlist) attraverso gli anni ho fatto conoscere moltissimi artisti a svariate persone, che poi si sono trovate anche a comprare dischi o ad andare ai concerti di questi musicisti. Di nuovo la domanda sorge spontanea; quanto realmente danneggia un musicista la cultura del file-sharing?

E comunque bisogna sempre guardare avanti, come ci dice Chris in questo brillante intervento su youtube. La grande opportunitá per gli artisti di slegarsi dalle logiche di mercato e dalle regole imposte dall’industria discografica sta proprio nel trovare alternative alla vendita del prodotto/disco.

Anche i Radiohead, che in una recente intervista affermavano che non avrebbero piú rilasciato un disco, non hanno annunciato la loro fine ma un nuovo inizio, come poi ha spiegato Colin Greenwood in un susseguente intervento. Gli artisti devono pensare le loro opere all’interno delle nuove culture tecnologiche e sociali. Il formato cd é ormai obsoleto. Un musicista oggi ha l’opportunitá di presentare i propri lavori sotto moltissime nuove forme, grazie soprattutto a internet.

Questa qui sotto é la mia compilation proposta per l’inverno. La tracklist é un semplice consiglio d’ascolto, ma guarda caso sono riuscito a trovarla da qualche parte in rete, perció se vi va di scaricarla, accomodatevi: http://is.gd/52rS9

Buon ascolto a tutti!!

THE COLONY COMPILATION
Winter 2010

01 – BIG ELF – Money is pure evil
02 – WOLFMOTHER – New Moon Rising
03 – PORCUPINE TREE – Time Flies
04 – DIABLO SWING ORCHESTRA – Balrog Boogie
05 – JOHN ZORN – Miller’s Crake
06 – THE MARS VOLTA – Copernicus
07 – PINK MARTINI – And Then You’re Gone
08 – THE DEAR HUNTER – The Poison Woman
09 – NORAH JONES – Even Though
10 – TRANSATLANTIC – The wind blew them all away
11 – JULLIETTE LEWIS – Fantasy Bar
12 – TORI AMOS – Snow Angel
13 – BEARDFISH – Destined_solitaire
14 – ALICE – Island

Picture by Willoclick

FONTE: http://colonyofslippermen.wordpress.com/

L’ultimo decennio di questa personale classifica (a dire il vero le classifiche non sono il mio forte e non mi piacciono neppure, ma ho voluto lo stesso provarci) é forse quello piú difficile da valutare, per due motivi ben precisi. Primo perché il prog, dopo i belli episodi underground degli anni ’90, ha cominciato a fare capolino nelle charts. La crisi del disco infatti ha premiato la qualitá e rallentato le vendite dei grandi nomi. In questo modo il prog é rinato anche per il grande pubblico, e di conseguenza si sono avute negli ultimi dieci anni moltissime produzioni di qualitá (anche se forse si é risentita una carenza di creativitá). Secondo perché i miei gusti sono cambiati e ho allargato i miei ascolti, scostando l’occhio critico dal genere.

Comunque questi qui sotto sono a mio avviso gli album piú importanti degli ultimi dieci anni, estratti anno per anno.

1999: Stupid Dream – Porcupine Tree

2000: SMPTe – Transatlantic

2001: Lateralus – Tool

2002: Six degrees of inner turbulence – Dream Theater

2003: The Power to Believe – King Crimson

2004: Be – Pain of Salvation

2005: Ghost Reveries – Opeth

2006: Amputechture – The Mars Volta

2007: Act II: The Meaning Of, And All Things Regarding Ms. Leading – The Dear Hunter

2008: The Bedlam in Goliath – The Mars Volta

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Fonte: The Colony of Slippermen

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TIME FLIES – Porcupine Tree

Pubblicato: 22 agosto 2009 da Willoworld in MUSICA
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Ecco il primo video dell’attesissimo album dei Porcupine Tree (The Incident), in uscita il 14 settembre prossimo (si tratterá di un doppio cd). La premiere di questo videoclip, firmato dal solito Lasse Hoile, si é tenuta lunedi scorso per MUZU TV in GB e Irlanda. Il pezzo s’intitola Time Flies ed é anche il singolo che precede l’uscita del nuovo album.

Fonte: The Colony of Slippermen

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the incident

I Porcupine Tree sono felici di annunciare l’imminente uscita del loro decimo album in studio, che si intitolerà The Incident. Il disco uscirà in tutto il mondo per la Roadrunner Records il 21 settembre 2009 e si tratterà di un album doppio.

Il pezzo principale sarà la title track, una lunga suite di 55 minuti che occuperà la prima parte del disco. La canzone è una sorta di viaggio surreale improntato sull’inizio e la fine delle cose, nel senso in cui, una volta che sono passate, le cose non saranno mai più le stesse.

La seconda parte è invece una specie di EP di quattro composizioni sviluppate lo scorso dicembre durante una session in studio di registrazione.

Video e immagini relativi al concept album saranno pubblicate regolarmente sul sito ufficiale della band, che inizierà il tour dopo l’estate.

Songs / Tracks Listing

Disc 1
1. The Incident
I. Occam’s Razor
II. The Blind House
III. Great Expectations
IV. Kneel and Disconnect
V. Drawing the Line
VI. The Incident
VII. Your Unpleasant Family
VIII. The Yellow Windows of the Evening Train
IX. Time Flies
X. Degree Zero of Liberty
XI. Octane Twisted
XII. The Séance
XIII. Circle of Manias
XIV. I Drive the Hearse

Disc 2
1. Flicker
2. Bonnie the Cat
3. Black Dahlia
4. Remember Me Lover

Line-up / Musicians

Steven Wilson – vocals, guitar, piano
Richard Barbieri – keyboards, synthesizer
Colin Edwin – bass guitar
Gavin Harrison – drums
Releases information

Release Date: September 21, 2009.
Label: Roadrunner.

FONTE: The Colony of Slippermen

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osi-blood

Tre album importanti usciti recentemente sul panorama progressivo. Uno di questi lo avevo già anticipato in un precedente articolo. I Gazpacho, band norvegese che richiama Porcupine Tree e Radiohead, mettano a segno forse il loro capolavoro. Tick Tock ci regala grandi melodie ed un’ottima produzione.

Ma la nota più positiva è sicuramente quella degli Office of Strategic Influence (OSI) progetto di Kevin Moore (ex Dream Theater) e Jim Matheos (Fates Warning), con la partecipazione alla batteria di Mike Portnoy. Questo terzo album ha anche degli ospiti illustri del calibro di Mikael Åkerfeldt (Opeth), alla voce nel pezzo (bellissimo) Stockholm, e Gavin Harrison dei Porcupine Tree.

Come definire la musica degli OSI? Prog Metal atmosferico? Boh… a me non piacciono molto le definizioni. Il mio consiglio è di ascoltarlo, magari al tramonto, con le luce del sole che fa strani giochi con le nuvole… Forse il miglior disco di prog di questo inizio 2009.

Infine segnalo anche la seconda fatica dei Wobbler, anch’essi norvegesi, di stampo più seventies, lunghe composizioni intricate e tanta nostalgia. Un album, questo Afterglow, da ascoltare con più pazienza.

OSI HOMEPAGE

WOBBLER MYSPACE

GAZPACHO HOMEPAGE

Fonte: Colony Of Slippermen

IL PROGETTO INSURGENTES

Pubblicato: 5 novembre 2008 da Willoworld in 1, MUSICA
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insurgentes01

Insurgentes é il primo lavoro da solista di Steve Wilson, uno dei musicisti che amo di piú in assoluto. Leader di band quali Porcupine Tree e Blackfield, ma anche collaboratore di Opeth, Anathema e altri gruppi progressive, Wilson si è affermato lentamente, un passo alla volta, lavorando sodo e senza mai vendersi. Una carriera ormai ventennale, uno stile, il suo, facilmente riconoscibile per quell’approccio melanconico-sognante (ma anche graffiante) di cui la sua musica è ricca.
Non ho ancora ascoltato il disco, che per altro non è più possibile ordinare perché è già sold-out. La tiratura era limitata e l’edizione da negozio uscirà forse nel 2009. Mi auguro che presto sarà comunque possibile trovarlo in rete.

E proprio su questo punto vorrei soffermarmi, perché tutto il progetto Insurgentes, sviluppato insieme al regista Lasse Hoile e a Susana Moyaho, è un messaggio contro la nuova cultura del download e dell’mp3. L’opera completa infatti include, oltre alla musica, un reportage di 120 fotografie e seguirà un documentario che vedrà la luce in primavera. Il senso è quello di proporre un oggetto di qualità, godibile fino in fondo solo se assimilato nella sua forma originale, e non attraverso una misera copia digitale.

Wilson dice: “La mia paura è che la nuova generazione di ragazzi, nata in questa rivoluzione informatica e cresciuta con internet, cellulari, i-pods, downloads, american idols, reality show, prescrizioni di psicofarmaci e playstation, venga distratta da quello che è realmente importante nella vita, ovvero sviluppare un senso di curiosità verso ciò che si trova fuori.”

In passato ho manifestato molte volte il mio compiacimento verso la cultura dello sharing musicale e ho criticato il legame feticista che lega l’ascoltatore al pezzetto di plastica (cosa che ho sofferto anche io per molti anni). Ciononostante riconosco ancora il valore dell’oggetto, quando lo merita. Credo che un regalo come questo possa davvero meritare.
Eppure sono convinto che Insurgentes rimarrà un fenomeno separato, l’ennesimo tentativo di tornare alle origini, come hanno fatto altre band attraverso espedienti simili, digipack, vinili, superconfezioni e via dicendo. La nuova cultura non la puoi fermare. La tecnologia va a cento all’ora, e i ragazzi sono i suoi primi target.

La riflessione fatta da Wilson e dal suo progetto è interessante, ma è fine a se stessa. Credo ancora che l’unica alternativa allo sharing sfrenato sia la musica dal vivo. Alla fine è la performance sul palco l’espressione più vera del musicista.
Per quanto riguarda la rivoluzione tecnologica… aspetteremo i concerti olografici…
…in streaming!!!!!

VAI ALLA PAGINA DI INSURGENTES: http://www.insurgentes.org/

ASCOLTATE L’ALBUM A QUESTO LINK

FONTE ARTICOLO: The Colony of Slippermen