Posts contrassegnato dai tag ‘progressive rock’

Chi è Casey Crescenzo? È un tenerone di 27 anni con la barba con già una notevole carriera musicale alle spalle, leader fondatore dei The Dear Hunter, band di alternative rock con uscite progressive, songwriter, polistrumentista e produttore a tempo perso. Ma soprattutto Casey Crescenzo è la voce sofferta e melanconica che ci racconta la saga di “The Boy”, protagonista di un concept di sette album iniziato nel 2006 con il primo atto (The Lake South, The River North) e continuato nel 2007 e 2009 con gli atti 2 e 3, veri e propri gioielli del rock moderno. (altro…)

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Oddity, opera prima del chitarrista-polistrumentista Franck Carducci, racchiude fin dalle prime note tutta la magia della scena sympho-prog, facendo il verso ai capostipiti Marillion e Pendragon, omaggiando ovviamente i maestri Genesis e chiudendosi con una vera e propria dichiarazione d’amore, la cover di The Carpet Crawlers.

Forte del supporto di validi musicisti e nomi prestigiosi come il fratello di Steve Hackett, John (tanto per non farsi mancare il legame carnale con i paladini inglesi), questo primo lavoro del musicista franco-italiano spicca sicuramente per tecnica e qualità di produzione. La lunga suite d’apertura Achilles, divisa in sei movimenti, ci trasporta subito in quelle zone armoniche tipiche del progressive più melodico, senza però mai risultare prevedibile. E sono proprio le linee melodiche il cavallo da battaglia di questo bel disco, che sicuramente gli amanti del genere non potranno perdersi. (altro…)

KING CRIMSON: A Scarcity of Miracles

Pubblicato: 30 maggio 2011 da Willoworld in MUSICA
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Quando Robert Fripp e Jakko Jakszyk si sono ritrovati nel febbraio 2009 non avrebbero mai pensato che le sedute iniziali di improvvisazioni per chitarra sarebbero diventate un album in piena regola, o che sarebbero diventate in ultima analisi, un progetto dei King Crimson. Con lo svilupparsi del materiale di quelle prime sedute fu ovvio che il progetto si stava trasformando in qualcosa di molto più grande del previsto. L’arrivo del sassofonista ed ex membro dei King Crimson, Mel Collins, ha aggiunto ulteriore colore e consistenza alle canzoni che andavano formandosi. La line-up è stata completata con l’aggiunta del bassista Tony Levin ed il batterista dei Porcupine Tree, Gavin Harrison (entrambi membri dell’incarnazione 2008 dei King Crimson), che hanno aggiunto le loro parti al materiale nei loro rispettivi studi. (altro…)

Se vi va di scoprire un genio indiscusso del progressive moderno, artista sfuggente, un po’ antipatico e molto prolifero, che gli amanti del genere conoscono con il nome di Steve Wilson, consiglio vivamente di partire dai Blackfield, progetto che il polistrumentista inglese porta avanti ormai da sette anni insieme all’autore israeliano Aviv Geffen. Il formato della canzone classica, le melodie “easy-listening”, la presenza degli archi e del piano, le atmosfere oniriche ed autunnali, vi faranno subito innamorare del talento di questo personaggio. Poi potrete passare alle altre avventure di Wilson, leader degli ormai famosi Porcupine Tree e produttore di molti gruppi e progetti del genere progressive.

È uscito di recente il terzo capitolo della saga Wilson-Geffen, Welcome to my DNA, un album che tiene testa ai precedenti, per altro magnifici, in cui risaltano soprattutto gli ottimi arrangiamenti orchestrali. È un disco che aspettavo dall’inizio dell’anno quando ne ho letto l’annuncio, e naturalmente consiglio vivamente a tutti i lettori del blog. Lasciatevelo scorrere addosso, anche se è primavera e magari avreste voglia di qualcosa di più frizzante. I Blackfield parlano di pancia e suonano con l’anima; non sono solo canzonette… (altro…)

BLACK WIDOW LIVE

Pubblicato: 5 marzo 2011 da Willoworld in MUSICA
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Una delle mie band preferite degli anni settanta. Splendido e diabolico il loro Sacrifice, ma anche l’album di debutto, Black Widow, non è da meno. Recentemente è uscito il DVD Demons Of The Night Gather To See Black Widow Live, dal quale è estratto questo video (Come to the Sabbath). Il fotage rappresenta una performance del 1970 per la televisione tedesca.

Sembrerebbe che a distanza di 40 anni il sassofonista flautista della band, Clive Jones, abbia intenzione di pubblicare un nuovo disco insieme al cantante della formazione originale Kay Garret più alcune interessanti sorprese. Ci sarebbe già il titolo, Sleeping With Demons, e dovrebbe uscire quest’anno.

Fonte: The Colony of Slippermen

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Anekdoten Live Castel di Mileto 1996

Pubblicato: 16 gennaio 2011 da Willoworld in MUSICA
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Tempo fa riportai in digitale una vecchia videocassetta-bootleg si un suggestivo concerto degli Anekdoten sotto il Castel di Mileto, location medievaleggiante nel cuore del Chianti. La performance si svolse nel 1996 durante il tour per il loro splendido secondo album “Nucleos”.

Gli Anekdoten sono stati una delle band più importanti degli anni novanta del genere progressive (scuola svedese), e ancora oggi continuano, pur con una certa parsimonia, a sformare album magnifici. Questo documento mi è rimasto nell’hard disc per un bel po’ di tempo, aspettando l’occasione di presentarlo su una piattaforma che lo contenesse per intero. Novamon, a differenza di Megavideo che ha il tempo limitato, mi è sembrata una buona alternativa.

Il concerto per intero ha una durata di 1 ora e 50. Nel finale potrete gustarvi alcune splendide cover dei King Crimson: Larks Tongues in Aspic, Easy Money, Starless. Il video potete guardarlo e scaricarlo a questo link.

Articolo correlato: Anekdoten – A Time of a Day

FONTE: The Colony of Slippermen

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Nella mia personale classifica musicale del 2010 trovano posto solo 5 album. I grandi nomi del panorama progressive non hanno prodotto nulla in questi ultimi dodici mesi, di conseguenza ci si aspetta un 2011 ricco di belle novità, a partire dal nuovo Mars Volta (chissà se Rodriguez non si è già mangiato il fegato aspettando pazientemente i testi di Cedric…)

I Dream Theater sono già entrati in studio, o almeno è quello che ci confessa Petrucci col suo ultimo messaggio su Twitter, ma ancora non si sa nulla di chi prenderà il posto di Mike Portnoy. Anche gli Opeth si apprestano a registrare il loro nuovo album, e poi chissà, forse seguiranno i Porcupine Tree e i Flower Kings, magari più avanti… E poi dovrebbero tornare anche gli Yes con il cantante nuovo… Insomma, il 2011 potrebbe essere un altro anno importante per il progressive rock.

I cinque album che hanno lasciato il solco sul mio lettore MP3 sono i seguenti (non in ordine di importanza): Heavy Metal dei Motorpsycho, La Buona Novella della PFM, We’re Here Because We’re Here, grande ritorno degli Anathema, The Neverending Way of OrwarriorOR degli Orphaned Land (altro grande ritorno!) e infine Il Pittore Volante, dell’inaspettata reunion della Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Ognuno di questi dischi, per altro molto diversi tra loro, mi ha lasciato qualcosa dentro. Ve li consiglio tutti vivamente; potrete trovarli sicuramente su Filestube.

Leggi anche: Il Miglior Prog del 2010 e I Migliori Album del 2009

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FONTE: The Colony of Slippermen

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I SUPERGRUPPI DEGLI ANNI ’90

Pubblicato: 7 dicembre 2010 da Willoworld in MUSICA
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Gli anni novanta hanno visto la rinascita del progressive rock, grazie a una manciata di felici episodi che hanno aperto la strada a nuovi sound e movimenti. La scena svedese nasce, o forse sarebbe meglio dire “rinasce”, con l’avvento di Anglagard e Anekdoten. I loro album di esordio rimangono ancora oggi dei masterpiece del genere. Negli States invece il progressive metal si consolida con Images and Words dei Dream Theater. Ai Marillion, che hanno tenuto il genere in vita durante tutti gli anni ’80, seguiranno una serie di band, soprattutto europee, che rifonderanno il sympho rock dalle ceneri dei grandi maestri degli anni ’70. È un periodo d’oro, quello della prima metà degli anni ’90, al quale seguirà una fase forse ancora più intensa, secondo una linea logica già vista. La seconda metà degli anni ’90 sarà infatti il periodo dei Supergruppi.

Nel 1997 esce Black Light Syndrome dei Bozzio Levin Stevens, al quale farà seguito Situation Dangerous del 2000. Sono due album a dir poco strepitosi, in cui melodia, potenza e tecnica si fondono alla perfezione. Si tratta perlopiù di sperimentazioni ed improvvisazioni, ma i risultati sono a dir poco devastanti.

Nel 1998 due quinti dei Dream Theater (Petrucci-Portnoy) danno vita al progetto Liquid Tension Experiment, con il supporto di Jordan Rudess (allora non faceva ancora parte dei DT) e del solito Tony Levin. La musica dei LTE è veloce, potente, assolutamente travolgente. Già l’anno dopo uscirà il secondo capitolo di questa bella collaborazione, Liquid tension Experiment 2, nel quale i nostri paladini proveranno a spingersi oltre, e a mio avviso con successo. Più deludente invece il terzo capitolo Spontanueus Combustion, datato 2007, privo della chitarra di Petrucci.

Più per palati sopraffini la collaborazione tra Tim Alexander (Primus) e Michael Manring, eclettico bassista americano, con l’aggiunta di Alex Skolnick (Testament). Attention Deficit, uscito nel 1998, è uno dei molti episodi di nobilitazione di musicisti appartenenti a scene estreme, come il metal appunto. A questo album seguirà l’ottimo The Idiot King del 2001.

Si danno da fare anche in Scandinavia, terra di grande tradizione progressiva. Due band culto dell’epoca, Anekdoten e Landberk, coniano il progetto Morte Macabre in cui vengono presentate cover di colonne sonore di vecchi film horror. Ma il momento più intenso dell’album è forse la lunga e drammatica Symphonic Holocaust, unico inedito in scaletta.

Sempre del ’98 il progetto Bruford Levin Upper Extremities, dove mezzi King Crimson incontrano il trombettista jazz Chris Botti e David Torn, che aveva già collaborato nel 1987 con Bill Bruford e Tony Levin nell’acclamato album Cloud Abaout Mercury. In questo caso ci si discosta leggermente dal rock, tuffandosi a capofitto nel jazz e nella fusion.

Nel 1999 Sean Malone dei travolgenti Cynic inizia il progetto Gordian Knot insieme a Trey Gunn, bassista dei King Crimson. Il risultato è un’opera di altissimo livello, che forse rappresenta nel migliore dei modi il fermento creativo di questo periodo. Ci sarà anche un seguito a questo disco, Emergent del 2003, quando ormai l’onda creativa è decisamente in declino.

Sean Malone parteciperà anche ad un’altro bel progetto del 2003, gli Official of Strategic Influence, insieme a Portnoy dei Dream Theater, Jim Matheos dei Fates Warning e il tasterista Kevin Moore, ex Dream Theater. Ed è proprio dai paladini del progressive metal che nascono altri due forti collaborazioni, i Platypus e i Transatlantic.

Non un semplice progetto tra grandi ma una vero supergruppo in stile ELP. I Transatlantic ci regalano in un decennio tre album di “true-progressive-rock” praticamente irraggiungibili, almeno per quanto riguarda la tecnica e il barocchismo. Al solito Portnoy si accostano Neal Morse (Spock’s Beard), Pete Trewavas (Marillion) e Roine Stolt (Flower Kings). Wirldwind, la loro ultima fatica, è del 2009.

Questi sono solo alcuni, ma forse i più importanti, progetti di quel periodo. A mio parere ognuna di queste opere non può mancare nella discografia di un vero progghettaro.

Fonte: Colony of Slippermen

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Sono prevalentemente tre i dischi che girano nel mio lettore Mp3 in questo novembre pieno di grigiore. È un mese ideale per un po’ di folk, per del progressive in veste vintage e soprattutto per la voce dell’oscuro ed alcolico Mark Lanegan.

Gli Agents of Mercy nascono da una costola dei Flower Kings (Roine Stolt e Jonas Reingold) e non si distaccano poi molto dalle sonorità dell’acclamata band svedese. L’uscita di questo secondo album Dramarama, che mi pare più convincente del precedente, farà sicuramente slittare la produzione del nuovo lavoro dei paladini del prog, di cui Stolt è il fondatore. L’ultimo disco dei Flower Kings risale infatti al 2007. Non è mai successo che la band impiegasse così tanto tempo per sfornare un nuovo album, ma i progetti paralleli di Stolt sono molti: Transatlantic, Karmakanic ecc…

Dei Lingalad ne avevo parlato in un articolo precedente. Ho ascoltato il loro nuovo lavoro La Locanda del Vento, che nei testi si distacca dalle solite tematiche tolkeniane del Signore degli Anelli. Un disco molto bello, in cui le atmosfere folkeggianti si amalgamano perfettamente ad un certo stile da “canzone italiana”. È un po’ come se il Branduardi più romantico incontrasse la PFM, o qualcosa del genere. Nel predente articolo avevo dato più risalto ai Fiaba, altra band italiana di musica fantasy, ma dopo aver ascoltato questo disco mi devo un po ricredere. Ascoltatevi Toni il Matto, ad esempio. Un pezzo pieno di forza ed emozione.

E per finire un disco del 2009, Broken dei Soulsavers. I Soulsavers sono un progetto di musica elettronica che mischia un po’ di tutto, dal soul al country, passando ovviamente per il rock, e nascono come duo (Rich Machin e Ian Glover) al quale si aggiungono via via diversi special guests, uno in particolare; Mark Lanegan. L’ex voce degli Screeming Trees appare nella maggior parte dei pezzi di questo disco, con la solita sofferenza di sempre, annaffiata da del sano whisky. Tra gli ospiti troviamo anche quel genio balordo di Mike Patton.

Tre album che vi terranno sicuramente compagnia nelle buie giornate di questo novembre. Cercateli su Filestube.

Fonte: The Colony of Slippermen

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Il nuovo album dei Mars Volta è già pronto, mancano soltanto i testi e le linee vocali di Cedric, che per la prima volta avrà la possibilità di lavorare da solo, senza l’occhio super critico di Omar Rodriguez. Da una recente intervista a Rolling Stone, si scopre infatti che il multi-talentato chitarrista dei Mars Volta quando entra in studio diventa un vero dittatore. Ma la sua ultima esperienza come regista del film The Sentimental Engine Slayer (terzo lungometraggio di Rodriguez che ha partecipato di recente al festival di Rotterdam) gli ha aperto gli occhi. Certo, non passa giorno in cui non senta l’irrefrenabile desiderio di afferrare il telefono e chiamare il suo compagno di palco per sapere a che punto è con il lavoro, ma le cose sembrano davvero cambiate. Rodriguez è una mente instancabile, ha mille progetti. Ammette di aver lavorato, dal 2002 al 2007, ogni giorno dalle 11 del mattino alle 2 di notte. Ora ha voglia di prendersela calma, di fermarsi ogni tanto per una pausa e di giocare con il suo cane.

“I want to share experiences, instead of controlling and owning them. […] I want to move beyond that. I’ve had 10 years of being a dictator. From 2002 to 2007, I cannot tell you how unfun it must have been to be around me. I worked from 11 in the morning until 2 in the morning, no breaks, no going out for lunch, no days off. I drove an engineer mad. Another renounced me. I understand it now. And now, I stop, I eat lunch, I play with the dog, and I get four times as much done now than when I was choking it to death. Now I come back invigorated. I’m definitely happier.”

Ancora non si conosce niente di questo nuovo disco, né i titoli delle canzoni né quando uscirà di preciso. Forse dovremo aspettare il 2011. Nel frattempo Omar estrae dal suo cilindro un progetto dopo l’altro. L’ultimo è lo sperimentalissimo Tychozorente, che potete scaricare qui.

Tychozorente
Omar Rodriguez-Lopez

Studio Album, released in 2010

Songs / Tracks Listing

1. Los Siete Sermones A Los Muertos (04:07)
2. Polaridad (04:51)
3. La Paradoja Divina (03:02)
4. Contra Suspiros (03:00)
5. El Todo (04:40)
6. Piedras Y Ansiedad (06:03)
7. El Ritual Como Fin En Si Mismo (03:01)
8. Consecuencias (03:01)

Line-up / Musicians

Ximena Sarinana Rivera – Vocals
Omar Rodriguez Lopez – Sequences,Programming, Synths, Xylophone
Elvin Estela – Programming, Additional Production, Bass
Marcel Rodriguez Lopez – Mellotron

FONTE: The Colony of Slippermen

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GLASS HAMMER – If

Pubblicato: 14 settembre 2010 da Willoworld in MUSICA
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Tornano i paladini del prog più classicheggiante, a volte stucchevole, con un album che guarda alle origini della band americana. I Glass Hammer omaggiano da quasi un ventennio i gruppi più importanti del panorama progressive: ELP, Yes, Genesis ecc. Non sono un loro fan, devo ammetterlo, però questo album, che sto ascoltando proprio adesso, credo abbia tutte le caratteristiche essenziali per fare un bel viaggio progressivo alla vecchia maniera. Un ottimo antidoto contro il veleno l’intervista di Phil Collins apparsa oggi su Repubblica.

Consigliato solo per i progger “duri a morire”.

IF

Studio Album, released in 2010

1.Beyond, Within (11:44)
2. Behold The Ziddle (9:11)
3. Grace The Sky (4:29)
4. At Last We Are (6:46)
5. If The Stars (10:25)
6. If The Sun (24:02)

Total Time 66:47

Line-up / Musicians
– Jon Davison / vocals
– Fred Schendel / keyboards and steel guitar
– Steve Babb / bass and keyboards
– Alan Shikoh / guitars
– Randall Williams / drums

Scaricalo qui: http://newalbumreleases.net/?p=20744

FONTE: The Colony of Slippermen

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HAKEN – Aquarius

Pubblicato: 6 agosto 2010 da Willoworld in MUSICA
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Si trovano da diversi giorni al primo posto della classifica dei migliori album progressivi del 2010 secondo Progarchives, il database più completo del web. Si chiamano Haken, sono inglesi e questo Aquarius è il loro album di debutto, un lavoro davvero pretenzioso. Pur trovandolo un disco impeccabile dal punto di vista tecnico, pieno di melodia e decisamente prog, non posso fare a meno di notare che a questa giovane band manca ancora un segno di riconoscimento, una firma riconoscibile che solo i grandi del prog hanno. Nelle loro cavalcate, molte delle quali sforano i dieci minuti, si sentono chiaramente le influenze di gruppi come i Kansas, i Tangent, il tutto condito con quell’approccio sympho tipico della scuola britannica (Pendagron e IQ). Ma di tempo ce ne avranno per coniare un loro sound, e nel frattempo possiamo tranquillamente goderci questo bel disco, consigliato esclusivamente a chi ama il prog più classico.

HAKEN – Aquarius
Studio Album, released in 2010

Tracks Listing

1. The Point of No Return (11:27) ascolta
2. Streams (10:14) ascolta
3. Aquarium (10:40) ascolta
4. Eternal Rain (6:43) ascolta
5. Drowning In the Flood (9:28) ascolta
6. Sun (7:19) ascolta
7. Celestial Elixir (16:56) ascolta

Total time: 72:43

Line-up

– Charlie Griffiths /guitars
– Ray Hearne / drums
– Hen / guitars & keys
– Ross Jennings / vocals
– Diego Tejeida / keys
– Tom Maclean / bass

FONTE: The Colony of Slippermen

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RADIO WILLO 1

Pubblicato: 27 luglio 2010 da Willoworld in INTERNET, MUSICA
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Riparte il blog con una nuova stazione radio on-line. Il motore di ricerca per tracce musicali Songza ha lanciato la versione beta di un pratico social network per creare la propria radio attingendo a una library di oltre 7 milioni di titoli. Con pochi click ho già aggiunto un centinaio di brani alla mia stazione e lentamente cercherò di aggiornarla sempre seguendo i miei gusti. Radio Willo 1 sarà molto progressiva, ma darò spazio anche a cosine più leggere o agli episodi metal più raffinati. Seguirà Radio Willo 2, anche se non so ancora cosa ci butterò dentro… perchè non si riesce mai a stare fermi.

Buon ascolto a tutti!

FOTO SOPRA: La colazione dei campioni. Birretta delle dieci del mattino sulle alpi svizzere…

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FONTE: Colony of Slippermen

Si tratta probabilmente del primo grande evento metal progressivo del 2010, un concept duro ma dal sapore esotico, prodotto da quel genio un po’ arrogante di Steve Wilson, leader dei Porcupine Tree. Gli Orphaned Land, band israeliana di derivazione death-metal, tornano a distanza di 6 anni dal loro ultimo full lenght. Le sonorità sono cambiate dagli anni ’90, gloriosi giorni in cui la band graffiava e rullava la sua rabbia metallica. Oggi gli Orphaned Land sono una band colta, impegnata anche politicamente, che spera con la sua musica di avvicinare le culture in contrasto tra loro. In proposito, consiglio la visione di questo video di presentazione dell’album.

Ascoltate poi il singolo Sapari che introduce l’opera. Questo è un album pieno di vita, da assorbire lentamente ad occhi chiusi e cuore aperto.

THE NEVER ENDING WAY OF ORWARRIOR
Orphaned Land
Studio Album, released in 2010

Songs / Tracks Listing

[Part I: Godfrey’s Cordial – An ORphan’s Life]
1. Sapari (4:04)
2. From Broken Vessels (7:36)
3. Bereft in the Abyss (2:45)
4. The Path Part 1 – Treading Through Darkness (7:27)
5. The Path Part 2 – The Pilgrimage to Or Shalem (7:45)
6. Olat Ha’tamid (2:38)

[Part II: Lips Acquire Stains – The WarriOR Awakens]
7. The Warrior (7:11)
8. His Leaf Shall Not Wither (2:31)
9. Disciples of the Sacred Oath II (8:31)
10. New Jerusalem (6:59)
11. Vayehi Or (2:40)
12. M I ? (3:27)

[Part III: Barakah – Enlightening The Cimmerian]
13. Barakah (4:13)
14. Codeword: Uprising (5:25)
15. In Thy Never Ending Way (Epilogue) (5:09)

Total Time 78:22

– Kobi Farhi / Leading chants, growls, narrations, choir & backing vocals
– Uri Zelha / electric & acoustic bass
– Yossi Sassi Sa’aron / Electric & classic guitars, saz, bouzouki, chumbush, choir vocals & piano
– Matti Svatizky / Electric & acoustic guitars

– Steve Wilson / Keyboards
– Shlomit Levi / Vocals
– Avi Diamond / Drums

Cercatelo su Filestube.

FONTE: The colony of Slippermen

Dall’esperimento “Colony of Slippermen Awards” ho potuto constatare che gli esperti di musica di mia conoscenza hanno tutti qualcosa in comune, ovvero una contagiosa passione per il revival. Quasi nessuno è stato capace di pescare dal calderone delle nuove uscite l’album dell’anno, e tutti mi hanno confessato di essere presi da roba vecchia, per lo più anni settanta.

Eppure di roba bella ne è uscita quest’anno, almeno secondo il mio punto di vista. Anzi, devo dire che il 2009 è stato davvero una bella sorpresa, soprattutto per quanto riguarda il progressive. Ma andiamo per ordine.

Incominciamo col nominare i sei album progressivi fondamentali di quest’anno, quelli che dovete assolutamente spararvi nel vostro lettore mp3.

1. Blood degli Office Strategic Influence (OSI)
2. Anno Domini High Definition dei Riverside
3. Act III – Life and Death dei Dear Hunter
4. Octahedron dei Mars Volta
5. The Incident dei Porcupine Tree
6. The Whirlwind dei Transatlantic

Tutte grandi produzioni, grandi nomi, grandi ascolti. Forse non troverete niente di nuovo dentro queste opere, ma di sicuro vi solleticheranno i timpani.
Non bisogna poi dimenticare Shadow Gallery, Dream Theater e Beardfish, anche se personalmente ho apprezzato molto di più i sei citati più su. Scostandosi poi sul rock più genuino, come non dimenticare l’ultimo degli Wolfmother “Cosmic Egg” e quello dei folkloristici Big Elf.

Anche per quanto riguarda il panorama italiano mi va di citare un paio nomi; l’ultimo lavoro di Cammeriere, forse non all’altezza del primo gioello e di Sul Sentiero, ma comunque valido e poi la sorpresa di Niccolò Fabi che col suo “Solo un uomo” mi ha regalato momenti davvero piacevoli. Cantautore giovane e di indubbio talento, nella seconda splendida traccia “Attesa inaspettata” è riuscito a farmi ritrovare anche i vecchi Genesis. Un album magnifico!

Passiamo adesso alle recensioni che mi sono arrivate e nel dare la parola a Gherardo e Michele, colgo l’occasione per ringraziarli della collaborazione. Ecco qui i loro personali podi del 2009.

LA TOP THREE di Michele C.

1) “Cosmic Egg” dei Wolfmother

Secondo album per i Wolfmother sicuramente all’altezza (se non addirittura migliore) del precedente che già era fantastico… Questo gruppo, per me, sono la “prova provata” che si sbagliano coloro che sostengono che “oggigiorno l’intera produzione musicale è scadente”!
Ogni brano è a suo modo fulminante e coinvolgente: la voce, i riff di chitarra e i cambi di ritmo rimandano dritti agli anni settanta il tutto però attualizzato con sound più “moderni”…
L’album è immediato: basta un primo assaggio per capire bene di che pasta è fatto e dopo molteplici ascolti si ha la conferma che la prima impressione era quella giusta!!!
…per me al primo posto non potevano esserci altro che loro.

2) “Them Croocked Vultures” dei Them Croocked Vultures

John Paul Jones al Basso, Dave Grohl alla Batteria, Joshua Homme alla chitarra e voce formano un inedito terzetto dalle altissime potenzialità artistiche e il loro disco è all’altezza delle aspettative: un miscuglio di diversi stili e sound che alla fine produce uno splendido album fortemente Rock!

3) “Humbug” degli Arctic Monkey

Questo loro terzo album crea una discontinuità rispetto ai due precedenti… c’è meno dinamica ed energia a favore invece di sound più cupi e ricercati: si percepisce bene l’influenza di Joshua Homme (è il produttore di quasi tutti i pezzi dell’album) che se da una parte aiuta il gruppo a non ripetersi dall’altra rischia di eclissare il loro stile… il risultato finale, secondo me, è comunque eccellente e sopratutto è da apprezzare il tentativo di esplorare percorsi diversi dai precedenti.

Citerei volentieri anche l’ultimo dei Pearl Jam, che a detta di molti è il loro ennesimo album valido, ma purtroppo non ho ancora avuto modo di ascoltarlo in maniera approfondita!

LA TOP THREE di Gherardo D.L.

1) “Black Gives Way To Blue” degli Alice In Chains

In tempi di reunion, molto orientate al fatturato, il ritorno discografico di questi tizi non mi aveva molto colpito. In particolare, vista la fine di Staley mi ero implicitamente ripromesso di non ascoltare più niente, nel caso fosse uscito. Poi mi capita questo CD, per caso, e sono costretto a esultare. Esultare per un prodotto magnifico, in cui la vena “grungesca” non è per niente morta (quindi nessuno parli di trasformazione) e, come per la storia che ha contraddistinto gli AIC, si sposa con un bell’abbrivio di distorsione e onesta ignoranza. Molto, molto gradevole, un songwriting all’altezza dei bei tempi, e non certo le ballate dei Nirvana, quanto, semmai, lo stile eclettico con concessioni heavy dei Soundgarden. Poi basta, perché della scena ’90 di Seattle in realtà non ci capisco una sega, e molti saranno più informati di me. A me piacciono i gioielli come l’unico CD dei My Sister’s Machine, e questo lo dico solo per fare il figo.

2) “Sing Along Songs for the Damned & Delirious” dei Diablo Swing Orchestra

Questi tizi, di cui non so nulla, mi sono tornati in mente perché li hai messi di contorno a uno dei tuoi post su uno dei tuoi diecimila blog. Più che altro, il passaparola su questa band è stato maestoso: ho avuto il loro album dopo che frotte di amici me li segnalavano, al punto di donarmi il CD, copiatissimo. Personalmente, è una band che mi viene a noia dopo 2/3 ascolti. Però in quei 2/3 ascolti, diamine!
Proposta molto originale, e molto profetica. In una scena ormai fatta soltanto di contaminazioni, i Diablo sembrano sussurarti: “Sì, se vuoi, possiamo metalleggiare anche sul jazz caldo”.
A proposito, che cos’è il jazz caldo?

3) “A sangue freddo” del Teatro degli Orrori

Tutti i recensori, eminenti o meno, parlano dei Teatro facendo riferimento alla storia di Capovilla. Una specie di eminenza veneta dell’indie italiano, come se l’indie italiano fosse mai stato agli onori delle cronache. Personalmente, ho avuto la grande occasione di sentire gli One Dimensional Man dal vivo, anni e anni fa, credo che aprissero agli Afterhours. Mi hanno fatto cagare, non ho nessuna remora a dichiararlo. Già si senitva che erano parecchio preparati, questo è vero, ma una formula che dal vivo stentava a decollare. Poi, con qualche trasformazione, arrivano questi Teatro degli Orrori, che invece valgono qualcosa. In particolare questo secondo album, che sposa la poetica urlata e personalissima di Capovilla a (finalmente) qualche riff di impatto. Questa uscita, ad ascoltarla bene, pare meno autoreferenziale della precedente, e regala delle belle soddisfazioni. Consigliata per davvero.

LA TOP THREE di GM Willo

1) “Act 3 – Life and Death” dei The Dear Hunter

Oltre ad essere il perfetto sequel al precedente capolavoro Act II, il nuovo album dei Dear Hunter, band di Boston che ho scoperto un annetto fa e che mi ha completamente devastato, si arricchisce di nuovi interessanti arrangiamenti, come dice anche lo stesso leader Crescenzo in una recente intervista su youtube. La band sta crescendo insieme alle sue ambizioni. Ancora tre album per finire questo mega-concept, in uno strepitoso crescendo di melodia ed emozione. Grandi!!!

2) “Octahedron” dei Mars Volta

Pensatela pure come vi pare ma queste otto perle melodiche, a volte anche stucchevoli, di questo ennesima fatica dei pazzi messicani mi ha letteralmente strapazzato il cuore. Perchè alla fine dei giochi le cose che davvero contano nell’ascolto sono le emozioni, e questo album ne ha da vendere.

3) “Solo un uomo” di Niccolò Fabi

Di nuovo come ho detto più sopra, le emozioni in prima linea. Se devo ricordarmi il 2009 attraverso la musica devo per forza metterci quest’album, che presenta comunque molte caratteristiche progressive.

A questo punto dovremo incoronare il vincitore, ma siccome io non ho mai amato le classifiche, chiuderò questo primo “Colony of Slippermen Awards” con una bel super-a-pari-merito. Perchè l’importante è seguire il ritmo, cavalcare la melodia e tuffarsi nel sound, non credete anche voi?

Buon ascolto a tutti!!!!

FONTE: The Colony of Slippermen