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Pubblicato: 8 agosto 2009 da Willoworld in PLCCT, RIFLESSIONI
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after show

L’unico elemento a nostra disposizione che ci permette di analizzare concetti quali l’infinito e l’eternitá é la nostra immaginazione. Potremo fare l’esempio di una retta su un foglio, impossibile da rappresentare nella sua interezza ma indicabile con una semplice linea che attraversa la pagina. Perció potremo pensare che questi due concetti non appartengono alla realtá, nonostante influenzino continuamente la nostra vita reale.
Perché l’uomo moderno é cosí impegnato a delimitare i confini tra la realtá e la fantasia, sminuendo l’importanza della seconda? Dato che entrambe fanno parte della sua vita, non sarebbe meglio per lui percepirle come esperienze di pari impatto emotivo?
Siamo quello che siamo e anche quello che immaginiamo di essere.

Illustrazione di Charles Huxley

CONSIDERAZIONI DI UN ANNIVERSARIO

Pubblicato: 11 settembre 2008 da Willoworld in 9/11
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Sono passati sette anni da quell’evento che ha cambiato la realtà come la percepivamo. Non ho intenzione di fare commemorazioni o altro. Vorrei solo condividere le mie sensazioni alla luce di tutto quello che è successo da allora.
Il dibattito su cosa sia realmente accaduto è ancora apertissimo. Ovviamente solo in rete. Nei palinsesti di big brother si celebra questo giorno mandando in onda film o documentari che poco hanno a che fare con il reale dibattito in corso.
Ma anche di questo dibattito non mi va di parlare. La sensazione che si sia creata una spaccatura deleteria tra questi cosiddetti debunkers e i cospirazionisti (definizione quanto mai errata per indicare un gruppo di persone che semplicemente si pone delle domande scomode) mi porta a pensare che lo stesso dibattito si stia atrofizzando. Scaramucce, niente di più. Invece di unire le forze per cercare insieme dei punti in comune, le due fazioni si scannano su qualsiasi argomento. Improbabile che non esisti neanche un punto assodato.
Ma la scaramuccia va avanti perché tutti vogliono appartenere a una fazione, così come a tutti piace avere una squadra per la quale tifare, un partito da votare, una bandiera da salutare.
C’è una cosa su cui possiamo essere tutti d’accordo. Da quel giorno questo mondo non è più lo stesso, e non penso che sia diventato un posto migliore. Questo significa che, comunque sia andata (attentato o autoattentato), le decisioni prese dai nostri governanti non sono state le più giuste.
Su ciò che è successo io ho la mia idea. Tre anni di letture, di ricerche, mi hanno portato a credere che gli attentati dell’11 settembre sono stati il pretesto perfetto  per gli Stati Uniti per portare avanti il loro PNAC (Project for a New American Century). Che lo abbiano organizzato loro o lo abbiano volutamente fatto accadere, è indifferente.
La cosa sulla quale vorrei soffermarmi è invece il discorso dell’alterazione della realtà per perseguire i propri fini. Potremo chiamarla cospirazione, se non fosse che questa parola è stata magistralmente utilizzata per additare un certo gruppo di persone e screditarne la natura.
L’alterazione della realtà avviene ogni giorno, in ogni contesto e per ogni scopo. Chi può davvero definirsi esente dall’utilizzo di questa pratica?
Quanti uomini che tradiscono la propria moglie credono che sia meglio fingere, magari per il bene dei figli, che compromettere le sorti della famiglia rivelando il misfatto alla compagna?
Quanti datori di lavoro mentono senza remore, condizionando le vite dei propri dipendenti, per il bene della loro azienda?
Quante persone mettono su una bella faccia nelle occasioni mondane per propria convenienza?
Quanta gente è convinta che l’essere politicamente corretto sia oggi una forma di rispetto?
Le alterazioni della realtà sono il pane quotidiano di questa società. Le si attuano per piccoli e per grandi disegni.
Qualcuno dice che forse tra cento anni sapremo cosa è realmente successo quel giorno di sette anni fa. Io credo che probabilmente ci vorrà molto di più. Nel nostro tempo non possiamo fare altro che render conto alla nostra verità, quella che noi percepiamo come vera. Non metto in dubbio l’esistenza di una verità oggettiva, ma ho forti dubbi sulle possibilità dell’uomo moderno di  percepire il vero, e credo che i suoi modi di decodificazione del reale siano sbagliati. Quando riusciremo a cambiare il nostro rapporto con ciò che è e non è reale, forse non avremo più bisogno di alterare la realtà, e non avremo paura di condividerla con tutti.
Fino ad allora andremo avanti dentro questo buio tunnel che, ironia delle ironie, chiamiamo Libertà.