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TRE CONSIGLI ROCK SETTEMBRINI

Pubblicato: 4 settembre 2010 da Willoworld in MUSICA
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Ma questo rock ci verrà mai a noia?
NO! Questa è la mia risposta. Anche con i riff scontati e i ritornelli ripetitivi, i con giri di basso ipnotici e le ballate pallose da spiaggia, se è fatto bene il rock è immortale.

Per questo inizio di settembre mi va di puntare il dito su tre album (due full lenght e un EP) semplicemente rock, anche se i Brad hanno reminiscenze grunge e i Dear Hunter sono in parte indie e in parte addirittura progressivi. Parentesi; i Dear Hunter rimangono una delle mie band preferite degli anni 2000!

Per gli amanti di Shawn Smith e della sua voce sofferta, tornano a distanza di otto anni i Brad con un disco registrato nel 2003. Best Friends non aggiunge nulla di nuovo a quello che la band di Seattle ha già fatto ma è comunque un buon modo per tornare indietro nel tempo.

Nel tempo ci si torna alla grande con l’ultimo dei Black Mountain, band canadese di rock -psichedelico che spacca davvero il culo. Wilderness Heart vi farà venire la voglia di mandar giù qualche pasticchina colorata, e vi troverete a danzare sul tavolo anche con delle semplicissime mentos alla fragola.

In attesa del quarto episodio della Saga-Dear Hunter (era atteso un EP invece sembra che Crescenzo e CO. siano intenzionati a fare uscire un full lenght, anche se non si sa ancora quando), la band americana rilascia un cofanetto che include i primi due dischi più un libro e un EP di inediti, The Branches EP. Anche solo per 10 minuti scarsi di nuova musica merita il download.

Insomma, un settembre all’insegna del rock, tanto per ricaricarsi un attimo…

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Premessa: credo che esistano due tipologie distinte di “opere”, quelle nate per amore, con l’unico fine di esistere, e quelle “prodotte” per essere vendute. Questa non è una critica a un’opera d’amore ma ad un prodotto del mercato cinematografico. Non mi piacciono le critiche, ma valutare un prodotto è un gesto dovuto. Riflettere su un evento o un costume dei nostri tempi, invece, è assolutamente necessario.

Ieri sera ho visto Avatar, un film-prodotto che mi è parso completamente inutile. Storia banale, recitazioni facili, messaggi fuorvianti e tantissimi effetti speciali, che dopo venti minuti non fanno neanche più tanto effetto. Se un film dovrebbe raccontarci una storia attraverso immagini e suoni, farci sognare, riflettere e toccarci da qualche parte dentro, credo proprio che questo polpettone in 3D di James Cameron non riesca in nessuno di questi intenti.

Una storia già vista, preparata in mille salse, falsamente impregnata di buonismo, così piena di cliché da provare un po’ di vergogna per gli sceneggiatori. Avatar è sostanzialmente un film di guerra futuristico, un videogioco fantascientifico, una fiera per presentare gli ultimi ritrovati della tecnica di animazione. Nessun personaggio è in grado di bucare lo schermo, di farci sentire una minima emozione.

La relazione tra l’avatar umano e la nativa non convince minimamente, il colonnello è un cattivo privo di sfumature, il ruolo della dottoressa è praticamente inutile, il protagonista è il classico eroe americano, apparentemente ignorante ma col cuore grande, così insipido che anche un menomato mentale ci si potrebbe immedesimare fin dalla prima scena.

Il messaggio del film è, come dicevo, fuorviante. La storia, che ha la pretesa di essere un’accusa alle barbarie dell’uomo bianco sulle popolazioni indigene perpetrate attraverso secoli di storia, è invece una celebrazione della rivalsa del bene sul male… insomma, la solita novella della zia. È irrealistica perché, come sappiamo, non è mai accaduto che le popolazioni indigene scacciassero via l’uomo bianco dalle proprie terre. Il fatto poi che sia un umano ad essere il prescelto per guidare tutte le popolazioni dei nativi contro i colonizzatori è un messaggio molto arrogante, come dire “si è vero, siamo dei bastardi noi bianchi-occidentali-americani, però se vogliamo sappiamo essere i migliori!”

La cosa più interessante di questo evento cinematografico è il successo che sta avendo, l’ennesima conferma di quanto in basso sia caduta la coscienza dell’uomo medio occidentale e le sue aspirazioni. L’ennesima conferma del reale valore dei titoli di prestigio che vengono assegnati a questo tipo di prodotti, oscar e golden globe vari. Un po’ come i nobel, che si danno non per merito ma per figura. Cala il sipario, si torna a casa al solito tram tram, lieti di aver spento il cervello per 150 minuti! Il problema è che il cervello non si è mai acceso…