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Sono esterrefatto. Davvero, non riesco a credere ai miei occhi. Eppure questi miei occhi hanno visto cose che voi umani… non pensate male, questa frase l’ho coniata molto prima del film di Ridley Scott. Non dimenticatevi che sono svariati secoli che sono a giro, io…

Comunque, vi stavo dicendo che non riesco a credere che, nonostante tutto quello che è stato detto, mostrato, fatto, voi umani continuiate a spingere a tavoletta sull’acceleratore. Lo sapete vero dove vi condurrà questa corsa sfrenata, no? Malgrado ciò, fate finta di nulla e andate avanti… Sfornate neonati come conigli, rosicchiando briciole del loro futuro. Come lo immaginate questo vostro mondo tra venti anni, o tra quaranta?
Che importa, si vive adesso, e poi le cose cambieranno, certo… si sistemeranno da sole…

Com’è possibile che siate ancora a rincorrere le false chimere del denaro e della popolarità? Come riuscite a dormire la notte sapendo che per ogni vostro giorno vissuto nell’incoerenza e nello spreco, ne spetterà uno di miseria per i vostri figli? Com’è che, con tutta la vostra creatività, non siete capaci di reinventarvi la vita?

Ma che sciocco che sono… si, anche i demoni come me possono illudersi, cadere nella trappola che i vostri signori vendono col nome di “speranza”. La speranza degli stolti, dico io… Le cose non si rimettono a posto da sole. Servono cambiamenti, sacrifici, evoluzioni. Serve dire Basta. Serve dire No. Siete ancora capaci di dire “No”, come ripetevate di continuo quando eravate dei bambini?

Oh, io adoro i bambini… è la parte di voi umani che preferisco. Il problema è che quando crescete vi trasformate, come il processo inverso della crisalide. Da splendide farfalle piene di colore e vitalità, vi tramutate in esseri privi di spina dorsale, capaci soltanto di strisciare. Vermi, ecco casa siete… E ve l’ho già detto più volte!!

E vabbè, non ci posso fare nulla. Tornerò al mio lavoro, mentre sono sicuro che voi tornerete al vostro folle auto annientamento. Anche per oggi mi sono sfogato… È un periodo strano, dev’essere il grigiore sopra la foresta, e il freddo che penetra attraverso le rocce umide della mia torre. Gor si è dimenticato anche oggi di accendere i fuochi, o forse lo ha fatto di proposito. Sta coltivando un sogno necrofilo. Vuole assaggiare la gelida carezza della dolce signora, ed ogni giorno mi sta dando un pretesto per esaudire questo suo macabro desiderio.

Ma d’altra parte cosa potrei aspettarmi da un essere umano deturpato come lui?

FONTE: Nekradamus.blogspot

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SMETTETELA DI CREDERE

Pubblicato: 10 dicembre 2010 da nekradamus in FILOSOFIA, PENSIERO, PERSONAGGI, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Avete visto che sono tornato… Non mi aspettavate cosi presto, vero? Il fatto è che siamo vicini alle feste, e come tutti quanti cerco di essere più buono (anche se bisognerebbe essere più cattivi). Ma non sono qui per illuminarvi il cammino, badate bene. Al limite getterò qualche nuova ombra sulle vostre certezze. Ma non disperate. Vivere nel dubbio è la chiave per ascendere agli inferi. Avete inteso bene, piccoli umani. Gli inferi potrebbero trovarsi più in alto di quanto pensiate, e questo potrebbe voler dire solo una cosa: che siete caduti davvero in basso!

Il mio consiglio per oggi è semplicemente uno: smettetela di credere. Credere è assolutamente inutile. Credere è un placebo per animi minuti. Credere è un favola a prezzo scontato, un motivetto da spiaggia, un film americano, ecco cos’è. Credere è come aggrapparsi allo sportello dell’aeroplano che perde quota, per paura che il paracadute non si apra. Credere è incolpare dio per tutti i mali oppure scagionarlo per la stessa ragione. Credere è svegliarsi la mattina e rimettere il pigiama sotto il cuscino, con la certezza di ritrovarlo. Credere è come chiudere gli occhi… ma di questi tempi è meglio tenerli ben aperti, non credete anche voi?

Qualcuno potrebbe venirsene fuori con il discorso della fede… che bisogna aver fede, che bisogna almeno credere in noi stessi… Sbagliato. Non fidatevi neanche di voi stessi. Negli ultimi cinquant’anni il vostro cervello è stato manipolato in tutti i modi. Giornali, televisioni, libri, scuola… non riuscite neanche più a riconoscere chi siete realmente… No, non fidatevi di voi, e non credete a dio, per piacere. Non perché non esista, ma perché prima di credervi dovreste riuscire a capirlo, e se pensate di farlo attraverso i vostri libri sacri, scordatevelo…

Capisco che non è facile chiedervi di smetterla di credere in dio sotto le feste natalizie… è proprio in questo periodo che vi piace ricordarlo. Vi fa sentire tranquilli… e vabbè, allora aspettate il prossimo anno. Come dice quel detto? Anno nuovo vita nuova… l’importante è che ci arriviate al prossimo anno…

Ma che succede giù… ho lasciato Gor, il mio servitore, a guardia del distillatore. Sono impegnato nell’estrazione di alcune essenze capaci di obliare la mente e aprire le porte di altri mondi. Spero non si sia messo a fare uno dei suoi intrugli. L’ultima volta ha fatto saltare in aria l’intero laboratorio… Gor!!! Goooooor!!

FONTE: http://nekradamus.blogspot.com/

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LA STORIA SI RIPETE

Pubblicato: 16 novembre 2009 da Willoworld in HUMUR, NARRATIVA, PENSIERO, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Sede del parlamento europeo.
Davanti ad esso, una folla di fedeli cristiani manifesta contro l’ultima decisione di abolire, per legge, dalle aule delle scuole pubbliche il crocifisso. D’un tratto la folla si apre al passaggio di un uomo. L’aspetto di quest’ultimo non è proprio dei migliori: scalzo, con una tunica sdrucita addosso, barba e capelli incolti, emaciato, un poveraccio insomma.
Privo d’ogni qualsivoglia oggetto di stile e di moda ha con se però una forza carismatica che alle persone più sensibili non potrebbe sfuggire, ma le persone sensibili, a questo mondo, si contano sulla punta delle dita, infatti, i più allontanano i bambini da lui con aria disgustata e si mettono a parlare sottovoce col vicino di quello strano individuo che si sta facendo largo tra loro.
“Fratelli!” Improvvisamente la voce del mendicante interrompe il brontolio dei presenti.
“Fratelli ascoltatemi, sono tornato tra voi per portarvi l’ammonimento di nostro Padre. Fratelli cosa fate? Perché siete qui? A combattere per cosa? Per la mia immagine morente? No fratelli così dimenticate il vero insegnamento che vi lasciai. Il Padre nostro vuole che ascoltiate nuovamente le sue parole per mia bocca. Spogliatevi dei vostri averi terreni, abbandonate il materiale, la fede la troverete nei vostri cuori. E’ l’amore incondizionato per i propri fratelli che bisogna coltivare. Non quello per il bene materiale momentaneo. Ricordatevi le mie antiche parole: E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Venite,dunque, venite con me, seguitemi. Abbandonate il superfluo e il materiale e riconquistate l’amore di Dio ….”
La folla, alle parole di questo poveraccio vestito di stracci, che li redarguiva sul loro modo di essere dei cristiani, ebbe una profonda indignazione, poi una voce di un uomo si alzò tra la folla: “Bestemmiatore…come osi crederti il figlio di Dio?!”
Il mendicante non fece nemmeno in tempo  a rispondere che una folla inferocita di amorevoli cristiani lo travolse. Mancavano solo i forconi e le torce poi sembrava di stare in una scena di un qualche film di mostri.

Alla fine della rivolta il pover’uomo giaceva esanime sul marciapiede.
Qualcuno, con un sasso, lo aveva colpito alla testa.
Una donna, che passava casualmente di là, e che aveva assistito alla scena, teneva la testa del poveretto e chiamava aiuto perché qualcuno avvertisse i soccorsi.
“Io ti  ho creduto, la  tua parola non sarà sprecata.” sussurrò poi piano all’orecchio del morto.
Passato che fu un po’ di tempo, però, tutto tornò come sempre e nessuno parlò più di quel mendicante pazzo, delle sue parole e dei suoi moniti.

“Ecco la storia che si ripete! Babbo, la prossima volta che vuoi salvare questi umani che hai creato, per favore mandaci Gabriele o chiunque altro ma non me. Io mi sono stufato di prenderle di santa ragione, per poi farmi ascoltare dai soliti due cani e gli altri addio, capiscono solo quello che vogliono capire, o non capiscono proprio.”
“Hai ragione figliolo. Pensavo che questa volta avessero imparato e che ti sapessero riconoscere meglio, in fondo sono più 2000 anni che ci venerano. Mi sono nuovamente sbagliato vabbè dai nessuno è perfetto. Lo so, lo so io dovrei essere perfettissimo ma voglio vedere te figliolo a creare il mondo e tutto il resto in sette giorni, la stanchezza si faceva sentire anche per me sai!? Sai una cosa? Facciamo così, fra qualche tempo, se non si riprendono, li affoghiamo tutti e li progettiamo da capo ci stai?”
“Si ma questa volta niente arca a salvarne qualcuno, si riparte dal fango!”
“Concordo figliolo, concordo!”

Giulia Riccó

Trova te stesso…

Qui la seconda parte, poi segui i link su youtube.

CHE COS’É IL CRISTIANESIMO?

Pubblicato: 3 Mag 2009 da Willoworld in HUMUR, RELIGIONE
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È la credenza che un ebreo zombi nato duemila anni fa ti possa far vivere in eterno se mangerai simbolicamente la sua carne e telepaticamente gli dirai di accettarlo come tuo signore, così lui potrà rimuovere le forze del male dalla tua anima che hanno infestato l’intera umanità a causa di una costola di donna che fu persuasa da un serpente parlante a mangiare una mela colta su un albero magico in un paese incantato.

FONTE: http://puhi.iki.fi/

RELIGIONE OPPIO DEI POPOLI?

Pubblicato: 13 dicembre 2008 da Willoworld in PENSIERO, RELIGIONE
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Questo articolo di Matteo (un vecchio Silente) é datato 13 settembre 2007. Ho riportato anche i commenti. Buona lettura.

consumo1

Il consumismo non è “filosofia del capitale”, bensì una piaga.

Piaga sociale: tu hai la macchina più grossa della mia, hai la jacuzzi, e allora io sono un fallito, e giù antidepressivi…

Piaga etica: io non valgo per quello che sono, ma per quanto è lussuosa la mia casa, per quanto è sottile il mio monitor tv 2 metri per 3, per quanti lifting mi sono fatto.

Piaga esistenziale: niente ha più senso al di fuori del numero crescente di oggetti inutili di cui mi circondo.

Piaga lavorativa: mi sottopongo a ogni schiavitù fisica e psichica pur di avere il “meglio”, il “più recente”, il “più costoso”.

Piaga familiare: notizia inquietante Ansa, 27 marzo 2005, carabinieri e polizia segnalano un incredibile numero di chiamate per litigi all’interno di nuclei familiari. Come dire che le feste comandate diventano un’occasione di sfogo, tutti stressati… e come non esserlo?

Rate, scadenze, fideiussioni, tassi di interesse, taeg (ho scoperto che vuol dire tasso annuo effettivo globale, cioè quanto costano i soldi!), ipoteche, bollettini…

Guardiamo un attimo le cifre, che parlano da sole.

Il direttore generale dell’ABI, associazione bancaria italiana, Giuseppe Zadra ci informa (Repubblica, 21 marzo 2005), che alla data di fine settembre 2004 gli italiani devono restituire prestiti al consumo (l’acquisto della macchina, altri beni “durevoli”… cioè tutto tranne la mozzarella, prestiti personali e carte di credito) per un totale impressionante: sono indebitati per quasi 60 miliardi di euro, 57.964.000.000, per la precisione. Siccome io ancora ho bisogno di ragionare in lire per capire la portata delle cose, traduco la cifra: SONO OLTRE 112 MILA MILIARDI DI LIRE (112.233.954.280.000).

Con tutti i debiti contratti per consumare di più (consumare, bada bene, non sono i mutui della casa!) ci si costruirebbero interi quartieri.

Questa somma mi spaventa. Ci sono milioni di individui che hanno perso la libertà, quella minimale, che consiste nel poter scegliere cosa fare domani… perché quando ti sei assoggettato alle rate… sei legato a doppio filo e non puoi scappare da nessuna parte.

E le banche? Sono preoccupate per l’esposizione? Macchè… esultano! Gongolano all’idea di spolpare i polli: dice il presidente dell’ABI che gli italiani sono un pezzo avanti rispetto al resto d’Europa, ossia sono già molto più indebitati, ma… si può fare di meglio! Infatti tra poco entra a regime il decreto di dicembre 2003 del Ministero delle Attività Produttive, che dice che anche i poveri potranno indebitarsi (eh, la par condicio..): c’è un fondo apposito che garantisce metà dei prestiti per le famiglie con reddito inferiore a 15.000 euro. Pensa che paradiso: già non ce la fai a campare così, figurati dopo che hai fatto le rate per 48 mesi per la macchina nuova!

E non è finita: è in arrivo anche l’estensione della cessione del quinto dello stipendio ai dipendenti privati, introdotta con la Legge Finanziaria 2005… (poveri co.co.pro., a loro non sono concessi neanche i debiti!). E ovviamente la Commissione Europea non si tira indietro: il 4 novembre 2004 ha varato una nuova direttiva in materia, con l’obiettivo di creare un mercato unico del credito al consumo.

Insomma… la via del legislatore è costellata di tappeti rossi per gli indebitati di oggi e di domani.

Lasciamo perdere per un momento la questione dei tassi di interesse (si fa per dire: con tutta la pubblicità del “prendi ora e paghi tra un anno”… gli interessi diventano uno scannatoio autorizzato), e scendiamo più a fondo, nei cosiddetti “bisogni”…

Ma davvero senza l’home cinema non si può vivere? E senza la berlina da 30 mila euro? E senza la vacanza da pagare a rate, dal modico costo di 12 mila euro x famiglia da quattro? E che dire dell’operazione di liposuzione, della scuola un anno all’estero, dell’ultimo modello di motorino-macchina per dodicenni? Che diamine, tutti prodotti di prima necessità.

Tuttavia, a guardare interessanti ricerche, provenienti tra l’altro dal paese più consumista del mondo, al disopra degli 8.000 euro di reddito annuo pro-capite, il denaro e gli oggetti posseduti non aggiungono neanche un briciolo di soddisfazione, gioia, serenità, orgoglio… niente di niente.

L’assuefazione agli oggetti nuovi è simile a quella delle droghe pesanti: ne servono dosi sempre maggiori per avere quei dieci minuti di esaltazione.

Certo, le prime ore al volante della fiammante e metallizzata bestia che raggiunge i 260 orari possono equivalere a diversi orgasmi consecutivi… ma già il mese successivo, quando arriva il bollettino con su stampato 935,87 euro, a cui sai che ne seguiranno altri 47… mi sa che il gusto si fa meno intenso.

E però la droga è ormai penetrata… vuoi vedere che con la barca mi godo ogni momento come fosse il primo?? E allora che sarà mai… un’altra piccola rata da 2.328,56 euro al mese per sei anni… e via con il motoscafo… dopodiché si passa direttamente agli strozzini e ai pignoramenti.

Questo è il punto: la rincorsa verso l’alto, verso quello che non c’è ancora, non riguarda quelli che la macchinona se la sono comprata in contanti perché la società l’ha messa in bilancio come costi aziendali per scalare le tasse… quelli non fanno le rate, mica sono scemi, sono semplicemente già ricchi, e furbi, quelli la barca non la “possiedono”, ce l’ha la holding con sede alle Cayman, figura nelle spese di rappresentanza, e non è neanche di proprietà, è in leasing, così si scarica le rate…

Il popolo degli indebitati è… appunto, il popolo… abbindolato dal luccichio e dal finto potere delle cose, che ti sembra di possederle ma sono loro che possiedono te, ti strozzano, ti levano l’aria, lo spazio fisico, lo spazio di manovra e il governo della tua vita.

Una volta si andava dalla vicina di casa a chiedere due uova o uno spicchio d’aglio o un limone, se avevamo dimenticato di prenderli nel fare la spesa… Adesso cosa potremmo chiedere… scusa, ce l’avresti un lettore dvd e un 112 pollici a schermo piatto da prestarmi un attimo, chè oggi mi sono dimenticato di comprarlo a rate?

Mi sa che è il caso di pensarci, pensarci bene, e poi ripensarci di nuovo… e poi decidere di smettere, e di farsi una passeggiata in bici (presa a rate!)…

MATTEO

LA COMUNIONE

Pubblicato: 10 settembre 2008 da Willoworld in GIOCHI, NARRATIVA
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Un racconto scabroso ma di grande effetto firmato Jonathan Macini, per rinnovare l’invito a partecipare alla Giostra di Dante.

FONTE: Willoworld Creativity

Nel tempio tutto taceva.
Le luci erano soffuse. I processori spenti, così come era spento il grande schermo sopra l’altare.
Fuori la notte odorava di muschio e di benzene. Il tempio sorgeva vicino alle fabbriche, ma era circondato da alti platani e cespugli a chioma libera. Un’isola di verde nel mare di cemento.
Lei varcò quella soglia perché non sapeva dove altro andare. Un vestito a fiori le ricadeva sul corpicino gracile. I capelli legati all’indietro facevano risaltare i suoi occhi, belli ma gonfi di pianto.
Era infreddolita, piccola, impaurita. Una gattina smarrita nella notte della città. Si chiamava Luna.
Il sacerdote le si fece incontro. Alto, quasi imponente nella sua tunica viola, le si avvicinò con aria protettiva. Nelle fitte ombre del tempio, lei non poteva vedergli il volto. Si lasciò abbracciare e condurre lentamente verso l’inginocchiatoio.
Lui conosceva il tipo. Venivano spesso, gattine o gattini spauriti, anime vinte dalle crudeltà cittadine. Ne venivano sempre di più. Cercavano una ragione, un pretesto per continuare a vivere. Lui era il sacerdote. Non vi era altro nome per definirlo. Lui aveva le risposte.
Le sussurrò parole di conforto. Lei si lasciò guidare. Non tremava già più.
«Ti sei perduta, vero? Piccola mia, hai fatto bene a venire qui. È proprio in questo posto che le anime smarrite ritrovano la strada. Vedrai, tra poco tutto ti sarà chiaro…»
Presero posto entrambi nella prima fila davanti all’altare. Erano soli dentro la navata centrale. Si udivano distanti i rumori della città, automobili in corsa, qualche sirena, un paio di esplosioni. La città viveva la sua danza di distruzione. Come ogni notte.
Il messaggio vocale fu dato da una voce fredda e precisa. Il sacerdote ordinò al processore di accendersi. Si udì un turbinio ed un grattio. La navata si illuminò di una luce azzurrognola, gli altoparlanti direzionali schioccarono all’accensione, le candele elettriche brillarono di rosso. Poi sullo schermo apparve Lui.
«Benvenuta!« la sua voce la fece piangere. Ma erano lacrime di felicità. Alzò lo sguardo verso l’immagine, un volto luminoso, androgino, bello oltre ogni normale concezione dell’estetica.
«Lo sai chi sono, piccina?» il suono di quella voce poteva far passare le arie di Mozart per gingles natalizi.
Lei non riusciva a parlare. Il suo corpo riuscì a stento a contenere una convulsione d’estasi.
«Io sono Dio…»
Le parole le scoppiarono in testa. Sentì del calore al basso ventre. Un brivido le corse lungo la schiena. Vinta da quell’abbraccio divino, accettò la mano del sacerdote, le sue lunghe dita che si facevano strada oltre le sue mutandine.
Arrivarono gli angeli. Uno sciame infinito che si muoveva in danze concentriche. La musica era il loro canto. Dio si ergeva al centro. Lo schermo pulsava di luci, sembrò sul punto di esplodere, mentre le immagini diventavano ologrammi. La danza continuò sotto la navata.
La ragazza alzò gli occhi ricolmi di lacrime, in estasi davanti alla manifestazione del divino. Il sacerdote la sollevò da terra. Si era sganciato i pantaloni. Era pronto a consegnarle la comunione.
Lei si sentì penetrare, ma fu qualcosa di distante, quasi piacevole. Il canto degli angeli si alzò di un’ottava. Udì dei tamburi che battevano il tempo. Lei incominciò a muoversi al ritmo di quella musica, provocando inconsapevolmente piacere all’uomo che le stava sotto. Curva sopra di lui, aggrappata all’inginocchiatoio di legno, elevò la sua anima verso una nuova esistenza. Dio era giunto dentro di lei.
Infine arrivò l’orgasmo.

Jonathan Macini

Ho pensato a Lungo se postare o meno questo articolo, quello che ho visto e quello che se vorrete potrete vedere ha dell’ incredibile, Abby e Brittany sono Americane hanno 16 anni e sono due sorelle Uniche.

Uniche come singolarita’ e come individuo perche’ vivono nello stesso corpo, un raro caso di Gemelli Siamesi direi da Profano, ma talmente accomunate in un solo individuo da formare quello che potrebbe definirsi oggettivamente una ragazza con 2 teste.

Non voglio fare un saggio sui casi di gemelli Siamesi, e le norme in cui rientrano, fatto sta che Abby e Britney hanno un unico corpo piuttosto normale oserei dire a parte la malformazione delle 2 teste.

Non vedrete immagini orrorifiche anche eprche’ sono due ragazze dolci e serene, e sicuramente con un incredibile coraggio.

Come coraggio o mi viene da dire una vena di Incoscenza l’ hanno i loro genitori, non mi piace fare retorica.

Mi chiedo come faranno ora ad affrontare la vita in questa Eta’ cosi’ particolare come l’ adolescenza, in cui tutti noi ci siamo trovati.

Un fenomeno che ha dell’Affascinante e del raccapricciante insieme inutile negarlo.

Posso solo sentire di fargli i miei Auguri, di piu’ non saprei che dire.

da Cainos e’ tutto I Lie I Cheat I Steal