Posts contrassegnato dai tag ‘Willoclick’

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.

BELFAST

Ricorderò sempre l’arrivo a Belfast, era l’Agosto del 1995 e con una ragazza conosciuta a Dublino decidemmo di saltare sopra un pullman della “Green Line” e varcare il confine con l’Ulster… continua…

UN PANINO IN COMPAGNIA

Erano passati cinque anni dall’ultimo incontro con Marchino. C’avevo passato l’infanzia insieme, i pomeriggi alla sala giochi e le serate sulle panchine, specialmente d’estate. Nel quartiere rimanevamo solo noi due perché i nostri genitori potevano appena permettersi una settimana al mare di ferragosto, una vera tortura… continua…

PER IL RESTO DEL CORPO

Lo spio in lontananza, per non corrergli incontro con le solite scuse. Sono dispiaciuta per averlo lasciato un po’ da solo anche ieri notte, tra le lenzuola del suo letto a fissare il soffitto e le sue umide facce. Non mi manca il corpo, le sue solitudini da appagare, le compagnie ossessive, gli specchi, i costumi e le sue apparizioni. Il corpo mi chiama il resto. Io sono solo l’anima, forse… continua…

CASTAGNETO

Per andare a casa di Paola facevo la strada del castagneto, uno sterrato dissestato che era diventato col tempo il terrore di tutti gli automobilisti del paese. Tre diverse amministrazioni comunali avevano promesso di asfaltare quella strada, ma in dieci anni nessuno ha mai fatto niente. In Italia cose come queste sono la normalità. Io preferivo così… continua…

NEI COLORI DEL TRAMONTO

I braccianti di colore si erano riuniti tutti tra loro alla fine dell’orario di lavoro, ed erano rimasti lì, in silenzio, come non avessero nessun posto dove recarsi. Infine si erano incamminati lungo la strada sterrata, costeggiando la stalla delle vacche, e svogliatamente erano andati ad infilarsi nelle loro baracche di legno, oltre il rimessaggio degli attrezzi… continua…

E LE 101 PAROLE DI…

INCUBI

ADDIO AL CELIBATO

IL SAGGIO

DAVANTI AL GREGGE

LA BALLERINA

Leggi anche: Letture col Ciuffo

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!

Annunci

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.

LE MIE CITTÀ: Roma

La Garbatella è un popolare quartiere della Capitale fatto di palazzoni in stile fascista, non esattamente meta turistica a meno di non essere interessati all’architettura del ventennio. La Garbatella è un popolare quartiere della Capitale fatto di palazzoni in stile fascista, non esattamente meta turistica a meno di non essere interessati all’architettura del ventennio… continua…

IL FARO

Quel sabato pomeriggio presi la macchina e andai al faro. Non sapevo che mi ero diretto laggiù fino a quando non lo vidi spuntare da dietro la collina. Gli eventi più recenti avevano innescato il pilota automatico, un sistema difensivo notevole se si pensa a quanta gente distratta circola per le strade oggigiorno… continua…

IMMOBILE SENZA ALCUN DESIDERIO

Resto sdraiato sull’erba di questo giardino senza preoccuparmi di niente. Le mie braccia sono inerti, le mie gambe pare non abbiano peso… continua…

MONDIALI

Quest’anno i mondiali li vedo da solo. Lo faccio per rabbia, sperando che i vecchi amici si sentano in colpa. Nicco mi ha appena chiamato, ma ho lasciato squillare… continua…

PARIGI

Camminare per le vie di Parigi è qualcosa di magico, farlo di notte ancora di più! Quello che colpisce sono soprattutto gli odori, delicati come la fragranza delle baguettes appena sfornate, particolari come il profumo dell’acqua della Senna o ributtanti come il puzzo della stazione della metro di Les Halles!… continua…

PESCAIA SULL’ARNO

A volte vengo quaggiù, quando le cose non vanno per il verso giusto. Ci arrivo per una stradina che passa sotto la ferrovia, poi attraverso il tennis club, un cancellino di legno e un sentiero che scende giù dall’argine… continua…

LA MECCANICA DI UN GESTO QUALSIASI

Generalmente indossava la camicia bianca col bottone del collo slacciato, con sopra una delle sue cravatte sottili, leggermente allentata, dalle sfumature scure, un po’ demodé… continua…

RITUALE NEL FIUME

Teresa cercava qualcosa di nuovo che potesse salvarla dall’apatia che la tormentava nei giorni sbagliati, come ad esempio il venerdì sera sul divano davanti alla TV, col volume abbassato e il cellulare in mano a scorrere velocemente la rubrica piena di numeri sconosciuti. Il sabato non era male perché andava a fare visita a sua madre… continua…

…LE POESIE DI…

ALLE TRE DI NOTTE

INFINE L’INFINITO

FELICE ACCANTO AL GANO

…E LE 101 PAROLE DI…

L’AGNELLINO D’ORO DELLA MUSIC DOME

DUE STELLE

GIOCHI DI GUERRA

NO

Leggi anche: Letture di luce sulla pelle


Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!

STORIE DI UN CLICK

Pubblicato: 17 giugno 2010 da Willoworld in FOTOGRAFIA, NARRATIVA, PROGETTI
Tag:,

Era da tempo che coltivavo l’idea di un semplice blog fotografico in cui presentare delle piccole storie legate alle immagini. Ho rispolverato la vecchia postazione Willoclick (il mio personale sito di fotografia visionabile in flash qui) e proprio ieri ho iniziato questo nuovo progetto. Potete andarvi subito a leggere i primi due interventi:

IL FARO

MONDIALI

Buona lettura a tutti!

GM Willo

THE WAVE

Pubblicato: 14 maggio 2010 da Willoworld in PENSIERO, PROGETTI, VARIE
Tag:,

@: Il Nulla, cazzo, il Nulla ovunque!!!
%: Calmati @, cosa ti é successo?
@: Ma come, non lo vedi?
%: Vedo cosa?
@: Appunto… non capisci?
%: No…
@: Non vedi Nulla, perché siamo circondati dal Nulla. É da tutte le parti, anche dentro me e dentro di te. É nel cielo, nel mare, nel vento… Stiamo affogando nel Nulla!
%: Adesso calmati @, respira e cerca di riprender il controllo…
@: Controllo un cazzo… Mi manca l’aria!
%: Chiudi gli occhi, prova…
@: Va bene %, ci provo… Aspetta… Ecco, li ho chiusi. E adesso?
%: Adesso respira profondamente…
@: Si… e poi?
%: Riesci a vederla?
@: Cosa?
%: Quella piccola lucina azzurra.
@: Dove?
%: Laggiú, in fondo, dentro di te…
@: No… aspetta…
%: La vedi?
@: Ecco si, adesso la vedo. Ma é piccolissima.
%: Ma sta crescendo vero?
@: Si, é vero.
%: Hai visto caro @. Non siamo ancora affogati nel Nulla. C’é ancora una speranza.
@: Si, forse hai ragione… Una speranza…

Tratto dal progetto “Urlo

Immagine di Willoclick

LIMBO – CAPITOLO 18: Draugur

Pubblicato: 23 aprile 2010 da Willoworld in NARRATIVA
Tag:, , , , ,

L’eclisse ha annunciato il tempo dell’Emersione. Gli Arcon credono che consegnando al Guardiano di Mountoor, la montagna sacra, gli oggetti sacri di Seidon, il vecchio mondo tornerà e Limbo smetterà di essere una terra cangiante ed instabile. Gli Elenty, maghi immortali primordi, sanno che la verità è un’altra. L’Eclisse è la campana che segna la fine del lungo tempo di attesa dentro Limbo, un mondo virtuale costruito per conservare l’eredità dell’umanità perduta.

Solamente gli Elenty e le loro copie conservate negli oggetti sacri saranno in grado di lasciare Limbo. Gli Arcon, essendo entità digitali fittizie, non potranno in alcun modo uscire dal loro mondo.

La maga Elenty Mila e il suo compagno Druge che ha appena scoperto di essere un Arcon, si ritrovano a pensare a loro strano destino, al significato del framemaker Ryo e alla possibilità che uno dei programmatori di Limbo controlli ancora il mondo dall’esterno. Il suo nome è Wirlock, il vampiro di Limbo.

Questa illustrazione è di Willoclick. Speriamo che Charles Huxley torni presto ad omaggiarci dei suoi capolavori in photoshop.

CAPITOLO 18: Draugur

Proseguivano in silenzio verso l’unico luogo plausibile, perché era impossibile ignorare il segnale che preannunciava l’Emersione. Nonostante le ultime rivelazioni e l’incertezza di quel destino ambiguo che penzolava inesorabilmente sulle loro teste, la donna Elenty e il guerriero Arcon procedevano lungo il sentiero in direzione di Mountdoor, due pedine di un gioco troppo complesso per poter essere compreso a pieno. Era così che si sentivano entrambi, eppure erano esseri immortali, capaci di grandi cose. Qualsiasi Arcon, nel percepire il potere che emanavano, avrebbe chinato la testa in segno di rispetto al loro passaggio. Malgrado ciò, Mila e Druge si sentivano piccoli ed incapaci di riprendere in mano le redini delle loro vite. Seguivano il richiamo della Montagna Sacra covando la falsa speranza che una volta raggiunta tutto si sarebbe chiarito. Un inganno, niente più. Entrambi sapevano che oltre velo dei misteri di Limbo ne esisteva un altro, e poi un altro ancora… continua…

WILLOCLICK IN FLASH

Pubblicato: 5 novembre 2009 da Willoworld in FOTOGRAFIA
Tag:, , ,

Willoclick

Nuova pagina in flash per Willoclick, il mio personale portfolio fotografico on-line. Scopritela a questo link: http://www.willoclick.co.nr/

La pagina é stata sviluppata con WIX, un servizio on-line versatile e completo per costruire siti web in flash gratuitamente. Questa é la homepage: http://www.wix.com/

L’EREMITA

Pubblicato: 7 novembre 2008 da Willoworld in APPELLI, FOTOGRAFIA, NARRATIVA
Tag:, , , ,

Da un’idea pescata nella Pergamena (scrivi una storia ispirata da una fotografia) mi é venuto fuori questo oggettino che é una dedica speciale a Demiurgus. La foto infatti l’ho scattata durante un soggiorno in sua compagnia all’Eremo di Camaldoli, nell’estate 2006. É probabile che questo scatto comparirá anche sulla copertina della mia nuova raccolta di racconti, in uscita a natale. Grazie Demiurgus e un augurio grande di veloce guarigione!

leremita

All’emporio di paese i bambini giocavano a dadi su un tavolino della sala comune. Fuori era una giornata di quelle da rimanere davanti alla stufa, a raccontarsi storie di fantasmi. In montagna, d’inverno, ve n’erano diverse di giornate così. Freddo, ma non abbastanza per nevicare, nebbia fitta da tagliare col temperino e una pioggerella insistente che penetrava le ossa. Meglio starsene insieme all’emporio di Aldo, che tanto la scuola era chiusa. Mancavano due giorni a capodanno.
Al tavolo dirimpetto ai ragazzi sedeva Luigi il macellaio. Chiacchierava con un signore che non si era mai visto prima. Forse era uno venuto dalla città con il bus del mattino. Al paese arrivava solo un autobus, due volte al giorno, alle sette e alle quattro di pomeriggio. Neanche la nebbia lo fermava quello!
I due parlavano del mondo e bevevano china calda. Nella sala dell’emporio, che faceva da bar, edicola, tabacchi, ricevitoria e ufficio postale, la TV era accesa, ma il volume era smorzato. Davanti vi sedeva Pierino, novantottotenne cuor di leone. A lui il volume non serviva. Era sordo come le campane.
I bambini giocavano con tre coppie di dadi, una bianca, una nera e una rossa. Il gioco era semplice, come tutti i giochi di dadi. Si tiravano quelli bianchi e bisognava superare il risultato con i rossi, mentre con quelli neri occorreva fare un totale inferiore.  I giochi di dadi, proprio per la loro semplicità, alimentavano interessanti chiacchierate.
«Chissà cosa farà l’eremita?» si chiese un bambino.
«Ha acceso la stufa. Ho visto il fumo mentre uscivo di casa» rispose un altro.
«A pensarci mi vengano i brividi…» confessò un terzo.
L’eremita viveva sulla montagna, in una casettina di pietra, accanto a un vecchio monastero abbandonato. Dal paese un sentiero si arrampicava per un chilometro attraverso un bosco di abeti, fino alla sua dimora. Ma nessuno lo aveva mai visto. Alcuni bambini pensavano che fosse solo una leggenda, altri dicevano che aveva fatto un voto a dio, perciò non poteva uscire di casa. La moglie di Aldo gli portava ogni tanto un sacchetto di provviste. Ma c’erano anche altre storie…
«Mio padre mi ha detto che è un uomo molto pericoloso…» esordì un quarto bambino.
«Anche il mio lo dice» confermò un altro.
«Non è pericoloso… è pazzo!» Queste ultime parole furono pronunciate dal bambino più grande del gruppo. Aveva dieci anni e già pensava di essere un’autorità. Perciò si arrogò il diritto di spiegare agli altri la verità sull’eremita.
«Hai capelli grigi, lunghi ed ispidi, perché non si lava mai, e una barba lanuginosa piena di pidocchi. Si ciba degli animali del bosco e li mangia crudi. Uccelli, scoiattoli, persino i ratti. Se ti avvicini alla sua casa lo puoi sentire parlare da solo. Dice cose incomprensibili, all’apparenza senza senso, ma mio padre mi ha detto che sono preghiere per il diavolo.»
Quando il bambino terminò la sua descrizione, il silenzio era calato sul gruppo, e i dadi avevano smesso di ruzzolare. In quel momento fuori il vento sembrò cantare un nuovo motivo, una canzone che metteva i brividi. L’amico del macellaio non poté fare a meno di sorridere. Aveva sentito tutto, e non perse l’occasione per intervenire, spezzando quel silenzio imbarazzante.
«L’eremita è un buon uomo…»
Tutti i bambini si voltarono verso il tavolo accanto. Era un signore distinto di una certa età, con un maglione rosso e una zazzera striata di grigio. Portava un paio di occhiali dalla montatura delicata, come quella che hanno sempre i grandi professori. Luigi sedeva accanto a lui, sorseggiando la sua china. Sotto i baffi nascondeva un sogghigno.
«Tanto saggio non deve essere se se ne sta tutto solo» dichiarò il ragazzino, cercando l’approvazione dei suoi compagni.
«Ah, ma non è da solo…» rivelò lo straniero. Chi era costui? Come mai sapeva tutte queste cose sull’eremita? I bambini adesso morivano dalla curiosità, così l’uomo riprese a parlare.
«In verità non esiste compagnia migliore della sua, ed è proprio per questa compagnia che se ne sta sulla montagna.»
«Mia nonna mi raccontava di un’arpia che gli faceva da moglie, e di un figlio nano» esordì uno del gruppo. Gli altri si girarono a guardare il compagno, pronti a sostenerlo. Perché i ragazzi, quando fanno gruppo, si azzuffano come dei gatti, ma davanti ad un adulto rimangono più uniti dei denti di una cerniera.
«È vero, lo diceva anche mia zia…» ribadì un altro.
L’uomo col maglione rosso fece una risata così grossa che si girò perfino Aldo, che se ne stava a leggere il giornale dietro al bancone. I bambini rimasero in silenzio, intimoriti più di prima.
«Non ci sono né arpie né nani lassù. C’è solo un uomo insieme a se stesso, e come vi ho già detto, non esiste compagnia migliore.»
Adesso i ragazzi si sentivano davvero confusi. Che cosa voleva dire quello straniero? Che l’eremita era solo con se stesso? Se era solo, era solo, punto e basta. Lo sconosciuto con gli occhiali da professore li stava prendendo in giro, ma nessuno aveva il coraggio di controbattere. Allora lui riprese a parlare.
«L’eremita ha avuto una lunga vita e gli sono capitate cose belle e cose meno belle. Ha avuto una moglie, che non era un’arpia ma una donna bellissima, e tre figli, che non erano nani ma dei ragazzi sani e intelligenti. Ha viaggiato molto, ha avuto tantissimi amici, è stato amato e rispettato. Col passare del tempo ha avuto anche degli insuccessi, ha perso degli amici importanti, è stato costretto a lasciare la sua città natale e a vivere di espedienti. I figli nel frattempo sono cresciuti e la moglie si è ammalata e lo ha lasciato. A quel punto lui si era accorto di essersi perduto, e l’unico modo per ritrovarsi era starsene da solo. Per questo è venuto su questa montagna. Ha comprato la casa più in disparte, quella vicina al vecchio monastero, e ha vissuto in solitudine per molti anni. Ma non è vero che non esce mai di là. Spesso scende giù all’emporio, ed è un signore distinto, al quale piace fare due chiacchiere con Aldo oppure con Luigi. Si beve la sua china calda, prende la borsa con la spesa e risale su. Se non l’avete mai visto, è solo perché pensavate che fosse un vecchio con i capelli arruffati e la barba piena di pidocchi…»
I bambini erano rimasti a bocca aperta. Le loro piccole testoline stavano ricomponendo il puzzle, ma ci sarebbe voluto ancora qualche minuto. Nel frattempo lo straniero si alzò dal tavolo, salutò prima il macellaio e poi i ragazzi. Da dietro al bancone Aldo gli passò una borsa piena di provviste. Lui pagò e se ne andò.
A Luigi scappò una risata così forte che anche Pierino, assorto davanti al televisore, riuscì a sentirla. Si girò e disse: «Ma statevene un po’ zitti laggiù!»
E così i bambini si rimisero a giocare a dadi.

FONTE: Willoworld Creativity