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SMETTETELA DI CREDERE

Pubblicato: 10 dicembre 2010 da nekradamus in FILOSOFIA, PENSIERO, PERSONAGGI, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Avete visto che sono tornato… Non mi aspettavate cosi presto, vero? Il fatto è che siamo vicini alle feste, e come tutti quanti cerco di essere più buono (anche se bisognerebbe essere più cattivi). Ma non sono qui per illuminarvi il cammino, badate bene. Al limite getterò qualche nuova ombra sulle vostre certezze. Ma non disperate. Vivere nel dubbio è la chiave per ascendere agli inferi. Avete inteso bene, piccoli umani. Gli inferi potrebbero trovarsi più in alto di quanto pensiate, e questo potrebbe voler dire solo una cosa: che siete caduti davvero in basso!

Il mio consiglio per oggi è semplicemente uno: smettetela di credere. Credere è assolutamente inutile. Credere è un placebo per animi minuti. Credere è un favola a prezzo scontato, un motivetto da spiaggia, un film americano, ecco cos’è. Credere è come aggrapparsi allo sportello dell’aeroplano che perde quota, per paura che il paracadute non si apra. Credere è incolpare dio per tutti i mali oppure scagionarlo per la stessa ragione. Credere è svegliarsi la mattina e rimettere il pigiama sotto il cuscino, con la certezza di ritrovarlo. Credere è come chiudere gli occhi… ma di questi tempi è meglio tenerli ben aperti, non credete anche voi?

Qualcuno potrebbe venirsene fuori con il discorso della fede… che bisogna aver fede, che bisogna almeno credere in noi stessi… Sbagliato. Non fidatevi neanche di voi stessi. Negli ultimi cinquant’anni il vostro cervello è stato manipolato in tutti i modi. Giornali, televisioni, libri, scuola… non riuscite neanche più a riconoscere chi siete realmente… No, non fidatevi di voi, e non credete a dio, per piacere. Non perché non esista, ma perché prima di credervi dovreste riuscire a capirlo, e se pensate di farlo attraverso i vostri libri sacri, scordatevelo…

Capisco che non è facile chiedervi di smetterla di credere in dio sotto le feste natalizie… è proprio in questo periodo che vi piace ricordarlo. Vi fa sentire tranquilli… e vabbè, allora aspettate il prossimo anno. Come dice quel detto? Anno nuovo vita nuova… l’importante è che ci arriviate al prossimo anno…

Ma che succede giù… ho lasciato Gor, il mio servitore, a guardia del distillatore. Sono impegnato nell’estrazione di alcune essenze capaci di obliare la mente e aprire le porte di altri mondi. Spero non si sia messo a fare uno dei suoi intrugli. L’ultima volta ha fatto saltare in aria l’intero laboratorio… Gor!!! Goooooor!!

FONTE: http://nekradamus.blogspot.com/

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MUOION COME MOSCHE….

Pubblicato: 19 maggio 2010 da Willoworld in MUSICA, PENSIERO, PERSONAGGI, RIFLESSIONI
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Ragazzi, io mi tocco nelle parti basse perchè è proprio un periodaccio… stanno morendo come mosche! Di chi parlo? Beh, dei vecchi miti. In poco più di un mese ne son schiattati tre… Prima Peter Steele, che era anche giovane. Non che fossi un fan sfegatato dei Type’O’Negative, però Peter era un personaggio che conoscevo, e poi giovanissimo, neanche 50 anni! Coi suoi 2 metri e 01 sembrava indistruttibile, invece il cuore l’ha tradito… Pace all’anima sua.

Poi è stata la volta di Frank Frazetta, il grande illustartore fantasy, 82 anni certo, ma fa sempre un certo effetto. Il vecchio J., inseparabile compagno di avventure, se ne venne fuori coi “Troiai di Frazetta”, per indicare le cartine illustrate che giravano all’inizio degli anni ’90. Un altro mito che ci lascia, un’altra vecchia storia che si chiude…

Infine oggi son venuto a sapere della dipartita di Dio…. non l’omone con la barba, quello è da mo’ che se n’è andato… Sto parlando di Ronnie James Dio, cantante dei mitici Rainbow e dei Black Sabbath… Se l’è portato via il cancro, maledetto!

Insomma, la gente muore come le mosche, e noi rimaniamo a guardare, impassibili alla mietitura dell’oscura signora… per fortuna anche la morte può morire, come diceva il vecchio HPL. Perchè la morte muore laggiù dove nasce la leggenda…

IO SONO TE

Pubblicato: 10 maggio 2010 da Willoworld in NARRATIVA, PENSIERO, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Eri sulla strada di casa quando incontrasti la morte.

Fu un incidente d’auto. Niente di spettacolare, ma di sicuro fatale. Lasciasti tua moglie e i tuoi due figli. Fu una morte praticamente indolore. Il pronto intervento tentò il possibile ma ormai non c’era più nulla nulla da fare. Inoltre il tuo corpo era talmente inguaiato che è stato molto meglio che sia andata così, fidati.

Poi incontrasti me.

“Cosa… che è successo?” Chiedesti. “Dove sono?”

“Sei morto,” risposi io, proprio così. Niente mezzi termini.

“Ricordo un camion… l’asfalto era bagnato…”

“Già!” dissi.

“Sono… morto?”

“Si, ma non ti abbattere. Succede a tutti.” Ti consolai io.

Ti guardasti intorno, ma non c’era niente. Eravamo solo io e te dentro un grande niente. “Che cos’è questo posto?” chiedesti. “L’aldilà?”

“Più o meno” risposi.

“Sei Dio?”

“In persona!”
(altro…)

L’ULTIMO TSUNAMI

Pubblicato: 8 febbraio 2010 da nekradamus in FILOSOFIA, PENSIERO, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Nonostante le evidenti differenze gerarchiche che ci separano, vorrei scusarmi con i miei lettori per la prolungata assenza, non una condizione dettata dalla distanza ma dall’apatia, dal distacco mentale ed empatico dal vostro mondo. Più passa il tempo e più trovo difficile continuare questo diario. Ho riletto i miei interventi e li ho trovati monotoni e ripetitivi. Le cose che vi dovevo dire ve le ho già dette più volte. Se mi ritrovo qui nuovamente a parlare a voi, progenie di demoni di basso rango, è per sfogarmi, per esternare ancora una volta il mio disappunto, per sbollire la mia furia di demone integro, creatura non divina ma almeno degna di sedere nelle prime file del grande spettacolo dell’universo.

Vi ho già detto che non vedo speranze per voi. Il vostro mondo è destinato ad una caduta in picchiata, un effetto valanga che seppellirà voi e le vostre torri più alte. Forse solamente chi è ancora aperto a certi messaggi potrà avvertire l’arrivo della slavina, come quei popoli indigeni che al tempo del tragico tsunami si ritirarono nell’entroterra, scampando alla morte. I segnali sono evidenti, ma la vostra capacità di recepirli è completamente sballata. Temete la crisi economica e il terrorismo, ma non sono questi i vostri veri nemici. Alcuni invece temono i propri governanti, e forse potrebbero avere anche ragione, ma non sono neanche loro il problema. Il problema siete voi!

E forse potreste anche e provare a riprogrammarvi, a debellare il vostro stato mentale, a svuotare le cartellette del vostro cervello e riempirle con un bagaglio di buone intenzioni. Lodevole, certo, ma sempre fallimentare. Il problema non sono le informazioni nelle vostre cartellette, ma è lo stesso sistema a cartellette che vi frega. E smontare quel sistema è un procedimento cento volte più complesso dell’arte di disimparare.
Accettare la vostra esistenza come qualcosa di fluido e connesso, un rifluire statico e senza tempo, una corrente che converge fino agli abissi primordiali del cosmo, è il passo che vi permetterà di vincere tutte le vostre paure, perché sono loro la causa di tutti i vostri mali.

E poi smettetela con questo vostro assurdo “dio”. Smettetela di sentirvi orfani, di dipingere padri e madri a vostra immagine e somiglianza, di dare loro poteri incommensurabili, di ringraziarli per tutti i vostri successi e di scagionarli per tutti i vostri guai. La povera madre che grida al miracolo, mentre recupera la figlia ancora viva dalle macerie di quel terremoto che ne ha ammazzati migliaia, è pura propaganda teologica. Se proprio siete affezionati a questa parolina di tre lettere, cercate di dargli il significato che meglio gli appartiene; il “fluire”, il “divenire assieme”, l’ “appartenere”, l’ “essere”, il “partecipare”. Energie che collimano e si fondono, per creare nuove energie. Il respiro dell’universo…

Non so quando mi riaffaccerò da questa finestra per parlarvi. Potrebbero passare altri tre mesi, oppure tre anni. Mi sento già un po’ meglio… Ho scaricato quello che dovevo scaricare… Adesso chiederò al mio fedele servitore Gor di andarmi a prendere una bottiglia di Calvados, dalla cantina segreta sotto la torre. Addolcirà la mia bocca, mentre rimarrò ad osservare i colori dell’apocalisse dipingere il cielo sopra le vostre teste. Buona fine, umani…
…sta arrivando lo tsunami!!!!

FONTE: Nekradamusblogspot

LA STORIA SI RIPETE

Pubblicato: 16 novembre 2009 da Willoworld in HUMUR, NARRATIVA, PENSIERO, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Sede del parlamento europeo.
Davanti ad esso, una folla di fedeli cristiani manifesta contro l’ultima decisione di abolire, per legge, dalle aule delle scuole pubbliche il crocifisso. D’un tratto la folla si apre al passaggio di un uomo. L’aspetto di quest’ultimo non è proprio dei migliori: scalzo, con una tunica sdrucita addosso, barba e capelli incolti, emaciato, un poveraccio insomma.
Privo d’ogni qualsivoglia oggetto di stile e di moda ha con se però una forza carismatica che alle persone più sensibili non potrebbe sfuggire, ma le persone sensibili, a questo mondo, si contano sulla punta delle dita, infatti, i più allontanano i bambini da lui con aria disgustata e si mettono a parlare sottovoce col vicino di quello strano individuo che si sta facendo largo tra loro.
“Fratelli!” Improvvisamente la voce del mendicante interrompe il brontolio dei presenti.
“Fratelli ascoltatemi, sono tornato tra voi per portarvi l’ammonimento di nostro Padre. Fratelli cosa fate? Perché siete qui? A combattere per cosa? Per la mia immagine morente? No fratelli così dimenticate il vero insegnamento che vi lasciai. Il Padre nostro vuole che ascoltiate nuovamente le sue parole per mia bocca. Spogliatevi dei vostri averi terreni, abbandonate il materiale, la fede la troverete nei vostri cuori. E’ l’amore incondizionato per i propri fratelli che bisogna coltivare. Non quello per il bene materiale momentaneo. Ricordatevi le mie antiche parole: E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Venite,dunque, venite con me, seguitemi. Abbandonate il superfluo e il materiale e riconquistate l’amore di Dio ….”
La folla, alle parole di questo poveraccio vestito di stracci, che li redarguiva sul loro modo di essere dei cristiani, ebbe una profonda indignazione, poi una voce di un uomo si alzò tra la folla: “Bestemmiatore…come osi crederti il figlio di Dio?!”
Il mendicante non fece nemmeno in tempo  a rispondere che una folla inferocita di amorevoli cristiani lo travolse. Mancavano solo i forconi e le torce poi sembrava di stare in una scena di un qualche film di mostri.

Alla fine della rivolta il pover’uomo giaceva esanime sul marciapiede.
Qualcuno, con un sasso, lo aveva colpito alla testa.
Una donna, che passava casualmente di là, e che aveva assistito alla scena, teneva la testa del poveretto e chiamava aiuto perché qualcuno avvertisse i soccorsi.
“Io ti  ho creduto, la  tua parola non sarà sprecata.” sussurrò poi piano all’orecchio del morto.
Passato che fu un po’ di tempo, però, tutto tornò come sempre e nessuno parlò più di quel mendicante pazzo, delle sue parole e dei suoi moniti.

“Ecco la storia che si ripete! Babbo, la prossima volta che vuoi salvare questi umani che hai creato, per favore mandaci Gabriele o chiunque altro ma non me. Io mi sono stufato di prenderle di santa ragione, per poi farmi ascoltare dai soliti due cani e gli altri addio, capiscono solo quello che vogliono capire, o non capiscono proprio.”
“Hai ragione figliolo. Pensavo che questa volta avessero imparato e che ti sapessero riconoscere meglio, in fondo sono più 2000 anni che ci venerano. Mi sono nuovamente sbagliato vabbè dai nessuno è perfetto. Lo so, lo so io dovrei essere perfettissimo ma voglio vedere te figliolo a creare il mondo e tutto il resto in sette giorni, la stanchezza si faceva sentire anche per me sai!? Sai una cosa? Facciamo così, fra qualche tempo, se non si riprendono, li affoghiamo tutti e li progettiamo da capo ci stai?”
“Si ma questa volta niente arca a salvarne qualcuno, si riparte dal fango!”
“Concordo figliolo, concordo!”

Giulia Riccó

Cocisse

Tutti credono che esista ma nessuno lo ha mai visto
Tutti lo chiamano ma lui non risponde mai
Tutti dicono che è buono e onnipotente…
…e di sicuro non gli manca il senso dell´umorismo.

Il capitano Cocisse fece atterrare l´astronave su un promontorio abbagliato dalla luce di quella stella appena nata, che lui aveva immediatamente battezzato col nome di “Sole”. Il razzo a forma di triangolo bruciò un po’ d’erba coi reattori, fece due balzelli e poi rimase immobile, primo ed unico battello spaziale ad aver toccato la superficie di quello strano pianeta pieno d’acqua.
«Siamo arrivati. Potete raccogliere le vostre cose e prepararvi allo sbarco» disse il capitano, e la sua voce rimbalzò in tutti gli altoparlanti dell’astronave. L’equipaggio, un centinaio di persone in tutto equamente divise in uomini e donne, incominciò a prendere posizione vicino allo sportello d’uscita, brontolando e lamentandosi come solo gli uomini sanno fare. Qualcuno diceva che il viaggio era stato terribile, che il cibo servito faceva schifo, che il capitano Cocisse, che tutti chiamavano col curioso soprannome di “Dio”, non sapeva guidare e che era stato un miracolo, o semplice fortuna, che non era andato a sbattere contro un nugolo di asteroidi quando ormai erano quasi arrivati a destinazione.
Il capitano s’infiló tra la calca che attendeva impaziente di scendere e prese posto davanti allo sportello. Indossava la divisa con i gradi ben in mostra sulle spalle e la barba bianca e lanuginosa gli ricadeva sulle medaglie vinte in gioventù, quando era stato un pilota provetto. Ne era passato di tempo da allora. Le mani non erano più ferme come il giorno in cui uscì dalla scuola di volo, ed era stato per davvero un miracolo, o forse solo fortuna sfacciata, che era riuscito a scansare quei maledetti asteroidi. Sarebbe stata una grande beffa inciampare nella sua ultima missione, prima della meritatissima pensione.
Azionò la leva che apriva lo sportello e attese con gli occhi abbassati che i meccanismi, con suoni stridenti e sbuffanti, facessero il loro lavoro. Il sole splendette sul suo volto e su quello degli uomini e delle donne che attendevano alle sue spalle.
«Ecco la vostra nuova casa!» dichiarò Cocisse, accendendosi subito una sigaretta. Non che fosse vietato fumare a bordo, intendiamoci, ma nessuno fumava per rispetto di quelli che non fumavano, ed era sempre stato così.
I passeggeri discesero lentamente la scaletta dell’astronave trascinandosi dietro ogni sorta di bagagli, borse, zaini, portacappelli, gabbie per uccelli e via dicendo. Andarono a disporsi in semicerchio sul pratino del promontorio lamentandosi subito dell’umidità, del vento, del sole, e delle nubi all’orizzonte che secondo qualcuno avrebbero portato pioggia. Perché si sa, gli uomini non si accontentano mai.
Cocisse rimase ai piedi della scaletta pronto a dare istruzioni. Appena ci fu un po’ di silenzio il capitano iniziò a parlare al popolo impaziente.
«Mi auguro che vi siate letti bene le regole durante il viaggio. In ogni caso le ripeterò adesso, prima di congedarmi da voi. Allora…-
Qualcuno tra i cento indicò in cielo un uccello e molti si distrassero, ma Cocisse non ci badò e proseguì. Ve ne furono molte di distrazioni durante il suo discorso.
«Regola numero uno: non litigate. Cercate sempre di andare d’accordo e risolvete le vostre incomprensioni con le parole e non con la forza. Rispettatevi a vicenda, sempre…»
L’uccello, che era un tucano, era scomparso nel frattempo dentro i boschi della valle.
«Regola numero due: godete dei frutti di questo mondo. Non sprecateli, non sfruttateli oltre il necessario, non inquinateli e neanche banditeli. Questo mondo non è vostro, è solo in affitto, ricordatevelo…»
Intanto qualcuno si era messo a prendere il sole e poco sentiva di quello che veniva detto.
«Regola numero tre: riproducetevi e divertitevi nel farlo. Se per caso qualcuno di voi preferisse divertirsi con compagni dello stesso sesso, allora che si diverti pure senza riprodursi, che di sicuro non ce ne sarà bisogno…»
Qui alcuni starnutirono e persero metà della frase, ma erano troppo arroganti per chiedere ai vicini che cosa era stato detto.
«Regola numero quattro: aiutatevi. Se qualcuno è in difficoltà, dategli una mano. Ricordate che la vita è un gioco, non una competizione…»
E a questo punto molti alzarono la mano per chiedere spiegazioni perché non riuscivano a capire la differenza tra gioco e competizione. Cocisse provò a spiegarglielo e tutti annuirono soddisfatti, per non ammettere di non aver capito un bel nulla.
«Infine, quinta ed ultima regola: amatevi e amate il vostro mondo!» Ma a questo punto molti si erano già dileguati perché pensavano che le regole fossero finite. Davanti al capitano erano rimaste solo una decina di persone con le mani alzate le per domande di rito. Qualcuno chiese se si poteva eleggere un capo, ma un altro disse che era meglio formare un governo. Una donna che aveva freddo domandò se si potevano usare le pelli degli animali per vestirsi, e un uomo distinto invece parlò di qualcosa di assolutamente astratto che si chiamava denaro e che di sicuro avrebbe semplificato la vita di tutti. Non mancarono frasi di elogio al capitano e un gruppo di quattro ammiratori chiese si poteva erigere un effige in suo onore, per ringraziarlo di averli portati su quel nuovo mondo. Cocisse, che tutti chiamavano Dio, rispose educatamente a tutte le domande ma nessuno davvero lo ascoltò. Poi giunse finalmente il tempo di ripartire. Risalì la scaletta, salutò le poche persone rimaste sul promontorio (le altre si erano già allontanate per ispezionare il territorio e alcuni di queste incominciarono a pensare al concetto di “proprietà privata”) e riprese posizione nella cabina di comando. Il razzo a forma di triangolo descrisse un arco nel cielo e in pochi istanti sparì all’occhio dell’umanità.
“Finalmente! Ora potrò riposarmi e godermi la pensione” pensò il vecchio capitano mentre si lasciava alle spalle il pianeta azzurro. Peccato che non fu altrettanto fortunato come all’andata, e appena oltrepassò un pianeta tutto rosso andò a schiantarsi su un grosso asteroide, deviandone la traiettoria e portandolo su una nuova orbita.
«Che cos’è quello?» domandò la sera stessa uno degli uomini sbarcati sul nuovo pianeta.
«Un satellite, credo…» rispose un altro.
«Ma non ci avevano detto che questo posto era tranquillo. Lo sai come sono i satelliti, con le maree e gli sbalzi di umore…»
«Non ci si può mai fidare delle agenzie planetarie! Comunque, almeno di notte si riesce a vedere qualcosa. Che ne dici se la chiamiamo Luna?»
«Luna? E che razza di nome è? E poi è un satellite, cioè un maschio. Chiamiamolo Armando, un nome importante…»
«Armando! Ma tu sei scemo!» Così iniziarono a litigare, infrangendo subito la prima regola.
E non furono gli unici.

GM Willo 2009 – Immagine di: http://dehearted.deviantart.com/

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Pubblicato: 10 agosto 2009 da Willoworld in PLCCT, RIFLESSIONI
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wind

Non c’é inizio né fine. C’é solo un fluire infinito di storie meravigliose.
L’oscuritá é uno stato di apnea. Prima o poi finisce, e la luce rifluisce.
Dio é una parola di tre lettere. Il Male invece ce ne ha quattro. Non farti influenzare da termini cosí piccoli. Pensa a cose Meravigliosamente Mirabolanti.
Prima o poi arriva il tempo del distacco. Ogni uomo é solo prima di ritornare ad essere parte.
Tutto questo me lo ha detto il vento.
E voi, vi fidereste del vento?

PICCOLE LETTURE CON CARNE DI CUORE TRITATA

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Pubblicato: 7 agosto 2009 da Willoworld in PLCCT, RIFLESSIONI
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negroni

Dio é di moda. Dio é assolutamente cool, tanto quanto il diavolo. Gesú e Lucifero se ne vanno a braccetto per le strade del centro a farsi un aperitivo al bar. Spelluzzicano salatini ordinando due negroni, si appoggiano al bancone e si mettono ben in mostra. Gesú ha gli occhiali da intellettuale, alla moda, con la montatura nera e squadrata. Lucifero ovviamente porta due lenti a specchio. Arrivano i negroni, alzano i bicchieri e fanno cin-cin. Brindano al loro successo. Best sellers mondiali nelle librerie e tanto sano rock’n’roll. Le azioni della Jesus & Luxifer non potrebbero andare meglio, nonostante la crisi.
– Che ti avevo detto Lou… Son passati duemila anni e siamo sempre sulla cresta dell’onda. –
– Hai sempre avuto un grande fiuto per gli affari, J. –
– Propongo un altro brindisi… A noi! –
– A noi! –
Il clangore dei bicchieri provó ad assordare una manciata di atei, gli ultimi rimasti. Ma i senza-dio furono lesti a tapparsi le orecchie. “Non ci avrete mai!” pensarono. Poi tornarono a contemplare il vuoto.

LA NOSTRA VERA NATURA

Pubblicato: 18 marzo 2009 da nekradamus in 9/11, GUERRA, RELIGIONE, RIFLESSIONI
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Vi hanno fatto credere al mito del denaro.
Vi hanno fatto credere alla democrazia.
Vi hanno fatto credere alla guerra di pace.
Vi hanno fatto credere ai terroristi.
Vi hanno fatto credere agli infedeli.
Vi hanno fatto credere alla luna.
Vi hanno fatto credere che tutto va bene.
Vi hanno fatto credere a Lee Harvey Oswald.
Vi hanno fatto credere alla droga.
Vi hanno fatto credere alla TV.
Vi hanno fatto credere all’inferno.
Vi hanno fatto credere alla famiglia.
Vi hanno fatto credere al male ed al bene.
Vi hanno fatto credere alla crisi.
Vi hanno fatto credere alla guerra fredda.
Vi hanno fatto credere a Hollywood.
Vi hanno fatto credere al calcio.
Vi hanno fatto credere alla patria.
Vi hanno fatto credere a Dio…

…non vi sembra che sia venuto il momento di dubitare, miei piccoli umani?
E quando si incomincia a dubitare, si affilano gli artigli, e ci si riappropria della nostra natura…
… perché lo sapete che siamo tutti un po’ demoni.

FONTE: Nekradamus.blogspot

OSSESSIONE vs PARLA CON DIO

Pubblicato: 27 novembre 2008 da Willoworld in NARRATIVA
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Ossessioni. Bisogna stare attenti alle ossessioni.
E bisogna stare attenti ad ignorare le persone. Non le sopporto proprio le persone che ti ignorano volutamente dopo che le hai cercate, mi mandano nei pazzi…

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IO: Pronto?
DIO: Si?
IO: Ufficio reclami?
DIO: No, veramente…
IO: Ah, é lei, l’omone con la barba e il triangolo…
DIO: Beh, qualcuno ha avuto il cattivo gusto di rappresentarmi cosi…

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LA COMUNIONE

Pubblicato: 10 settembre 2008 da Willoworld in GIOCHI, NARRATIVA
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Un racconto scabroso ma di grande effetto firmato Jonathan Macini, per rinnovare l’invito a partecipare alla Giostra di Dante.

FONTE: Willoworld Creativity

Nel tempio tutto taceva.
Le luci erano soffuse. I processori spenti, così come era spento il grande schermo sopra l’altare.
Fuori la notte odorava di muschio e di benzene. Il tempio sorgeva vicino alle fabbriche, ma era circondato da alti platani e cespugli a chioma libera. Un’isola di verde nel mare di cemento.
Lei varcò quella soglia perché non sapeva dove altro andare. Un vestito a fiori le ricadeva sul corpicino gracile. I capelli legati all’indietro facevano risaltare i suoi occhi, belli ma gonfi di pianto.
Era infreddolita, piccola, impaurita. Una gattina smarrita nella notte della città. Si chiamava Luna.
Il sacerdote le si fece incontro. Alto, quasi imponente nella sua tunica viola, le si avvicinò con aria protettiva. Nelle fitte ombre del tempio, lei non poteva vedergli il volto. Si lasciò abbracciare e condurre lentamente verso l’inginocchiatoio.
Lui conosceva il tipo. Venivano spesso, gattine o gattini spauriti, anime vinte dalle crudeltà cittadine. Ne venivano sempre di più. Cercavano una ragione, un pretesto per continuare a vivere. Lui era il sacerdote. Non vi era altro nome per definirlo. Lui aveva le risposte.
Le sussurrò parole di conforto. Lei si lasciò guidare. Non tremava già più.
«Ti sei perduta, vero? Piccola mia, hai fatto bene a venire qui. È proprio in questo posto che le anime smarrite ritrovano la strada. Vedrai, tra poco tutto ti sarà chiaro…»
Presero posto entrambi nella prima fila davanti all’altare. Erano soli dentro la navata centrale. Si udivano distanti i rumori della città, automobili in corsa, qualche sirena, un paio di esplosioni. La città viveva la sua danza di distruzione. Come ogni notte.
Il messaggio vocale fu dato da una voce fredda e precisa. Il sacerdote ordinò al processore di accendersi. Si udì un turbinio ed un grattio. La navata si illuminò di una luce azzurrognola, gli altoparlanti direzionali schioccarono all’accensione, le candele elettriche brillarono di rosso. Poi sullo schermo apparve Lui.
«Benvenuta!« la sua voce la fece piangere. Ma erano lacrime di felicità. Alzò lo sguardo verso l’immagine, un volto luminoso, androgino, bello oltre ogni normale concezione dell’estetica.
«Lo sai chi sono, piccina?» il suono di quella voce poteva far passare le arie di Mozart per gingles natalizi.
Lei non riusciva a parlare. Il suo corpo riuscì a stento a contenere una convulsione d’estasi.
«Io sono Dio…»
Le parole le scoppiarono in testa. Sentì del calore al basso ventre. Un brivido le corse lungo la schiena. Vinta da quell’abbraccio divino, accettò la mano del sacerdote, le sue lunghe dita che si facevano strada oltre le sue mutandine.
Arrivarono gli angeli. Uno sciame infinito che si muoveva in danze concentriche. La musica era il loro canto. Dio si ergeva al centro. Lo schermo pulsava di luci, sembrò sul punto di esplodere, mentre le immagini diventavano ologrammi. La danza continuò sotto la navata.
La ragazza alzò gli occhi ricolmi di lacrime, in estasi davanti alla manifestazione del divino. Il sacerdote la sollevò da terra. Si era sganciato i pantaloni. Era pronto a consegnarle la comunione.
Lei si sentì penetrare, ma fu qualcosa di distante, quasi piacevole. Il canto degli angeli si alzò di un’ottava. Udì dei tamburi che battevano il tempo. Lei incominciò a muoversi al ritmo di quella musica, provocando inconsapevolmente piacere all’uomo che le stava sotto. Curva sopra di lui, aggrappata all’inginocchiatoio di legno, elevò la sua anima verso una nuova esistenza. Dio era giunto dentro di lei.
Infine arrivò l’orgasmo.

Jonathan Macini

Ho pensato a Lungo se postare o meno questo articolo, quello che ho visto e quello che se vorrete potrete vedere ha dell’ incredibile, Abby e Brittany sono Americane hanno 16 anni e sono due sorelle Uniche.

Uniche come singolarita’ e come individuo perche’ vivono nello stesso corpo, un raro caso di Gemelli Siamesi direi da Profano, ma talmente accomunate in un solo individuo da formare quello che potrebbe definirsi oggettivamente una ragazza con 2 teste.

Non voglio fare un saggio sui casi di gemelli Siamesi, e le norme in cui rientrano, fatto sta che Abby e Britney hanno un unico corpo piuttosto normale oserei dire a parte la malformazione delle 2 teste.

Non vedrete immagini orrorifiche anche eprche’ sono due ragazze dolci e serene, e sicuramente con un incredibile coraggio.

Come coraggio o mi viene da dire una vena di Incoscenza l’ hanno i loro genitori, non mi piace fare retorica.

Mi chiedo come faranno ora ad affrontare la vita in questa Eta’ cosi’ particolare come l’ adolescenza, in cui tutti noi ci siamo trovati.

Un fenomeno che ha dell’Affascinante e del raccapricciante insieme inutile negarlo.

Posso solo sentire di fargli i miei Auguri, di piu’ non saprei che dire.

da Cainos e’ tutto I Lie I Cheat I Steal

STAFFETTA DIVINA 5

Pubblicato: 25 giugno 2008 da Willoworld in FUMETTI, HUMUR, RELIGIONE
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Staffetta Divina 5

Clikka sulla striscia per ingrandire.

Speriamo di riuscire a finire questa epopea prima di venire lapidato;)))))